Legge Pro Omofobia – Lettera aperta agli amici omosessuali.

Oggi un’amica, che è madre di una ragazza omosessuale ed attivista per i diritti LGBT, mi ha fatto vedere i commenti della Rete Lenford – Avvocatura per i diritti LGBT sulla proposta di legge definita, con una sorta di sadismo umoristico “anti omofobia”.

Dopo un po’ ho notato che il testo a fronte, pubblicato sul quel sito all’indirizzo http://www.retelenford.it/notapdlomofobiatransfobia, non aveva nessuno degli elementi, presenti nel testo che sta venendo discusso in parlamento (preso dal sito della camera dei deputati http://www.camera.it/leg17/126?tab=4&leg=17&idDocumento=245&sede=&tipo e  http://documenti.camera.it/Leg17/Dossier/Testi/GI0053.htm) che hanno giustificato la mia fortissima presa di posizione.

Le cose che mi preoccupano come cattolico, cittadino italiano, ed amico di omosessuali sono:

1)      L’associazione all’identità sessuale di “qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse all’essere uomo o donna”  che sdogana il sesso in pubblico, la pedofila, lo sprezzo di qualunque forma di rispetto di sensibilità sessuale di alcun genere la quale, tra l’altro, sancisce “per legge” l’equivalenza tra omosessualità e perversione (cosa offensiva proprio nei confronti degli omosessuali ed inaccettabile per qualunque persona di buona volontà) (Art.1).

2)      La previsione della sola possibiltà di “reclusione fino a un anno e sei mesi chiunque, in qualsiasi modo, diffonde idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o motivati dall’identità sessuale della vittima” che non fa alcuna differenza

  • tra la “diffusione di idee” (cioè la comunicazione, la diffusione, la discussione e la civile ricerca di una sintesi) e la “propaganda”  (cioè il supporto a determinate idee).
  • tra incitazione volontaria o involontaria.

Sottolineo che la proposta di legge, giustificata con le esigenze degli omosessuali, mette fuori legge la Bibbia, il Talmud ed il Corano nonché una buona parte della letteratura, dell’arte, del cinema e del teatro.

Vi faccio un esempio, il discorso all’Umanità tratto dal film di Charlie Chaplin “il Grande Dittatore” diffonde idee discriminatorie “per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o motivati dall’identità sessuale della vittima” in quanto, appunto, ne denuncia la virulenza.

Vale la stessa cosa per la Divina Commedia di Dante o il Mercante di Venezia di Shakespeare.

Soprattutto, una legge che dovrebbe proteggere gli omosessuali dall’omofobia vieta, in loro nome, la predicazione delle idee proprie delle tre grandi religioni monoteiste (Cristianesimo, Islam ed Ebraismo) in quanto Bibbia, Corano e Talmud apertamente avversano parecchie “manifestazioni esteriori” di sessualità (non solo omosessuali).

Conseguentemente, ritengo che le conseguenze del “rancore cristiano” saranno minimali se confrontate, per esempio, dalle conseguenze del “rancore islamico” che verrà sicuramente veicolato da predicatori estremisti.

Di certo avremo solamente una infinita catena di ingiustizie nessuna delle quali sarà in grado di compensare le ingiustizie precedenti.

Attivisti omosessuali denunceranno i cattolici intenti a testimoniare la loro fede.

I cattolici denunceranno gli omosessuali rei di diffondere “odio religioso”.

Incominceranno a chiudere i blog, i giornali, le associazioni.

A forza di fare “occhio per occhio”, ci troveremo tutti ciechi.

E muti.

E sordi.

Ed ignoranti.

E dannatamente soli.

E chi ci guadagnerà?

Ci guadagneranno coloro che guadagnano dalla divisione, dalla solitudine e dalla disperazione.

Ci guadagnerà chi vende armi, chi presta denaro, chi ha interesse che i cittadini non si uniscano tra di loro per modificare il sistema politico al potere che tante sofferenze ha causato a tutti i cittadini italiani.

E non posso che notare che Ivan Scalfarotto è appunto un manager della banca multinazionale Citigroup prestato alla politica.

Ma a pensar male si fa peccato (come diceva Andreotti).

Dobbiamo quindi opporci tutti assieme a questa legge che renderà più problematica la vita di tutti e, sicuramente, renderà estremamente più problematica e pericolosa la vita di tutti gli omosessuali.

Spero che, con il vostro aiuto, saremo in grado di smascherare le vere finalità di questa legge che, a mio avviso, è soprattutto volta a impedire la convivenza civile ed, in questo modo, l’integrazione che può essere ottenuta solo nel mutuo rispetto delle differenze.

Guido Mastrobuono

 

Riferimenti:

Link alla camera da cui ho preso le informazioni: http://www.camera.it/leg17/126?tab=4&leg=17&idDocumento=245&sede=&tipo

Dossier: http://documenti.camera.it/Leg17/Dossier/Testi/GI0053.htm

Proposta di legge

PROPOSTA DI LEGGE

“Modifiche alla legge 13 ottobre 1975, n. 654, e al decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, nella legge 25 giugno 1993, n. 205, per il contrasto dell’omofobia e della transfobia”

Sulla scia degli episodi di omofobia e transfobia, che hanno funestato il nostro Paese negli ultimi anni, è diventato ineludibile affrontare un problema che da tempo le associazioni a tutela delle persone LGBTI denunciano. L’omofobia e la transfobia sono fenomeni affatto nuovi, ma l’eco mediatica di quanto accaduto di recente ha destato finalmente l’attenzione sociale e della classe politica.

Nella violenza e nella discriminazione di stampo omofobico e transfobico la peculiarità dell’orientamento sessuale delle vittima, ovvero l’essere omosessuale oppure l’essere transessuale, così come l’essere donna, per fare un esempio, nella violenza sessuale contro di esse, non sono neutrali rispetto al reato, del quale costituiscono il fondamento, la motivazione e, in senso tecnico, il movente, né è neutrale rispetto ad essi l’autore del reato stesso, che si trova in uno stato soggettivo di disprezzo o odio rispetto alla vittima.

Si ritiene che, per contrastare i reati motivati da stigma sessuale, in particolare modo nei confronti delle persone omosessuali e transessuali, sia più efficace, rispetto alla mera introduzione di una circostanza aggravante, prevedere l’estensione dei reati puniti dalla Legge Mancino-Reale anche alle discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere della vittima, così come previsto in numerose proposta di Legge già depositate in Parlamento nelle precedenti legislature.

Si è sostenuto che l’estensione della Legge Mancino-Reale potrebbe condurre alla condanna tanto della mamma che suggerisse alla figlia di non sposare un bisessuale, quanto del padre che decidesse di non affittare una sua casa al figlio che volesse andare a vivere nell’immobile con il proprio compagno.

E’ evidente che in una normale dinamica processuale queste ipotesi di scuola non potranno mai verificarsi per un motivo molto semplice, e cioè che la Legge Mancino-Reale si basa su una nozione di discriminazione il cui significato si può trarre sia dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, sia dalla Convenzione internazionale di New York del 7 marzo 1966 sulla eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, sia dall’art. 43, comma 1, del D.Lgs. n. 286/1988, successivamente meglio puntualizzata nella Direttiva n. 43/2000, recepita con il D.Lgs. n. 215/2003, nonché nella Direttiva n. 78/2000, recepita con il D.Lgs. n. 216/2003, che fa menzione anche dell’orientamento sessuale.

Il bene giuridico tutelato è quindi ben individuato. In base al principio dell’offensività, che deve caratterizzare la condotta penalmente rilevante e che vincola il Giudice nell’interpretare e applicare la legge penale, ai sensi dell’art. 49, comma 2, del codice penale, se si verificassero le ipotesi richiamate, le stesse ricadrebbero nell’ambito dei reati impossibili, in quanto la condotta non sarebbe idonea a ledere o a porre in pericolo il bene giuridico protetto.

Inoltre, la fattispecie delittuosa descritta dalla Legge Mancino-Reale è molto chiara e precisa, individuando condotte che vanno ben al di là della semplice manifestazione di un’opinione. Infatti, essa punisce l’istigazione a commettere una discriminazione o una violenza, non delle opinioni, quand’anche esprimano un pregiudizio. La differenza tra un mero pregiudizio e una reale discriminazione dipenderà ovviamente dalle condizioni di tempo e di luogo, nel corso delle quali si manifesterà il messaggio, dalle modalità di estrinsecazione del pensiero, da condotte precedenti dell’autore, e così via, in modo da verificare se il fatto si possa ritenere realmente offensivo del bene giuridico protetto.

Il testo originario della Legge 22 maggio 1975, n. 152, cosiddetta “Legge Reale” stabiliva l’applicazione della sanzione penale solo per le discriminazioni e le violenze “nei confronti di persone perché appartenenti ad un gruppo nazionale, etnico o razziale”. Nel 1993, con il decreto-legge n. 112 del 26 aprile, cosiddetto “decreto Mancino”, convertito, con modificazioni, nella legge 25 giugno 1993, n. 205, vennero introdotte altre norme altre fattispecie, come ad esempio il fattore religioso, ed altre ancora ne furono introdotte, fino ad arrivare all’elenco attualmente presente nell’art. 3 della Legge n. 654 del 1975 e nelle leggi speciali che, ad esempio, rendono applicabile l’articolo 3 alle minoranze linguistiche.

