Calma e gesso (durante il tramonto dei facoceri)

Anna

Calma e gesso.

Combattete l’ansia.

Quest’ansia non è vostra.

Viene da fuori.

La stanno creando loro.

Stanno facendo di tutto per farvi sentire insicuri, precari, incapaci di fronteggiare il futuro.

Tutti i giornali, i telegiornali ed i programmi di “informazione” televisiva concorrono a questo scopo.

Non credeteci: non siamo noi quelli incapaci di affrontare il futuro.

Loro hanno bisogno di creare in governo per rubare tutto ciò che possono.

E sanno che non basterà perché i clienti che gli sono rimasti sono voraci e spietati e lo diverranno ancora di più in vista della inevitabile conclusione del loro lungo banchetto.

E già si sentono a dieta. E già devono iniziare a razionare risorse in rapida diminuzione.

E questa non è gente che sa limitarsi in quanto è composta da sola pancia e, per sapersi limitare, sarebbe necessario avere anche un cuore.

Il loro, purtroppo, è atrofizzato da anni di egoismo e, per questo motivo, sono condannati ad essere consunti dai loro stessi succhi gastrici di cui non possono, in alcun modo, impedire la secrezione.

Noi, al contrario, se siamo sopravvissuti ad un anno di governo Monti che ha infierito su di noi senza che fossimo tutelati da qualsivoglia opposizione, sopravviveremo tranquillamente ai sei mesi di governo PD-PDL che stanno cercando di imporci.

Questa volta siamo maggiormente tutelati: ci sono 150 cittadini dentro il parlamento (ed 8 milioni fuori) che terranno questi gentiluomini sotto un riflettore malevolo impedendo loro quelle malefatte impunite inevitabili per chi è obbligato a mantenere una casta clientelare e parassitaria.

Ancora un anno di resistenza e li manderemo tutti a casa. Definitivamente.

E per alcuni, questa casa, prevederà la visione di strisce di cielo intervallate da sbarre di metallo.

Per noi, si tratta di una quaresima di qualche mese a cui, presto, seguirà una Pasqua.

Per loro, si tratta di un tramonto doloroso a cui seguirà una notte fredda e lunghissima.

Ma noi dobbiamo rimanere lucidi, continuare a ragionare ed a distinguere il falso dal vero.

Per fare ciò, l’unico strumento è il nostro buon senso e, se possibile, una televisione saggiamente spenta.

Dalle urne alla stampa. Il quotidiano la Repubblica apre la campagna mediatica.

il potere

di Sergio Di Cori Modigliani

Noi non ci presentiamo al mondo come dottrinari con un nuovo principio: “ecco la verità, in ginocchio di fronte ad essa!” Noi mostriamo al mondo dei principii che il mondo stesso ha sviluppato entro di sé. Noi non gli gridiamo: ”lascia le tue lotte, sono delle sciocchezze, le vere parole d’ordine sono quelle che ti diciamo noi”. Noi mostriamo semplicemente ed esattamente al mondo il perché della sua lotta, e la sua consapevolezza sarà un risultato che dovrà acquisire, che lo voglia o no.

Karl Marx a Ruge, settembre 1843.

Sul sistema di comunicazione politica in atto.

Gli attuali partiti politici italiani sono arrivati al loro inevitabile capolinea storico.

Ormai incapaci di identificare un qualsivoglia aspetto della realtà concreta, i rappresentanti dell’attuale classe politica dirigente, piddini, pidiellini, refusi storici di varia natura annidati in liste civiche sia della destra che della sinistra, si abbandonano al conto alla rovescia della loro esistenza politica –ormai ridotta a pura sopravvivenza- e parlano, scrivono, e si scambiano messaggi tra di loro usando un linguaggio ormai estinto, e quindi obsoleto, desueto, caduto ormai in disuso.

Dimostrano la loro totale incapacità (nonché assoluta mancanza di curiosità) nel saper accogliere l’esistenza di un nuovo linguaggio della comunicazione politico-sociale.

E’ la loro stessa struttura che li condanna, ma loro non se ne rendono conto.

Pensavano che la cosiddetta “rivolta anti-casta” fosse la reclame di un prodotto pubblicitario da vendere, come se le nostre esistenze reali fossero un bancone di un supermercato. Pensavano, quindi, di poter applicare alla realtà il consueto sillabario del marketing berlusconiano, grazie al quale avevano narcotizzato la nazione per 20 anni, convinti che avrebbe funzionato come al solito. Pensavano che si trattasse di una “protesta sociale generalizzata” del tutto simile a quelle che loro stessi avevano generato, ideato, cavalcato e gestito negli anni, arrivando addirittura al diabolico punto di costruire quella che ho definito “l’industria mediatica del dissenso” per commercializzare l’antagonismo e trasformare i batteri dell’esplosione del disagio collettivo in un controllo capillare della diversità, facendone assumere il comando alla cupola mediatica dell’editoria asservita. Pensavano di far gestire agli oligarchi la rivolta contro l’oligarchia, di far gestire ai privilegiati la ribellione contro il privilegio e ai membri della casta l’opposizione all’esistenza della casta. Pensavano, cioè, di applicare la consueta formula italiana –sorretti da 70 anni di storia- che ci avevano lasciato in eredità un fascismo abbattuto in una notte dagli stessi gerarchi fascisti, divenuti in poche ore ex; un regime democristiano mandato in pensione e in galera da altri democristiani trasformisti; un passaggio storico dal comunismo al post-comunismo fatto gestire, però, dai comunisti per l’occasione divenuti tutti ex; e infine un berlusconismo proiettato nel futuro delle giovani generazioni attraverso un ponte guidato dallo stesso Silvio Berlusconi verso il partito di non so che, figlio legittimo del PDL ereditato e benedetto dallo stesso Berlusconi. Dal 25 luglio del 1943 fino a ieri, il giochetto aveva sempre funzionato, quindi avrebbe funzionato anche questa volta.

A portare il paese a un punto di svolta per gestire l’abbattimento della cosiddetta “casta” sarebbe stata chiamata la casta ai suoi massimi livelli tecnici di competenza.

Questa era la funzione del governo Monti, non a caso sorretto dall’oligarchia medioevale.

E invece è accaduto qualcosa d’imprevisto e di indefinibile. Un granello si è inserito nel meccanismo ben oliato e l’ha inceppato.

Perché è arrivato un elemento esterno e anomalo, un partito che è un non-partito considerato minoritario e inutile, che si è manifestato nella realtà maggioritario e utile. Una pattuglia di 164 eletti che parlano un linguaggio “normale” che risulta incomprensibile all’attuale classe politica dirigente e alle istituzioni, per il banale motivo che vengono visti come “anormali”. La realtà è diventata un paradosso della surrealtà: gli esponenti del M5s mostrano fisicamente a tutto il mondo, in carne e ossa nella vita reale, l’esistenza di italiani normali che si assumono l’impegno civico di fornire un servizio pubblico al paese. Automaticamente, proprio perché trattati subito come diversi antagonisti, gli altri (piddini pidiellini ecc) sono apparsi al paese per ciò che davvero essi sono: anormali.

Se domani mattina facessero un sondaggio elettorale, è molto probabile che il risultato indicherebbe un enorme ulteriore vantaggio in percentuale per il M5s. Perché si vedono materializzarsi dal nulla – della società civile reale- delle facce, delle biografie, degli umori, dei gesti, degli sguardi, che vengono riconosciuti subito come “veri e reali” perché sono come quelli del proprio coniuge, del proprio figlio, del proprio collega di lavoro, dei propri conoscenti. Un linguaggio comprensibile al paese reale e totalmente indecifrabile per le mummie arroccate in un castello kafkiano dove il bene comune e il destino della collettività sono intesi come azienda privata e non servizio pubblico.

