Ricchezza e povertà in Germania

Jakob Augstein, commentatore progressista, su Der Spiegel attacca il rapporto del governo sulla povertà in Germania: hanno provato ad abbellire i dati ma non ci sono riusciti, le diseguaglianze sono troppo evidenti. Da Der Spiegel.

Pit stop in Hyde Park

Il governo federale ha cercato di abbellire il “Rapporto sulla povertà” – tuttavia i dati ci mostrano ugualmente la miseria sociale nel nostro paese. Dieci anni dopo il lancio dell’Agenda 2010, dell’economia sociale di mercato non c’è piu’ traccia.

“La ristrutturazione dello stato sociale e il suo rinnovamento sono diventati inevitabili. Non si tratta di dare il colpo di grazia, piuttosto di conservare l’essenza dello stato sociale”. Parole pronunciate da Gerhard Schröder nel suo discorso del 14 marzo 2003 con il quale annunciava l’Agenda 2010.

Dieci anni dopo è chiaro: l’obiettivo è stato mancato, lo stato sociale colpito duramente. La Germania sta diventando una società di classe. Dovremo riabituarci al concetto. Sono finiti i tempi in cui il capitalismo sociale faceva almeno credere possibile il “benessere per tutti” (Ludwig Erhard). L’era dell’economia sociale di mercato è finita.

C’è stato un grande esproprio. Ma in Germania non sono stati i ricchi ad essere espropriati. Piuttosto il popolo.

Il “Rapporto del governo federale sulla ricchezza e la povertà in Germania”, presentato la scorsa settimana (qui un riassunto e qui una verifica dei fatti) ce ne dà una testimonianza. Bisogna guardare da vicino per decifrare il triste messaggio. Nei mesi che hanno preceduto la pubblicazione il governo si è sforzato molto per abbellirlo e manipolarlo.

Ma in verità non hanno potuto fare nulla per cambiarlo: la Germania è un paese con grandi ingiustizie. Nel 1970 il decile piu’ alto dei tedeschi dell’ovest possedeva il 44% delle attività finanziarie nette. Nel 2011 erano il 66%. Le imposte sui salari, i redditi e i consumi – sostenute dalla massa – sono pari all’80% del totale delle entrate fiscali, le imposte sui redditi d’impresa e i profitti sono solo il 12%. Quasi 8 milioni di tedeschi ricevono un cosidetto basso salario (Niedriglöhn). 12 milioni di individui vivono al limite o sotto la soglia di povertà. Il 25% degli occupati in Germania ha un lavoro precario: lavoro interinale, lavoro a tempo, contratti d’opera, tirocini. Il 50% dei nuovi posti vacanti è a tempo determinato.

Chi ne approfitta si crea la propria rappresentazione della realtà

Si potrebbe andare avanti con altre statistiche, alcune sono nel rapporto, altre sono state compilate dagli scienziati sociali. Ma tutto cio’ in realtà è risaputo da tempo. La maggioranza delle persone continua ad alzare le spalle con indifferenza. “Resta aperta una sola domanda: perché non c’è nessuna resistenza nei confronti dei redditi troppo elevati o verso gli aumenti di ricchezza eccessivi?”, si chiede lo storico Hans-Ulrich Wehler.

Wehler dovrebbe conoscere la risposta: che cosa sono i numeri rispetto agli interessi? E che cos’è la verità rispetto alle strutture del potere? L’industria, i partiti di governo, una larga parte dei media, ricercatori e istituti di ricerca docili – tutti aiutano a negare i fatti, a relativizzare, a ignorare. Il cartello di chi ne approfitta è cosi’ forte che non si deve piu’ nemmeno prendere in considerazione la realtà dei fatti. Hanno creato una nuova realtà.

E quando non si hanno piu’ argomenti, arriva l’affermazione: il denaro non rende veramente felici. Come recentemente ha detto il deputato Matthias Zimmer (CDU) durante il dibattito al Bundestag: “l’intero dibattito viene condotto pensando solo ai fattori materiali”.

Un sistema della menzogna

Nel frattempo possiamo assistere al declino di questa società con i nostri occhi. Le scuole cadono a pezzi, le città si sgretolano, le strade sono fatiscenti, agli incroci ci sono persone che tirano fuori dalla spazzatura i vuoti a rendere. Ma ci hanno insegnato a non fidarci piu’ dei nostri occhi e a considerare le ingiustizie necessarie e le assurdità ragionevoli. Tutto serve ad uno scopo: lasciar fluire verso l’alto i redditi che vengono prodotti in basso e allo stesso tempo fare il possibile per nascondere quello che accade. Le leggi, la struttura delle tasse, i valori – il sistema.

E’ un sistema della menzogna. Gli ideologi del liberalismo parlano volentieri di obiettivi da raggiungere. Ma non viviamo in una società meritocratica, piuttosto in uno stato corporativo. Nel suo discorso sull’Agenda, 10 anni fa Schröder aveva detto: “Non è accettabile che in Germania le possibilità di iscriversi ad un liceo siano per un giovane della borghesia da 6 a 10 volte piu’ alte rispetto a quelle di un giovane proveniente da un famiglia di lavoratori”. Ed oggi Sigmar Gabriel al Bundestag ancora una volta ha detto: “Lo stato sociale deve fare in modo che le origini non diventino un destino. Non vogliamo che siano le origini a determinare il destino degli individui”.

Gli obiettivi di politica sociale sono stati mancati. Quelli di politica economica raggiunti. L’agenda politica introdotta da Schröder e portata avanti da Merkel, ha rafforza l’economia tedesca, ma ha indebolito i tedeschi.

Il rapporto sulla povertà nel suo punto piu’ sconvolgente mostra quante poche illusioni si facciano ancora i cittadini sulla realtà tedesca. Quando si chiedono le cause della ricchezza nella società, un quarto nomina le capacità e il duro lavoro. Un numero molto piu’ grande la riconduce alle origini (46 %) o alla rete sociale (39 %). Quelli molto delusi considerano la disonestà (30%) e le ingiustizie del sistema economico (25%) come le ragioni principali del benessere economico.

Che cosa è piu’ spaventoso: il realismo delle persone oppure la loro passività?

Link Originale: http://vocidallagermania.blogspot.it/2013/03/ricchezza-e-poverta-in-germania.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed:+blogspot/mlmqBS+(Voci+dalla+Germania)

Fantasticando su un piano B

Illusion (13/52 Week)

I fatti essenziali:

  • In questi giorni, Bersani & C. danno a vedere di essere disposti a fare (a qualsiasi costo) un accordo con il M5S e in questo sono aiutati da una stampa compiacente che enfatizza sia i loro tentativi (spesso contraddittori e mal preparati, come per esempio gli 8 punti*) che tutto ciò che minimamente avvalora una possibile disponibilità del Movimento.
  • Nel frattempo la magistratura, sta affrettando i tempi dei processi a Berlusconi, tanto che si è arrivati a una scenetta alla Totò, con una visita fiscale a un ricoverato in ospedale. Benissimo tutto regolare.
  • Il mandato del Presidente Napolitano scade il 15 maggio 2013, siamo nel semestre bianco e non si possono scogliere le Camere.

Possibile evoluzione dei fatti:

  • Il Presidente della Repubblica non può (anche se constata l’impossibilità di formare un governo) scogliere le Camere e probabilmente opterà (per il bene della Nazione che richiede governabilità) per un Governo di minoranza.
  • Il PD potrà dimostrare che non per sua colpa sono falliti i tentativi di formare un governo con il M5S, ma per l’ostinata e ingiustificata indisponibilità di questa formazione (come d’altronde i mezzi d’informazione hanno documentato).
  • La magistratura giungere a sentenza nei confronti di Berlusconi e sarà piuttosto difficile per lui questa volta evitare l’autorizzazione a procedere (i voti PD, Monti e M5S lo inchioderanno).

Tutto sembra tornare, il PDL senza Berlusconi, non avrebbe più coesione, né futuro e molti dei suoi senatori sarebbero disposti a migrare nel PD, che potrà governare con una maggioranza solida. Avrebbe tutta una legislazione per cercare di smontare il M5S.

Una curiosità nel sito Avaaz (bandiera democratica della rete….) ci sono due campagne interessanti, da non perdere:

http://www.avaaz.org/it/italy_people_gov_c/?fp

http://www.avaaz.org/it/stop_berlusconi_fb_today/?vc

Sarà che sono troppo fantasioso o semplicemente che le strade in Italia non sono mai dritte e le soluzioni mai a portata di mano, ma non riesco proprio a credere che il PD possa pensare seriamente di riuscire ad accordarsi con il M5S. Non riesco a capire come possa basare tutta la sua attuale azione politica su questo tentativo che per la distanza delle rispettive posizioni e per quanto detto e fatto in campagna elettorale era l’ultima cosa da proporre. Per questo mi viene da pensare che sia un semplice diversivo, un modo come un altro per darsi un tono di sinistra, mentre si lavora per ben altre soluzioni.

Bernardo Luraschi

L’unica proposta politica che non fa mai nessuno

Chi getta semi...

I partiti hanno fallito.

Non c’è dubbio.

Hanno fallito nella loro funzione costituzionale che è quella di fare da tramite tra le istituzioni ed i cittadini.

Hanno fallito nella loro funzione educativa e formativa.

Hanno fallito nel loro ruolo di tutori della sovranità dei cittadini.

D’altro canto, le soluzioni che mi sento proporre per reagire a questo fallimento passano sempre e comunque attraverso la rinuncia a tutti questi servizi.

Veniamo convinti come la volpe dell’utilità di denigrar quell’uva che la sorte ci ha voluto negare.

Ed adesso ci offrono due opzioni.

Da una parte si propone di votare leader carismatici, cotonati e plasticati, rinunciando però all’esistenza di un partito.

Il leader ci può governare. Forse ci può arricchire. Di sicuro non fa da tramite con nulla, non forma e non tutela.

Il risultato di questa opzione si può condensare nella parola “Berlusconismo”.

I cittadini non si rendono conto che, schegliendo un leader ed abdicando in suo favore ogni loro scampolo di sovranità, alla fine smettono di essere cittadini e si ritrovano sudditi.

Dall’altra parte si propone ai cittadini di intervenire su forum impersonali, inserire interventi di pochi minuti, e poi pretendere che la soluzione emerga magicamente cucendo assieme interventi di persone che non si conoscono, non si sono minimamente qualificate ed, alla fine, non si sono nemmeno ascoltate.

Cosa hanno in comune questi due “proposte politiche”?

Semplice: la proposta ai cittadini di fare politica senza entrare in contatto gli uni con gli altri.

La proposta di essere isole di un arcipelago nel quale le barche sono piene di buchi ed è pura follia anche solo pensar di toccare una spiaggia situata oltre il mare.

