Strana notte questa notte. Qualcosa sta accadendo e noi tutti dobbiamo contare sulle nostre forze.

Senza titolo

Strana notte, questa notte.

Una notte calda di estate, spezzata da violenti scrosci di temporale.

Sulla scena politica, grandi forze si stanno disponendo sulla scacchiera.

Un partito incentrato su Berlusconi sta guardando in faccia la sua paura più profonda: l’unico capo che gli dà senso di esistere sta per essere costretto a fronteggiare le sue responsabilità di nano morale.

Dall’altro lato, il Bildenberg sta dettando le sue condizioni.

Le sirene del rating sono suonate come fanfare di guerra soffiate dietro ad una collina nebbiosa e i maggiordomi del piddì hanno indossato un’aria corrucciata.

Probabilmente, il programma dei banchieri prevedeva la conferma dell’IMU e l’aumento dell’Iva allo scopo di far scorrere nelle loro tasche gli ultimi risparmi degli italiani.

E tutti si sarebbero dovuti piegare,

Però, la storia è fatta di uomini mentre, in fondo, è mia impressione che il PdL sia fatto di uomini, uomini disonesti, uomini pieni di difetti, ma comunque uomini, uomini più di quelli del piddì che, in questa notte piovosa, appagano solamente viscidi caporali.

Ecco quindi che, da un lato, abbiamo grottesca tragedia, e, dall’altro, abbiamo il freddo conto di uomini che si sono venduti l’anima.

Peccato che, forse colui che ha comprato la loro anima non avrà i soldi per pagarla e gli alleati grotteschi (con cui si erano messi assieme) stanno esplodendo come una banda di Ostrogoti riunitisi molti anni attorno un capo ora ferito e morente.

In questo oscuro cammino, per fortuna, si muovono anche figure che dispensano un po’ di luce.

Parlo, naturalmente, di papa Francesco: l’unico leader che sembra avere il coraggio di dire cose (scusate il gioco di parole) sacrosante.

Pensate che è andato a Lampedusa. Si è messo di fronte ai migranti. Ed ha detto che sono degli uomini.

Lo stupore che ho provato si è tramutato in tristezza nel momento in cui mi sono reso conto che mi stavo stupendo.

In fondo, però, è proprio nella notte buia che gli uomini più solidi ci ricordano che il cielo è sempre blu ed il prato è sempre verde.

Papa Francesco, secondo me, sarà una roccia grazie a cui tutti ci possiamo orientare.

Ed, in questo stesso momento, un altro barcaiolo sta conducendo nel mare in tempesta una barca tutta scassata.

Questa sera ho notato che i capelli di Beppe Grillo sono molto più bianchi di quelli che mi ricordavo. Al tempo stesso, i suoi occhi sono quelli di un uomo che ha preso una decisione.

Non so quale sia questa decisione: è possibile che decida di ritirare i parlamentari dal Parlamento come è possibile che decida di fare tante altre cose.

Prego che tenga duro e continui instancabile a seguire tutte le opzioni democratiche e pacifiche che ci permettano di tenere attaccata la spina di questa nostra fragile e malata Democrazia.

Ritengo fondamentale che noi tutti ci ricordiamo di essere italiani.

Dobbiamo assolutamente ricordarci chi siamo!

Siamo un popolo pieno di risorse che vengono sempre fuori quando ce n’è bisogno.

Questa sera ho l’impressione che siamo molto vicini a toccare il fondo.

Ed, a questo punto, non potremmo che rimbalzare.

 

http://www.youtube.com/watch?v=uFg-AmIFyNg

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Un sogno ed un metodo. Perché il Movimento 5 Stelle non può deviare da ciò che è.

Senza titolo

All’inizio, ho dato il mio voto al Movimento 5 Stelle perché, per far alzare dalle loro poltrone i signori dal PD e/o del PDL, l’unico modo era di farci sedere qualcun’altro.

Devo dire che questa scelta non mi ha deluso in quanto l’effetto è stato ancora più distrutti vo quanto mi aspettassi.

Non solo il PD è stato costretto a fare un governo con il PDL, gettando giù una maschera che, oramai, aveva del grottesco.

Soprattutto, ora, giorno per giorno, questi parlamentari stanno proponendo quei provvedimenti che tutti aspettavamo da anni e gli eletti del PD, come un sol uomo, a si affrettano ad opporsi punto a punto.

Ecco che quindi, grazie agli eletti a 5 stelle, si può dire che il re piddino è oramai definitivamente nudo e questa è obiettivamente una vittoria politica.

