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Quindi, ora che sapete come, rinnovo il nostro invito a commentare ogni nostro intervento.

Hotel Liolà – Pontecorvo

L’hotel Liolà è la soluzione che consigliamo ai nostri ospiti che cercano un posto per dormire comodo e facile da raggiungere (sia dall’autostrada che dal luogo della cena).

L’hotel è bello ed è molto classico. Il personale ci è parso gentile e c’è la possibilità di mangiare all’interno.

Si trova all’uscita di Pontecorvo dell’autostrada A1 (Roma – Napoli).
Visualizzazione ingrandita della mappa

Dato che ci dormiremo in parecchi, ci hanno proposto una tariffa agevolata quindi, se ci dormite, fatecelo sapere che vi diciamo quanto ci hanno promesso di farvi pagare.

Se vi attira, fateci sapere che lo prenotiamo.

Qualità: Alta
Facilità di raggiungimento: Alta
Prezzo: Medio-Alto
Stanze: 40

Log in = collegarsi = dire chi si è

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  • cliccate sul link.

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  • uno in alto a destra,
  • uno a destra al centro sotto il titolo “Log in / Log Out (utenti registrati)”,
  • uno in basso a destra sotto il titolo “Meta”.

Non importa quale usate, i link portano tutti alla stessa pagina.

E’ interessante notare che esiste una casellina quadrata con, a fianco, scritto “Ricordami”. Se la cliccate, il vostro PC si ricorderà chi siete e non dovrete fare log in.

Se perdete la password

Scrivetemi cliccando qui. Penserò io a tutto.

Perché il mondo cambia…

Durante la nostra convalescenza a San Pancrazio, Antonio mi ha parlato di Don Tonino Bello.

Sonia lo conosceva già, io ho letto qualcosa di suo.

Quell’uomo aveva intuito come il messaggio cristiano può essere lo spunto per l’abbraccio fraterno tra i popoli che, alla fine, è l’unica speranza di salvare questo nostro piccolo mondo.

Penso che vedrete apparire “Don Tonino” molto spesso nella storia che noi ci stiamo apprestando a raccontare.

I COCCODRILLI IN FONDO ALL'ANIMA

dal Diario della marcia di Sarajevo, dicembre 1992

Poi rimango solo
e sento per la prima volta una grande voglia di piangere.
Tenerezza, rimorso
e percezione del poco che si è potuto seminare
e della lunga strada che rimane da compiere.

Attecchirà davvero la semente della nonviolenza?
Sarà davvero questa la strategia di domani?
E’ possibile cambiare il mondo
col gesto semplice dei disarmati?

E’ davvero possibile che,
quando le istituzioni non si muovono,
il popolo si possa organizzare per conto suo
e collocare spine nel fianco a chi gestisce il potere?
Fino a quando questa cultura della nonviolenza
rimarrà subalterna?

Questa impresa contribuirà davvero
a produrre inversioni di marcia?
Perchè i mezzi di comunicazione
che hanno invaso la Somalia
a servizio di scenografie di morte,
hanno pressochè taciuto
su questa incredibile scenografia di pace?

Ma in questa guerra allucinante
chi ha veramente torto e chi ha ragione?
E quale è il tasso delle nostre colpe
di esportatori di armi
in questa delirante barbarie
che si consuma sul popolo della Bosnia?

Sono troppo stanco per rispondere stasera.
Per ora mi lascio cullare da una incontenibile speranza:
le cose cambieranno, se i poveri lo vogliono.

don Tonino Bello

E così, dopo i quadricipiti… addominali

Avevamo due giorni in Salento e, per paura di riposarci troppo, abbiamo pensato bene di accogliere un autista salentino nella nostra fiancata.

E’ accaduto sabato mattina, poco dopo le 9 e 30.

In una svolta a sinistra, dopo che le macchine dietro di noi si erano fermate per farci svoltare, l’autista salentino di cui sopra ha pensato di superare l’intera fila e schiantare la sua Opel Corsa sul mozzo posteriore sinistro della nostra Alfa 147.

Ne è conseguito un bel botto ed un movimento a trottola: la macchina ci ha protetto deformandosi e nessuno si è fatto (troppo) male. Noi abbiamo avuto il piacere di provare i fasti della sanità pugliese.

All’ospedale di Manduria, un ferito grave ha buone probabilità di morire cercando il pronto soccorso che si trova nascosto sulla sinistra.