Dopo tutto ed in fondo, se ci pensate bene, l’impossibilità del contatto con chi è “altro” da noi ci fa stare tranquilli.

Il prossimo puzza, sporca, parla a vanvera e importuna le zie zitellone.

Però, senza scambi col prossimo, l’unica politica che ci è dato di fare  è chiamata “oppressione”.

Oppressione donata e oppressione subita.

La diversità è ricchezza ed è sale di una vita che altrimenti si spegne. Io desidero trovare un modo di usare questa ricchezza per alimentare la mia vita personale, spirituale e politica.

Nella politica italiana attuale, quella che ci manca è la proposta di creare comunità.

Il soggetto politico che vado cercando deve invece partire dal concetto di creare tante piccole polis che imparino a federarsi e convivere.

Ciò, a mio avviso, non deve essere fatto in ragione di un odio comune e nemmeno di un interesse comune.

L’interesse comune non implica il “fare assieme”. Implica invece l'”usarsi a vicenda” e finisce immancabilmente con il più forte che opprime (cioè utilizza indiscriminatamente) il più debole.

Al contrario, la convivenza delle diverse polis può avvenire unicamente a valle di un sogno.

Parlo di un’idea di civiltà più bella, buona e giusta che si vuole realmente perseguire con l’unico limite del rispetto per la vita dell’essere umano.

Questo sogno tiene più caldo di qualsiasi odio, perchè a differenza dell’odio non consuma chi lo prova, ed è più forte di qualsiasi interesse, perchè a differenza dell’interesse rafforza l’unione delle persone mammano che ci si avvicina all’obiettivo comune.

Spero di trovare altre persone che abbiano questa stessa mia esigenza in quanto, una volta che si mette assieme un gruppo di fratelli anche piccolo piccolo, le problematiche per trasformarlo in comunità possono essere tutte agevolmente superate.

– Articolo originalmente proposto il 5 dicembre 2012 –

Il sorriso di una venditrice di pentole ed una notte di torbida passione (ovvero “Gli otto punti di Bersani”)

Villa Sbertoli

E’ passata quasi una settimana da quando parlavo con quella mia amica, militante di SEL, che mi anticipava come la proposta del PD, basata su punti chiari di straordinaria forza politica, avrebbe messo il Movimento Cinque Stelle nella sostanziale impossibilità di negare il suo appoggio al governo Bersani.

Francamente, l’idea mi pareva decisamente infondata.

Di base, una lista di promesse è tanto lontana da una sequenza di azioni quanto il sorriso di una ragazza, magari intenta a venderti una batteria di pentole, è lontano da una notte di torbida passione.

Inoltre, considerando le esperienze pregresse, ritenevo difficile che il PD sarebbe riuscito a risultare tanto credibile da trasformare un foglio di carta con una lista di sogni in uno strumento di pressione politica.

Ero cosciente della dipendenza di PD e PDL dal castelletto delle loro clientele (generatrici, secondo me, di una decina di milioni di voti) e della dipendenza di queste clientele dalla ragionevole certezza della cosiddetta “alternanza” e cioè della permanenza del governo in mano ad uno dei due partiti maggiori del PUD€ (che sono, appunto, il PD ed il PDL).

Ero cosciente che il PD avrebbe promesso qualunque cosa pur di andare al governo.

Dato che gli attivisti del Movimento Cinque Stelle hanno capito queste cose prima di me, le parole della mia amica mi parevano il risultato di quello che gli inglesi chiamano “wishful thinking”.

Ritenevo però che il PD, seppur incapace di governare, fosse almeno capace a promettere.

Mi sbagliavo.

Per promettere bisogna interloquire. Per inter-loquire bisogna loquire.

Ed al PD servirebbe l’aiuto di un logopedista.

Ora, dopo aver letto le otto proposte di Bersani, mi sono reso conto che non potrò mai sapere la reazione del M5S al piano anticipatomi dalla mia amica in quanto esso non è semplicemente stato messo in pratica.

Non potrò mai conoscere la reazione dei parlamentari grillini ad una proposta del PD in quanto essa non è mai stat presentata me ne farò una ragione.

Propongo a tutti gli amici di

Ed al tempo stesso mi godo l’analisi logica presentata dell’impietoso Uriel Fanelli che vi riporto nel seguito.

Personalmente l’ho trovata esilarante.

Probabilmente è perché non li ho votati.

Mi scuso anticipatamente del linguaggio triviale dell’autore ma, si sa, Uriel è fatto così e così ci piace.

Mentre il PD, così com’è fatto, non ci piace proprio per nulla.

Riporto nel seguito l’articolo di Uriel Fanelli…..

Otto punti al setto nasale.

Scritto da

Io non sono un mostro della comunicazione. Se lo fossi il mio blog avrebbe formato un partito e avremmo vinto. Probabilmente non so tenere un comizio, e il 100% dei miei skill di Powerpoint vengono da un corso che mi ha fatto un tizio di McKinsey. Cosi’ probabilmente se il mio ipotetico partito, diciamo CND (CazzottoNeiDenti) (1) avesse otto punti da condividere con altri partiti, sono certo che non sarei all’altezza, che so io, di Obama , o di Hollande, o di chiunque altro. Sono pronto a scommettere, pero’, che potrei battere Bersani ed il PD semplicemente guardandoli, tipo Raoh il Re di Hokuto. Voglio dire, ma avete visto “gli otto punti programmatici”?

Vedete, noi oggi ci chiediamo come un partito che va in TV, come il PD, e ha fior di soldoni per la campagna, si sia fatto battere da un singolo personaggio che girava in Camper per il paese e ha ripetuto 72 volte lo stesso copione.(2) La risposta e’ semplice: non sanno far politica. E non la sanno fare perche’ non sanno comunicare. Ma non sto parlando di sofisticati skill legati alla comunicazione moderna, non sto parlando di chissa’ quale expertise legata all’uso dei mass media. No, sto dicendo che nel PD non sono capaci di usare LA LINGUA ITALIANA nella maniera corretta. Il loro italiano e’ peggiore del mio tedesco!

Vediamo un pochino cosa dicono.

1. Fuori dalla gabbia dell’austerità.
Il Governo italiano si fa protagonista attivo di una correzione delle politiche europee di stabilità. Una correzione irrinunciabile dato che dopo 5 anni di austerità e di svalutazione del lavoro i debiti pubblici aumentano ovunque nell’eurozona. Si tratta di conciliare la disciplina di bilancio con investimenti pubblici produttivi e di ottenere maggiore elasticità negli obiettivi di medio termine della finanza pubblica. L’avvitamento fra austerità e recessione mette a rischio la democrazia rappresentativa e le leve della governabilità. L’aggiustamento di debito e deficit sono obiettivi di medio termine. L’immediata emergenza sta nell’economia reale e nell’occupazione.

Dunque: “Fuori dalla gabbia dell’austerita’”. Ok, fuori dalla gabbia c’e’ un fornaio, e a destra un supermercato , e lungo la strada potrete ammirare un monumento all’ ammiraglio Nelson. Suppongo che il supergenio superesperto di politica che ha scritto il titolo intendesse “USCIRE dalla gabbia dell’austerita’”. Perche’ il punto e’ proprio questo: volete USCIRNE. Ogni cazzo di gabbia ha un “dentro” ed un “fuori”. Anche se alcune leggi della topologia non sono immediate, come quelle sulla chiusura e sull’apertura, sono abbastanza certo che se una gabbia e’ chiusa, allora c’e’ un “dentro” ed un “fuori”. Non c’e’ bisogno di scriverlo.

Invece, visto che si tratta di “punti programmatici”, ovvero (in un italiano leggermente migliore) dei punti di un programma politico, magari sarebbe meglio descrivere l’ AZIONE . E’ o no un’agenda? E’ la parola agenda discendente dalla stessa radice di “agire”? Bene, allora bisogna descrivere un’ AZIONE. Ovvero: USCIRE. Volete USCIRE da un’austerita’ che vivete come una gabbia. Ok, il peggior modo di scrivere dopo la Bibbia.

Il governo italiano, scrivono, si fa protagonista attivo di una correzione delle politiche europee di stabilita’. Ok. Quindi che cazzo fate? Che cos’e’ “protagonista attivo”? Che cazzo farete? Reciterete in un film? E che diavolo e’ un protagonista NON attivo? Tecnicamente parlando, si direbbe un ossimoro. Il protagonista e’ attivo per definizione. Quindi, e’ chiaro: il governo italiano e’ (in futuro. Quindi sara’) un protagonista – l’unico tipo di protagonista possibile, cioe’ quello attivo – di una correzione. DI QUALE CAZZO DI CORREZIONE STIAMO PARLANDO? E che cosa significa “essere protagonisti attivi”? Dichiarate guerra?

LA correzione e’ irrinunciabile. Ok, non possiamo farne a meno. Se solo sapessimo che diavolo di correzione stiamo parlando. Non si puo’ fare a meno di qualcosa. Che non dicono. Per la quale si agira’ da protagonisti. Se solo sapessimo che diavolo e’, e come ottenerla.

Si tratta, dicono, di “conciliare la disciplina di bilancio con con investimenti pubblici produttivi”. Certo. C’e’ qualche parte del “governare” che non si possa descrivere in questo modo? Il PD sente il bisogno di specificare anche che bisogna respirare per vivere? Sara’, ma a casa mia “conciliare la disciplina di bilancio con con investimenti pubblici produttivi” e’ solo una perifrasi per dire “governare”. Si tratta di governare.

Insomma, andranno ad agire in maniera non meglio specificata per una correzione che rimane un segreto, e lo faranno mediante l’azione di governare. Perche’ non muoio dallo stupore? Perche’ sono un tipo strambo.

L’avvitamento tra austerita’ e recessione, dicono. Gia’ qui inizio ad avere dei problemi, ma credo che il cinese al primo esame di italiano che ha scritto questa cosa intendesse parlare di un circolo vizioso che passa per austerita’ e recessione. Ok.

La recessione e l’austerita’ mettono a rischio la democrazia. Aha. Puo’ darsi, e sul piano storico esistono esempi in tal senso. Sfortunatamente, per l’elettore la recessione e l’austerita’ mettono a rischio il lavoro, la casa, il benessere, le cure mediche. Sono sicuro che gli elettori italiani siano democratici e abbiano a cuore la democrazia, ma temo proprio che il loro problema, quando si parla di recessione ed austerita’ , dia di arrivare a fine mese. Qualsiasi cosa siano “le leve della governabilita’ ” (ammesso che ci siano delle leve, parlerei di leve del governo. La governabilita’ e’ un concetto astratto).

L’aggiustamento di debito e deficit sono obiettivi di medio termine, si dice. Si, solo che il problema e’ iniziato in forma tempestosa due anni fa, per cui il tempo e’ scaduto.In forma “silente” il problema persiste da almeno 30 anni. Direi che se anche fosse un problema di medio termine, il termine sia scaduto da non poco.