D’altro canto, dopo un po’, la curiosità su questo movimento mi ha spinto a capire meglio di cosa si trattasse.

Andando in giro per il blog di Grillo, trovo una prima definizione:

“Il MoVimento 5 Stelle è una libera associazione di cittadini. Non è un partito politico nè si intende che lo diventi in futuro. Non ideologie di sinistra o di destra, ma idee. Vuole realizzare un efficiente ed efficace scambio di opinioni e confronto democratico al di fuori di legami associativi e partitici e senza la mediazione di organismi direttivi o rappresentativi, riconoscendo alla totalità dei cittadini il ruolo di governo ed indirizzo normalmente attribuito a pochi.”

Poi vado sul cosiddetto non-statuto e trovo:

ARTICOLO 4 – OGGETTO E FINALITÀ
Il “MoVimento 5 Stelle” intende raccogliere l’esperienza maturata nell’ambito del blog www.beppegrillo.it, dei “meetup”, delle manifestazioni ed altre iniziative popolari e delle “Liste Civiche Certificate” e va a costituire, nell’ambito del blog stesso, lo strumento di consultazione per l’individuazione, selezione e scelta di quanti potranno essere candidati a promuovere le campagne di sensibilizzazione sociale, culturale e politica promosse da Beppe Grillo così come le proposte e le idee condivise nell’ambito del blog www.beppegrillo.it, in occasione delle elezioni per la Camera dei Deputati, per il Senato della Repubblica o per i Consigli Regionali e Comunali, organizzandosi e strutturandosi attraverso la rete Internet cui viene riconosciuto un ruolo centrale nella fase di adesione al MoVimento, consultazione, deliberazione, decisione ed elezione.
Il MoVimento 5 Stelle non è un partito politico né si intende che lo diventi in futuro. Esso vuole essere testimone della possibilità di realizzare un efficiente ed efficace scambio di opinioni e confronto democratico al di fuori di legami associativi e partitici e senza la mediazione di organismi direttivi o rappresentativi, riconoscendo alla totalità degli utenti della Rete il ruolo di governo ed indirizzo normalmente attribuito a pochi.”

Quindi vado a dare un’occhiata al programma e, nella sezione, Stato e Cittadini trovo una importante premessa:

“L’organizzazione attuale dello Stato è burocratica, sovradimensionata, costosa, inefficiente.
Il Parlamento non rappresenta più i cittadini che non possono scegliere il candidato, ma solo il simbolo del partito. La Costituzione non è applicata. I partiti si sono sostituiti alla volontà popolare e sottratti al suo controllo e giudizio.”

Nel seguito del programma, vedo una serie di proposte mirate a depotenziare la concentrazione di potere in mano alle consorterie politiche.

Quindi cosa è questo Movimento 5 Stelle?

Secondo me è un movimento rivoluzionario che vuole cambiare il modo in cui questa società vine governato per mezzi dell’introduzione di una democrazia liquida.

Ecco la definizione di wikipedia di “democrazia liquida”:

La democrazia liquida è un modo di esercizio della democrazia nella quale i cittadini possono decidere in che forma esercitare il proprio potere politico, scegliendo, nella massima libertà, se esercitare in prima persona il proprio potere politico, o se delegarlo a un suo rappresentante di fiducia (il delegato). La democrazia liquida integra sia i concetti di democrazia diretta, sia quelli di democrazia rappresentativa.
La chiave per interpretare questa tipologia di democrazia sta nella massima libertà di scelta dell’esercizio del diritto politico: il cittadino sceglie come, quando, e su cosa farsi rappresentare.

Il progetto, secondo me, è meritevole di supporto.

Non dico che questa sia l’unica soluzione.

Non dico che essa funzionerà.

Dico però che altre soluzioni, in giro, francamente non ne vedo.

Quindi vale la pena di spingere in questa direzione.

D’altro canto noto che, all’interno del movimento romano, ci sono molte persone che non sono della mia stessa idea.

Alcuni stanno cercando di creare una struttura nella quale una sorta di “dirigenza”, magari composta da coloro che partecipano maggiormente alle riunioni, conti più degli altri.

L’effetto di questa operazione si vede nel tentativo di organizzare una sorta congresso laziale dove “gli eletti” abbiano una maggiore possibilità di parola allo scopo di garantire una maggiore efficienza.

Ma quale efficienza? – mi chiedo.

Quella del PD?

Altri ritengono che i parlamentari abbiano diritto di “completare” il programma o di organizzare alleanze.

Qualcuno ritiene che gli eletti possano persino rimangiarsi gli impegni presi.