La presente legge si pone due obiettivi: da un lato modificare la misure delle pene previste dall’art. 3 c. 1 lett. a) e b) della Legge 13 ottobre 1975, n. 654; da un altro lato estendere la sua applicazione alle discriminazioni motivate dall’identità sessuale della vittima del reato, come definita -ai fini della legge penale- dall’articolo 1 della presente legge.

L’art. 3 della predetta legge, che ratifica e dà esecuzione alla Convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, è stato modificato da ultimo dall’art. 13 della Legge 24 febbraio 2006, n. 85, sotto due profili: la descrizione della condotta incriminata e le pene previste.

Nel testo risultante dalle modifiche apportate nel 1993 dal decreto Mancino la disposizione prevedeva, infatti, la reclusione fino a tre anni per chiunque diffondesse in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incitasse a commettere o commettesse atti di discriminazione per motivi razziali, etnici o religiosi. La legge n. 85 del 2006 ha dimezzato la pena della reclusione (ora prevista fino a un anno e sei mesi) e ha introdotto la pena della multa fino a 6.000,00 €, in alternativa a quella della reclusione; sotto un altro profilo, la condotta è stata ridefinita modificando il termine “diffusione” con quello di “propaganda” e sostituendo il termine “incitamento” con quello di “istigazione”.

La Legge n. 85 del 2006, non punendo più la diffusione delle idee discriminanti, ma la propaganda, e non più l’incitamento a discriminare o a delinquere ma l’istigazione, introduce modifiche che potrebbero sembrare solo terminologiche, ma che in realtà dal punto di vista della legge penale introducono fattispecie più circoscritte e riducono il numero dei comportamenti punibili.

Passando all’illustrazione del contenuto della presente legge, l’art. 1 definisce ai fini della legge penale l’identità sessuale e le sue componenti, in modo che la norma penale rispetti i principi di tassatività e determinatezza. Nella definizione delle componenti dell’identità sessuale sono ricompresi l’identità o i ruoli di genere, nonché i diversi orientamenti sessuali (omosessuale, eterosessuale o bisessuale) così come pacificamente riconosciuti dalla legislazione e dalle scienze psico-sociali, che nulla hanno in comune con comportamenti genericamente afferenti alla sfera sessuale, siano essi leciti o illeciti.

L’articolo 2 reintroduce, in luogo della propaganda, la condotta della diffusione, in qualsiasi modo, delle idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale; prevede nuovamente, sia alla lettera a), sia alla lettera b) del comma 1 dell’art. 3 della Legge n. 654 del 1975, la condotta di incitamento in luogo dell’istigazione (fattispecie più circoscritta), in linea con la citata Convenzione e con lo stesso art. 3, comma 3, della suddetta legge (il quale incrimina l’associazione a fine di incitamento dell’odio razziale).

Le pene previste differiscono per la gravità delle condotte realizzate. In caso di incitamento a commettere o di commissione di atti di discriminazione è mantenuta l’attuale previsione della reclusione fino a un anno e sei mesi – a tanto ridotta dalla riforma del 2006 – eliminando, tuttavia, l’alternatività con la multa. Analogamente, in caso di incitamento alla violenza o di commissione di atti violenti, non viene modificata la pena prevista che va da sei mesi a quattro anni.

La scelta di non modificare le pene attualmente previste, anziché inasprirle così com’era nel testo vigente prima delle riforma del 2006, si giustifica alla luce delle modifiche alle sanzioni accessorie, come si dirà nell’illustrazione del successivo articolo 4 di questa proposta di legge. Coerentemente con il principio costituzionale della rieducazione del condannato, cui devono tendere le pene, appare più efficace – in materia di reati d’odio- l’applicazione di sanzioni accessorie, piuttosto che la reclusione.

Ai fattori di discriminazione considerati dall’art. 3 della citata Legge Reale la presente legge aggiunge l’identità sessuale.

L’articolo 3 coordina le altre disposizioni e le rubriche degli articoli dello stesso decreto-legge n. 122 del 1993 con il contenuto delle presente legge.

L’articolo 4 modifica l’art. 1 del decreto-legge n. 122 del 1993 disponendo che il Tribunale applichi obbligatoriamente, e non solo facoltativamente, come fino ad ora previsto, con la sentenza di condanna, la comminazione della sanzione accessoria dello svolgimento dell’attività non retribuita a favore della collettività da parte del condannato. Tra i soggetti presso i quali predetta attività può essere svolta, sono inserite le associazioni che si occupano di tutela delle persone omosessuali e transessuali. L’attività non retribuita a favore della collettività dovrà essere svolta al termine dell’espiazione della pena detentiva per un periodo tra sei mesi e un anno – mentre attualmente, oltre ad essere facoltativa la comminazione, è prevista per un periodo massimo di dodici settimane-, e deve essere determinata dal giudice con modalità tali da non pregiudicare le esigenze lavorative, di studio o di reinserimento sociale del condannato.

L’articolo 5 sostituisce il comma 2 dell’articolo 3 del decreto-legge n. 122 del 1993 specificando che la circostanza aggravante, nel caso di reati commessi per le finalità indicate dal comma 1, deve sempre essere considerata prevalente dal giudice rispetto alle circostanze attenuanti concedibili all’imputato. Nel testo attualmente in vigore, tale previsione, è formulata in modo da prevedere che le attenuanti non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto all’aggravante.

PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1

(Identità sessuale)

Ai fini della legge penale si intende per:

1) «identità sessuale» di una persona, l’insieme, l’interazione o ciascuna delle seguenti componenti: sesso biologico, identità di genere, ruolo di genere e orientamento sessuale;

2) «identità di genere», la percezione che una persona ha di sé come uomo o donna, anche se non corrispondente al proprio sesso biologico;

3) «ruolo di genere», qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse all’essere uomo o donna;

4) «orientamento sessuale» l’attrazione emotiva o sessuale nei confronti di una persona dello stesso sesso, di sesso opposto o di entrambi i sessi.

Art. 2

(Modifiche all’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654)

1. Il comma 1 dell’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente:

«1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, anche ai fini dell’attuazione dell’articolo 4 della convenzione, è punito:

a) con la reclusione fino a un anno e sei mesi chiunque, in qualsiasi modo, diffonde idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o motivati dall’identità sessuale della vittima;

b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o motivati dall’identità sessuale della vittima.

2. Al comma 3 dell’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, e successive modificazioni, le parole: «o religiosi» sono sostituite dalle seguenti: «religiosi o motivati dall’identità sessuale della vittima».

Art. 3

(Modifiche al decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205)

1. Al titolo del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, le parole: «e religiosa» sono sostituite dalle seguenti: «, religiosa o motivata dall’identità sessuale della vittima».

2. Alla rubrica dell’articolo 1 del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, le parole: «o religiosi» sono sostituite dalle seguenti: «, religiosi o motivati dall’identità sessuale della vittima».

3.Al comma 1 dell’articolo 3 del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) la parola: «finalità» è sostituita dalla seguente: «motivi»;

b) dopo le parole: «o religioso» sono inserite le seguenti: «o relativi all’identità sessuale della vittima».

Art. 4

(Modifiche al decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205).

1. Dopo l’articolo 1 del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, è inserito il seguente:

«Articolo 1-bis. (Attività non retribuita a favore della collettività).

1. Con la sentenza di condanna per uno dei reati previsti dall’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, o per uno dei reati previsti dalla legge 9 ottobre 1967, n. 962, il giudice dispone la sanzione accessoria dell’obbligo di prestare un’attività non retribuita a favore della collettività per finalità sociali o di pubblica utilità, secondo le modalità stabilite ai sensi del comma 2.

2.L’attività non retribuita a favore della collettività, da svolgersi al termine dell’espiazione della pena detentiva per un periodo tra sei mesi e un anno, deve essere determinata dal giudice con modalità tali da non pregiudicare le esigenze lavorative, di studio o di reinserimento sociale del condannato.

3.Possono costituire oggetto dell’attività non retribuita a favore della collettività: la prestazione di attività lavorativa per opere di bonifica e restauro degli edifici danneggiati con scritte, emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui al comma 3 dell’art. 3, L. 13 ottobre 1975, n. 654 ; lo svolgimento di lavoro a favore di organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato, quali quelle operanti nei confronti delle persone disabili, dei tossicodipendenti, degli anziani, degli extracomunitari o a favore delle associazioni a tutela delle persone omosessuali, bisessuali, transessuali o trangender; la prestazione di lavoro per finalità di protezione civile, di tutela del patrimonio ambientale e culturale e per altre finalità pubbliche.

4.L’attività può essere svolta nell’ambito e a favore di strutture pubbliche o di enti ed organizzazioni privati. ».

2. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro della giustizia determina, con proprio decreto, le modalità di svolgimento dell’attività non retribuita a favore della collettività di cui all’articolo 1-bis del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205.

3. All’articolo 1 del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205 sono abrogati i commi 1 bis, limitatamente alla lettera a), 1 ter, 1 quater, 1 quinquies e 1 sexies.

Art. 5

(Modifiche all’art. 3 del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205).

1. Il comma 2 dell’art. 3 del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, è sostituito dal seguente: «2. La circostanza aggravante prevista dal comma 1 di questo articolo è sempre considerata prevalente sulle ritenute circostanze attenuanti, ai fini del bilanciamento di cui all’art. 69 c.p.».

 

Testo a fronte

Normativa vigente A.C. 245

L. 13 ottobre 1975, n. 654

Ratifica ed esecuzione della convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, aperta alla firma a New York il 7 marzo 1966

Art. 3

1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, anche ai fini dell’attuazione della disposizione dell’articolo 4 della convenzione, è punito: 1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, anche ai fini dell’attuazione dell’articolo 4 della convenzione, è punito:
a) con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi; a) con la reclusione fino a un anno e sei mesi chiunque, in qualsiasi modo, diffondeidee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o motivati dall’identità sessuale della vittima;
b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi; b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o motivati dall’identità sessuale della vittima;
2.  (Soppresso).
3. È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell’assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da uno a sei anni. 3. È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o motivati dall’identità sessuale della vittima. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell’assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da uno a sei anni.

 

 

 

Normativa vigente A.C. 245
D.L. 26 aprile 1993, n. 122
MISURE URGENTI IN MATERIA DI DISCRIMINAZIONE RAZZIALE, ETNICA E RELIGIOSA MISURE URGENTI IN MATERIA DI DISCRIMINAZIONE RAZZIALE, ETNICA, RELIGIOSA O MOTIVATA DALL’IDENTITÀ SESSUALE DELLA VITTIMA

Art. 1

Discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi Discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o motivati dall’identità sessuale della vittima
1. (Il comma che si omette sostituisce l’art. 3, l. 13 ottobre 1975, n. 654). 1. Identico.
1-bis. Con la sentenza di condanna per uno dei reati previsti dall’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, o per uno dei reati previsti dalla legge 9 ottobre 1967, n. 962, il tribunale può altresì disporre una o più delle seguenti sanzioni accessorie: 1-bis. Identico.
a) obbligo di prestare un’attività non retribuita a favore della collettività per finalità sociali o di pubblica utilità, secondo le modalità stabilite ai sensi del comma 1-ter; a) soppressa; (v. infra, art. 1-bis)
b) obbligo di rientrare nella propria abitazione o in altro luogo di privata dimora entro un’ora determinata e di non uscirne prima di altra ora prefissata, per un periodo non superiore ad un anno; b) identica:
c) sospensione della patente di guida, del passaporto e di documenti di identificazione validi per l’espatrio per un periodo non superiore ad un anno, nonché divieto di detenzione di armi proprie di ogni genere; c) identica;
d) divieto di partecipare, in qualsiasi forma, ad attività di propaganda elettorale per le elezioni politiche o amministrative successive alla condanna, e comunque per un periodo non inferiore a tre anni (5). d) identica;
1-ter. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Ministro di grazia e giustizia determina, con proprio decreto, le modalità di svolgimento dell’attività non retribuita a favore della collettività di cui al comma 1-bis, lettera a). Abrogato. (La medesima disposizione è contenuta nell’art. 4, comma 2, della proposta di legge)
1-quater. L’attività non retribuita a favore della collettività, da svolgersi al termine dell’espiazione della pena detentiva per un periodo massimo di dodici settimane, deve essere determinata dal giudice con modalità tali da non pregiudicare le esigenze lavorative, di studio o di reinserimento sociale del condannato. Abrogato. (v. infra, art. 1-bis, comma 2)
1-quinquies. Possono costituire oggetto dell’attività non retribuita a favore della collettività: la prestazione di attività lavorativa per opere di bonifica e restauro degli edifici danneggiati con scritte, emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui al comma 3 dell’art. 3, L. 13 ottobre 1975, n. 654 ; lo svolgimento di lavoro a favore di organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato, quali quelle operanti nei confronti delle persone handicappate, dei tossicodipendenti, degli anziani o degli extracomunitari; la prestazione di lavoro per finalità di protezione civile, di tutela del patrimonio ambientale e culturale, e per altre finalità pubbliche individuate con il decreto di cui al comma 1-ter. Abrogato. (v. infra, art. 1-bis, comma 3)
1-sexies. L’attività può essere svolta nell’ambito e a favore di strutture pubbliche o di enti ed organizzazioni privati. Abrogato. (v. infra, art. 1-bis, comma 4)
Art. 1-bisAttività non retribuita in favore della collettività
1. Con la sentenza di condanna per uno dei reati previsti dall’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, e successive modificazioni, o per uno dei reati previsti dalla legge 9 ottobre 1967, n. 962, il giudice dispone la pena accessoria dell’obbligo di prestare un’attività non retribuita in favore della collettività per finalità sociali o di pubblica utilità, secondo le modalità stabilite ai sensi del comma 2.2. L’attività non retribuita in favore della collettività, da svolgersi al termine dell’espiazione della pena detentiva per un periodo da sei mesi a un anno, deve essere determinata dal giudice con modalità tali da non pregiudicare le esigenze lavorative, di studio o di reinserimento sociale del condannato.3. Possono costituire oggetto dell’attività non retribuita in favore della collettività: la prestazione di attività lavorativa per opere di bonifica e restauro degli edifici danneggiati con scritte, emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui al comma 3 dell’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, e successive modificazioni; lo svolgimento di lavoro in favore di organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato, quali quelle operanti nei confronti delle persone disabili, dei tossicodipendenti, degli anziani, degli stranieri extracomunitari o in favore delle associazioni di tutela delle persone omosessuali, bisessuali, transessuali o transgender; la prestazione di lavoro per finalità di protezione civile, di tutela del patrimonio ambientale e culturale e per altre finalità pubbliche;4. L’attività può essere svolta nell’ambito e in favore di strutture pubbliche o di enti e organizzazioni privati.
Art. 2Disposizioni di prevenzione.

(omissis)

Identico.
Art. 3Circostanza aggravante
1. Per i reati punibili con pena diversa da quella dell’ergastolo commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, ovvero al fine di agevolare l’attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità, la pena è aumentata fino alla metà. 1. Per i reati punibili con pena diversa da quella dell’ergastolo commessi per motivi di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso o relativi all’identità sessuale della vittima, ovvero al fine di agevolare l’attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime motivi, la pena è aumentata fino alla metà.
2. Le circostanze attenuanti, diverse da quella prevista dall’articolo 98 del codice penale, concorrenti con l’aggravante di cui al comma 1, non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a questa e le diminuzioni di pena si operano sulla quantità di pena risultante dall’aumento conseguente alla predetta aggravante. 2. La circostanza aggravante prevista dal comma 1 è sempre considerata prevalente sulle ritenute circostanze attenuanti, ai fini del bilanciamento di cui all’articolo 69 del codice penale.
Artt. 4-8(Omissis) Identico.

 

 

PS

Taglio ed incollo dal sito della Camera.

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La legge pro-omofobia, la violazione del programma del M5S, ed il sabotaggio del progetto del M5S Lettera aperta agli attivisti del Movimento 5 Stelle.