E voglio parlare di noi cittadini, fruitori dei media, più o meno imbevuti di dittatura mediatica, più o meno consapevoli che quando leggiamo un articolo (sul corriere della sera o su repubblica o sul foglio o sul manifesto o sul giornale o su libero o su la stampa, ecc.) non stiamo leggendo un articolo scritto a noi e per noi ma un articolo che Giuliano Ferrara ha scritto per Eugenio Scalfari il quale risponde il giorno dopo con un editoriale destinato a Sallusti che risponde con un fondo pubblicato all’esclusiva attenzione di Massimo Franco che poi risponde a Curzio Maltese che poi viene ripreso in televisione da Gad Lerner che innesca una polemica raccolta da Michele Santoro e che provoca un subbuglio alla fine del quale si organizza una festa tutti insieme da Bruno Vespa.

Questo paese è l’unica nazione nel mondo occidentale (almeno quello che io conosco) in cui i giornalisti di penna e i giornalisti televisivi dei talk show parlano esclusivamente tra di loro, parlano di se stessi tra di loro in pubblico, si intervistano tra di loro, parlano di cose loro e dove i lettori o gli spettatori televisivi non sono ricettori o pubblico ma passivi guardoni di un incontro privato. Il loro fine non consiste nell’informare sulla realtà del mondo, bensì informare, con aria bonaria e per lo più supponente, su ciò che pensa un loro collega, il quale inviterà nella sua trasmissione (o nella sua rubrica stampata) il coniuge o il figlio di chi l’aveva ospitato cinque giorni prima e così via dicendo in un gioco eterno. Perché chi appartiene a una oligarchia ristretta pensa sempre di essere eterno. Anche Re Luigi XVI lo pensava; quantomeno fino al 13 luglio del 1789.

Per loro è davvero impensabile che possano esserci cambiamenti, modificazioni, sussulti, variazioni: un meccanismo, per l’appunto, eterno.

Finchè non si inceppa.

Ciò che sta accadendo in questi giorni mette in evidenza in maniera chiara, netta, lampante agli occhi di tutti il contrasto e lo scontro tra due interpretazioni del mondo e della politica, due diverse idee dell’esistenza.

Le segreterie dei partiti politici attuali non riescono a comprendere (ancora) che cosa sia accaduto e che cosa stia accadendo. Tantomeno, quindi, sono in grado di capire che cosa accadrà. Non lo vedono. Non se ne accorgono.

La notizia del giorno consiste nella presa d’atto che l’unica personalità politica italiana che mostra di aver capito di che cosa si tratta –e l’ha dimostrato in Germania- è il nostro presidente in carica Giorgio Napolitano. Ecco qui di seguito la sua dichiarazione ufficiale non appena rientrato nel suo ufficio al Quirinale.

‎”Al mio rientro dalla Germania, ho potuto prendere meglio visione delle prese di posizione apparse sulla stampa italiana in ordine alle prospettive post elettorali. Sono state affacciate – sia da analisti e commentatori sia da esponenti politici – le ipotesi più disparate circa le soluzioni da perseguire. Nel ribadire attenzione e rispetto per ogni libero dibattito e, soprattutto, nel riservarmi ogni autonoma valutazione nella fase delle previste consultazioni formali con le forze politiche rappresentate in Parlamento, mi permetto di raccomandare a qualsiasi soggetto politico misura, realismo, senso di responsabilità anche in questi giorni dedicati a riflessioni preparatorie. Abbiamo tutti il dovere di salvaguardare l’interesse generale e l’immagine internazionale del Paese, evitando premature categoriche determinazioni di parte“.

Come a dire: calma e sangue freddo, ragazzi niente panico, state calmi e ragionate, non è così semplice come voi credete.

Ma non è detto che ci riesca, a calmarli.

Il comportamento del quotidiano la Repubblica, ovverossia il giornale sul quale Eugenio Scalfari aveva scritto qualche mese fa “se Matteo Renzi vince le primarie io non voto PD” conducendo una feroce battaglia per il mantenimento della vecchia classe politica ormai al tramonto, è stato il primo a scendere in campo con tutta la propria autorevolezza oligarchica.

Il fatto è che è sceso in un campo di battaglia sbagliato, non sapendo di aver mancato l’appuntamento più importante in assoluto per qualunque giornalista o fonte d’informazione: quello con la realtà dei fatti. Ha sbagliato linguaggio.

Mentre le truppe si scontrano ad Austerlitz, la Repubblica scende su un immenso prato distante migliaia di chilometri, dove ci sono famiglie che stanno facendo un picnic. E ancora non se n’è accorto.

Inizia (tre giorni fa) pubblicando in prima pagina una lettera di una ragazza anonima di 25 anni, volendo far credere che la testata è talmente legata alla realtà del territorio nazionale da essere abituata a pubblicare regolarmente petizioni di sconosciute. E’ un atto di sfida. Come a dire: “ cari Grillo e Casaleggio: adesso vi facciamo vedere che anche noi siamo in grado di usare la rete”. Il fatto è che hanno usato un linguaggio vecchio applicandolo a un medium nuovo: la vicenda della petizione viene identificata, categorizzata e smentita e il risultato si trasforma in un boomerang/flop spaventoso che peggiora il clima di confusione.

Non soddisfatti della debacle, dell’autogol clamoroso, sullo stesso quotidiano si prepara il piatto ghiotto per il week end. Viene pubblicato un estratto ricavato da una intervista che Beppe Grillo ha rilasciato un paio di giorni fa a una giornalista tedesca. Ma viene alterato il Senso e il Significato delle parole del leader di M5s, titolando on-line: Grillo: sì al governissimo PD-PDL… In poche ore la notizia dilaga sulla rete e fa scattare un gigantesco dibattito; come sappiamo la rete amplifica, riverbera, moltiplica in progressione e trasforma, anche. Se all’origine del percorso la sorgente produce la deformazione di un evento o di un fatto, tutto ciò che ne deriva viene automaticamente falsato e quindi la notizia non è più quella che viene data, bensì un’altra. E’ il modo di affermare un “vero” che in realtà è un “falso”, perché l’autentico messaggio sottostante (la vera chiave di lettura dal punto di vista dell’informazione) è un altro, ovverossia: vince chi sulla rete è più forte; vince chi è posizionato meglio; chi è in grado di prevalere nei motori di ricerca, per cui è possibile che in rete finisca in prima posizione, magari con milioni di contatti, il 163esimo commento a una specifica notizia senza che ormai venga neppure menzionata la notizia e così la “vera notizia” diventa quel 163esimo commento.

Ma si è verificato un evento inatteso. La cronista autrice dell’intervista ha pubblicato una smentita di poche righe apparsa sul blog di Grillo, prima ancora che fosse lui ad intervenire. E così, la notizia è diventata un’altra: la stampa mainstream ha scelto di gestire questa fase usando l’informazione in maniera deformata, dimostrando di essere veicolo di esigenze politico-partitiche per tirare la volata a questa o quella personalità.

Un altro autogol: aveva ragione Grillo quando sosteneva che la stampa mainstream italiana deforma, falsifica, altera la verità producendo falsi.

Ecco il breve testo pubblicato da Petra Reski, la giornalista che ha firmato l’intervista a Grillo che comparirà nel numero in edicola domani dell’edizione tedesca e inglese di Focus.