Alcuni arrivano persino ad arrogarsi il diritto di estendere il programma così, per silenzi assenso, aggiungendovi parti (inerenti tra l’altro temi estremamente sensibili) perché nel loro giro di amici (accuratamente selezionati) nessuno si oppone.

A costoro io chiedo: se abbandoniamo questo percorso, a noi, che rimane?

Prima di entrare nel movimento, sono entrato in contatto con diversi movimenti / partiti di “delusi dal PD” che erano accomunati solamente dalla ferrea convinzione di essere “antropologicamente” migliori degli altri.

Quando mi chiedevo da dove provenisse questa maggiore qualità antropologica la risposta non è mai stata soddisfacente ed alla fine, il dubbio veniva fugato dall’emersione di un gruppo di “dirigenti in erba” che, pretendendo di essere “più uguali degli altri”, facevano fuori ogni possibile concorrenza e si mettevano al comando di un partitino senza più alcun senso di esistere.

Nel Movimento 5 Stelle esiste una risposta.

Che ci rende meglio degli altri?

Un sogno ed un metodo.

Il metodo è una e-democracy di tipo liquido. Il sogno è che essa funzioni.

Questo sogno prevede che gli eletti siano semplici portavoce.

Se questi si “montano la testa” e pretendono di poter “interpretare” il pensiero della base e trascendere i limiti del programma, semplicemente il metodo salta.

Ora, alcuni avventori di questo forum propongono di abbandonare il metodo, e quindi il sogno.

Quindi mi viene da chiedere loro: che ci proponete in cambio?

Perché, per ora, io non ho visto nulla.

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Democrazia Liquida a livello di pozzanghera. Che ci stanno a fare gli attivisti a 5 stelle sul territorio locale?

di Guido Mastrobuono

FRATELLI GEMELLI.

La democrazia liquida è un tema affascinante ma, sulla piccola scala di un municipio, piccoli problemi sembrano susseguirsi con frequenza pressante.

Ci chiedono cosa vogliamo fare con l’aiuola. Ci chiedono di coprire la presidenza di una commissione. Ci chiedono di partecipare alle altre.

Come fare?

Intendo dire… come fare se si è deciso di far parte del Movimento 5 Stelle?

Vi anticipo la mia conclusione: se si ha il 51% dei consiglieri bisogna fare tutto e far funzionare il quartiere, se si ha il 49% non bisogna fare niente, soprattutto non bisogna votare nulla che non sia pienamente in accordo con il programma approvato prima delle elezioni.

E poi bisogna preparare la rivoluzione a 5 stelle avendo il ruolo più importante di tutti.

Il municipio è “il basso” da cui tutto dovrà partire.

Ma questo concetto è meglio raggiungerlo per gradi.

Se sto incominciando ad intuire i meccanismi che stanno nella testa dei collaboratori più stretti di Grillo e Casaleggio, il M5S è un partito rivoluzionario “in modo strano”.

Vuole rivoluzionare il paese… però… in fondo… non necessariamente.

Il Movimento 5 Stelle sembra voler rivoluzionare il “modo di fare politica”.

Poi, in un secondo tempo, se e solo se i cittadini italiani vorranno rivoluzionare il paese ci sarà una rivoluzione.

Se no… semplicemente no.

Ma cosa vuol dire “rivoluzionare il modo di fare politica”?

Sembra che l’idea sia quella  di fornire un esempio di gestione “di partito” per mezzo di tecniche di democrazia liquida che permettano una immediata partecipazione a tutte le decisioni programmatiche ed amministrative nonché la scelta, per mezzo di primarie, dei portavoce che verranno candidati nelle istituzioni repubblicane (ove continui a vigere il sistema costituzionale vigente).

In altre parole,  i militanti scelgono cosa fare, chi deve farlo, e come deve farlo.

Al momento, l’implementazione ne M5S di questo meccanismo è ancora incompleta.

La piattaforma informatizzata verrà sperimentata fra breve nel “solo” Lazio e, nel frattempo, i programmi nazionali, regionali, comunali e municipali sono stati compilati con il metodo dei “tavoli tematici” che, seppur dall’apparenza mostruosamente inefficiente, ha generato programmi infinitamente migliori di quelli degli altri partiti.

La ragione, secondo me, è che i partiti tradizionali devono assolutamente bilanciare interessi inconfessabili, obiettivi simbolici di bandiera, ed ottenere dimostrazioni di forza (basate sul concetto che sono buoni tutti a prevalere quando si ha ragione, ma a prevalere quando si ha torto ci riescono solo quelli veramente forti).