Lettera aperta di Guido Mastrobuono a tutti gli attivisti del Movimento 5 Stelle. Cari amici, mi sto attivando con tutti i mezzi a mia disposizione per oppormi ai non-portavoce che hanno presentato lo scempio normalmente denominato “Legge contro l’omofobia” che, tra le altre cose, porterà alla chiusura del mio blog, di quello di Beppe Grillo, e di tutti i forum. Possibile che non ci siamo ancora resi conto del fatto che tutte le proposte del PD sono distruttive per l’armonico sviluppo del M5S? Guardate la legge che sta venendo proposta:
1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, anche ai fini dell’attuazione dell’articolo 4 della convenzione, è punito:a) con la reclusione fino a un anno e sei mesi chiunque, in qualsiasi modo, diffonde idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o motivati dall’identità sessuale della vittima;b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o motivati dall’identità sessuale della vittima;
Cosa si fa quando si parla, per esempio, del programma di Alba Dorata in Grecia? Non si sta forse diffondendo idee fondate sull’odio razziale o etnico? Non le si condivide. E’ vero. Ma la legge non parla di condividere. Parla di diffondere. Con qualsiasi mezzo. Internet incluso. Soprattutto internet – mi verrebbe da dire - commenti inclusi … Gli argomenti a rischio denuncia diventano: “gli omosessuali”, “i religiosi”, “le nazioni”, “i popoli”, “gli uomini di qualunque colore”. Di che parliamo sui nostri blog? Di fiori? La cosa che mi fa infuriare di più è che tutto ciò è fatto con l’appoggio del Movimento del quale sono attivista. Ma questi tipi che, senza alcun merito, abbiamo messo in parlamento non dovevano realizzare il programma in nostra vece , senza negoziazioni, senza aggiunte, senza fantasie? Non è che alla fine ci diranno: “scusate, il programma non l’abbiamo realizzato, però abbiamo massacrato la vostra libertà di espressione.”. Il primo firmatario della legge è Ivan Scalfarotto (del PD). La nostra Paola Chimenti è tra i primi firmatari (quantomeno nella prima fila di nomi, mentre quelli che seguono stanno in ordine ortografico) e poi non so dire quanti dei nostri ci sono tra i tremila deputati che appoggiano questo orrore (che comunque si trova all’indirizzo http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/schedela/apriTelecomando_wai.asp?codice=17PDL0003090). Personalmente ho scoperto cosa stava accadendo a seguito dell’intervento di Giulia Di Vita e Francesca Businarolo su youtube http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=Bgbt3uy2tSQ Su www.liberi-pensieri.info sto pubblicando una serie di considerazioni su questa legge. Vi do qualche anteprima. 1) Questa legge va contro il programma del Movimento 5 Stelle che dice “L’informazione è uno dei fondamenti della democrazia e della sopravvivenza individuale. Se il controllo dell’informazione è concentrato in pochi attori, inevitabilmente si manifestano derive antidemocratiche. Se l’informazione ha come riferimenti i soggetti economici e non il cittadino, gli interessi delle multinazionali e dei gruppi di potere economico prevalgono sugli interessi del singolo. L’informazione quindi è alla base di qualunque altra area di interesse sociale. Il cittadino non informato o disinformato non può decidere, non può scegliere. Assume un ruolo di consumatore e di elettore passivo, escluso dalle scelte che lo riguardano.” Quanti cittadini potranno essere informati da blogger che, al primo scivolone, rischiano di finire in galera per un anno e mezzo? 2) L’appoggio del M5S a questa legge mina il successo del movimento in quanto
  • fa sì che il movimento sia corresponsabile delle messa fuori legge della Bibbia, del Corano, del Talmud, e persino della Divina Commedia di Dante Alighieri (rei di diffondere idee discriminanti nell’ambito della religione, dell’etnia e, soprattutto, della condotta sessuale) e, di conseguenza, guadagni l’ostilità assoluta di tutti i Cristiani (me compreso), degli Ebrei, degli Islamici rendendo di fatto impossibile il raggiungimento del 51%,
  • permette al PDL di opporsi al ddl senza impedirne la promulgazione ed, in questo modo, concentrerà sul PDL i voti di tutti i cattolici (compresi quelli che fino ad ora si sono astenuti).
3) Questa legge renderà illegale anche solo discutere sull’adozione dei bambini da parte delle coppie gay nonostante il supporto di studi scientifici che elencano i danni, nella creazione di un’identità di genere del bambino, generati dall’assenza, tra i genitori, di figure maschili e femminili di riferimento. 4) questa legge aumenterà l’omofobia in uno dei paesi del mondo dove questo fenomeno è meno accentuato (http://www.tempi.it/italiani-sono-omofobi-cartina-legge-omofobia#.UeZGjo0vmQA). Vi chiedo, se potete e se volete, di mettermi in contatto con più deputati possibile e, magari, con Grillo e Casaleggio perché, in maniera (spero) inconscia, qualcuno sta cercando di mettere la parola fine all’esperienza politica del M5S minandone gli strumenti operativi ed i valori. Guido Mastrobuono Articolo visualizzato: 753 volte.

Ecco come la legge sull’omofobia contribuisce alla segregazione degli omosessuali al solo scopo di rendere illegale il pensiero… qualunque pensiero.

di Guido Mastrobuono

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1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, anche ai fini dell’attuazione dell’articolo 4 della convenzione, è punito:

a) con la reclusione fino a un anno e sei mesi chiunque, in qualsiasi modo, diffonde idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o motivati dall’identità sessuale della vittima;

b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o motivati dall’identità sessuale della vittima;

Pare il minimo contro gli omofobi: non è vero?

Però non riguarda solo gli omofobi.

Chi è che, in qualsiasi modo, diffonde idee?

Chi comunica, chi racconta, chi parla, chi discute?

Ah… si… i blogger.

Ah… si… quelli che commentano i blog, e partecipano ai forum.

E devono essere necessariamente d’accordo con dette idee?

No.

Per diffondere basta esporre.

Non è mica necessario appoggiare un’idea.

Quindi non si può più parlare male degli omosessuali? No, non solo.

Non si può più nemmeno parlare bene degli omosessuali in quanto anche questo è un atteggiamento “discriminatorio”.

Ebbene sì, la discriminazione è anche positiva.

Ecco quindi che la legge contro una fobia ne genera un’altra.

Se un omosessuale entrerà nella nostra vita noi, vergognandoci, desidereremo mutamente che scompaia.

Mi dispiace caro, ma tu metti a rischio un anno e mezzo della mia vita, penso che perderò il tuo numero di cellulare.

Non posso permettermi che tu, in un moto isterico, decida di denunciarmi. Chi li paga poi gli avvocati?

E gli amici gay diventeranno uno status symbol: li avrà solo chi se li può permettere.

E se li potrà permettere solo chi sta al di sopra della legge.

Gli altri no.

Gli altri, non conoscendoli, si limiteranno solo ad odiarli.

E la cosa bizzarra è che tutta questa ingiustizia non sarà nemmeno sufficiente.

Nella legge pro omofobia si parla infatti anche di religione, razza, etnia, nazionalità.

Ed è lì che volevano arrivare.

Il campo minato diviene sempre più fitto e si delinea il viso del bambino che ci si deve ammazzare sopra.

Molto semplice amici miei: questo bambino si chiama PENSIERO.

Tutto il pensiero.

Senza alcuna discriminazione.

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Legge “anti omofobia” ovvero l’ennesima legge bavaglio che, se promulgata porterà alla chiusura di tutti i blog ed alla fine della libertà di parola in Italia.