“Mi sembrano tutti impazziti qui in Italia: la mia intervista per Focus non è ancora uscita e già viene citato Beppe Grillo con cose che non ha detto. Questa tecnica mi ricorda un po quel gioco da bambini, in tedesco si chiama “Stille Post”, giocare a passaparola. Sul sito di Focus è stato pubblicato un riassunto della mia intervista, e questo riassunto viene non tradotto, ma distorto, in una conclusione che ho appena letto sul sito della Repubblica: “Grillo: sì al governissimo” e poi “Grillo: Ok a governo Pd-Pdl, per legge elettorale e tagli. Ma è una falsità! Sul sito di Focus non è scritto questo. E’ scritto: Grillo non vuole fare una coalizione né con Pier Luigi Bersani, né con Silvio Berlusconi: “Se Pd e Pdl dicessero: legge elettorale subito, via i finanziamenti retroattivi, massimo due legislature e vanno fuori tutti quelli che hanno più di due legislature, così noi appoggiamo qualsiasi governo” diceva Grillo a Focus, e aggiungeva: “Ma non lo faranno mai. Loro bluffano per guadagnare tempo. Per essere sicura di non averti citato in maniera sbagliata ho controllato di nuovo la trascrizione originale dell’intervista: “Se Pd e Pdl dicessero: “Legge elettorale subito, via i finanziamenti retroattivi, due legislature andiamo fuori tutti quelli che abbiamo più di due legislature, cosi noi appoggiamo qualsiasi governo, ma scherzi. Non faranno mai queste cose. Loro bluffano, hanno bisogno del tempo, ma non faranno mai queste cose.”. Sul sito di Focus si legge esattamente questo. Insomma. Follia pura. Normalmente, alla fine del gioco di passaparola, si ride. Ma non mi viene da ridere di fronte ad un uso così scorretto della mia intervista”. Petra Reski.

La vera notizia quindi, che nessun organo di stampa mainstream pubblica oggi in prima pagina è: “Giornalista tedesca smaschera la bufala del quotidiano la repubblica”.

Comunque, secondo me giustamente, la polemica ha toni smorzati. La Repubblica non ne parla più e la smentita non c’è più sulla home page del blog di Beppe Grillo. Fine della storia e fine della partitella persa dal quotidiano per autogoal.

E’ stata fatta, mi sembra, la nobile scelta di non infierire, proprio per dimostrare (e questa è una ulteriore notizia che si può ricavare da questo episodio) che la posizione di M5s e di Beppe Grillo non è aggressiva né antagonista per principio, ma certamente è guardinga, attenta e intende salvaguardare il legittimo diritto alla libertà dell’informazione.

Così funziona la democrazia diretta quando esiste la possibilità di intervenire.

Siamo soltanto agli inizi di questa poderosa battaglia tra due mondi diversi, quello fatiscente che vuole conservare un edificio putrefatto già condannato dalla Storia e dai nuovi tempi, e quello ai primi vagiti che annuncia un cambio di passo, un nuovo lessico, un diverso approccio.

Un linguaggio altro.

Si tratta di un modo diverso di pensare che parte dal presupposto che i cittadini hanno il diritto di avere accesso alle informazioni reali, alle notizie. Hanno il diritto di sapere come stanno le cose. E oggi (questa è la clamorosa rivoluzione operata dalla rete e dal M5s) grazie alla crisine hanno anche soprattutto una grandissima voglia: hanno capito che se non si informano, non partecipano, non pretendono e non esigono di sapere come stanno le cose, come fanno le leggi, quali sono i programmi, come amministrano i soldi nelle banche, come erogano i crediti, e a chi li danno e come e quando e quanto, chi ha comandato finora seguiterà ad andare avanti per una strada che inevitabilmente comporterà l’espoliazione e la depauperazione definitiva dell’intera collettività.

Il che conferma che i quasi 9 milioni di voti al M5s non sono stati voti di protesta.

Sono voti di chi dissente.

Potete giurarci che tra quei voti ce ne stanno davvero tanti di persone che non ne possono più del giornalismo della cupola mediatica asservita di questa nazione.

Per il momento questo è quanto.

Sedi vacanti

Dunque, non abbiamo un Papa e non abbiamo un governo, tutti pregano per un conclave rapido e i mercati premono perché si faccia al più presto il governo e per di più le vecchiette della mia parrocchia entrano in panico se la Via Crucis comincia con cinque minuti di ritardo. Decisamente non siamo capaci di sopportare un po’ di precarietà.

Eppure la precarietà dovrebbe essere la nostra condizione abituale, non solo perché siamo italiani e quindi maestri nell’arte di arrangiarci, ma innanzitutto perché Cristiani e quindi consapevoli del fatto di essere precari per definizione, giacché precario è colui che prega.

Come, come? Non ci avevate mai pensato? Eppure è ovvio per chi mastica un po’ di latinorum: la radice linguistica di precario è la stessa di prece, precario è colui che prega e viceversa prega solo chi è precario, o non è forse vero, come dice il Salmo, che “l’uomo nella prosperità non comprende”?

La preghiera ci rende precari, perché ci rende dipendenti da Dio. Ma che bella questa precarietà che diventa un saldo stabilirsi sulla roccia (credere in ebraico si dice “stare in piedi saldo”). Non c’è roccia come il nostro Dio dice il salmo, non c’è certezza che scambierei con questa precarietà e allora il tempo delle sedi vacanti mi sembra un tempo bellissimo, un tempo in cui fare piazza pulita delle certezze false, dei bastoni spezzati, che se ti ci appoggi ti piantano schegge nella mano, e scoprire la tranquillità di colui che confida solo in Dio.

Tutti hanno paura e proprio per questo invece io mi rilasso e sto in pace, ciò che temo di più è la sicurezza, l’eccesso di confidenza, la stabilità scriteriata… Sfortunato quel paese dove nessuno ha timore per il futuro, dove tutti sono tranquilli perché hanno la strada tracciata, dove tutto è governato da una tecnica esatta e infallibile… assai meglio una santa precarietà che si trasformi in preghiera una buona volta e ci aiuti a rimetterci in discussione e confidare nella sola Roccia della nostra vita.

Già perché Geremia ci ammonisce: “maledetto l’uomo che confida nell’uomo” e Gesù rincara: “guai a voi ricchi perché avete già la vostra ricompensa”. Sapevatelo. Vale a dire che chi confida in se stesso sarà abbandonato a se stesso e ai ricchi non resterà altro che la loro ricchezza. Poveretti.

E’ molto bello invece che le sedi da cui governiamo la nostra vita siano lasciate vacanti per un po’, Così forse lasceremo spazio all’Unico davvero titolato per governarci… prendi tu il volante Signore mio e guidami, che io mi faccio un pisolino… quanto è bello essere precari… come un bimbo in braccio a sua madre.

Link originale: http://lafontanadelvillaggio2.wordpress.com/2013/03/03/sedi-vacanti/

La Testimonianza (ovvero “La sinistra è morta. Viva la Sinistra!”)

Hanno invaso la città

Ieri ho sentito una mia amica di SEL.

Speravo avessero capito.

In fondo sono fatto così.

Sono un inguaribile ottimista e la mia ritrovata religione non ha fatto altro che rafforzare questo lato del mio carattere.

Mi illudevo.

Non hanno capito.

E se non capiranno in fretta, la sinistra è morta.

E verrà presto sostituita da un altra sinistra.

Ciò che non hanno capito nella loro analisi dell successo del Movimento Cinque Stelle è il concetto originale di “testimonianza”.

Nei nostri giorni il testimone è soprattutto chi era lì durante un evento: l’ha visto e parla di ciò che ha visto.

Da quello che ho capito nelle mie discussioni in oratorio, il concetto originario di testimonianza non era tanto relativo agli eventi quanto a concetti.

Mi spiego meglio: io vedevo un evento importante: qualcosa di epocale che rivoluzionava il mio modo di vedere la realtà e, di conseguenza,  ne davo testimonianza attraverso l’influsso che questa esperienza aveva sul mio comportamento.

