Dignità e reputazione

La camera, una volta finita, è indubbiamente molto bella. E lo stesso si può dire della cabina armadio che Sonia ha messo in ordine.

Montare i mobili dell’Ikea è una faticaccia ma, al momento, a Roma è l’unica possibilità.

In una città dove il concetto di reputazione non esiste, uno va in un negozio ad acquistare un mobile, lo paga e poi si vede arrivare a casa un mobile diverso che viene montato malamente magari anche facendo danni in casa.

Gandhi (film, di Richard Attenborough, 1982).

Dall’altro lato, ieri sera, un amico mi diceva che, se metti un mobile in casa ad un cliente, quello diventa di sua proprietà: ed accade una circa una volta ogni quattro che il cliente romano, semplicemente, non ti paga.

Come dicevo prima, tutto ciò è al fatto che la “reputazione”, cioè il fatto che si sappia in giro che una persona è onesta, paga il dovuto, e fa bene il suo mestiere, con le leggi sulla privacy, non è più una preoccupazione della gente e, tra persone senza faccia, nessuno si preoccupa della dignità.

In casa nostra non ci sono ancora le tende e, nel palazzo di fronte a casa nostra un signore circola tranquillamente in mutande.

Anche io, in questi mesi caldissimi, l’ho ripagato con la stessa moneta. Panza contro panza, pelo contro pelo. Ed entrambi usiamo mutande dal tattico colore nero.

Un giorno, la vicina che conosco, è uscita sul terrazzo ed io, che ero in mutande mi sono prodotto in un balzo felino per uscire dal quadro della finestra.

Il parquet ha retto, con fatica, il mio atterraggio, io ho risparmiato la mia pancia alla vicina, e Sonia mi ha spiegato che, solo quando una persona viene riconosciuta, appunto, come persona, la gente gli riserva un riguardo che dovrebbe essere riservato a tutti i concittadini.

Mi piacerebbe raccogliere in un’associazione un gruppo di persone che accettano di riconoscersi a vicenda come persone e si forniscano vicendevolmente servizi dando peso alla reciproca reputazione.

Penso che questa associazione renderebbe la nostra vita molto più semplice.

Ricorsi politici – Tullianos contro Craxianos

Ieri sera non riuscivo a dormire ed ho acceso la TV.
Sulla 7d, Del Pietro e Travaglio duellavano sulla questione Fini e Tullianos.

Mentre ascoltavo Travaglio dire che… in fondo… chi se ne frega se Fini si è portato via i soldi di Alleanza Nazionale che non sono mica soldi dello stato mi è venuto un pensiero.

Bell’affare ci abbiamo fatto con Mani Pulite.

Nell’epoca precedente Tangentopoli, i politici prendevano le bustarelle per poi dare i soldi al partito.
Ora hanno fatto leggi per le quali i partiti sono sovvenzionati dallo Stato mentre i politici, che ora si sposano le “letterine”, rubano i soldi ai partiti per darli ai cognati delle stesse.

Quello che manca ai nostri politici è decisamente il senso del ridicolo.

I miei addominali non sono così

I miei addominali non sono così.
Loro sono i Momix, ballerini incredibili.

Negli ultimi tempi siamo sempre arrivati alla sera talmente stanchi da desiderare di uscire tanto quanto desideravamo chiuderci un dito in un cassetto.
E’ normale: il bamboo ha avuto una grossa parte in tutto questo e poi stavamo costruendo cose importanti.

Però dobbiamo impegnarci continuare a provare meraviglia anche per quello che scorre anche al di fuori dalla nostra coppia.

E’ arrivata una camera… ed anche un condizionatore… beh… quasi due

Beh… insomma… dovete sapere che questa mattina siamo andati alla casa di Sonia per impostare il trasloco e ci siamo resi conto che non abbiamo assolutamente spazio per tutti i vestiti.
Per questo semplice motivo ci serviva una nuova camera da letto.

Abbiamo deciso per un bianco su bianco nel senso che le pareti della camera sono bianche e noi volevamo tutti mobili bianchi.
Siamo andati da Ikea (sì… lo so… mamma non rabbrividire… ma a me i mobili di Ikea piacciono come mi piace il fatto che sono fatti come di lego e te li puoi costruire come più ti pare) ed abbiamo comprato:

La cosa fighissima del mobile pax sono i 5000 accessori che ci puoi montare dentro.

Abbiamo preso la consegna a domicilio che accadrà dalle 8 (speriamo di no) alle 13 di domani.

Domani quindi passerò la mattinata a montare mobili ed a pensare alla fine da far fare a quelli vecchi.

Matto matto decisamente matto

Malediz… porc.. acc… al momento in cui mi è venuto in mente di trovare il modo di farvi loggare attraverso facebook.

Una mattina di lavoro e nessun risultato.