di Guido Mastrobuono diversità Ecco, con la relativa nota introduttiva, la  proposta di legge purtroppo presentata anche dai portavoce del M5S al Senato della Repubblica. Probabilmente questo obbrobrio legale e filosofico verrà bloccato dalla corte costituzionale ma, in ogni caso, rimane il fatto che ci stanno provando. Da ciò deriva la mia intenzione di pubblicare una serie di articoli volti come il solo fatto che ci provino sia il segnale di una volontà di comprimere la nostra libertà di pensiero ed espressione, isolare i dissidenti ed, alla fine, permettere la diffusione delle sole voci gradite al regime. Come detto, tratterò la questione punto a punto ma, intanto, invito tutti a leggere la proposta così com’è. In seconda lettura invito tutti a rileggere la proposta ignorando i riferimenti alla discriminazione nei confronti del mondo LGBT: ciò vi permetterà di notare come, in realtà, questa legge attacchi al cuore anche la libertà di tutti. Riferimenti: Link alla camera da cui ho preso le informazioni: http://www.camera.it/leg17/126?tab=4&leg=17&idDocumento=245&sede=&tipo Dossier: http://documenti.camera.it/Leg17/Dossier/Testi/GI0053.htm (se ne consiglio la lettura ma vi avverto che il contenuto è agghiacciante)
PROPOSTA DI LEGGE
“Modifiche alla legge 13 ottobre 1975, n. 654, e al decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, nella legge 25 giugno 1993, n. 205, per il contrasto dell’omofobia e della transfobia” Sulla scia degli episodi di omofobia e transfobia, che hanno funestato il nostro Paese negli ultimi anni, è diventato ineludibile affrontare un problema che da tempo le associazioni a tutela delle persone LGBTI denunciano. L’omofobia e la transfobia sono fenomeni affatto nuovi, ma l’eco mediatica di quanto accaduto di recente ha destato finalmente l’attenzione sociale e della classe politica. Nella violenza e nella discriminazione di stampo omofobico e transfobico la peculiarità dell’orientamento sessuale delle vittima, ovvero l’essere omosessuale oppure l’essere transessuale, così come l’essere donna, per fare un esempio, nella violenza sessuale contro di esse, non sono neutrali rispetto al reato, del quale costituiscono il fondamento, la motivazione e, in senso tecnico, il movente, né è neutrale rispetto ad essi l’autore del reato stesso, che si trova in uno stato soggettivo di disprezzo o odio rispetto alla vittima. Si ritiene che, per contrastare i reati motivati da stigma sessuale, in particolare modo nei confronti delle persone omosessuali e transessuali, sia più efficace, rispetto alla mera introduzione di una circostanza aggravante, prevedere l’estensione dei reati puniti dalla Legge Mancino-Reale anche alle discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere della vittima, così come previsto in numerose proposta di Legge già depositate in Parlamento nelle precedenti legislature. Si è sostenuto che l’estensione della Legge Mancino-Reale potrebbe condurre alla condanna tanto della mamma che suggerisse alla figlia di non sposare un bisessuale, quanto del padre che decidesse di non affittare una sua casa al figlio che volesse andare a vivere nell’immobile con il proprio compagno. E’ evidente che in una normale dinamica processuale queste ipotesi di scuola non potranno mai verificarsi per un motivo molto semplice, e cioè che la Legge Mancino-Reale si basa su una nozione di discriminazione il cui significato si può trarre sia dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, sia dalla Convenzione internazionale di New York del 7 marzo 1966 sulla eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, sia dall’art. 43, comma 1, del D.Lgs. n. 286/1988, successivamente meglio puntualizzata nella Direttiva n. 43/2000, recepita con il D.Lgs. n. 215/2003, nonché nella Direttiva n. 78/2000, recepita con il D.Lgs. n. 216/2003, che fa menzione anche dell’orientamento sessuale. Il bene giuridico tutelato è quindi ben individuato. In base al principio dell’offensività, che deve caratterizzare la condotta penalmente rilevante e che vincola il Giudice nell’interpretare e applicare la legge penale, ai sensi dell’art. 49, comma 2, del codice penale, se si verificassero le ipotesi richiamate, le stesse ricadrebbero nell’ambito dei reati impossibili, in quanto la condotta non sarebbe idonea a ledere o a porre in pericolo il bene giuridico protetto. Inoltre, la fattispecie delittuosa descritta dalla Legge Mancino-Reale è molto chiara e precisa, individuando condotte che vanno ben al di là della semplice manifestazione di un’opinione. Infatti, essa punisce l’istigazione a commettere una discriminazione o una violenza, non delle opinioni, quand’anche esprimano un pregiudizio. La differenza tra un mero pregiudizio e una reale discriminazione dipenderà ovviamente dalle condizioni di tempo e di luogo, nel corso delle quali si manifesterà il messaggio, dalle modalità di estrinsecazione del pensiero, da condotte precedenti dell’autore, e così via, in modo da verificare se il fatto si possa ritenere realmente offensivo del bene giuridico protetto. Il testo originario della Legge 22 maggio 1975, n. 152, cosiddetta “Legge Reale” stabiliva l’applicazione della sanzione penale solo per le discriminazioni e le violenze “nei confronti di persone perché appartenenti ad un gruppo nazionale, etnico o razziale”. Nel 1993, con il decreto-legge n. 112 del 26 aprile, cosiddetto “decreto Mancino”, convertito, con modificazioni, nella legge 25 giugno 1993, n. 205, vennero introdotte altre norme altre fattispecie, come ad esempio il fattore religioso, ed altre ancora ne furono introdotte, fino ad arrivare all’elenco attualmente presente nell’art. 3 della Legge n. 654 del 1975 e nelle leggi speciali che, ad esempio, rendono applicabile l’articolo 3 alle minoranze linguistiche. La presente legge si pone due obiettivi: da un lato modificare la misure delle pene previste dall’art. 3 c. 1 lett. a) e b) della Legge 13 ottobre 1975, n. 654; da un altro lato estendere la sua applicazione alle discriminazioni motivate dall’identità sessuale della vittima del reato, come definita -ai fini della legge penale- dall’articolo 1 della presente legge. L’art. 3 della predetta legge, che ratifica e dà esecuzione alla Convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, è stato modificato da ultimo dall’art. 13 della Legge 24 febbraio 2006, n. 85, sotto due profili: la descrizione della condotta incriminata e le pene previste. Nel testo risultante dalle modifiche apportate nel 1993 dal decreto Mancino la disposizione prevedeva, infatti, la reclusione fino a tre anni per chiunque diffondesse in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incitasse a commettere o commettesse atti di discriminazione per motivi razziali, etnici o religiosi. La legge n. 85 del 2006 ha dimezzato la pena della reclusione (ora prevista fino a un anno e sei mesi) e ha introdotto la pena della multa fino a 6.000,00 €, in alternativa a quella della reclusione; sotto un altro profilo, la condotta è stata ridefinita modificando il termine “diffusione” con quello di “propaganda” e sostituendo il termine “incitamento” con quello di “istigazione”. La Legge n. 85 del 2006, non punendo più la diffusione delle idee discriminanti, ma la propaganda, e non più l’incitamento a discriminare o a delinquere ma l’istigazione, introduce modifiche che potrebbero sembrare solo terminologiche, ma che in realtà dal punto di vista della legge penale introducono fattispecie più circoscritte e riducono il numero dei comportamenti punibili. Passando all’illustrazione del contenuto della presente legge, l’art. 1 definisce ai fini della legge penale l’identità sessuale e le sue componenti, in modo che la norma penale rispetti i principi di tassatività e determinatezza. Nella definizione delle componenti dell’identità sessuale sono ricompresi l’identità o i ruoli di genere, nonché i diversi orientamenti sessuali (omosessuale, eterosessuale o bisessuale) così come pacificamente riconosciuti dalla legislazione e dalle scienze psico-sociali, che nulla hanno in comune con comportamenti genericamente afferenti alla sfera sessuale, siano essi leciti o illeciti. L’articolo 2 reintroduce, in luogo della propaganda, la condotta della diffusione, in qualsiasi modo, delle idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale; prevede nuovamente, sia alla lettera a), sia alla lettera b) del comma 1 dell’art. 3 della Legge n. 654 del 1975, la condotta di incitamento in luogo dell’istigazione (fattispecie più circoscritta), in linea con la citata Convenzione e con lo stesso art. 3, comma 3, della suddetta legge (il quale incrimina l’associazione a fine di incitamento dell’odio razziale). Le pene previste differiscono per la gravità delle condotte realizzate. In caso di incitamento a commettere o di commissione di atti di discriminazione è mantenuta l’attuale previsione della reclusione fino a un anno e sei mesi – a tanto ridotta dalla riforma del 2006 – eliminando, tuttavia, l’alternatività con la multa. Analogamente, in caso di incitamento alla violenza o di commissione di atti violenti, non viene modificata la pena prevista che va da sei mesi a quattro anni. La scelta di non modificare le pene attualmente previste, anziché inasprirle così com’era nel testo vigente prima delle riforma del 2006, si giustifica alla luce delle modifiche alle sanzioni accessorie, come si dirà nell’illustrazione del successivo articolo 4 di questa proposta di legge. Coerentemente con il principio costituzionale della rieducazione del condannato, cui devono tendere le pene, appare più efficace – in materia di reati d’odio- l’applicazione di sanzioni accessorie, piuttosto che la reclusione. Ai fattori di discriminazione considerati dall’art. 3 della citata Legge Reale la presente legge aggiunge l’identità sessuale. L’articolo 3 coordina le altre disposizioni e le rubriche degli articoli dello stesso decreto-legge n. 122 del 1993 con il contenuto delle presente legge. L’articolo 4 modifica l’art. 1 del decreto-legge n. 122 del 1993 disponendo che il Tribunale applichi obbligatoriamente, e non solo facoltativamente, come fino ad ora previsto, con la sentenza di condanna, la comminazione della sanzione accessoria dello svolgimento dell’attività non retribuita a favore della collettività da parte del condannato. Tra i soggetti presso i quali predetta attività può essere svolta, sono inserite le associazioni che si occupano di tutela delle persone omosessuali e transessuali. L’attività non retribuita a favore della collettività dovrà essere svolta al termine dell’espiazione della pena detentiva per un periodo tra sei mesi e un anno – mentre attualmente, oltre ad essere facoltativa la comminazione, è prevista per un periodo massimo di dodici settimane-, e deve essere determinata dal giudice con modalità tali da non pregiudicare le esigenze lavorative, di studio o di reinserimento sociale del condannato. L’articolo 5 sostituisce il comma 2 dell’articolo 3 del decreto-legge n. 122 del 1993 specificando che la circostanza aggravante, nel caso di reati commessi per le finalità indicate dal comma 1, deve sempre essere considerata prevalente dal giudice rispetto alle circostanze attenuanti concedibili all’imputato. Nel testo attualmente in vigore, tale previsione, è formulata in modo da prevedere che le attenuanti non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto all’aggravante.
PROPOSTA DI LEGGE
Art. 1 (Identità sessuale) Ai fini della legge penale si intende per: 1) «identità sessuale» di una persona, l’insieme, l’interazione o ciascuna delle seguenti componenti: sesso biologico, identità di genere, ruolo di genere e orientamento sessuale; 2) «identità di genere», la percezione che una persona ha di sé come uomo o donna, anche se non corrispondente al proprio sesso biologico; 3) «ruolo di genere», qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse all’essere uomo o donna; 4) «orientamento sessuale» l’attrazione emotiva o sessuale nei confronti di una persona dello stesso sesso, di sesso opposto o di entrambi i sessi. Art. 2 (Modifiche all’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654) 1. Il comma 1 dell’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente: «1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, anche ai fini dell’attuazione dell’articolo 4 della convenzione, è punito: a) con la reclusione fino a un anno e sei mesi chiunque, in qualsiasi modo, diffonde idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o motivati dall’identità sessuale della vittima; b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o motivati dall’identità sessuale della vittima. 2. Al comma 3 dell’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, e successive modificazioni, le parole: «o religiosi» sono sostituite dalle seguenti: «religiosi o motivati dall’identità sessuale della vittima». Art. 3 (Modifiche al decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205) 1. Al titolo del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, le parole: «e religiosa» sono sostituite dalle seguenti: «, religiosa o motivata dall’identità sessuale della vittima». 2. Alla rubrica dell’articolo 1 del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, le parole: «o religiosi» sono sostituite dalle seguenti: «, religiosi o motivati dall’identità sessuale della vittima». 3.Al comma 1 dell’articolo 3 del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, sono apportate le seguenti modificazioni: a) la parola: «finalità» è sostituita dalla seguente: «motivi»; b) dopo le parole: «o religioso» sono inserite le seguenti: «o relativi all’identità sessuale della vittima». Art. 4 (Modifiche al decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205). 1. Dopo l’articolo 1 del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, è inserito il seguente: «Articolo 1-bis. (Attività non retribuita a favore della collettività). 1. Con la sentenza di condanna per uno dei reati previsti dall’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, o per uno dei reati previsti dalla legge 9 ottobre 1967, n. 962, il giudice dispone la sanzione accessoria dell’obbligo di prestare un’attività non retribuita a favore della collettività per finalità sociali o di pubblica utilità, secondo le modalità stabilite ai sensi del comma 2. 2.L’attività non retribuita a favore della collettività, da svolgersi al termine dell’espiazione della pena detentiva per un periodo tra sei mesi e un anno, deve essere determinata dal giudice con modalità tali da non pregiudicare le esigenze lavorative, di studio o di reinserimento sociale del condannato. 3.Possono costituire oggetto dell’attività non retribuita a favore della collettività: la prestazione di attività lavorativa per opere di bonifica e restauro degli edifici danneggiati con scritte, emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui al comma 3 dell’art. 3, L. 13 ottobre 1975, n. 654 ; lo svolgimento di lavoro a favore di organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato, quali quelle operanti nei confronti delle persone disabili, dei tossicodipendenti, degli anziani, degli extracomunitari o a favore delle associazioni a tutela delle persone omosessuali, bisessuali, transessuali o trangender; la prestazione di lavoro per finalità di protezione civile, di tutela del patrimonio ambientale e culturale e per altre finalità pubbliche. 4.L’attività può essere svolta nell’ambito e a favore di strutture pubbliche o di enti ed organizzazioni privati. ». 2. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro della giustizia determina, con proprio decreto, le modalità di svolgimento dell’attività non retribuita a favore della collettività di cui all’articolo 1-bis del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205. 3. All’articolo 1 del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205 sono abrogati i commi 1 bis, limitatamente alla lettera a), 1 ter, 1 quater, 1 quinquies e 1 sexies. Art. 5 (Modifiche all’art. 3 del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205). 1. Il comma 2 dell’art. 3 del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, è sostituito dal seguente: «2. La circostanza aggravante prevista dal comma 1 di questo articolo è sempre considerata prevalente sulle ritenute circostanze attenuanti, ai fini del bilanciamento di cui all’art. 69 c.p.».  