Non era una questione di chiacchiere: era una questione di esempio e di mutazione comportamentale.

Gli italiani vogliono che i loro politici diano “testimonianza” delle loro idee e, solo dopo che ciò è accaduto, sono disposti a dare loro credito circa la genuinità delle stesse.

Il M5S ha segnato la strada attraverso alcuni esempi eclatanti.

Sei contrario a stipendi troppo alti per i parlamentari? Bene, rinuncia a quello stipendio. Rinuncia subito. Prima di essere obbligato per legge.

D’altronde, se uno è convinto della giustezza di un comportamento, non ha bisogno di qualcuno che punti una pistola alla sua tempia per mettere in pratica quello che dovrebbe essere un genuino convincimento.

Se ciò non avviene, non ti credono.

Vuoi maggiore trasparenza e minore corruzione? Bene, prima aumenta la trasparenza del tuo partito e restituisci tutto ciò che esso ha maltolto, poi avrai il rigore morale (e l’interesse) per fare sì che anche tutti gli altri facciano lo stesso.

Se ciò non avviene, non ti credono.

Vuoi dirti di sinistra? Allora impegnati, senza quartiere, nella difesa di quei valori di cui, fino ad ora, sembra che tu ti sia semplicemente appropriato nel tentativo di mettere assieme un brand elettorale che ti garantisse soldi facili ed immeritata pensione.

Questa difesa deve iniziare da casa tua (dove educhi i tuoi figli, dimostri responsabilità ambientale nei consumi e responsabilità sociale nel trattamento di fornitori e lavoratori diretti), quindi continua nel partito (che deve essere un’associazione dalle regole cristalline e dal comportamento esemplare) e, solo alla fine, può continuare all’interno delle istituzioni.

Se seguitano a voler saltare le prime due tappe, i partiti di sinistra sono morti.

Semplicemente perchè, ora mai, il M5S ha mostrato che un’alternativa è possibile e questa testimonianza ha minato le fondamenta del castello nel quale si erano trincerate antiche nomenclature.

A me non mi dispiace per nulla.

La sigillatura messa in atto per non farci entrare dove si prendevano le decisioni, da quelle pareti proveniva un puzzo nauseabondo che sapeva di decomposizione.

Meglio radere tutto al suolo e ricostruire da capo.

Ai compagni che non hanno abbandonato i loro sogni voglio dire che nessuno guarderà indietro: guarderanno tutti solo al presente per valutare il futuro.

Non è una brutta cosa.

E’ vero che nessuno guarderà ai meriti passati come è vero che essi, a giudicare dai risultati, sono proprio pochini.

E’ anche vero che, in questo modo, che una possibilità di redenzione per tutti.

Tutti possono fare la loro parte e sulla base di quanto fatto si verrà giudicati.

Ecco che,  dal nulla, si presupporrà il nulla.

Ma da una testimonianza vera si presupporrà la possibilità di una testimonianza più ampia.

Chi ha orecchie per intendere intenda.

E gli altri si accomodino nella discarica della Storia.

 

Ancora tu ma non dovevamo vederci più?

Fragile

Sono passati pochi giorni dal voto e si torna a parlare di Renzi, qualcuno già insinua che con lui non ci sarebbe stata l’ingovernabilità, il PD sarebbe tranquillamente al potere.

Complimenti, un ragionamento esemplare, soprattutto costruttivo, che apre la strada a ulteriori lotte intestine. Per questo il PD è un “morto che cammina”, basta solo aspettare.

Comunque a settembre ci saranno le elezioni in Germania, e certamente la Merkel non vorrà arrivare al confronto elettorale con l’ingovernabilità italiana o con un governo 5 Stelle che le fa una dura critica.

Come non vorrà arrivare alle elezioni con una rivoluzione o un colpo di stato di matrice neonazista in Grecia, cosa che avrebbe un impatto disastroso sulla coscienza del popolo tedesco, riportando il discorso economico oltre i meri interessi di bottega, dando nuovamente peso all’opzione politica rispetto a quella economica (naturalmente se la notizia che arriva dalla Grecia è vera1).

Tra i due problemi il più facilmente risolvibile è quello Italiano, la Germania farà di tutto per imporci un “governo di scopo”, un esecutivo di minoranza, probabilmente un nuovo governo Monti, con l’appoggio esterno del PD e PDL.

Questo governo, dovrà in pochi mesi far passare tutto il pacchetto di leggi necessarie a inchiodare definitivamente i futuri governi alla croce comunitaria.

Nel frattempo il MoVimento 5 Stelle scatenerà manifestazioni che i sindacati confederati di un tempo guarderebbero con invidia, organizzate non sulla base di slogan antigovernativi, ma di un programma che nel suo insieme è la visione coerente di una società nuova più equa, solidale e democratica.

Naturalmente né il PD né il PDL potranno accettare l’intera cura imposta dai mercati, oltretutto sotto la forte pressione delle manifestazioni di piazza, la convivenza finirà presto; avranno comunque l’accortezza di saltare solo dopo le elezioni tedesche.

Prima di dimettersi, il Governo varerà una riforma elettorale priva del premio di maggioranza e probabilmente del quorum di sbarramento, in modo da frantumare il voto e rendere più difficile il governo al MoVimento.

Alla fine di questa trattamento, sicuramente il PD dimezzerà i suoi voti, mentre il PDL nonostante la perfetta campagna elettorale che Berlusconi attuerà, non potrà evitare una pesante sconfitta; l’astensione aumenterà di poco e il MoVimento 5 Stelle farà il pieno di voti, probabilmente ben oltre il 50%.

Questo perché nel frattempo gli italiani avranno capito che il MoVimento 5 Stelle non è un partito che sostituisce altri partiti, ma una politica che sostituisce un’altra politica, avranno capito che il programma del MoVimento rappresenta una visione organica del paese e non un aggiustamento di bilancio secondo gli interessi del sistema finanziario internazionale. A quel punto sarà chiaro che il MoVimento non entra in parlamento per gestire il potere, ma per portare il potere fuori dal Palazzo, facendo prendere le decisioni importanti direttamente dal popolo.

Bernardo Luraschi

1 http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=11539

Link originale: http://periferiaoccidentale.wordpress.com/2013/02/28/033-ancora-tu-ma-non-dovevamo-vederci-piu/

Il PDL e messier De La Palisse

II Signor de La Palisse è morto, morto davanti a Pavia. Un quarto d’ora prima della morte, egli era ancora vivo.

(tratto dal presunto canto apologetico dei soldati Jacques II de Chabannes, signore di La Palice, che morì durante un assedio alla città di Pavia nel 1525. Detto canto immortalò il loro condottiero nella storia ma, probabilmente, non per quello che pensavano loro).

Vendesi Appartamento Aristocratico

Sto notando tantissima disinformazione, originata soprattutto dai vertici del PD, circa la perdita i voti del PDL.

In modo sottile, questi signori fingono di stupirsi della “tenuta” del partito di Berlusconi.

Nel fare ciò, al tempo stesso, omaggiano la capacità elettorale del “vecchio leone” e deprecano la pochezza morale degli italiani che, essendo esseri inferiori, continuano a votarlo.

Suggerisco di guardare in faccia la realtà.

Per prima cosa, noto che il PDL ha perso la metà dei suoi voti.

Come si legge dal mio articolo di ieri intitolato “Numeri e Pensieri”,

  • il PdL che aveva 13.628.865 voti, ha perso 6.297.343 voti, cioè la metà del suo elettorato, passando dal 37,38 per cento al 21,56 per cento;
  • la Lega Nord, che aveva 3.024.522, ha perso 1.634.387 voti, cioè più della metà del suo elettorato, passando dall’8,29 per cento al 4,08 per cento.