Insomma, questo e’ il primo punto: il PD sara’ protagonista in maniera non meglio specificata di una correzione non meglio descritta di politiche di austerita’ non meglio descritte.

Ammesso che l’austerita’ non sia un altro nome per “siamo pieni di debiti”, in tal caso l’austerita’ non origina affatto “in europa”, ma in Italia.

Un messaggio chiaro, non c’e’ che dire.Se avete dei problemi di autismo, intendo.

2. Misure urgenti sul fronte sociale e del lavoro

– Pagamenti della Pubblica Amministrazione alle imprese con emissione di titoli del tesoro dedicati e potenziamento a trecentosessanta gradi degli strumenti di Cassa Depositi e Prestiti per la finanza d’impresa.

– Allentamento del Patto di stabilità degli Enti locali per rafforzare gli sportelli sociali e per un piano di piccole opere a cominciare da scuole e strutture sanitarie.
– Programma per la banda larga e lo sviluppi dell’ICT.
– Riduzione del costo del lavoro stabile per eliminare i vantaggi di costo del lavoro precario e superamento degli automatismi della legge Fornero.
– Salario o compenso minimo per chi non ha copertura contrattuale.
– Avvio della universalizzazione delle indennità di disoccupazione e introduzione di un reddito minimo d’inserimento.
– Salvaguardia esodati.
– Avvio della spending review con il sistema delle autonomie e definizione di piani di riorganizzazione di ogni Pubblica Amministrazione.
– Riduzione e redistribuzione dell’IMU secondo le proposte già avanzate dal PD.
– Misure per la tracciabilità e la fedeltà fiscale, blocco dei condoni e rivisitazione delle procedure di Equitalia.
Ciascun intervento sugli investimenti e il lavoro sarà rafforzato al Sud, anche in coordinamento con i fondi comunitari.

Allora, qui andiamo meglio, nel senso che potevano iniziare dicendo “con la presente il sottoscritto…” ma almeno dicono (o ci provano) che cosa vorrebbero fare.
Intendono, se ho capito bene, emettere altri bond, btp o come diavolo li vogliono chiamare, per pagare le imprese. Insomma, le imprese che pensavano di far affari con lo stato e di venir pagate non verranno pagate: gli verra’ dato un foglio di carta ove c’e’ scritto che lo stato e’ in debito con loro. Aha. Ma questo le aziende lo sanno gia’: sanno benissimo di essere in credito, non c’e’ bisogno di emettere dei titoli di debito, il debito c’e’ gia’.

Si vuole anche potenziare una SPA posseduta dallo stato , ma non si dice come, se non che li si potenzia in ogni direzione di un piano cartesiano bidimensionale. Ok, siamo felici per R2 normato e metrico, ma sapere che diavolo si voglia fare non sarebbe malaccio.Si direbbe che la cassa prestiti e depositi dovrebbe prestare soldi alle aziende, ma abbiamo detto prima che non ci sono liquidi per pagarli e si emette debito per fingere di pagare le aziende. Delirio.

Programma per la banda larga e sviluppi dell’ ICT. Da addetto ai lavori mi piacerebbe sapere QUALE programma, ma lo tengono ben segreto. Faranno qualcosa. Chissa’ cosa.

Riduzione del costo del lavoro stabile, dicono. Intendono una riduzione stabile o una riduzione che riguardi solo il lavoro a tempo indeterminato? Perche’ anche una persona che fa l’idraulico da 30 anni ha un lavoro stabile. Lo scopo, leggo, e’ di superare i vantaggi del lavoro interinale. Siccome il lavoro interinale e’ pagato AL NETTO meno di quello a tempo indeterminato , e non paga tasse alla fonte, questo e’ semplicemente impossibile, a meno di non abbassare gli stipendi. Geniale. O vogliono abbassare gli stipendi, o non hanno idea del problema. Un lavoratore che ha un contratto sindacale a 1000 euro al mese non costera’ MAI meno di un precario da 600, anche detassando completamente i 1000 euro, a meno di non togliere ogni tassa e poi regalare anche 400 euro al datore di lavoro.

Superare gli automatismi della legge fornero. Cazzo, l’avete votata neanche sei mesi fa. Siete un partito di schizofrenici?Ok, li superate. Come li superate? Che cos’e’ “superare”?

Salario minimo. Ok, quando lo vuole fare grillo dite che non ci sono i soldi. Adesso ci sono? Al PD avete una zecca clandestina, che i soldi li avete solo voi?

Salvaguardia esodati. Questa la archiviamo al capitolo schizofrenia. Era sostenuto anche dal PD il governo che ha creato il problema. Bastava non votare il provvedimento che li ha creati. E poi che significa “salvaguardia”? Gli date la pensione? Pensionamento esodati. Li mettete in un parco protetto? Li surgelate? Li fate piantonare? Che diavolo e’ “salvaguardia”?

Avvio della spending review. Ok, ero convinto che ne fosse gia’ stata avviata una da Monti. Apprendo ora che non e’ vero. Con il sistema delle autonomie. Che diavolo e’ una spending review col sistema delle autonomie? Sto cercando documentazione, ma non vedo un sistema delle autonomie tra le tecniche di spending review.E’ una cosa che avete inventato voi. Si puo’ sapere di cosa si tratterebbe?

Ridurre l’ IMU secondo una proposta del PD. Ma questa e’ una proposta del PD.E’ una definizione circolare. Ogni fottuta proposta del PD e’ una proposta del PD. Oppure e’ l’insieme vuoto.

Misure per la tracciabilita’ fiscale. Quali? Che misure? Blocco dei condoni. CI sono condoni in corso? Non mi sembra. Facile bloccare i condoni. Propongo di bloccare anche i draghi e le invasioni aliene. Rivisitazione delle procedure di equitalia. Rivisitazione in che senso? Se ci mettete Visco , gli danno pure il titolo di cavalieri templari e danno il potere spirituale alla guardia di finanza.. Che significa “rivisitare”?

Ciascun investimento e blabla sara’ rafforzato al sud. E i fondi comunitari andranno prima al sud. Ok, ma come intendete aggirare cosine irrilevanti tipo “la legge e’ uguale per tutti”? E come intendete impedire che le regioni piu’ veloci si accreditino piu’ fondi UE? I fondi non vengono dati al governo per poi essere distribuiti (come era prima), vengono assegnati ai singoli progetti. In che modo fareste questo? Boh.

In pratica, ancora una volta, faranno piu’ o meno delle cose che suonano bene, in un modo che non ci dicono, e non e’ neanche chiaro cosa vogliano fare di preciso.

3. Riforma della politica e della vita pubblica

– Norme costituzionali per il dimezzamento dei Parlamentari e per la cancellazione in Costituzione delle Province.

– Revisione degli emolumenti di Parlamentari e Consiglieri Regionali con riferimento al trattamento economico dei Sindaci.
– Norme per il disboscamento di società pubbliche e miste pubblico-private.
– Riduzione costi della burocrazia con revisione dei compensi per doppie funzioni e incarichi professionali.
– Legge sui Partiti con riferimento alla democrazia interna, ai codici etici, all’accesso alle candidature e al finanziamento.
– Legge elettorale con riproposizione della proposta PD sul doppio turno di collegio.

Qui siamo al ridicolo. Hanno bollato di “populismo” e di “demagogia” le stesse cose per tutto il tempo della campagna. E oggi sono d’accordo. Il partito della schizofrenia. Dopo la fantasia al potere, la schizofrenia in ritardo.

Trovo divertente l’idea di disboscare le societa’ pubbliche. Non sapevo che avessero questi problemi, tipo che ci sia una quercia che cresce nel CDA, o le fotocopiatrici che si inceppano perche’ dentro ci cresce un frassino. Suona promettente. Anche un bel prato fiorito non ci starebbe male. E le petunie.

Riduzione dei costi della burocrazia con revisione dei compensi sembra un piatto del ristorante. Le due cose non c’entrano , a meno che non si intenda ridurre i costi della burocrazia senza ridurre la burocrazia in se.

Forse il cinese al primo esame di italiano che ha scritto questo intendeva scrivere che volevano ridurre i costi della pubblica amministrazione, e ha tradotto “pubblica amministrazione” con “burocrazia”. Complimenti per la sintesi, per essere un cinese al primo esame di italiano hai inquadrato bene il problema.Adesso sarebbe un bene se oltre al problema ci scrivessimo le soluzioni.

Divertente l’idea di uno stato che disciplina il codice etico e la democrazia interna dei partiti. Significa che tutti i partiti avranno lo stesso codice etico e gli stessi organismi interni e la stessa organizzazione per legge? Meno male che siete il Partito Democratico.

Questa l’ha aggiunta il cinese precario che vi traduce i testi in italiano, suppongo. Di nascosto. Per vendicarsi del basso salario.

Il PD propone la proposta del PD sulla legge elettorale. E’ buono sapere che il PD non propone cose altrui, e che se e’ schizofrenico almeno non e’ anche alienato. Pero’ “doppio turno di collegio” suona troppo ambigua. E’ un doppio turno all’interno dei singoli collegi o un doppio turno come in Francia? Boh.
4. Voltare pagina sulla giustizia e sull’equità
– Legge sulla corruzione, sulla revisione della prescrizione, sul reato di autoriciclaggio.
– Norme efficaci sul falso in bilancio, sul voto di scambio e sul voto di scambio mafioso.
– Nuove norme sulle frodi fiscali.

Ok, una legge sulla corruzione. E che cosa c’e’ dentro la legge? Boh.Ma ci sara’ qualche legge. Segretissima, suppongo.Perche’ non ce la dite?

Norme efficaci sul falso in bilancio. Aha. Quali norme? E come faccio a sapere se sono davvero efficaci? Boh. Efficaci per cosa, poi?

Nuove norme sulle frodi fiscali. Segretissime. Solo gli iniziati le conoscono.

Insomma, faranno cose non meglio specificate riguardo ad alcuni argomenti. Sappiamo pero’ che volteremo pagina, quindi saranno piu’ grandi di un foglio A4, unica cosa certa. Se usano fogli A4.

5. Legge sui conflitti di interesse, sull’incandidabilità, l’ineleggibilità e sui doppi incarichi.

Le norme sui conflitti di interesse si propongono sulla falsariga del progetto approvato dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera nella XV Legislatura che fa largamente riferimento alla proposta Elia-Onida-Cheli-Bassanini.

Supercazzola prematurata con scappellamento a destra.La spiegazione e’ a pochi km da voi, nella cantina, vicino alla gabbia del giaguaro(cit.). Se non la capite e’ perche’ siete pigri.

6. Economia verde e sviluppo sostenibile

– Estensione del 55% per le ristrutturazioni edilizie a fini di efficienza energetica.

– Programma pubblico-privato per la riqualificazione del costruito e norme a favore del recupero delle aree dismesse e degradate e contro il consumo del suolo.