Inforcato il pronto soccorso si riceve il benvenuto dal fatto che, sul cartello in entrata, il primario ha perso il “pri” ed è rimasto solamente “mario”.

A fianco, una matita impietosa ha scritto “mario chi?”.

Mario chi?

Il pronto soccorso si è rivelato pronto come da premesse e così, dopo sole sei ore, il dottore di turno mi ha chiesto:

“Cosa è successo?”

“Un salentino mi è entrato nella fiancata a 120 all’ora”.

“E tu come ti senti?”

“Contrariato”

“Goditi l’oggi perchè domani starai malissimo: vomiterai, ti si addormenteranno le mani, avrai le vertigini, dolori articolari e tutto il resto.

Otto giorni con il collare e poi se stai bene stai bene, se no, non stai bene”

Questa è vera saggezza salentina, carpe diem. Certo che, se ci diceva anche come usare il collare, il servizio sarebbe stato extra lusso.

Quando gli chiesi il certificato con i giorni egli mi ha detto che no… che prima dovevo pagare… si trattava di un certificato opzionale da consegnarsi previo pagamento di piccola cifra per servizietto intra-moenia (25 euri+5 di IVA).

Comunque nessun problema, saremmo dovuti andare al CUP, pagare, e lui ci avrebbe dato subito il certificato che era come fosse già pronto.

Quando abbiamo chiesto all’infermiera dove fosse il CUP (qualunque cosa fosse), ella ci ha guardato come se fossimo scemi.

Mentre io pensavo di spiegarle che io ero sì scemo ma a causa di un salentino che aveva deciso di transitare per il retrotreno della nostra auto(non-più)mobile, lei ci ha detto che il CUP è un ufficio che fa orario di ufficio e neanche tutto.

Dopo che io gli dicevo che il dottore ci aveva detto che avrei potuto pagare subito mi ha detto di stare tranquillo in quanto quel dottore non sapeva nemmeno che giorno era.

Io non mi sono sentito tranquillo ma ho accettato la necessità di ripassare li lunedì per il certificato.

La gente in sala d’aspetto, con la quale, nelle ultime sei ore, avevo intessuto una relazione è stata molto carina e ci ha chiesto come è andata.

“Beh, mi hanno distrutto la macchina. Sono stato visitato da un medico che non sapeva nemmeno che giorno fosse che mi ha detto di sorridere perchè il domani sarà peggiore. Però non riesco a non essere allegro.”

Parlando seriamente… era vero.

In questi giorni siamo stati allegri, Sonia ed io. Lo siamo stati perchè il destino con una mano ci ha tolto e con due ci ha donato.

L’incidente poteva essere molto grave e non lo è stato.  A San Pancrazio c’è pieno di persone che ci vogliono bene: e ci siamo sentiti protetti e coccolati. Verremo ripagati di tutte le spese.

Siamo un po’ sgarrupati ma, indipendentemente dal verdetto del medico fatalista, le fosche previsioni sono state ridotte a dolori muscolari tutto sommato sopportabili e diminuenti di giorno in giorno.

Soprattutto, il collare ci impedisce di muovere il collo, e conseguentemente, dopo i quadricipiti esercitati con i mobili IKEA, ci è stato fornito un nuovo trainer per i nostri addominali che renderà più calzante il vestito da sposa ed aumenterà le mie probabilità di entrare nel panciotto.

Paccoli, collari e barocco.

Soprattutto, quanto accaduto ci ha ricordati quanto è bello tutto ciò che stiamo ricevendo dalla vita.

PS

Dopo l’incidente, Sant. Antonio sta battendo cassa in tutti i modi, ma questa è un’altra storia da raccontare in seguito.

Rocca Secca e l’Unità d’Italia

Dopo il 1860, con l’Unità d’Italia e con la costruzione della ferrovia Roma-Napoli, la situazione sociale cambia, ma molti roccaseccani emigrano per cercare lavoro al Nord o all’estero. L’economia e la vita del paese rimangono invariate anche durante i primi anni del Novecento, fino all’inizio della II Guerra Mondiale.