Per seconda cosa, vorrei condividere con voi alcune cose sul funzionamento di un partito.

Si tratta di un meccanismo che ho visto applicare mentre militavo in SEL e che ritengo sia applicato anche dal PDL e dal PD.

Ogni politico ha a disposizione un budget, cioè una quantità di soldi pubblici che egli può dirottare su alcune associazioni che, nel caso egli sia onesto, perseguono obiettivi coerenti con il suo mandato.

In questo modo, egli porta avanti la sua attività politica ed, al tempo stesso, queste associazioni postano avanti la loro attività.

Personalmente ritengo che la stessa cosa valga per associazioni di categoria, gruppi di interesse imprenditoriale, logge, cosche ed altre consorterie.

E’ evidente che queste associazioni non possono abbandonare il politico in quanto la loro sopravvivenza dipende da quei fondi: ecco che i voti per partiti come il PD o il PDL non possono scomparire da un momento all’altro.

Una parte del loro corpo elettorale infatti non può abbandonare la mammella da cui riceve il latte a meno che non presuma che quella mammella non stia per disseccarsi.

Il PDL ha sostanzialmente perso tutti i suoi voti che erano liberi di fluire altrove.

Ora, i gestori di quei voti, in una prima fase combatteranno tra di loro per accedere ai minori fondi disponibili.

Tutti i perdenti smetteranno da subito di dirottare voti sul loro vecchio pigmalione.

Paradossalmente, anche parte dei vincenti, non ritenendo affidabile la loro fonte di sostentamento, cominceranno a guardarsi attorno.

Sapete com’è… si mangia tutti i giorni!

Con le prossime elezioni il PDL perderà più della metà dei voti che ancora gli rimangono in quanto, persa la metà dei suoi fondi, perderà la possibilità di sostenere le associazioni che gli forniscono i voti e ciò darà il via ad un meccanismo autodistruttivo progressivo.

In altre parole, il corpo del PDL è ancora vivo come quello di ogni uomo pochi minuti prima della sua dipartita.

Numeri e pensieri

GIOCO

Oggi, ho passato la giornata ad ascoltare elettori del PD che si lamentavano dell’insistenza degli elettori del PdL nel votare Berlusconi.

Si tratta di una reazione abbastanza classica, che fa parte del DNA del piddino medio il quale sembra giustificare il “male” nella sola e semplice presenza di Berlusconi.

Personalmente, questa versione non mi convince e così ho pensato di dedicare qualche minuto a cercare di capire cosa è successo in queste elezioni.

Sono un ingegnere e, per capire cosa succede, preferisco partire dai numeri

Sulla base di quanto ho trovato su il Post, su Wikipedia e su Repubblica, le variazioni di voto alla camera ci dicono che rispetto al 2008:

– il PD che aveva 12.092.998 voti, ha perso 3.452.606 voti, cioè il un terzo del suo elettorato, passando dal 33,17 per cento al 25,41 per cento;

– il PdL che aveva 13.628.865 voti, ha perso 6.297.343 voti, cioè la metà del suo elettorato, passando dal 37,38 per cento al 21,56 per cento;

– la Lega Nord, che aveva 3.024.522, ha perso 1.634.387 voti, cioè più della metà del suo elettorato, passando dall’8,29 per cento al 4,08 per cento;

– l’IdV, che aveva 1.593.675, ha perso circa la metà del suo elettorato fermandosi a circa 750.000 voti;

– l’UdC, che aveva 2.050.319, ha preso tre quarti dei suoi voti ottenendone 608.199;

– Sel, prendendo a riferimento i soli voti della Sinistra Arcobaleno che erano 1.124.418, ha perso meno di un decimo dei suoi votanti scendendo a 1.089.442 voti;

– l’estrema destra perde qualcosa in quanto gli 885.ooo voti della destra ed i 100.000 di Forza Nuova sono confluiti nei 666.000 voti dei Fratelli d’Italia, ed i voti di Forza Nuova e di Casa Pound (che non ho trovato);

– Monti, che aveva 0 voti (non esisteva), ne ha presi 2.824.001 ed è al 8,3 per cento;

– il Movimento 5 Stelle è passato da 0 voti (non esisteva) a 8.688.545 di voti ed è al 25,55 per cento.

La prima cosa che mi fa piacere è che l’Italia non si è spostata a destra.

Gli italiani sono ancora troppo civili, troppo intelligenti o non abbastanza disperati da cedere ad inquietanti deliri nazionalistici.

E speriamo che duri ancora a lungo.

Al contrario, considerando che il PDL e la Lega hanno perso circa 8 milioni di voti mentre PD, IdV e Sel ne hanno persi “solo” 4 milioni si può dire la barra si è spostata a sinistra (anche non considerando le istanze prevalentemente di sinistra del Movimento 5 Stelle).

Gli elettori del PDL e della Lega anno abbandonato quei partiti: con la perdita di metà degli elettori e la presumibile perdita della metà dei seggi, la lotta a coltello tra i capetti delle singole fazioni farà collassare quei pachidermi sotto il loro stesso peso.

Inutile dire che il PD ha lo stesso destino.

E’ interessante anche notare che il PUdE, ovvero il Partito Unico dell’Euro (PDL, PD, UdC e Monti) si è bruciato nell’anno di governo Monti, qualcosa come nove milioni di voti a cui vanno aggiunti i due milioni di voti persi dalle due finte opposizioni di Lega ed IdV che cercavano di intercettare i voti scontentati da Monti per “riportarli all’ovile”.

Il PUdE raccoglie al momento più del doppio dei voti del M5S ma ritengo che, anche solo poche settimane fa, ne raccogliesse quasi il triplo.

I signori finanzieri non saranno contenti e cercheranno di farci paura a colpi di spread ma sanno bene che si tratta di un’arma a doppio taglio.

Un eccessivo costo del debito non può infatti fare altro che spingerci fuori dalla gabbia dell’€uro e ciò è proprio quello che vogliono evitare.

Ma qualcosa si è rotto e molti italiani sono oramai irrimediabilmente resistenti alle tecniche di consuete tecniche di aggiramento.

Non sembrano insomma più preoccupati dello spread, del fatto che un’acida Europa ci presento le sue richieste, non hanno più paura dei comunisti né di Berlusconi.

Al contrario, come ci dimostra il fallimento di Ingroia, non si fidano più di promesse e partiti organizzati dell’interno di una stanza buia, appoggiano chi permette loro di continuare a sognare ma pretendono comunque iniziative politiche più trasparenti sia nei metodi che nella scelta degli uomini.

Soprattutto, gli Italiani vogliono stare meglio e non credono più che, per stare meglio, bisogni stare peggio.

Credono, al contrario, che se loro si impoveriscono i soldi vanno in tasca a qualcun altro.

E’ importante però capire come evolveranno questi numeri.

Il M5S, al momento è a metà dell’opera in quanto deve raggiungere la partecipazione attiva , tra le sue fila, della maggioranza dei cittadini.

Ciò dipenderà molto da quanto i suoi eletti sapranno tenere botta e lasciare che i partiti del PUdE si autodistruggano a vicenda con le loro contorsioni.

Noi si continua a pregare e nel frattempo si considera, con una certa soddisfazione, che Favia dovrà, suo malgrado, rispettare il limite dei due mandati.