– Piano bonifiche.

– Piano per lo sviluppo delle smart grid.

– Rivisitazione e ottimizzazione del ciclo rifiuti (da costo a risorsa economica). Conferenza nazionale in autunno.
Suppongo che si parli del 55% di detrazione attualmente applicato. Ok, lo estendete. Possiamo sapere di quanto?

Programma pubblico privato blabla. Aha. Che programma? Ce lo dite?

Piano bonifiche. Suona molto ventennio. Si puo’ sapere che diamine intendete bonificare? Oggi le zone paludose sono spesso parchi protetti per la fauna aviaria….almeno diteci quali zone intendete bonificare.

Piano per lo sviluppo delle smart grid. Fa piacere, ma l’ Italia ha oggi la smart grid piu’ avanzata del mondo, quella specie di contatore bianco realizza una smart grid sino a casa dell’utente. Nessun’altra nazione ne ha una cosi’. Fa piacere che vogliate migliorarlo ancora. Per curiosita’, si puo’ sapere come e cosa?

L’ultimo punto. Se ho capito bene, si tratta di una conferenza. Ok, fatela. Ma non ho capito cosa vogliate fare di preciso.

7. Prime norme sui diritti
– Norme sull’acquisto della cittadinanza per chi nasce in Italia da genitori stranieri e per minori nati in Italia.
– Norme sulle unioni civili di coppie omosessuali secondo i principi della legge tedesca che fa discendere effetti analoghi a quelli discendenti dal matrimonio e regola in modo specifico le responsabilità genitoriali.
– Legge sul femminicidio.

Prime norme sui diritti. A dire il vero e’ dal 48 che ci sono dei diritti. Ma il cinese che traduce deve essere confuso, forse intendeva norme per i principali diritti, o per i diritti primari.

“Acquisto” della cittadinanza. Si intende attribuzione, o concessione, o riconoscimento. Spero. O volete metterla in vendita? Acquisizione? “acquisire” e “acquistare” sono ancora cose diverse nel PD?

Mi sfugge un tantino la tassonomia tra chi nasce in italia da genitori entrambi stranieri (entrambi e’ mio) e “minori nati in italia”. Questi sono gia’ italiani, oppure sono nella prima categoria. Chi sono i minori nati in italia da genitori non stranieri (prima categoria) che non hanno la cittadinanza?

Per i Gay. Veramente nella legge tedesca non tutti gli effetti sono analoghi, per esempio quelli fiscali non lo sono. In ogni caso, poiche’ il matrimonio in Italia e in Germania produce doveri e diritti diversi (per dire, qui ancora la sposa cambia cognome all’anagrafe) , bisogna specificare se si acquisiscano i diritti tedeschi o quelli italiani. E perche’ una legge che parifica tutto al matrimonio NON E’ un “matrimonio”? Ok, ok. Sono un matematico. Sara’ “indistinguibile da un matrimonio”, o “un epsilon piccolo a piacere dal matrimonio”. Il limite “per X che tende al matrimonio”. Un punto di accumulazione. Ok, ma si poteva esprimere anche meglio, eh. Per esempio “matrimonio gay”. Punto.

Legge sul femminicidio. E’ gia’ vietato, che mi risulti. Se volete rendere piu’ grave uccidere una donna che uccidere un uomo, dovrete spiegarmi perche’ ammazzare un uomo sara’ meno grave che ammazzare una donna. Che vi abbiamo fatto?

8. Istruzione e ricerca
– Contrasto all’abbandono scolastico e potenziamento del diritto allo studio con risorse nazionali e comunitarie.
– Adeguamento e messa in sicurezza delle strutture scolastiche nel programma per le piccole opere.
– Organico funzionale stabile, piano per esaurimento graduatorie dei precari della scuola e reclutamento dei ricercatori.

Bello, cioe’ questo e’ cio’ che volete fare. Ma COME lo farete? Potenziare un diritto non significa niente, al massimo si potenzia l’infrastruttura. Come? Quali? Soldi pubblici alle universita’ private? No? COme?

Messa in sicurezza delle strutture scolastiche. Occazzo. Meno male che mia figlia adesso va in un Kindergarten che -per esistere- deve essere certificato e sicuro. Cazzo, state dicendo ai cittadini italiani che mandano i figli in edifici non sicuri, e vi lamentate dell’abbandono?

“Organico funzionale stabile”. Uhm: deve essere la traduzione letterale di qualche ideogramma cinese. Piano per esaurimenti graduatorie. Ok, ma il piano cosa dice? Posso esaurire le graduatorie anche sopprimendo chi ci sta dentro. Si puo’ sapere cosa sia questo piano? Reclutamento dei ricercatori. Ok. Ma per che genere di ricerca? Come li reclutate? Si puo’ sapere?

Ora, io lo so che avete dato lavoro a qualche cinese di Prato – toscana rossa – perche’ siete solidali, e questo e’ tutto quel che potete avere. Dovreste pero’ capire che sul piano della comunicazione io posso fare di meglio quando recito poesie ruttando. Un powerpoint in braille sarebbe stato piu’ efficace. Sembra che un uragano sia passato sul documento sparpagliando parole a casaccio. Ci sono aggettivi messi li’ come il ripieno di una pizza cucinata da un pizzaiolo turco nel centro di Berlino. Quella merda FA SCHIFO.

Ma vi rendete conto che molta di quella roba li’ NON E’ NEPPURE DA CONSIDERARSI COME ROBA SCRITTA ITALIANO?

E’ per questo che un comico in camper vi ha stracciati . E’ per questo che la Lega vi ha sradicati dalle classi lavoratrici del nord. E’ per questo che un ganassa meneghino vi ha fatti a pezzi: NON SAPETE PARLARE IN ITALIANO!

Quella roba non dice niente, e’ incomprensibile, ed anche ammettendo che rispecchi qualche pensiero, “rispecchiare” non e’ il termine giusto quanto “occultare”.

Licenziate quel cazzo di cinese che vi ha scritto sta roba e fategli ripetere il primo esame di italiano, e trovate qualcuno che abbia ALMENO la seconda elementare, se volete far politica…..

Uriel

(1) Il nome che ho scelto fa capire quanto io sia bravo a far politica.

(2) A nessuno dei competentissimi ed espertissimi politici del PD e’ venuto in mente, che so io, che tutti i comizi erano piu’ o meno uguali, e che contenevano circa gli stessi punti, e che si poteva anche registrarne uno, studiarlo e rispondere? E meno male che i competenti e gli esperti sono nel PD…..

Lo scontro tra pretesa di cittadinanza e aspirazione alla sudditanza.

the apparence

di Sergio Di Cori Modigliani

Che ne sai tu di un campo di grano?……conosci me….la mia realtà…..”.

E’ una fase estremamente interessante, non vi è dubbio.

Su questo punto siamo davvero tutti d’accordo.

In solo otto giorni lo scenario della commedia umana nazionale ha completamente modificato il proprio copione standard.

Se non altro, gli italiani cominciano ad abituarsi all’idea di elaborare, confrontarsi, litigare e scannarsi, su qualcosa di tangibile e reale: il governo, quale governo, quale alleanza, quali programmi, come dovrebbe essere il rapporto tra media e parlamentari, ecc.

Considerando il fatto che, fino a un anno fa, il paese disquisiva, in maniera allarmante, di inaccessibili mega-complotti planetari (Bilderberg, trilateral, massoneria, consorzi bancari) oppure delle farfalline tatuate di Belen, non si può negare che sia stato fatto un grande passo avanti come maturità civica.

E’ il primo chiodo nella bara del berlusconismo.

Siamo, a mio avviso, oggi, in un momento particolare che va affrontato in maniera zen.

I vagiti del post-Maya ci impongono, giocoforza, di tenere a freno l’appetito bulimico (della serie “tutto e subito”) che spinge a chiedere e pretendere immediate soluzioni ad aspetti e problematiche che in questo momento sono irrisolvibili, perché la maggior parte delle risposte che vengono fornite (qualunque sia la provenienza) sono irrilevanti in quanto interscambiabili: sono il risultato di domande sbagliate. E valga una per tutte: “Come intende affrontare il M5s il problema del gigantesco debito pubblico?”. La risposta (qualunque essa sia) è irrilevante e inutile. E’ la domanda che è errata, perché il disavanzo pubblico non è il problema, quindi che Senso ha parlare della soluzione di un non problema? Caso mai sarebbe più interessante chiacchierare a proposito del “come mai ci hanno fatto credere che il disavanzo pubblico fosse un problema presentando se stessi come la soluzione?”.

Finchè non verranno affrontate le nuove domande, sguazzare nel fango mediatico e gettarsi nella mischia feisbucchiana, al grido di non toccate Grillo oppure giù le mani dal piddì, è inutile e va bene come sfogo personale alla propria frustrazione individuale. Niente di più.

Ciò che è indubbio consiste nella sveglia collettiva: benvenuta.

E un risultato (a livello nazionale) lo si può già archiviare con grande soddisfazione

Sono trascorsi solo otto giorni dall’esito elettorale e l’Italia da totale retroguardia si è trasformata in avanguardia europea, trasformando il M5s nella punta di diamante di una ben più vasta associazione di comunità europee, che stanno fibrillando, scaldando i motori, pronti a produrre i loro grillini locali in salsa catalana, bavarese, provenzale. L’impatto è stato immediato, profondo e davvero molto ma molto esteso.

Si tratta del pensionamento definitivo dello sistema di rappresentanza dei partiti politici storici, ormai inadatti a rispondere alle domande autentiche dei bisogni collettivi.

Si tratta forse dell’inizio della fine (che potrebbe anche essere momentanea, chi lo sa?) della democrazia rappresentativa, per essere sostituita dalla democrazia diretta.

Tutto lo sforzo che i partiti italiani, in questo momento, stanno facendo nel tentativo di salvare il salvabile, cercando di mettere una pezza immediata allo squarcio sulla fiancata del loro Titanic è inutile. Ma non lo sanno, non se ne rendono conto, altrimenti avrebbero provveduto anni fa a correggere la rotta. Bersani, Cicchitto, D’Alema, sembrano degli alti ufficiali sulla plancia di comando che urlano “dobbiamo cambiare immediatamente la rotta” consultando carte dal sapore surreale mentre la gente si assiepa sgomitando per un posto nelle scialuppe di salvataggio. Nel frattempo, Draghi consulta le mappe nella sua cabina, convinto che presto stupirà il mondo con le nuove linee da seguire nella geografia europea.

E se questo processo è partito dall’Italia, non è una sorpresa: era l’unica nazione in Europa in cui poteva avvenire.