Testo a fronte

Normativa vigente A.C. 245

L. 13 ottobre 1975, n. 654

Ratifica ed esecuzione della convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, aperta alla firma a New York il 7 marzo 1966

Art. 3

1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, anche ai fini dell’attuazione della disposizione dell’articolo 4 della convenzione, è punito: 1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, anche ai fini dell’attuazione dell’articolo 4 della convenzione, è punito:
a) con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi; a) con la reclusione fino a un anno e sei mesi chiunque, in qualsiasi modo, diffondeidee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o motivati dall’identità sessuale della vittima;
b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi; b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o motivati dall’identità sessuale della vittima;
2.  (Soppresso).
3. È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell’assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da uno a sei anni. 3. È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o motivati dall’identità sessuale della vittima. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell’assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da uno a sei anni.
     
Normativa vigente A.C. 245
D.L. 26 aprile 1993, n. 122
MISURE URGENTI IN MATERIA DI DISCRIMINAZIONE RAZZIALE, ETNICA E RELIGIOSA MISURE URGENTI IN MATERIA DI DISCRIMINAZIONE RAZZIALE, ETNICA, RELIGIOSA O MOTIVATA DALL’IDENTITÀ SESSUALE DELLA VITTIMA

Art. 1

Discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi Discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o motivati dall’identità sessuale della vittima
1. (Il comma che si omette sostituisce l’art. 3, l. 13 ottobre 1975, n. 654). 1. Identico.
1-bis. Con la sentenza di condanna per uno dei reati previsti dall’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, o per uno dei reati previsti dalla legge 9 ottobre 1967, n. 962, il tribunale può altresì disporre una o più delle seguenti sanzioni accessorie: 1-bis. Identico.
a) obbligo di prestare un’attività non retribuita a favore della collettività per finalità sociali o di pubblica utilità, secondo le modalità stabilite ai sensi del comma 1-ter; a) soppressa; (v. infra, art. 1-bis)
b) obbligo di rientrare nella propria abitazione o in altro luogo di privata dimora entro un’ora determinata e di non uscirne prima di altra ora prefissata, per un periodo non superiore ad un anno; b) identica:
c) sospensione della patente di guida, del passaporto e di documenti di identificazione validi per l’espatrio per un periodo non superiore ad un anno, nonché divieto di detenzione di armi proprie di ogni genere; c) identica;
d) divieto di partecipare, in qualsiasi forma, ad attività di propaganda elettorale per le elezioni politiche o amministrative successive alla condanna, e comunque per un periodo non inferiore a tre anni (5). d) identica;
1-ter. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Ministro di grazia e giustizia determina, con proprio decreto, le modalità di svolgimento dell’attività non retribuita a favore della collettività di cui al comma 1-bis, lettera a). Abrogato. (La medesima disposizione è contenuta nell’art. 4, comma 2, della proposta di legge)
1-quater. L’attività non retribuita a favore della collettività, da svolgersi al termine dell’espiazione della pena detentiva per un periodo massimo di dodici settimane, deve essere determinata dal giudice con modalità tali da non pregiudicare le esigenze lavorative, di studio o di reinserimento sociale del condannato. Abrogato. (v. infra, art. 1-bis, comma 2)
1-quinquies. Possono costituire oggetto dell’attività non retribuita a favore della collettività: la prestazione di attività lavorativa per opere di bonifica e restauro degli edifici danneggiati con scritte, emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui al comma 3 dell’art. 3, L. 13 ottobre 1975, n. 654 ; lo svolgimento di lavoro a favore di organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato, quali quelle operanti nei confronti delle persone handicappate, dei tossicodipendenti, degli anziani o degli extracomunitari; la prestazione di lavoro per finalità di protezione civile, di tutela del patrimonio ambientale e culturale, e per altre finalità pubbliche individuate con il decreto di cui al comma 1-ter. Abrogato. (v. infra, art. 1-bis, comma 3)
1-sexies. L’attività può essere svolta nell’ambito e a favore di strutture pubbliche o di enti ed organizzazioni privati. Abrogato. (v. infra, art. 1-bis, comma 4)
Art. 1-bisAttività non retribuita in favore della collettività
1. Con la sentenza di condanna per uno dei reati previsti dall’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, e successive modificazioni, o per uno dei reati previsti dalla legge 9 ottobre 1967, n. 962, il giudice dispone la pena accessoria dell’obbligo di prestare un’attività non retribuita in favore della collettività per finalità sociali o di pubblica utilità, secondo le modalità stabilite ai sensi del comma 2.2. L’attività non retribuita in favore della collettività, da svolgersi al termine dell’espiazione della pena detentiva per un periodo da sei mesi a un anno, deve essere determinata dal giudice con modalità tali da non pregiudicare le esigenze lavorative, di studio o di reinserimento sociale del condannato.3. Possono costituire oggetto dell’attività non retribuita in favore della collettività: la prestazione di attività lavorativa per opere di bonifica e restauro degli edifici danneggiati con scritte, emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui al comma 3 dell’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, e successive modificazioni; lo svolgimento di lavoro in favore di organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato, quali quelle operanti nei confronti delle persone disabili, dei tossicodipendenti, degli anziani, degli stranieri extracomunitari o in favore delle associazioni di tutela delle persone omosessuali, bisessuali, transessuali o transgender; la prestazione di lavoro per finalità di protezione civile, di tutela del patrimonio ambientale e culturale e per altre finalità pubbliche;4. L’attività può essere svolta nell’ambito e in favore di strutture pubbliche o di enti e organizzazioni privati.
Art. 2Disposizioni di prevenzione.