Ma che peccato…

 

Doppio turno all’italiana

il candidato ideale

Primo fase

Un italiano su quattro non ha votato e circa un italiano su quattro ha votato il MoVimento 5 Stelle, se a questi si aggiungono i voti, dispersi che sono un altro 5% dei votanti, le schede nulle o bianche (di cui non ho trovato il dato), possiamo dire che oltre il 50% degli aventi diritto al voto hanno espresso parere contrario alle linee di governo della troika (BCE, UE e FMI), anzi parere contrario alle due troika, quella europea e quella del regime PD, PDL e Monti; questo è un dato evidente.

Siamo esattamente nella situazione Greca, o i partiti residuali della Seconda Repubblica riescono a formare un governo di coalizione (cosa assai improbabile), o si va a nuove elezioni anticipate.

L’ipotesi elettorale è a questo punto più che probabile, anche perché un eventuale governo di coalizione tra PD e PDL durerebbe pochissimo e sarebbe oltremodo sgradito ai rispettivi elettori; quindi, tra poco mesi nuovamente alle urne.

Nel frattempo, ci sarà la revisione delle aliquote catastali, l’aumento della tassa sui rifiuti urbani, la scadenza definitiva di un gran numero di contratti di cassa integrazione, il rinnovo dei contratti temporanei nella Pubblica Amministrazione. A questi aggiungiamo scandali bancari e non solo, la crisi economica che seguiterà sempre più a mordere, le pressioni e i ricatti europei e per finire lotte e regolamenti di conti tra bande all’interno dei partiti istituzionali, con l’aggiunta di tutto il veleno possibile da parte degli esclusi.

Sarà quindi inevitabile per il MoVimento 5 Stelle avere, in queste seconde elezioni, un ulteriore strepitoso salto in avanti arrivando questa volta oltre il 40- 50% dei voti (attenzione non pensiate che stia sognando, guardate i dati, in Sicilia il MoVimento è già al 35% dopo il 18% delle regionali).

Inizia la secondo fase.

Per raggiungere questo risultato, basta poco, cose facili da realizzare, quali, proposte convincenti e in linea con il programma, attenzione alla corruttela, nervi saldi, basso profilo mediatico, facce pulite e poco più, e il gioco è fatto.

Tempo sei mesi e mandiamo a casa tutta la corruttela della Seconda Repubblica, quindi, buon lavoro a tutti; ormai siamo a un passo dalla vittoria, ma……. attenzione al Gattopardo.

Bernardo Luraschi

Link Originale: http://periferiaoccidentale.wordpress.com/2013/02/25/031-doppio-turno-allitaliana/

Caino e la speranza

Ieri mi è stato consigliato di leggere una meditazione tenuta da Don Salvatore Boccaccio ai ragazzi della Comunità Nuovi Orizzonti nel 2004.

Sadness ....

[…]
Nel 1999, durante la stagione estiva, predicando un sabato (vigilia e quindi già anticipo del vangelo della domenica successiva) mi capita il vangelo della zizzania. Dove si dice: “Non ti preoccupare, la zizzania c’è, intanto cresce, quando sarà bella cresciuta, la prima cosa che facciamo, siccome la riconosciamo, andiamo lì e con la falce e con il falcetto la tagliamo via e poi la bruciamo”. È quello che dice Gesù: una parabola che non fa una grinza! Il grano buono lo metto nel granaio e invece la zizzania, lo portiamo a bruciare.

Quante volte avevo letto questo brano, quante volte ero entrato in meditazione su queste tematiche, ma quell’estate io ero preso dalla tematica degli inferi e scoppio a piangere, lì in chiesa! Perché, se per caso l’odio fosse una graminacea, tanti saluti, che bruci! Ma è emblematica invece di un discorso più grosso, di persone vive, cioè di un mio fratello che si comporta male, mio fratello che non ama, mio fratello che compie gesti volgari, mio fratello che si mette contro la verità, la giustizia, la bellezza, la bontà, mio fratello che “me rompe”…! Ecco è questo il punto.

Quello si chiama l’odio, zizzania nella parabola… Ora, che la parabola mi dica che la zizzania va bruciata, tutto sommato non è che “me cambia molto”, ma il dire che quella zizzania è mio fratello, è mia sorella e che va bruciata, io non la reggo più…! Un dolore, un pianto, un’amarezza che mi ha preso! Mi sono giustificato dicendo: «Non abbiate paura è la fragilità dei miei bypass», ma la realtà è che quella maniera di vedere le cose mi aveva preso.
La domenica successiva non è stata meglio, e così a seguire perché i vangeli che si sono succeduti erano uno peggio dell’altro, a questo riguardo! La rete con i pesci buoni e i pesci cattivi: i pesci buoni me li tengo e i pesci brutti e cattivi me li butto a mare. Se tu butti a mare le sardine che ti sono venute male, pazienza, ma se tu butti a mare il fratello, la sorella che non ti vanno a genio, che non te sfagiolano, che si sono comportati male, che sono perfidi e che meritano le pene atroci… permetti che a me non me stia per niente bene che mio fratello vada a finire un’altra volta a mare?! E poi, uno appresso all’altro, fino ad arrivare alla parabola delle cinque vergini stolte e delle cinque vergini sagge. Era il 23 novembre del 1999. Lo so bene perché era il sabato in cui, noi di Frosinone, avevamo ricevuto la croce dei giovani e la dovevamo passare alla diocesi successiva. Il vangelo finale era questo, delle dieci vergini stolte e delle cinque vergini sagge. E pure lì… un dramma! Perché se noi stiamo dentro e cantiamo i nostri bei “Alleluia”, le nostre belle “Gerusalemme alzati e guarda la gloria del Signore”, è una cosa bella, ma che fuori ci siano i poveracci che bussano e non possono entrare, mentre noi stiamo a “schitarrà” tutti i canti possibili immaginabili… mi viene l’angoscia! Perché, a fronte di quattro che stiamo a cantare, ce ne stanno diecimila fuori che stanno a piangere! Che se fossero cinque sciaquette… pace! Ma queste cinque vergini stolte sono emblema: delle famiglie i cui rapporti sfilacciati sono arrivati alle estreme conseguenze; sono i minori maltrattati; sono le violenze sui minori; sono le tragedie sui ragazzi, ragazze; sono i ragazzi dello sballo, della droga, della devianza…

Ma come faccio io a dire: «Allelluia! Alleluia!»… e quelli di fuori “a crepa’”. Ma come faccio?!

È veramente un continuo leggere in questa chiave. Il tempo non ha mitigato questa lettura e quando una domenica è tornata la storia del fico sterile… che responsabilità per me! Per me prete. «Signore, è colpa mia!». Questo è il punto fondamentale! Che il fico non porti frutto non è colpa sua, per cui tu lo tagli e lo butti al fuoco! È colpa mia! Perché se io avessi zappettato, se avessi potato, se avessi annaffiato, se avessi curato quel fico, sarebbe venuto fuori bello, fruttuoso, rigoglioso… e io invece non ho coltivato! È colpa mia! E mio fratello non può bruciare per colpa mia, perché io me ne sono fregato di lui!

Questo fa sì che io debba mettermi un’altra volta a lavorare per lui!

Ma il paggio viene dalla prima e seconda storiella che Gesù racconta. I galilei che scendono dalla Samaria e che, siccome Pilato non voleva spedizione, aveva paura che questi, sotto la scusa religiosa, si assembrassero per fare rivoluzione, li blocca per tempo e li uccide! È stata una cosa gravissima tanto che i Samaritani andarono a parlare a Vitellio, che era il governatore della Siria e quindi superiore di tutto il territorio del vicino Oriente del tempo, e Vitellio chiese che Pilato, nell’anno 36, lo racconta Flavio Giuseppe in “Antichità giudaiche”, andasse a Roma a giustificarsi davanti a Tiberio per questo eccidio. Una cosa impressionante! L’altro fenomeno: purtroppo di ripetute sciagure o dovute all’atmosfera o dovute alla imperizia degli uomini, la torre crolla e ne uccide un bel gruppo. Come succede adesso: crolla un palazzo, uno scontro ferroviario, dall’altra parte una violenza di una bomba messa per uccidere, dall’altra parte un’imperizia… io mi domando che se questo fosse un fattarello potrebbe anche andare, ma quando Gesù dice “Se non vi convertite fate la stessa fine!”, mi si stringe il cuore al pensiero che io della mancata conversione dei miei fratelli sono responsabile.