Ha inizio uno dei periodi più oscuri della storia del paese, che deve pagare un tremendo tributo in vite umane e subire una profonda distruzione. É scelto per la sua posizione, per la presenza della stazione ferroviaria e per il ponte sul fiume Melfa, come quartier generale del XIV Panzerkorps e del generale Frido Von Senger und Etterlin. Ma l’importanza strategica si rivela fonte di vessazioni per Roccasecca, che dovette subire durissimi e continui bombardamenti da parte degli Alleati, culminati con il tremendo attacco alla stazione ferroviaria del 13 ottobre 1943. Dopo la guerra, i lunghi anni della povertà e della ricostruzione, poi il boom economico, la nascita delgli stabilimenti industriali, lo sviluppo del paese intorno alla ricostruita stazione ferroviaria, sempre nella certezza di lottare per costruire un domani migliore. Il 14 settembre 1974 Roccasecca riceve, in occasione del VII centenario della Morte di San Tommaso, la visita del Santo Padre Paolo VI.

(Vedi la storia precedente)

Vestito da Sposo

Negli ultimi anni, da quando vivo a Roma, la qualità dei miei abiti era andata decisamente scemando.

Genova ha molti difetti ma, fino ad ora, si era dimostrata impareggiabile in due cose: i cocktail ed i negozi di vestiti (per uomo).

Oramai non bevo quasi più e, di conseguenza, la mancanza dei cocktail non mi fa tremare le vene ai polsi: per quanto riguarda gli abiti, a Genova, ero abituato che nei negozi di fiducia, i commessi, con un semplice colpo d’occhio, capiscono cosa ti sta bene e, sostanzialmente, ti vestono.

Negli ultimi anni, a Roma, entravo in un negozio ed i commessi tendevano a rifilarti un vestito facendo ben attenzione a non tirarne fuori più di due. Il tutto condito da distratta maleducazione ed antipatia.

Su consiglio di un amico sono andato da Castiglioni in via Regina Margherita: ed è stato un piacevole ritorno al passato.

A differenza dei precari svogliati degli altri negozi romani, ci siamo trovati ad interagire con veri professioniti, di una gentilezza estrema e dotati di un occhio eccellente.

Tre parole ed hanno capito quello che volevo, l’abito da sposo è uscito al primo tentativo ed è iniziato lo studio delle modifiche.

Per le prove, forniscono camicia, scarpe, gemelli e tutti gli accessori in modo che uno si faccia un’idea di come l’abito sta veramente.

Da Castiglioni le modifiche sono comprese nel prezzo ed, alla seconda prova, l’abito mi calzava perfettamente.

Sono cosciente del fatto che  questo articolo sembra una pubblicità ma, in realtà, questo desiderio di qualità dei servizi è un desiderio di una società diversa.

L’Italia che sta venendo costruita negli ultimi anni è una comunità di fanfaroni tutti tesi a derubarsi a vicenda. Per evitare il latrocinio, bisogna servirsi dalle grandi catene.

Questo fa sì, da un lato, che si perda il rapporto con i fornitori, e, dall’altro, che il potere economico si sposti nelle mani di pochissimi super ricchi.

Si sta tornando in una società di nobili e di servi, Don Abbondi, Azzecca Garbugli, vasi di coccio e vasi di ferro.

Sarò antiquato ma io sono ancora per l’abbondante diffusione della vecchia cara classe media, padrona di sè stessa, ed artefice della propria fortuna.

Per questo, realtà come Castiglioni vanno tutelate.

Rocca Secca ed il Ducato di Sora

Dopo il 1550 alcuni abitanti della rocca scendono a valle dando origine all’attuale Roccasecca Centro, al Castello ed a Caprile. Nei secoli che seguono gli abitanti di Roccasecca vedono avvicendarsi al potere del loro castello gli Angioini, lo Stato Pontificio, gli Aragonesi, a seconda del Signore che domina in quel momento la Valle del Liri. È solo nel 1583 che Roccasecca acquista un po’ di pace e di serenità: viene infatti venduta dai conti D’Aquino al duca di Sora Giacomo Boncompagni che ne fa un suo feudo. Un secolo più tardi Roccasecca cade come tutta l’Italia meridionale sotto il giogo degli spagnoli; la vita del paese nei due secoli che seguono è alquanto grama: nel Settecento malattie, siccità e un’eccessiva pressione fiscale riducono drasticamente il numero degli abitanti.

Roccasecca fotografata da Guido

Il duca Gaetano Boncompagni si interessò personalmente del trasferimento della sede vescovile di Aquino, da anni insediatasi a Pontecorvo, fuori dai confini del regno di Napoli e dal territorio ducale, a Roccasecca, dove con un apposito piano urbanistico fu riammodernato anche il centro abitato. Gaetano concesse il palazzo Boncompagni di Roccasecca al vescovo quale sua residenza e sede del seminario e del tribunale diocesano.

(Vedi la storia precedente, Vedi la storia successiva)