Avviene qui per diversi motivi. L’Italia è la nazione più ricca d’Europa. Il patrimonio nazionale è indicato dall’Ocse, dall’Istituto di Statistica e dall’Onu intorno ai 9.000 miliardi di euro, quindi è in grado di reggere alla perfezione qualsivoglia sussulto di natura economica, sociale, politica. L’Italia è la seconda potenza industriale d’Europa. L’Italia è tuttora la più importante nazione manifatturiera del continente europeo, la quarta nel mondo. Il suo punto debole e più fragile, in questo specifico momento della Storia, si è rivelato, secondo me, uno spaventoso boomerang per il capitalismo mondiale: quello di essere un paese medioevale, ovvero ancora in fase pre-capitalista, con una struttura mista di statalismo e oligarchia dove i sindacati e i partiti della sinistra sono diventati gli autentici guardiani protettori dello status quo finendo per impedire alla nazione l’ingresso nella modernità. Proprio perché arretrata rispetto al capitalismo avanzato, l’Italia nel momento in cui il capitalismo occidentale affronta la sua crisi mortale, si trova nella situazione di vantaggio di poter saltare “direttamente” alla fase della post-modernità senza eccessivi contraccolpi, perché questa è l’unica via –davvero la sola possibile- per poter superare l’attuale crisi di sistema. Basti pensare che le più importanti famiglie italiane (la maggior parte delle quali sconosciute alla massa dei cittadini) sono le stesse di 40 anni fa, di 80 anni fa, di 150 anni fa, di 400 anni fa, con delle minime new entry. In tutto il resto d’Europa, il capitalismo ha promosso nuove ricchezze perché il concetto di profitto (legato al duro lavoro) aveva sostituito quello dei medioevali rentiers, ovvero la rendita passiva finanziaria legata ai grandi patrimoni aristocratici. In Italia le 1.200 famiglie più ricche in assoluto non producono nulla, se non danaro. L’Italia è l’unica nazione in Europa che non ha mai fatto la rivoluzione borghese entrando nella modernità capitalista, perché in Italia non esiste la concorrenza, non esiste una società del merito e della competenza tecnica, non esiste una società dell’efficienza che premia chi si impegna, imprende e applica il proprio ingegno, rispettando le regole; queste sono tutte caratteristiche delle democrazie capitaliste avanzate. In questo paese completamente ignorate.

In una realtà come questa, lo Stato centrale ha rappresentato una “finzione simbolica” ovverossia “ha finto di essere capitalista”. In verità, in Italia, il concetto di cittadino –come forma più avanzata e riconosciuta della democrazia capitalista- non è mai esistito.

In Italia esistono soltanto sudditi, come nelle monarchie assolute europee spazzate via dalla rivoluzione francese in poi.

L’italiano è vissuto sempre dentro una finzione collettiva, incorporando l’idea che “quella” (cioè la nostra) fosse l’unica modalità di socialità moderna. Tutte le ideologie, tutti i governi, si sono sempre comportati di conseguenza, dal fascismo mussoliniano al comunismo rivisto di D’Alema & co., laddove “il partito” ha sostituito il monarca: benefico con chi è deferente, lo omaggia, lo serve; micidiale e perfido con chi lo contesta. Lo scontro tra la destra e la sinistra, in Italia, è stata –finita la sanguinosa guerra civile- una pantomima usata per imbavagliare, ipnotizzare, depistare la gente: è sempre stata una guerra tra fazioni aristocratiche, una lotta tra signorie, uno scontro tra baroni.

Non è un caso che oggi, nell’occhio della tempesta, il sistema partitico attuale PD-SEL & co., una volta controllati i dati scorporati statistici delle elezioni, dopo aver visto che il M5s ha preso una alta percentuale dei propri voti dal bacino di utenza della sinistra, scatena una furibonda campagna mediatica per convincere la gente a pensare che Beppe Grillo sia un fascista, che il movimento a cinque stelle sia una organizzazione fascista, chiamando a raccolta il mai sopito zoccolo duro ideologico, pensando così di farla franca e darla ad intendere; nello stesso identico modo in cui lo ha fatto, ad ogni campagna elettorale, il PDL nei confronti del PD. Entrambi hanno evocato (ed evocano tuttora) fantasmi di un’poca che non esiste più.

I dati elettorali lo dimostrano con chiarezza: i grandi, veri sconfitti di queste elezioni sono i comunisti e i fascisti in tutte le loro liste civiche dai nomi più impensati.

Per il semplice motivo che non esistono più.

L’Italia non è la Grecia come speravano Francesco Storace e Oliviero Diliberto.

Non esistendo una evoluta borghesia moderna capitalista (se non rare nobili eccezioni) in grado di avvantaggiarsi del vuoto pneumatico sociale provocato dalla scomparsa dei fasci littori e delle falci e martelli, gli oligarchi aristocratici hanno pensato di poter occupare quel territorio psico-sociale attraverso i loro nuovi valvassori: i partiti.

L’esistenza del web e le nuove tecnologie avanzate hanno nel frattempo fondato la società post-moderna, un luogo virtuale che abolisce il tramite, la distribuzione, la rappresentanza, la mediazione: i cittadini si incontrano e si scambiano informazioni, notizie, merci, sogni, ambizioni, desideri, soldi, progetti, “direttamente” attraverso una formidabile forma di energia composta da gangli interconnessi che ha spinto il popolo italiano (l’ultimo in occidente a usare la rete) ad acquisire una consapevolezza, questa sì davvero rivoluzionaria: l’idea di essere stati finora sudditi e non cittadini.

La cittadinanza è una diversa idea dell’esistenza che ripropone l’idea della comunità condivisa, di un senso della collettività che si sviluppa sulla base della identificazione di bisogni comuni per cui il simbolo da combattere non è più il feticcio (la svastica o la falce e martello) bensì il banchiere avido che non dando credito obbliga il vicino di casa a fallire e in molti casi, troppi, lo spinge al suicidio non vedendo nessuna possibilità di ripresa. Come avveniva nei secoli scorsi a chi non riusciva a far fronte agli obblighi imposti dall’aristocrazia fondiaria.

Gli attuali partiti sembrano pesci rimasti imbrigliati nella rete, che boccheggiano perché manca loro l’aria. Vederli annaspare nei talkshow in preda all’asfissia, anche quando sono grossi come Fabrizio Cicchitto o Massimo D’Alema fa davvero impressione; è un po’ come vedere un gigantesco tonno preso nella rete mentre le funi la tirano su dal mare. I pescatori lo guardano e aspettano.

Come ha detto il grande Karl Kraus: “I nani, quando il sole volge al tramonto, acquistano le sembianze dei giganti, ma sempre nani sono: è una pura illusione percettiva”.

E’ come appaiono ora i rappresentanti dell’attuale classe politica dirigente italiana.

Siamo al tramonto di un’epoca storica: gli italiani hanno scoperto il diritto a essere riconosciuti, rispettati e identificati, prima di ogni altra cosa, come cittadini.

E’ avvenuto grazie alla rete, che ha tessuto l’allacciamento dei gangli e ha consentito la connessione tra le singole individualità umane, vittime da sempre del divide et impera.

La rete –per sua definizione- unisce perché crea collegamenti, connette e quindi determina un flusso di energia costante, perenne, e come tale accende: chi vuole può anche trovare insospettabili lampadine per comprendere, capire, acquisire consapevolezza. Se la va a cercare, non aspetta di essere imbonito dal capo bastone di turno.

La nuova realtà – e sono i vagiti del post-Maya- consiste nell’irruzione sulla scena dei cittadini.

Tramonta l’epoca dei peones e dei portatori d’acqua.

Gli italiani, poco a poco, cominciano a gustare il sapore (appena scoperto) del proprio sacrosanto diritto alla cittadinanza, che obbliga chi esercita il potere a considerare se stesso come un semplice pubblico ufficiale al servizio della collettività e non più come esponente rappresentante di interessi consolidati.

L’Italia è stata volutamente ingessata, volutamente immobilizzata, per impedire l’allargamento della sfera di intervento della cittadinanza e fare in modo che la ricchezza venisse distribuita limitatamente ai piccoli circoli garantiti dalla politica dei partiti.

In un paese come l’Italia i signori che ne erano al comando hanno esercitato il potere sostenendo sempre di “non potersi muovere” perché esisteva sempre un nemico che ne impediva i movimenti. Adesso, costringerli ad attuare riforme, atti pragmatici, azioni di bene comune, li mette nella condizione di rinunciare alla loro stessa essenza, e ne decreta l’ estinzione per disfunzionalità.

L’Europa ci segue con molta attenzione perché stiamo diventando un gigantesco laboratorio sociale operativo di una nuova formula che è l’unica in grado –a costo zero- di poter contrastare la strategia dei colossi della finanza facendo saltare i giochi: rifondare il concetto di cittadinanza che comporta l’abbattimento del concetto di sudditanza.

E’ un processo destinato all’espansione, ad allargarsi sempre di più, a dilagare.

Basta non farsi prendere dalla fretta e tantomeno dalla paura.

Siamo al tramonto, non dimentichiamolo.

Ci offrono il quotidiano show di nani, offerti dal mondo spettacolare mediatico, con l’abilità degli illusionisti che li mostrano come se fossero dei giganti.

L’unico pericolo è il loro colpo di coda disperato.

Link Originale: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2013/03/cominciamo-definire-il-ruolo-della.html

I “Grillini” e la teoria dei giochi

LA TEORIA DEI GIOCHI

Che cosa è

E’ una teoria matematica che studia come un giocatore, tenendo conto delle azioni e delle reazioni di ciascuno degli altri concorrenti, può cercare di massimizzare il proprio benessere.

Può essere applicata anche alle decisioni strategiche da prendere in economia.

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Premessa

Torno sull’argomento trattato dal film “The trap” (vedere il post 11), perché ci aiuta a comprendere i meccanismi che probabilmente porteranno il PD e il PDL alla scomparsa e il M5S alla vittoria.

Il punto è che il PD e il PDL sono prigionieri di una visone che non è mai stata quella del popolo.

Per questo motivo, se ricordate, Mario Monti apriva la sua agenda per l’Italia dichiarando la sua netta opposizione a qualsiasi forma di populismo. Non lo faceva in spregio al popolo, ma semplicemente in ragione del modo di vedere le relazioni sociali tipico dell’elite politica, che esclude a priori qualsiasi altra visione, che a quel punto è definita aprioristicamente populista.

Se il popolo si comportasse, allo stesso modo del potere, l’umanità tornerebbe alle caverne. A riguardo mi torna alla memoria un aneddoto su Mussolini (non l’ho verificato, lo cito comunque perché nella sua brevità è illuminante e divertente). Pare che il Duce si trovava in visita a Napoli (o in Sicilia non ricordo) con l’Ambasciatore d’Inghilterra, che gli chiese: “Ma Lei riesce a governare questa gente?”. Mussolini rispose: “No, si governano da soli”.