Quello non si converte per colpa mia! Quello non si converte perché io non faccio nulla perché diventi credibile. Io sono la causa per cui mio fratello finisce in quella maniera miserabile! Che se fosse una torre che crolla, se fosse un treno che salta per aria, le disgrazie succedono, ma il problema è che lì il mio fratello va a finire per sempre in un baratro, negli inferi! E questo non si può reggere!

Quindi, ci stanno due possibilità:

1) “Caino, cosa hai fatto di tuo fratello?”. E quello fa le spallucce e dice: “Che me frega a me, chi sono io il custode di mio fratello?!”. E questo è un atteggiamento. Purtroppo, ciascuno di noi porta dentro di sé un pezzo di Caino menefreghista dei problemi degli altri! Purtroppo ciascuno di noi ha un pezzetto di Caino che gli fa dire: “A me che me frega!”. È evidente. C’è chi l’ha più grosso, c’è chi l’ha più piccolo, c’è chi ha un Caino totale, c’è chi ha un pezzetto di Caino… ma tutti, a partire da me, ce lo portiamo dentro. Ma qual è la prova che ci portiamo dentro un pezzo di Caino? Il fatto è che intorno a me i miei fratelli soffrono e non c’è nessuno (compreso io) a dargli una mano per alleviargli la sofferenza, non c’è nessuno accanto che gli dia una parola di speranza! Caino ha vinto ancora!

2) L’altra possibilità è quella della prima lettura, quella di Mosè, il quale sta facendo tutte cose completamente diverse, e che da quel momento cominceranno a tormentarlo. Vede un roveto ardente e prende l’iniziativa di andare a vedere che significa, come mai non brucia. È un paio d’ore che sta lì e per quanta legna hanno messo a bruciare… com’è che non si è esaurito? Va a vedere e dal roveto il Signore gli dice: «Togliti i calzari, il luogo dove tu stai è sacro!». Si dichiara: «Io sono il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, dei padri tuoi. Io ho sentito il grido dei miei figli in Egitto e sono sceso a liberarli. Quindi mando te!».

Quindi è importante che io scelga o Mosè o Caino, non posso dire faccio un po’ qui e poi faccio un po’ lì. O uno, o l’altro. E il motivo che il mio fratello sta crepando, il motivo è che l’altro sta esaurendo le batterie, che se io non gli do una mano ha chiuso. E se non lo faccio io, non lo fa nessun’altro al posto mio, perché io in quel momento sono l’essere necessario per quella situazione. Sento il grido Dio, che prende me per dare risposta a quel grido.

Ci siamo dentro a questo discorso? Questo è il panorama! Su questo panorama, ciascuno di noi deve poter in qualche modo dare una risposta. Ecco perché mi intrigava e mi interessava questa frase di Osea: «La prenderò e la porterò nel deserto e lì parlerò al suo cuore». Ecco il deserto è in questo momento quel luogo dove nel silenzio, dove avendo tolto, abbandonato ogni altra forma di interessi, anche dentro la mia memoria, la mia fantasia, si sente il mio grido che la mia carne lancia perché mi sento in qualche modo carente, bisognoso, affamato, allupanato… quello che vi pare. Deserto anche in questa situazione. Uscirne un momento fuori per poterne capire la verità, allora Lui mi parla e mi racconta quello che vi ho detto poc’anzi: il Caino piccolo o grande, poco molto che c’è dentro di te, dice il Signore, deve sparire perché al suo posto deve subentrare Mosè. Ecco questo è la prima fase.

È importante quello che stiamo per dire. Non per avere una chance in più, ma per poter condividere con voi…

Quando ci siamo sentiti io e Chiara [Amirante n.d.r.], le ho detto: «Avrei il desiderio di fare questo tracciato. Tu pensi che sia possibile? Tu mi consigli di portarlo avanti, c’è qualche cosa che si può dire?». Ci siamo confrontati e mi sembra che sia possibile. Quindi non mi sembra di gettare nel vuoto un qualcosa di grande e di bello, perché la stima che il Signore ha di ciascuno di noi è tale che ci consente di poter cogliere questo progetto.

Lo intitolo: “L’arte di diventare santi non nonostante i nostri peccati e difetti, ma attraverso di loro”. Non è difficile, è un po’ insolito, però ci dobbiamo riuscire. Ciascuno di noi, se il discorso che abbiamo fatto è chiaro, si deve domandare: «Ma in me che cos’è che funziona di più? Funziona di più Caino che mi vuole sempre più possedere o Mosè che vuole liberare il popolo con tutto il suo carattere, il suo temperamento, i suoi scoraggiamenti, le sue balbuzie, per cui sente l’incapacità, sente addirittura di non essere all’altezza?… Dentro questo, il passaggio è: «Io ho capito chi sono, ho capito come sono fatto, ho capito quali sono i miei limiti, ho capito qual è la mia storia, ho capito qual è la situazionde dentro la quale mi dibatto: questa situazione non è un fatto negativo che mi distrugge, ma è proprio la strada per diventare santo!

Adesso vi faccio alcuni esempi: quel tale focomelico il quale avendo le braccia strette e due manine appoggiate sopra la scapola, si ritrova ad avere solamente dei piedi. Dice: «Io voglio fare il pittore!». Fino a prova contraria per fare il pittore mi serve almeno la mano destra e forse pure la sinistra, ma non ce l’ho… eppure voglio fare il pittore. E a partire dalla mia incapacità ad esprimere le mie potenzialità, comincio a pitturare col piede. Non è una cosa straordinaria perché sono tantissimi i pittori che dipingono usando le dita del piede!

Vi sto dicendo fatti veri.

Io sono un ragazzo ospite al piccolo rifugio di Ferentino, mi chiamo Pino e sto su una sedia a rotelle, le mie mani sono incapaci di alzarsi, sono addirittuura incapaci di fare i gesti più semplici: se non ho qualcuno che mi imbocca non mangio. Ma io voglio giocare col computer, io voglio lavorare col computer… io voglio produrre col computer! Allora gira che ti rigira, lotta che ti rilotta si è fatto fare un cinturona da fronte chiuso con la fibbia e dal quale spunta un perno sul quale c’è un gommino proporzionato e lui digita con la fronte e fa dei lavori bellissimi! Ci mette una vita… come ci mette una vita per esempio Filippo a parlare. Ma Filippo vuole comunicare la Parola di Dio, ci vogliono le mezz’ore intere per una frasetta piccola così che è carica però di Parola di Dio! Filippo fa una fatica a muovere la bocca… non riesce a dominarla! E dice delle cose stupende! Chi vuole sentire parlare di Dio vada a sentire Filippo!

Poteri continuare… io in carcere, io in ospedale, io con una moglie, io con un marito che mi tradisce, io con dei genitori che mi maltrattano, io con una situazione di fallimento economico… perché dovrei ripiegarmi su me stesso e dire: «Oh me infelice non ho le mani per digitare su un computer! Oh me infelice che non posso pitturare! Oh me infelice che sono in carcere! Oh me infelice che c’ho una moglie, un marito che me tradisce!». Perché dovrei passare il tempo così quando potrei partire dal limite entro il quale mi dibatto per fare un qualcosa di grande di meraviglioso che, guarda caso, proprio perché lo voglio e lo voglio profonamente e lo pago e lo pago caramente, diventa un qualcosa di grande e di bello che non ci sarebbe stato se non ci fossero stati questi iniziali problemi di sballo che mi hanno impedito di realizzare il mio desiderio!