(omissis)

Identico.
Art. 3Circostanza aggravante
1. Per i reati punibili con pena diversa da quella dell’ergastolo commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, ovvero al fine di agevolare l’attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità, la pena è aumentata fino alla metà. 1. Per i reati punibili con pena diversa da quella dell’ergastolo commessi per motivi di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso o relativi all’identità sessuale della vittima, ovvero al fine di agevolare l’attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime motivi, la pena è aumentata fino alla metà.
2. Le circostanze attenuanti, diverse da quella prevista dall’articolo 98 del codice penale, concorrenti con l’aggravante di cui al comma 1, non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a questa e le diminuzioni di pena si operano sulla quantità di pena risultante dall’aumento conseguente alla predetta aggravante. 2. La circostanza aggravante prevista dal comma 1 è sempre considerata prevalente sulle ritenute circostanze attenuanti, ai fini del bilanciamento di cui all’articolo 69 del codice penale.
Artt. 4-8(Omissis) Identico.
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Strana notte questa notte. Qualcosa sta accadendo e noi tutti dobbiamo contare sulle nostre forze.

Senza titolo

Strana notte, questa notte.

Una notte calda di estate, spezzata da violenti scrosci di temporale.

Sulla scena politica, grandi forze si stanno disponendo sulla scacchiera.

Un partito incentrato su Berlusconi sta guardando in faccia la sua paura più profonda: l’unico capo che gli dà senso di esistere sta per essere costretto a fronteggiare le sue responsabilità di nano morale.

Dall’altro lato, il Bildenberg sta dettando le sue condizioni.

Le sirene del rating sono suonate come fanfare di guerra soffiate dietro ad una collina nebbiosa e i maggiordomi del piddì hanno indossato un’aria corrucciata.

Probabilmente, il programma dei banchieri prevedeva la conferma dell’IMU e l’aumento dell’Iva allo scopo di far scorrere nelle loro tasche gli ultimi risparmi degli italiani.

E tutti si sarebbero dovuti piegare,

Però, la storia è fatta di uomini mentre, in fondo, è mia impressione che il PdL sia fatto di uomini, uomini disonesti, uomini pieni di difetti, ma comunque uomini, uomini più di quelli del piddì che, in questa notte piovosa, appagano solamente viscidi caporali.

Ecco quindi che, da un lato, abbiamo grottesca tragedia, e, dall’altro, abbiamo il freddo conto di uomini che si sono venduti l’anima.

Peccato che, forse colui che ha comprato la loro anima non avrà i soldi per pagarla e gli alleati grotteschi (con cui si erano messi assieme) stanno esplodendo come una banda di Ostrogoti riunitisi molti anni attorno un capo ora ferito e morente.

In questo oscuro cammino, per fortuna, si muovono anche figure che dispensano un po’ di luce.

Parlo, naturalmente, di papa Francesco: l’unico leader che sembra avere il coraggio di dire cose (scusate il gioco di parole) sacrosante.

Pensate che è andato a Lampedusa. Si è messo di fronte ai migranti. Ed ha detto che sono degli uomini.

Lo stupore che ho provato si è tramutato in tristezza nel momento in cui mi sono reso conto che mi stavo stupendo.

In fondo, però, è proprio nella notte buia che gli uomini più solidi ci ricordano che il cielo è sempre blu ed il prato è sempre verde.

Papa Francesco, secondo me, sarà una roccia grazie a cui tutti ci possiamo orientare.

Ed, in questo stesso momento, un altro barcaiolo sta conducendo nel mare in tempesta una barca tutta scassata.

Questa sera ho notato che i capelli di Beppe Grillo sono molto più bianchi di quelli che mi ricordavo. Al tempo stesso, i suoi occhi sono quelli di un uomo che ha preso una decisione.

Non so quale sia questa decisione: è possibile che decida di ritirare i parlamentari dal Parlamento come è possibile che decida di fare tante altre cose.

Prego che tenga duro e continui instancabile a seguire tutte le opzioni democratiche e pacifiche che ci permettano di tenere attaccata la spina di questa nostra fragile e malata Democrazia.

Ritengo fondamentale che noi tutti ci ricordiamo di essere italiani.

Dobbiamo assolutamente ricordarci chi siamo!

Siamo un popolo pieno di risorse che vengono sempre fuori quando ce n’è bisogno.

Questa sera ho l’impressione che siamo molto vicini a toccare il fondo.

Ed, a questo punto, non potremmo che rimbalzare.

 

http://www.youtube.com/watch?v=uFg-AmIFyNg

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Un sogno ed un metodo. Perché il Movimento 5 Stelle non può deviare da ciò che è.

Senza titolo

All’inizio, ho dato il mio voto al Movimento 5 Stelle perché, per far alzare dalle loro poltrone i signori dal PD e/o del PDL, l’unico modo era di farci sedere qualcun’altro.

Devo dire che questa scelta non mi ha deluso in quanto l’effetto è stato ancora più distrutti vo quanto mi aspettassi.

Non solo il PD è stato costretto a fare un governo con il PDL, gettando giù una maschera che, oramai, aveva del grottesco.

Soprattutto, ora, giorno per giorno, questi parlamentari stanno proponendo quei provvedimenti che tutti aspettavamo da anni e gli eletti del PD, come un sol uomo, a si affrettano ad opporsi punto a punto.

Ecco che quindi, grazie agli eletti a 5 stelle, si può dire che il re piddino è oramai definitivamente nudo e questa è obiettivamente una vittoria politica.

D’altro canto, dopo un po’, la curiosità su questo movimento mi ha spinto a capire meglio di cosa si trattasse.

Andando in giro per il blog di Grillo, trovo una prima definizione:

“Il MoVimento 5 Stelle è una libera associazione di cittadini. Non è un partito politico nè si intende che lo diventi in futuro. Non ideologie di sinistra o di destra, ma idee. Vuole realizzare un efficiente ed efficace scambio di opinioni e confronto democratico al di fuori di legami associativi e partitici e senza la mediazione di organismi direttivi o rappresentativi, riconoscendo alla totalità dei cittadini il ruolo di governo ed indirizzo normalmente attribuito a pochi.”

Poi vado sul cosiddetto non-statuto e trovo:

ARTICOLO 4 – OGGETTO E FINALITÀ
Il “MoVimento 5 Stelle” intende raccogliere l’esperienza maturata nell’ambito del blog www.beppegrillo.it, dei “meetup”, delle manifestazioni ed altre iniziative popolari e delle “Liste Civiche Certificate” e va a costituire, nell’ambito del blog stesso, lo strumento di consultazione per l’individuazione, selezione e scelta di quanti potranno essere candidati a promuovere le campagne di sensibilizzazione sociale, culturale e politica promosse da Beppe Grillo così come le proposte e le idee condivise nell’ambito del blog www.beppegrillo.it, in occasione delle elezioni per la Camera dei Deputati, per il Senato della Repubblica o per i Consigli Regionali e Comunali, organizzandosi e strutturandosi attraverso la rete Internet cui viene riconosciuto un ruolo centrale nella fase di adesione al MoVimento, consultazione, deliberazione, decisione ed elezione.
Il MoVimento 5 Stelle non è un partito politico né si intende che lo diventi in futuro. Esso vuole essere testimone della possibilità di realizzare un efficiente ed efficace scambio di opinioni e confronto democratico al di fuori di legami associativi e partitici e senza la mediazione di organismi direttivi o rappresentativi, riconoscendo alla totalità degli utenti della Rete il ruolo di governo ed indirizzo normalmente attribuito a pochi.”

Quindi vado a dare un’occhiata al programma e, nella sezione, Stato e Cittadini trovo una importante premessa:

“L’organizzazione attuale dello Stato è burocratica, sovradimensionata, costosa, inefficiente.
Il Parlamento non rappresenta più i cittadini che non possono scegliere il candidato, ma solo il simbolo del partito. La Costituzione non è applicata. I partiti si sono sostituiti alla volontà popolare e sottratti al suo controllo e giudizio.”

Nel seguito del programma, vedo una serie di proposte mirate a depotenziare la concentrazione di potere in mano alle consorterie politiche.

Quindi cosa è questo Movimento 5 Stelle?

Secondo me è un movimento rivoluzionario che vuole cambiare il modo in cui questa società vine governato per mezzi dell’introduzione di una democrazia liquida.

Ecco la definizione di wikipedia di “democrazia liquida”:

La democrazia liquida è un modo di esercizio della democrazia nella quale i cittadini possono decidere in che forma esercitare il proprio potere politico, scegliendo, nella massima libertà, se esercitare in prima persona il proprio potere politico, o se delegarlo a un suo rappresentante di fiducia (il delegato). La democrazia liquida integra sia i concetti di democrazia diretta, sia quelli di democrazia rappresentativa.
La chiave per interpretare questa tipologia di democrazia sta nella massima libertà di scelta dell’esercizio del diritto politico: il cittadino sceglie come, quando, e su cosa farsi rappresentare.

Il progetto, secondo me, è meritevole di supporto.

Non dico che questa sia l’unica soluzione.

Non dico che essa funzionerà.

Dico però che altre soluzioni, in giro, francamente non ne vedo.

Quindi vale la pena di spingere in questa direzione.

D’altro canto noto che, all’interno del movimento romano, ci sono molte persone che non sono della mia stessa idea.