Malediz… porc.. acc… uff. grr..

ora sembra che… forse che forse… potete commentare questi articoli direttamente su Facebook ed i vostri commenti verranno riportati anche qui.

Chissà se funziona.

Proviamo

Ed inoltre, se lo volete, richiedo pensieri e poesie sul tema “La nostra famiglia”

ριccσℓι ғσтσɢяαғι cяɛƨcσиσ...

Mi piacerebbe che le persone che hanno condiviso con me un tratto di cammino ci regalassero un pensiero sul tema “La nostra famiglia”.
Tutti questi pensieri costituiranno un bagaglio che mi porterò dietro nella avventura che si apre davanti ai nostri occhi.

Se lasciate un commento a questo post, vi aprirò un account come “editor” e potrete pubblicare i vostri articoli su questo sito.

Contest fotografico “il Matrimonio del mio Amore”

Abbiamo lanciato su Flickr un contest fotografico (cioè una sorta di concorso) dedicato al nostro matrimonio.

Le regole sono molto semplici:

1) le foto vengono pubblicate come commenti al post sito all’indirizzo http://www.flickr.com/groups/cicero-lavoristi/discuss/72157624771960562/ facendole precedere da un numero che permetterà agli altri partecipanti di votarle.
2) viene concesso di votare fino ad un massimo di tre foto.
3) il punteggio finale sarà pari al numero di voti ricevuti moltiplicato per il numero di voti dati.

Si può decidere se votare subito o votare alla fine.

La scadenza è il 25 di settembre quando io e Sonia ci sposeremo.

I risultati dopo il viaggio di nozze.

Allego come commenti le foto che, fin’ora hanno partecipato.
Per avere più informazioni sa su di esse che sui loro autori, basta che clicchiate sulle foto.

Il tovagliato ed il tablò

Una collega di Sonia aveva un enorme problema dovuto al fatto che il tovagliato del locale non si intonava al vestito della sposa.

Io, in quel momento, compresi la mia inadeguatezza in quanto non avevo mai preso in considerazione l’esistenza della parola “tovagliato”.

Cosa sia il tovagliato è però facile da capire come è facile pensare che gli uomini, dopo aver conosciuto le loro donne, si scoprono capaci di risolvere problemi di cui ignoravano persino l’esistenza.

(E nel caso il tovagliato sia crema mentre il vestito sia salmone, scoprono che esistono colori che loro,nel passato,  avevano associato solamente ad una vodka di buon prezzo per condire le pennette).

Peggio mi accadde alla fine del corso prematrimoniale, nella discussione con le spose prossime alla meta.

– e… il tablò… tu… come lo fai il tablò?

-hem… ecco…

allora, in questi casi la logica deduttiva viene in aiuto:

1) il tablò deve essere qualcosa di inerente al matrimonio in quanto una sposa, in prossimità del suo matrimonio, non vede nulla che non sia per lo meno lontanamente afferente all’universo nuziale;

2)  in genere le parole sono importanti e tablò fa pensare a tavolo e ad oblò. Dato che la sposa in questione non si sposava su una nave, la concomitanza con i tavoli passava in pole position.

In quel momento ricevetti l’aiutino.

– noi, alla fine, l’abbiamo fatto con i fiori! – disse un’altra sposa col pollice verde.

Doveva trattarsi di una decorazione.

– noi con gli alberi! -disse un’altra sposa che evidentemente optava per decorazioni di grandezza decisamente più ingente.

– noi con le canzoni di Vasco!

ed io abbandonavo la tesi della decorazione.

Mi si avvicina Sonia ed io sussurro.

– il tablò?!?

E lei comprensiva.

– Il cartello con il quale si associano i tavoli a coloro che ci siederanno.

Io sento la mancanza di quei numeri associati a tavoli di tavola calda del mio passato: un unico pezzo di plastica piegato a forma di “V” capovolta, oro sopra e rosso all’interno, un grosso numero rosso che traspare dall’interno all’esterno.

– Ma se li chiamassimo tavolo n° 1 tavolo n° 2 e tavolo n° 3.

Non so se lo dissi o fu semplicemente una secrezione della mia anima ingegneristica.

Sonia lo sentì e mi compatì.

– Sembra che la gente ti giudichi sulla base del tablò…

– I nomi dei poeti?

– Troppo intellettuale.

– I nomi delle città?

– Troppo banale.

– Ma noi, cosa li invitiamo a fare quelli che ci giudicano dal tablò?

In realtà era una domanda retorica. Quelli che ti giudicano dal tablò sono subdoli… si mimetizzano. Entra uno: uno che non diresti mai e… TAC… ti ha giudicato dal tablò.

Comunque abbiamo deciso che il tablò ritornerà all’ordine del giorno quando avremo una idea della quantità dei tavoli.

Quello che so è che, comunque faremo il tablò, esso non verrà capito ed una o più zie saranno destinate a girare spaesate chiedendosi dove diavolo è stato messo il “rododendro”.