Questo è il punto fondamentale: l’arte di partire dal proprio limite per fare da quello un progetto grandioso di salvezza per tutti!

Questo mi sembrava un punto sul quale lavorare… non ho capito perché un disgraziato che va a finire in carcere debba dire: «Devo stare qui otto anni… io non ho capito perchè devo stare qui». C’è lo studio delle lingue! Dentro ci sono africani che parlano inglese, ci sono spagnoli… perché non potrei imparare la lingua spagnola, perché non poteri imparare l’inglese… in otto anni, ma sai quanta lingua io posso imparare? Non ho capito per quale motivo io non posso essere un uomo che legge un libro che lo forma e lo costruisce! Per quale motivo io non poteri essere uno che fa letture? Perché il carcere mi dovrebbe avvilire e imbestialire? Per quale motivo io non poteri essere un uomo che a parire dalla condizione di carcerato costruisce una personalità, un dignità che guarda caso non avrebbe mai avuto se non fosse passato per quall’esperienza e uscendo non poterbbe dare proprio niente. Invece uscendo…

Ho una lettera proprio bella: “Lettera dal carcere” di Antonio Gramsci, ucciso poi nel carcere Regina Cieli. Ora non mi interessa dal punto di vista politico, ma dal punto di vista umano è una figura splendida! Il figlio gli manda una lettrera che dice: “Papà nella nostra casa di campagna ho visto un tasso, l’ho preso e l’ho messo in una gabbietta, quando tu torni te lo farò trovare”. Allora Antonio scrive al figlio: “Caro ragazzo, carissimo, mi fa piacere che tu abbia fatto questa esperienza con la natura, però ti prego quel piccolo tasso mettilo in libertà, tuo padre sa quanto è duro e quanto è difficile stare rinchiuso in una gabbia e quanto invece lui abbia un anelito di libertà… pensa alla sua famiglia, agli altri piccoli tassi che cercano il loro fratello che tu hai catturato e messo in una gabbia…”. Questa è umanità, è alta umanità, questa è dignità, è educazione altissima!

Perché io potrei avere questa maniera di esprimermi e invece mi abbruttisco e invece divento quello che in carcere fa il fregarolo e fa il perditempo?! Perché io dovrei essere il malato ripiegato su me stesso a dire quanto sono infelice perché: «Ho un cancro che mi se sta portando via e adesso che farò…!», e non essere per esempio come il medico di cui si narra nella “Città della gioia” che avendo saputo che aveva otto mesi di vita dice: «Che mi vado a rovinare questi otto mesi a stare a fare il malato?», e si butta a fare il medico in mezzo alla gente dicendo :«C’ho ‘sto cancro? Otto mesi? E me li vivo tutti in mezzo alla gente aiutandola e servendo…». Finchè non è morto. Per quale motivo devo stare con la borsa dell’acqua calda sullo stomaco quando poteri essere…

Tutto questo è difficile farlo capire alla nostra gente, è difficile farlo capire a me vescovo, a me prete. E allora la stima altissima che io sento di avere nei vostri confronti mi porta a dirvi: «E perché voi che avete queste vocazioni e queste chiarezze interiori alte, a partire da ciò che siete, ciò che sperimentate, ciò che vivete, non potete diventare capaci di una cosa grande e bella che solo io, perché ci sono passato, so che significa? «Proprio perché io ci sono passato, so quello che devo fare per te». Caino finisce, aumenta Mosè. “Ti porterò nel deserto, parlerò al tuo cuore” e ti dirò: «Aiutami, ho sete, ho bisogno di te!». E allora non c’è più nessuno che possa dire: «Io sono talmente povero da non poter fare niente!», non c’è nessuno che può dire: «Io sono talmente disabile da non poter fare niente!», non c’è nessuno che possa dire: «Io non ho delle capacità». Nessuno! Perché tutti noi, abbiamo quel pezzettino di vita, quella la scintilla da cui si parte per essere qualcosa di grande e di bello al servizio del fratello.

So che è un discorso difficile, l’arte di partire dalle proprie debolezze, dai propri peccati, dai propri fallimenti, dalle proprie situazioni nelle quali uno vive per costruire la propria dignità, la propria personalità!

C’è un libro intitolato in inglese, dice: “Born to win”, “Nato per vincere”. Questo libro all’inizio fa un elenco di quelli che sono nati per essere perdenti, ma sono perdenti unicamente perché perdono il tempo a ripiegarsi su loro stessi dicendo: «Oh come sono infelice! Oh se io avessi avuto un padre diverso, se avessi avuto una madre diversa, certo se io fossi stato figlio unico, se fossi stato con quattro fratelli, se a scuola avessi avuto una maestra, se avessi potuto andare in una scuola superiore…» e tutta la vita la passano a dire: «Se io avessi avuto, se avessi fatto, se non avessi fatto…» e alla fine della vita si ritrovano piagnoni, ripiegati su loro stessi, falliti! Sono i perdenti sono nati per perdere, nati per essere scartati da loro stessi per primi! Ma non è possibile che io con una infinità di potenzialità mi vada a ripegare su me stesso e a dire: «Se io avessi…». Dovremmo cominciare a partire dalle potenzialità. Ho questa potenzialità piccola piccola e io al faccio crescere.

Vi ricordate la storia di Pieret con la ricottina? Pieret non aveva un’idea sbagliata, diceva una cosa giusta: «Io prendo questa ricottina, la vado a vendere, ci faccio due soldi, ci compro altre due ricottine, le vado a vendere e ci faccio quattro ricottine e quando avrò fatto tanta ricottina e avrò venduto tante ricottine, avrò i soldi per comprarmi una pecora. La pecora mi fa il latte, io ci faccio la ricottina e la vendo e intanto riuscirò ad avere un’altra pecora e faccio e i pecorini e le pecorelle e avrò un gregge…» e quando ebbe fatto il gregge sognava, tutte le possibilità e disse: «Diventerò una grande signora! E tutte passeranno davanti a me e faranno: “Madame Pierret”»… e pà, la ricottina che aveva sulla testa le cadde per terra e addio a sogni di gloria! Quindi non riuscì neanche ad andare al mercato perché, povera figlia, si era fatta una capoccia di ubriacature da se stessa.

Non è questa la strada. Io credo che la strada non sia quella: «Se io… Se io… Se io…», ma: «Che cosa ho?» e su quello che ho, costruire subito, non con la fantasia, ma con la realtà aprendo una relazione con l’altro. Io credo che questo potrebbe essere estremamente utile perché (mi permettente, che sono crudele?), uno degli elementi terribili che uccidono la speranza sono quegl’elementi che il mio vicino, o per crudeltà o per scemenza, me butta addosso: «Ma va che te sei messo in testa!». Finito! Perché io già stavo in debolezza e questo me ce mette sopra il carico da dodici e io me scarico! Non c’è niente di peggio, ma non c’è niente di meglio di uno che mi stia vicino e mi dica: «Insieme ce la facciamo!».

È un po’ una mia illusione quando la domenica dico alla gente: «Scambiatevi un segno di pace», io abitualmente dico: «Scambiatevi una promessa di pace!», cioè: «Io e te ce la facciamo», «Io e te ce la possiamo fare a costruire la pace». E’ la comunità cristiana, è la comunità.

Quindi Caino è anche quello che butta giù, Mosè è quello che dà la speranza.