Postulati

La teoria dei giochi di Nash presuppone due postulati che sono:

  1. I giocatori non hanno possibilità di comunicare tra loro.
  2. Anche se il gioco si ripete più volte, ogni ciclo è considerato indipendente dagli altri.

Questi postulati, tipici di un approccio matematico, se applicati alla complessità sociale, portano a una tendenziale visione paranoica della società. Un modello del genere, nega la comunicazione e la fiducia nell’altro, presupponendo che gli individui prediligano un isolato e amorale egoismo alla vita relazionale e affettiva; un modello privo di fiducia nell’altro, dove tutto è inganno. Sulla base di questo pensiero, si è costruita la società negli ultimi trenta anni.

Un modello del genere sembra non tener conto della condanna sociale che colpisce coloro che non rispettano le leggi e le regole non scritte del convivere sociale.

Riporto tre esempi, tre dilemmi usati per spiegare il meccanismo della teoria dei giochi, relazionandoli poi al comportamento politico del PD-PDL e del M5S.

 Il dilemma dei due prigionieri

Due persone (A, B) in un imprecisato paese, sono ingiustamente imprigionate per un reato che nessuno dei due ha commesso.

Incarcerati in isolamento, sono interrogati da un abile inquisitore che fa ai due le seguenti proposte:

  • “Se tu confessi il reato e il tuo complice tace, ti libererò da ogni accusa ma userò la tua testimonianza per far condannare duramente l’altro; se tu taci e il tuo complice confessa, avverrà il contrario: tu sarai condannato a 5 anni e lui liberato”.
  • “Se confessate tutti e due, sarete entrambi colpevoli ma io terrò conto del fatto che avete collaborato e vi dimezzerò la pena: entrambi 3 anni”.
  • “Se tacete entrambi non posso considerarvi colpevoli del reato ascrittovi, ma vi condannerò ugualmente per propaganda sovversiva: 1 anno per entrambi”.
  • “Se vuoi confessare, devi avvertire il carceriere prima del mio ritorno che avverrà domani mattina”.

A questo tipo di dilemma si può rispondere secondo due logiche differenti:

  1. L’una individualistica e amorale, che preferisce confessare, sperando nella stupidità dell’altro.
  2. L’altra fiduciosa nei propri e altrui principi morali che preferisce non confessare, sperando nella correttezza morale dell’altro.

Naturalmente in ogni caso la seconda scelta è la più vantaggiosa, dopo un anno ambedue gli individui sarebbero in libertà, mentre nel primo caso o entrambi scontano 3 anni di galera o uno ne sconta addirittura 5.

Se la prima scelta può risultare corretta in un contesto astratto non relazionale, diviene insostenibile nella realtà. Il reo confesso scarcerato, responsabile della condanna a cinque anni del compagno, ritornando nella sociale, sarà disprezzato e incorrerà in vendette e rivalse di parenti e amici del condannato; senza contare che dopo cinque anni dovrà vedersela con l’uomo che ha fatto condannare. Allo stesso tempo se ambedue confessano, indipendentemente dal danno di dover fare tre anni di prigione ciascuno, una volta liberi, saranno disprezzati e isolati dalla comunità, perché considerati stupidi, amorali e poco affidabili.

Al contrario, se ambedue non confessano, dopo solo un anno di prigione, si riconosceranno come amici, e saranno rispettati da tutta la comunità come persone intelligenti, morali e affidabili, l’unico che ne rimarrà scornato sarà l’inquisitore.

La recente dichiarazione dell’on. Massimo D’Alema riguardo al futuro governo, ci aiuta a capire come queste logiche influisce sulla politica. L’Onorevole dichiara:

“La strada è chiara: la presidenza della Camera al M5S con un governo presieduto da Bersani… è necessaria un’assunzione di responsabilità da parte delle forze principali… nessuno può avere interesse a precipitare il paese verso nuove elezioni che sarebbero un drammatico choc. Neanche il Movimento 5 Stelle che ha ottenuto un successo e che ragionevolmente credo voglia dimostrare la capacità di generare cambiamenti positivi per l’Italia…. quindi al centrodestra vada la presidenza del senato e al Movimento 5 Stelle la presidenza della camera, ovviamente sulla base della proposta di personalità che siano adeguate a ruoli istituzionali di garanzia….”*.

Il M5S per bocca di Beppe Grillo risponde che il Movimento non ha nessuna intenzione di ricoprire cariche del genere, ma sarà disposto a votare qualsiasi proposta di legge che risponda al suo programma. Questa risposta è inconcepibile per Massimo D’Alema, che non riesce a capire come si possa rifiutare una proposta così interessante, accettata a suo tempo persino da Umberto Bossi.

L’on. Massimo D’Alema, sembra svolgere (in questo frangente) la parte dell’inquisitore, sicuro che l’inquisito (il M5S) accetterà di farsi coinvolgere dal potere in ragione di alcuni vantaggi; restando spiazzato al rifiuto, che ai suoi occhi appare irrazionale.

Il punto è che per l’on. Massimo D’Alema (come per tutti gli esponenti dei vecchi partiti), la risposta esatta al dilemma del prigioniero è quella di confessare il reato e accusare il compagno (perché così va il mondo). Per Beppe Grillo (e tutti gli iscritti del M5S), la risposta corretta al dilemma è non confessare, perché non si è commesso nessun reato e perché i candidati vivono e torneranno a vivere nella comunità che gli ha eletti. Sono donne e uomini radicati nel mondo reale che non hanno nessuna intenzione di rinunciarvi, tradendo una realtà fatta di amici e compagni di viaggio.

Il popolo e il M5S sanno ormai che la cosa più importante è non essere traditi, ne abbandonati dai propri delegati. Il M5S controlla i suoi eletti e questi sanno d’essere controllati, conoscono le condizioni della loro elezione, le condividono e le rispetteranno. Ridurranno i loro stipendi e rinunceranno ai rimborsi elettorali, mentre i partiti tradizionali non possono farlo (per motivi assolutamente strutturali).

Il dilemma della votazione

Supponiamo uno stato (assai simile al nostro) in cui ci siano tre forze politiche (denominate 1,2,3). Il parlamento, decide di modificare una legge (X) e nomina una commissione che elabora due progetti legislativi (A e B), ogni forza politica ha la sua preferenza riguardo alla legge, secondo lo schema riportato di seguito:

La forza (1) predilige nell’ordine (A) a (X) e questa a(B)       1 A>X>B

La forza (2) predilige nell’ordine (B) a (A) e questa a(X)       2 B>A>X

La forza (3) predilige nell’ordine (X) a (A) e questa a(B)       3 X>A>B

Se tutti votassero le proposte di legge secondo la propria preferenza, in commissione passerebbe la proposta A (forze 1-3), scelta confermata in assemblea, dove sarebbe preferita alla legge vigente (X) (forze 1-2). Ora supponiamo che la forza 3, conoscendo le preferenze degli altri, decida di votare in commissione la proposta B (forze 2-3), facendo così in modo che in assemblea resti in vigore la legge vigente (X) che preferisce.

In questo dilemma, il gioco si svolge in due fasi, in cui però solo la seconda ha una vera posta in gioco.

In un sistema parlamentare di tipo rappresentativo, come il nostro, è molto probabile che si ricorra a questa tecnica per immobilizzare il processo legislativo, utilizzando il voto in commissione in modo tale da impedire la modifica legislativa, senza che risulti evidente; tutti noi ricordiamo progetti di legge passati in commissione ma mai approvati in parlamento. In una democrazia diretta ciò non accadrebbe, il popolo anche sapendo le intenzioni della maggioranza dei votanti, non userà mai di questi meccanismi e procederà alla modifica della legge in modo lineare, senza machiavellismi di sorta. Ciò renderà la politica molto più lineare, rapida e rispondente ai tempi.

Il dilemma del falco e della colomba

Supponiamo che due animali si contendano una preda, ciascuno può comportarsi come un falco o come una colomba. Dalla loro scelta e interazione si avranno varie situazioni:

  1. Se s’incontrano un falco e una colomba, questa si farà da parte e il falco si aggiudica l’intera preda.
  2. Se s’incontrano due colombe, si spartiranno la preda.
  3. Se s’incontrano due falchi, si scontreranno tra loro e certamente si faranno del male a vicenda, probabilmente perdendo la preda.

In questo caso, la condizione migliore è quella della colomba che al massimo rischia di rimaner digiuna, mentre il falco se incontra un suo simile, rischia seri danni o addirittura la vita.

In ambito politico è evidente che i delegati (senatori, deputati, sindaci, ecc), si sentano dei falchi tra colombe, e si comportano di conseguenza, salvo eventualmente soccombere quando incontra un politico più forte di loro. Questo scontro reca danno a tutta la comunità, perché si spreca energie in lotte di potere a danno del bene comune. In un sistema a democrazia diffusa e diretta, questo non può avvenire, essendo tutti i cittadini coscienti d’essere colombe. Ne deriva che l’interesse cui tutti i cittadini (colombe) mirano sarà quello comune, nessuno penserà mai d’essere così forte da poter avere una preda per se; non si sprecheranno energie in scontri inutili. Un popolo cosciente della propria forza, se dovesse incontra un falco, sarà pronto a trasformarsi per l’occasione in un popolo di falchi.

Conclusione

Tutto lo scontro che sta avvenendo tra i partiti tradizionali e il M5S si risolve nell’essere o non essere all’interno delle logiche della teoria dei giochi, modello che in questi ultimi trenta anni ha portato sofferenza, povertà e morte nel mondo e che ora è giunto alla fine del suo ciclo storico. Come dice il mio amico Sergio Di Cori Modigliani “Questa è la vita post-Maya”, nessuno può pensare di fermare le lancette della storia. Nella mente dei cittadini sta entrando un nuovo modo di vedere le cose, non vivono più in un mondo chiuso e paranoico, dove tutto è grigio e univoco, la gente si sta svegliando da un lungo torpore.

Che bello vedere questi giovani parlamentari del M5S fotografare i giornalisti e i fotografi aldilà di un vetro, sentire gli inviati protestare, dire: “Se non parlano con noi, non possono fotografarci, devono smettere”, ormai anche loro sono fuori dalla storia, ma appunto quella della stampa è un’altra storia che occorrerà prima o poi raccontare.

Bernardo Luraschi

P.S. Se si fosse scelto secondo la teoria dei giochi, nessuno sarebbe mai salito sulle montagne a fare il partigiano e gli Inglesi si sarebbero arresi alla Germania nazista.

*  http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2013/02/bersani-deve-fare-un-passo-avanti-e-la.html

Link Originale: http://periferiaoccidentale.wordpress.com/2013/03/05/034-i-grillini-e-la-teoria-dei-giochi/

Calma e gesso (durante il tramonto dei facoceri)

Anna

Calma e gesso.

Combattete l’ansia.

Quest’ansia non è vostra.

Viene da fuori.