Alcuni stanno cercando di creare una struttura nella quale una sorta di “dirigenza”, magari composta da coloro che partecipano maggiormente alle riunioni, conti più degli altri.

L’effetto di questa operazione si vede nel tentativo di organizzare una sorta congresso laziale dove “gli eletti” abbiano una maggiore possibilità di parola allo scopo di garantire una maggiore efficienza.

Ma quale efficienza? – mi chiedo.

Quella del PD?

Altri ritengono che i parlamentari abbiano diritto di “completare” il programma o di organizzare alleanze.

Qualcuno ritiene che gli eletti possano persino rimangiarsi gli impegni presi.

Alcuni arrivano persino ad arrogarsi il diritto di estendere il programma così, per silenzi assenso, aggiungendovi parti (inerenti tra l’altro temi estremamente sensibili) perché nel loro giro di amici (accuratamente selezionati) nessuno si oppone.

A costoro io chiedo: se abbandoniamo questo percorso, a noi, che rimane?

Prima di entrare nel movimento, sono entrato in contatto con diversi movimenti / partiti di “delusi dal PD” che erano accomunati solamente dalla ferrea convinzione di essere “antropologicamente” migliori degli altri.

Quando mi chiedevo da dove provenisse questa maggiore qualità antropologica la risposta non è mai stata soddisfacente ed alla fine, il dubbio veniva fugato dall’emersione di un gruppo di “dirigenti in erba” che, pretendendo di essere “più uguali degli altri”, facevano fuori ogni possibile concorrenza e si mettevano al comando di un partitino senza più alcun senso di esistere.

Nel Movimento 5 Stelle esiste una risposta.

Che ci rende meglio degli altri?

Un sogno ed un metodo.

Il metodo è una e-democracy di tipo liquido. Il sogno è che essa funzioni.

Questo sogno prevede che gli eletti siano semplici portavoce.

Se questi si “montano la testa” e pretendono di poter “interpretare” il pensiero della base e trascendere i limiti del programma, semplicemente il metodo salta.

Ora, alcuni avventori di questo forum propongono di abbandonare il metodo, e quindi il sogno.

Quindi mi viene da chiedere loro: che ci proponete in cambio?

Perché, per ora, io non ho visto nulla.

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Democrazia Liquida a livello di pozzanghera. Che ci stanno a fare gli attivisti a 5 stelle sul territorio locale?

di Guido Mastrobuono

FRATELLI GEMELLI.

La democrazia liquida è un tema affascinante ma, sulla piccola scala di un municipio, piccoli problemi sembrano susseguirsi con frequenza pressante.

Ci chiedono cosa vogliamo fare con l’aiuola. Ci chiedono di coprire la presidenza di una commissione. Ci chiedono di partecipare alle altre.

Come fare?

Intendo dire… come fare se si è deciso di far parte del Movimento 5 Stelle?

Vi anticipo la mia conclusione: se si ha il 51% dei consiglieri bisogna fare tutto e far funzionare il quartiere, se si ha il 49% non bisogna fare niente, soprattutto non bisogna votare nulla che non sia pienamente in accordo con il programma approvato prima delle elezioni.

E poi bisogna preparare la rivoluzione a 5 stelle avendo il ruolo più importante di tutti.

Il municipio è “il basso” da cui tutto dovrà partire.

Ma questo concetto è meglio raggiungerlo per gradi.

Se sto incominciando ad intuire i meccanismi che stanno nella testa dei collaboratori più stretti di Grillo e Casaleggio, il M5S è un partito rivoluzionario “in modo strano”.

Vuole rivoluzionare il paese… però… in fondo… non necessariamente.

Il Movimento 5 Stelle sembra voler rivoluzionare il “modo di fare politica”.

Poi, in un secondo tempo, se e solo se i cittadini italiani vorranno rivoluzionare il paese ci sarà una rivoluzione.

Se no… semplicemente no.

Ma cosa vuol dire “rivoluzionare il modo di fare politica”?

Sembra che l’idea sia quella  di fornire un esempio di gestione “di partito” per mezzo di tecniche di democrazia liquida che permettano una immediata partecipazione a tutte le decisioni programmatiche ed amministrative nonché la scelta, per mezzo di primarie, dei portavoce che verranno candidati nelle istituzioni repubblicane (ove continui a vigere il sistema costituzionale vigente).

In altre parole,  i militanti scelgono cosa fare, chi deve farlo, e come deve farlo.

Al momento, l’implementazione ne M5S di questo meccanismo è ancora incompleta.

La piattaforma informatizzata verrà sperimentata fra breve nel “solo” Lazio e, nel frattempo, i programmi nazionali, regionali, comunali e municipali sono stati compilati con il metodo dei “tavoli tematici” che, seppur dall’apparenza mostruosamente inefficiente, ha generato programmi infinitamente migliori di quelli degli altri partiti.

La ragione, secondo me, è che i partiti tradizionali devono assolutamente bilanciare interessi inconfessabili, obiettivi simbolici di bandiera, ed ottenere dimostrazioni di forza (basate sul concetto che sono buoni tutti a prevalere quando si ha ragione, ma a prevalere quando si ha torto ci riescono solo quelli veramente forti).

I cittadini, invece, vogliono solo vivere meglio. Ed il resto non conta.

Ecco che, mirando dritti all’obiettivo, i programmi del M5S sono più semplici, chiari e leggibili: tant’è vero che, nelle ultime elezioni sono stati scopiazzati un po da tutti.

Con una piccola differenza…

… quelli del M5S vogliono mettere in pratica il programma, non ammettono deroghe, e  sono molto poco disponibili alla tolleranza nei confronti di comportamenti “allegri” dei loro portavoce.

Per quanto riguarda il movimento, il portavoce non ha una delega in bianco: ha un programma in nero su bianco, sta lì a fare quello, e solo quello.

Ecco la ragione della poca felicità di alcuni cittadini parlamentari che si trovano, in alcuni casi, a dover votare contro “coscienza”.

Però, come si diceva, il M5S esiste allo scopo di cambiare il “modo di fare politica” e non mi pare che nessuno dei portavoce è stato costretto a candidarsi contro la sua volontà.

Ma sto divagando.

Veniamo ora alla domanda che ha generato questo scritto: quando ci vediamo con attivisti del tavolo dell’VIII municipio, che cosa ci stiamo a fare?

(Naturalmente le mie considerazioni possono essere estese ogni municipio).

Partirei da cosa non dobbiamo fare: non dobbiamo riscrivere i programmi di livello superiore.

E’ inutile: l’anarchia richiede disciplina e la democrazia liquida ne richiede di più.

Le entità di livello più basso esistono per realizzare nel loro microcosmo i programmi generali approvati da quelle di livello più alto.

In caso contrario, il movimento scoppia e non ottiene proprio nulla.

Per questo motivo, gli amici (e soprattutto i compagni) che cercano di riscrivere i programmi con abili colpi di mano, non potranno che restare delusi.

Però, a pensarci bene, noi “territoriali” non siamo per nulla svalutati, non siamo per nulla inutili, e non siamo secondi a nessuno.

Ermete Trismegisto notava che “come in alto, così in basso” ed, in un tutto armonico, ogni singola parte ha una sua propria dignità.

Gli attivisti del tavolo municipale costituiscono il terminale finale dell’intero sistema.

Per prima cosa, possono essere gli occhi del movimento e costituire una centrale di raccolta e prima elaborazione delle informazioni.

Per seconda cosa, gli attivisti del municipio sono gli unici che si interfacciano con i cittadini per caso, in maniera disinteressata, andando a fare la spesa, prendendo un caffè o portando i figli a scuola.

Non cercano supporto per alte iniziative politiche e sociali, non cercano di “vendere” campagne politiche di più ampio respiro, vogliono solo che nel quartiere si viva meglio.

Per questo motivo la gente parla loro e, se sapranno meritarlo, la gente si fiderà persino di loro.

Ecco che quindi gli “attivisti municipali” sono gli unici che possono avere un rapporto umano tale da introdurre le tematiche della democrazia liquida a persone che, magari, non hanno dimestichezza né con internet ne con modelli politici complessi.

In altre parole, sono gli unici che hanno la possibilità di risolvere le debolezze della democrazia liquida e cioè la necessità di formazione e la sua inumanità.

La necessità di formazione nasce dal fatto che la democrazia liquida non è banale da comprendere né è facile parteciparvi.

Non stiamo parlando di un monte impossibile da scalare ma, comunque, è necessaria la messa in campo di aule permanenti che spieghino come, quando e cosa si vota, come si accede ad internet e, nel tempo libero, magari stimolino la discussione sulla società che si potrebbe decidere di costruire.

Serve insomma educazione civica.

Le decisioni prese direttamente non potranno essere migliori di coloro che le prendono.

Ed oltre a ciò c’è una funzione ancora più importante.

Gli “attivisti municipali” hanno il compito di prendere una enorme comunità virtuale e concretizzarla in un micro comunità reale e locale che ne concretizzi i valori.

Francamente non mi pare poca cosa né dal punto di vista politico né, e soprattutto, dal punto di vista umano.

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