La stanno creando loro.

Stanno facendo di tutto per farvi sentire insicuri, precari, incapaci di fronteggiare il futuro.

Tutti i giornali, i telegiornali ed i programmi di “informazione” televisiva concorrono a questo scopo.

Non credeteci: non siamo noi quelli incapaci di affrontare il futuro.

Loro hanno bisogno di creare in governo per rubare tutto ciò che possono.

E sanno che non basterà perché i clienti che gli sono rimasti sono voraci e spietati e lo diverranno ancora di più in vista della inevitabile conclusione del loro lungo banchetto.

E già si sentono a dieta. E già devono iniziare a razionare risorse in rapida diminuzione.

E questa non è gente che sa limitarsi in quanto è composta da sola pancia e, per sapersi limitare, sarebbe necessario avere anche un cuore.

Il loro, purtroppo, è atrofizzato da anni di egoismo e, per questo motivo, sono condannati ad essere consunti dai loro stessi succhi gastrici di cui non possono, in alcun modo, impedire la secrezione.

Noi, al contrario, se siamo sopravvissuti ad un anno di governo Monti che ha infierito su di noi senza che fossimo tutelati da qualsivoglia opposizione, sopravviveremo tranquillamente ai sei mesi di governo PD-PDL che stanno cercando di imporci.

Questa volta siamo maggiormente tutelati: ci sono 150 cittadini dentro il parlamento (ed 8 milioni fuori) che terranno questi gentiluomini sotto un riflettore malevolo impedendo loro quelle malefatte impunite inevitabili per chi è obbligato a mantenere una casta clientelare e parassitaria.

Ancora un anno di resistenza e li manderemo tutti a casa. Definitivamente.

E per alcuni, questa casa, prevederà la visione di strisce di cielo intervallate da sbarre di metallo.

Per noi, si tratta di una quaresima di qualche mese a cui, presto, seguirà una Pasqua.

Per loro, si tratta di un tramonto doloroso a cui seguirà una notte fredda e lunghissima.

Ma noi dobbiamo rimanere lucidi, continuare a ragionare ed a distinguere il falso dal vero.

Per fare ciò, l’unico strumento è il nostro buon senso e, se possibile, una televisione saggiamente spenta.

Dalle urne alla stampa. Il quotidiano la Repubblica apre la campagna mediatica.

il potere

di Sergio Di Cori Modigliani

Noi non ci presentiamo al mondo come dottrinari con un nuovo principio: “ecco la verità, in ginocchio di fronte ad essa!” Noi mostriamo al mondo dei principii che il mondo stesso ha sviluppato entro di sé. Noi non gli gridiamo: ”lascia le tue lotte, sono delle sciocchezze, le vere parole d’ordine sono quelle che ti diciamo noi”. Noi mostriamo semplicemente ed esattamente al mondo il perché della sua lotta, e la sua consapevolezza sarà un risultato che dovrà acquisire, che lo voglia o no.

Karl Marx a Ruge, settembre 1843.

Sul sistema di comunicazione politica in atto.

Gli attuali partiti politici italiani sono arrivati al loro inevitabile capolinea storico.

Ormai incapaci di identificare un qualsivoglia aspetto della realtà concreta, i rappresentanti dell’attuale classe politica dirigente, piddini, pidiellini, refusi storici di varia natura annidati in liste civiche sia della destra che della sinistra, si abbandonano al conto alla rovescia della loro esistenza politica –ormai ridotta a pura sopravvivenza- e parlano, scrivono, e si scambiano messaggi tra di loro usando un linguaggio ormai estinto, e quindi obsoleto, desueto, caduto ormai in disuso.

Dimostrano la loro totale incapacità (nonché assoluta mancanza di curiosità) nel saper accogliere l’esistenza di un nuovo linguaggio della comunicazione politico-sociale.

E’ la loro stessa struttura che li condanna, ma loro non se ne rendono conto.

Pensavano che la cosiddetta “rivolta anti-casta” fosse la reclame di un prodotto pubblicitario da vendere, come se le nostre esistenze reali fossero un bancone di un supermercato. Pensavano, quindi, di poter applicare alla realtà il consueto sillabario del marketing berlusconiano, grazie al quale avevano narcotizzato la nazione per 20 anni, convinti che avrebbe funzionato come al solito. Pensavano che si trattasse di una “protesta sociale generalizzata” del tutto simile a quelle che loro stessi avevano generato, ideato, cavalcato e gestito negli anni, arrivando addirittura al diabolico punto di costruire quella che ho definito “l’industria mediatica del dissenso” per commercializzare l’antagonismo e trasformare i batteri dell’esplosione del disagio collettivo in un controllo capillare della diversità, facendone assumere il comando alla cupola mediatica dell’editoria asservita. Pensavano di far gestire agli oligarchi la rivolta contro l’oligarchia, di far gestire ai privilegiati la ribellione contro il privilegio e ai membri della casta l’opposizione all’esistenza della casta. Pensavano, cioè, di applicare la consueta formula italiana –sorretti da 70 anni di storia- che ci avevano lasciato in eredità un fascismo abbattuto in una notte dagli stessi gerarchi fascisti, divenuti in poche ore ex; un regime democristiano mandato in pensione e in galera da altri democristiani trasformisti; un passaggio storico dal comunismo al post-comunismo fatto gestire, però, dai comunisti per l’occasione divenuti tutti ex; e infine un berlusconismo proiettato nel futuro delle giovani generazioni attraverso un ponte guidato dallo stesso Silvio Berlusconi verso il partito di non so che, figlio legittimo del PDL ereditato e benedetto dallo stesso Berlusconi. Dal 25 luglio del 1943 fino a ieri, il giochetto aveva sempre funzionato, quindi avrebbe funzionato anche questa volta.

A portare il paese a un punto di svolta per gestire l’abbattimento della cosiddetta “casta” sarebbe stata chiamata la casta ai suoi massimi livelli tecnici di competenza.

Questa era la funzione del governo Monti, non a caso sorretto dall’oligarchia medioevale.

E invece è accaduto qualcosa d’imprevisto e di indefinibile. Un granello si è inserito nel meccanismo ben oliato e l’ha inceppato.

Perché è arrivato un elemento esterno e anomalo, un partito che è un non-partito considerato minoritario e inutile, che si è manifestato nella realtà maggioritario e utile. Una pattuglia di 164 eletti che parlano un linguaggio “normale” che risulta incomprensibile all’attuale classe politica dirigente e alle istituzioni, per il banale motivo che vengono visti come “anormali”. La realtà è diventata un paradosso della surrealtà: gli esponenti del M5s mostrano fisicamente a tutto il mondo, in carne e ossa nella vita reale, l’esistenza di italiani normali che si assumono l’impegno civico di fornire un servizio pubblico al paese. Automaticamente, proprio perché trattati subito come diversi antagonisti, gli altri (piddini pidiellini ecc) sono apparsi al paese per ciò che davvero essi sono: anormali.

Se domani mattina facessero un sondaggio elettorale, è molto probabile che il risultato indicherebbe un enorme ulteriore vantaggio in percentuale per il M5s. Perché si vedono materializzarsi dal nulla – della società civile reale- delle facce, delle biografie, degli umori, dei gesti, degli sguardi, che vengono riconosciuti subito come “veri e reali” perché sono come quelli del proprio coniuge, del proprio figlio, del proprio collega di lavoro, dei propri conoscenti. Un linguaggio comprensibile al paese reale e totalmente indecifrabile per le mummie arroccate in un castello kafkiano dove il bene comune e il destino della collettività sono intesi come azienda privata e non servizio pubblico.

E voglio parlare di noi cittadini, fruitori dei media, più o meno imbevuti di dittatura mediatica, più o meno consapevoli che quando leggiamo un articolo (sul corriere della sera o su repubblica o sul foglio o sul manifesto o sul giornale o su libero o su la stampa, ecc.) non stiamo leggendo un articolo scritto a noi e per noi ma un articolo che Giuliano Ferrara ha scritto per Eugenio Scalfari il quale risponde il giorno dopo con un editoriale destinato a Sallusti che risponde con un fondo pubblicato all’esclusiva attenzione di Massimo Franco che poi risponde a Curzio Maltese che poi viene ripreso in televisione da Gad Lerner che innesca una polemica raccolta da Michele Santoro e che provoca un subbuglio alla fine del quale si organizza una festa tutti insieme da Bruno Vespa.

Questo paese è l’unica nazione nel mondo occidentale (almeno quello che io conosco) in cui i giornalisti di penna e i giornalisti televisivi dei talk show parlano esclusivamente tra di loro, parlano di se stessi tra di loro in pubblico, si intervistano tra di loro, parlano di cose loro e dove i lettori o gli spettatori televisivi non sono ricettori o pubblico ma passivi guardoni di un incontro privato. Il loro fine non consiste nell’informare sulla realtà del mondo, bensì informare, con aria bonaria e per lo più supponente, su ciò che pensa un loro collega, il quale inviterà nella sua trasmissione (o nella sua rubrica stampata) il coniuge o il figlio di chi l’aveva ospitato cinque giorni prima e così via dicendo in un gioco eterno. Perché chi appartiene a una oligarchia ristretta pensa sempre di essere eterno. Anche Re Luigi XVI lo pensava; quantomeno fino al 13 luglio del 1789.

Per loro è davvero impensabile che possano esserci cambiamenti, modificazioni, sussulti, variazioni: un meccanismo, per l’appunto, eterno.

Finchè non si inceppa.

Ciò che sta accadendo in questi giorni mette in evidenza in maniera chiara, netta, lampante agli occhi di tutti il contrasto e lo scontro tra due interpretazioni del mondo e della politica, due diverse idee dell’esistenza.

Le segreterie dei partiti politici attuali non riescono a comprendere (ancora) che cosa sia accaduto e che cosa stia accadendo. Tantomeno, quindi, sono in grado di capire che cosa accadrà. Non lo vedono. Non se ne accorgono.

La notizia del giorno consiste nella presa d’atto che l’unica personalità politica italiana che mostra di aver capito di che cosa si tratta –e l’ha dimostrato in Germania- è il nostro presidente in carica Giorgio Napolitano. Ecco qui di seguito la sua dichiarazione ufficiale non appena rientrato nel suo ufficio al Quirinale.

‎”Al mio rientro dalla Germania, ho potuto prendere meglio visione delle prese di posizione apparse sulla stampa italiana in ordine alle prospettive post elettorali. Sono state affacciate – sia da analisti e commentatori sia da esponenti politici – le ipotesi più disparate circa le soluzioni da perseguire. Nel ribadire attenzione e rispetto per ogni libero dibattito e, soprattutto, nel riservarmi ogni autonoma valutazione nella fase delle previste consultazioni formali con le forze politiche rappresentate in Parlamento, mi permetto di raccomandare a qualsiasi soggetto politico misura, realismo, senso di responsabilità anche in questi giorni dedicati a riflessioni preparatorie. Abbiamo tutti il dovere di salvaguardare l’interesse generale e l’immagine internazionale del Paese, evitando premature categoriche determinazioni di parte“.

Come a dire: calma e sangue freddo, ragazzi niente panico, state calmi e ragionate, non è così semplice come voi credete.

Ma non è detto che ci riesca, a calmarli.

Il comportamento del quotidiano la Repubblica, ovverossia il giornale sul quale Eugenio Scalfari aveva scritto qualche mese fa “se Matteo Renzi vince le primarie io non voto PD” conducendo una feroce battaglia per il mantenimento della vecchia classe politica ormai al tramonto, è stato il primo a scendere in campo con tutta la propria autorevolezza oligarchica.

Il fatto è che è sceso in un campo di battaglia sbagliato, non sapendo di aver mancato l’appuntamento più importante in assoluto per qualunque giornalista o fonte d’informazione: quello con la realtà dei fatti. Ha sbagliato linguaggio.

Mentre le truppe si scontrano ad Austerlitz, la Repubblica scende su un immenso prato distante migliaia di chilometri, dove ci sono famiglie che stanno facendo un picnic. E ancora non se n’è accorto.

Inizia (tre giorni fa) pubblicando in prima pagina una lettera di una ragazza anonima di 25 anni, volendo far credere che la testata è talmente legata alla realtà del territorio nazionale da essere abituata a pubblicare regolarmente petizioni di sconosciute. E’ un atto di sfida. Come a dire: “ cari Grillo e Casaleggio: adesso vi facciamo vedere che anche noi siamo in grado di usare la rete”. Il fatto è che hanno usato un linguaggio vecchio applicandolo a un medium nuovo: la vicenda della petizione viene identificata, categorizzata e smentita e il risultato si trasforma in un boomerang/flop spaventoso che peggiora il clima di confusione.

Non soddisfatti della debacle, dell’autogol clamoroso, sullo stesso quotidiano si prepara il piatto ghiotto per il week end. Viene pubblicato un estratto ricavato da una intervista che Beppe Grillo ha rilasciato un paio di giorni fa a una giornalista tedesca. Ma viene alterato il Senso e il Significato delle parole del leader di M5s, titolando on-line: Grillo: sì al governissimo PD-PDL… In poche ore la notizia dilaga sulla rete e fa scattare un gigantesco dibattito; come sappiamo la rete amplifica, riverbera, moltiplica in progressione e trasforma, anche. Se all’origine del percorso la sorgente produce la deformazione di un evento o di un fatto, tutto ciò che ne deriva viene automaticamente falsato e quindi la notizia non è più quella che viene data, bensì un’altra. E’ il modo di affermare un “vero” che in realtà è un “falso”, perché l’autentico messaggio sottostante (la vera chiave di lettura dal punto di vista dell’informazione) è un altro, ovverossia: vince chi sulla rete è più forte; vince chi è posizionato meglio; chi è in grado di prevalere nei motori di ricerca, per cui è possibile che in rete finisca in prima posizione, magari con milioni di contatti, il 163esimo commento a una specifica notizia senza che ormai venga neppure menzionata la notizia e così la “vera notizia” diventa quel 163esimo commento.

Ma si è verificato un evento inatteso. La cronista autrice dell’intervista ha pubblicato una smentita di poche righe apparsa sul blog di Grillo, prima ancora che fosse lui ad intervenire. E così, la notizia è diventata un’altra: la stampa mainstream ha scelto di gestire questa fase usando l’informazione in maniera deformata, dimostrando di essere veicolo di esigenze politico-partitiche per tirare la volata a questa o quella personalità.

Un altro autogol: aveva ragione Grillo quando sosteneva che la stampa mainstream italiana deforma, falsifica, altera la verità producendo falsi.

Ecco il breve testo pubblicato da Petra Reski, la giornalista che ha firmato l’intervista a Grillo che comparirà nel numero in edicola domani dell’edizione tedesca e inglese di Focus.

“Mi sembrano tutti impazziti qui in Italia: la mia intervista per Focus non è ancora uscita e già viene citato Beppe Grillo con cose che non ha detto. Questa tecnica mi ricorda un po quel gioco da bambini, in tedesco si chiama “Stille Post”, giocare a passaparola. Sul sito di Focus è stato pubblicato un riassunto della mia intervista, e questo riassunto viene non tradotto, ma distorto, in una conclusione che ho appena letto sul sito della Repubblica: “Grillo: sì al governissimo” e poi “Grillo: Ok a governo Pd-Pdl, per legge elettorale e tagli. Ma è una falsità! Sul sito di Focus non è scritto questo. E’ scritto: Grillo non vuole fare una coalizione né con Pier Luigi Bersani, né con Silvio Berlusconi: “Se Pd e Pdl dicessero: legge elettorale subito, via i finanziamenti retroattivi, massimo due legislature e vanno fuori tutti quelli che hanno più di due legislature, così noi appoggiamo qualsiasi governo” diceva Grillo a Focus, e aggiungeva: “Ma non lo faranno mai. Loro bluffano per guadagnare tempo. Per essere sicura di non averti citato in maniera sbagliata ho controllato di nuovo la trascrizione originale dell’intervista: “Se Pd e Pdl dicessero: “Legge elettorale subito, via i finanziamenti retroattivi, due legislature andiamo fuori tutti quelli che abbiamo più di due legislature, cosi noi appoggiamo qualsiasi governo, ma scherzi. Non faranno mai queste cose. Loro bluffano, hanno bisogno del tempo, ma non faranno mai queste cose.”. Sul sito di Focus si legge esattamente questo. Insomma. Follia pura. Normalmente, alla fine del gioco di passaparola, si ride. Ma non mi viene da ridere di fronte ad un uso così scorretto della mia intervista”. Petra Reski.

La vera notizia quindi, che nessun organo di stampa mainstream pubblica oggi in prima pagina è: “Giornalista tedesca smaschera la bufala del quotidiano la repubblica”.

Comunque, secondo me giustamente, la polemica ha toni smorzati. La Repubblica non ne parla più e la smentita non c’è più sulla home page del blog di Beppe Grillo. Fine della storia e fine della partitella persa dal quotidiano per autogoal.

E’ stata fatta, mi sembra, la nobile scelta di non infierire, proprio per dimostrare (e questa è una ulteriore notizia che si può ricavare da questo episodio) che la posizione di M5s e di Beppe Grillo non è aggressiva né antagonista per principio, ma certamente è guardinga, attenta e intende salvaguardare il legittimo diritto alla libertà dell’informazione.

Così funziona la democrazia diretta quando esiste la possibilità di intervenire.

Siamo soltanto agli inizi di questa poderosa battaglia tra due mondi diversi, quello fatiscente che vuole conservare un edificio putrefatto già condannato dalla Storia e dai nuovi tempi, e quello ai primi vagiti che annuncia un cambio di passo, un nuovo lessico, un diverso approccio.

Un linguaggio altro.

Si tratta di un modo diverso di pensare che parte dal presupposto che i cittadini hanno il diritto di avere accesso alle informazioni reali, alle notizie. Hanno il diritto di sapere come stanno le cose. E oggi (questa è la clamorosa rivoluzione operata dalla rete e dal M5s) grazie alla crisine hanno anche soprattutto una grandissima voglia: hanno capito che se non si informano, non partecipano, non pretendono e non esigono di sapere come stanno le cose, come fanno le leggi, quali sono i programmi, come amministrano i soldi nelle banche, come erogano i crediti, e a chi li danno e come e quando e quanto, chi ha comandato finora seguiterà ad andare avanti per una strada che inevitabilmente comporterà l’espoliazione e la depauperazione definitiva dell’intera collettività.

Il che conferma che i quasi 9 milioni di voti al M5s non sono stati voti di protesta.

Sono voti di chi dissente.

Potete giurarci che tra quei voti ce ne stanno davvero tanti di persone che non ne possono più del giornalismo della cupola mediatica asservita di questa nazione.

Per il momento questo è quanto.

Sedi vacanti

Dunque, non abbiamo un Papa e non abbiamo un governo, tutti pregano per un conclave rapido e i mercati premono perché si faccia al più presto il governo e per di più le vecchiette della mia parrocchia entrano in panico se la Via Crucis comincia con cinque minuti di ritardo. Decisamente non siamo capaci di sopportare un po’ di precarietà.

Eppure la precarietà dovrebbe essere la nostra condizione abituale, non solo perché siamo italiani e quindi maestri nell’arte di arrangiarci, ma innanzitutto perché Cristiani e quindi consapevoli del fatto di essere precari per definizione, giacché precario è colui che prega.

Come, come? Non ci avevate mai pensato? Eppure è ovvio per chi mastica un po’ di latinorum: la radice linguistica di precario è la stessa di prece, precario è colui che prega e viceversa prega solo chi è precario, o non è forse vero, come dice il Salmo, che “l’uomo nella prosperità non comprende”?

La preghiera ci rende precari, perché ci rende dipendenti da Dio. Ma che bella questa precarietà che diventa un saldo stabilirsi sulla roccia (credere in ebraico si dice “stare in piedi saldo”). Non c’è roccia come il nostro Dio dice il salmo, non c’è certezza che scambierei con questa precarietà e allora il tempo delle sedi vacanti mi sembra un tempo bellissimo, un tempo in cui fare piazza pulita delle certezze false, dei bastoni spezzati, che se ti ci appoggi ti piantano schegge nella mano, e scoprire la tranquillità di colui che confida solo in Dio.

Tutti hanno paura e proprio per questo invece io mi rilasso e sto in pace, ciò che temo di più è la sicurezza, l’eccesso di confidenza, la stabilità scriteriata… Sfortunato quel paese dove nessuno ha timore per il futuro, dove tutti sono tranquilli perché hanno la strada tracciata, dove tutto è governato da una tecnica esatta e infallibile… assai meglio una santa precarietà che si trasformi in preghiera una buona volta e ci aiuti a rimetterci in discussione e confidare nella sola Roccia della nostra vita.

Già perché Geremia ci ammonisce: “maledetto l’uomo che confida nell’uomo” e Gesù rincara: “guai a voi ricchi perché avete già la vostra ricompensa”. Sapevatelo. Vale a dire che chi confida in se stesso sarà abbandonato a se stesso e ai ricchi non resterà altro che la loro ricchezza. Poveretti.

E’ molto bello invece che le sedi da cui governiamo la nostra vita siano lasciate vacanti per un po’, Così forse lasceremo spazio all’Unico davvero titolato per governarci… prendi tu il volante Signore mio e guidami, che io mi faccio un pisolino… quanto è bello essere precari… come un bimbo in braccio a sua madre.

Link originale: http://lafontanadelvillaggio2.wordpress.com/2013/03/03/sedi-vacanti/