I cittadini, invece, vogliono solo vivere meglio. Ed il resto non conta.

Ecco che, mirando dritti all’obiettivo, i programmi del M5S sono più semplici, chiari e leggibili: tant’è vero che, nelle ultime elezioni sono stati scopiazzati un po da tutti.

Con una piccola differenza…

… quelli del M5S vogliono mettere in pratica il programma, non ammettono deroghe, e  sono molto poco disponibili alla tolleranza nei confronti di comportamenti “allegri” dei loro portavoce.

Per quanto riguarda il movimento, il portavoce non ha una delega in bianco: ha un programma in nero su bianco, sta lì a fare quello, e solo quello.

Ecco la ragione della poca felicità di alcuni cittadini parlamentari che si trovano, in alcuni casi, a dover votare contro “coscienza”.

Però, come si diceva, il M5S esiste allo scopo di cambiare il “modo di fare politica” e non mi pare che nessuno dei portavoce è stato costretto a candidarsi contro la sua volontà.

Ma sto divagando.

Veniamo ora alla domanda che ha generato questo scritto: quando ci vediamo con attivisti del tavolo dell’VIII municipio, che cosa ci stiamo a fare?

(Naturalmente le mie considerazioni possono essere estese ogni municipio).

Partirei da cosa non dobbiamo fare: non dobbiamo riscrivere i programmi di livello superiore.

E’ inutile: l’anarchia richiede disciplina e la democrazia liquida ne richiede di più.

Le entità di livello più basso esistono per realizzare nel loro microcosmo i programmi generali approvati da quelle di livello più alto.

In caso contrario, il movimento scoppia e non ottiene proprio nulla.

Per questo motivo, gli amici (e soprattutto i compagni) che cercano di riscrivere i programmi con abili colpi di mano, non potranno che restare delusi.

Però, a pensarci bene, noi “territoriali” non siamo per nulla svalutati, non siamo per nulla inutili, e non siamo secondi a nessuno.

Ermete Trismegisto notava che “come in alto, così in basso” ed, in un tutto armonico, ogni singola parte ha una sua propria dignità.

Gli attivisti del tavolo municipale costituiscono il terminale finale dell’intero sistema.

Per prima cosa, possono essere gli occhi del movimento e costituire una centrale di raccolta e prima elaborazione delle informazioni.

Per seconda cosa, gli attivisti del municipio sono gli unici che si interfacciano con i cittadini per caso, in maniera disinteressata, andando a fare la spesa, prendendo un caffè o portando i figli a scuola.

Non cercano supporto per alte iniziative politiche e sociali, non cercano di “vendere” campagne politiche di più ampio respiro, vogliono solo che nel quartiere si viva meglio.

Per questo motivo la gente parla loro e, se sapranno meritarlo, la gente si fiderà persino di loro.

Ecco che quindi gli “attivisti municipali” sono gli unici che possono avere un rapporto umano tale da introdurre le tematiche della democrazia liquida a persone che, magari, non hanno dimestichezza né con internet ne con modelli politici complessi.

In altre parole, sono gli unici che hanno la possibilità di risolvere le debolezze della democrazia liquida e cioè la necessità di formazione e la sua inumanità.

La necessità di formazione nasce dal fatto che la democrazia liquida non è banale da comprendere né è facile parteciparvi.

Non stiamo parlando di un monte impossibile da scalare ma, comunque, è necessaria la messa in campo di aule permanenti che spieghino come, quando e cosa si vota, come si accede ad internet e, nel tempo libero, magari stimolino la discussione sulla società che si potrebbe decidere di costruire.

Serve insomma educazione civica.

Le decisioni prese direttamente non potranno essere migliori di coloro che le prendono.

Ed oltre a ciò c’è una funzione ancora più importante.

Gli “attivisti municipali” hanno il compito di prendere una enorme comunità virtuale e concretizzarla in un micro comunità reale e locale che ne concretizzi i valori.

Francamente non mi pare poca cosa né dal punto di vista politico né, e soprattutto, dal punto di vista umano.

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Realtà Greche: memento mori.Ecco cosa succede se si dimentica che lo Stato è un veicolo di civiltà e non solamente uno strumento per arricchire pochi finanzieri.

People 16

Ogni tanto ci si domanda cosa accade se si decide di mettere la convenienza economica davanti alla tutela dei valori fondamentali della nostra civiltà.

Ci si domanda cosa accade quando si considera “economicamente inopportuno” affermare che lo Stato ha l’obbligo di anteporre la tutela della salute e della dignità dei propri cittadini a qualunque altra considerazione.

Semplice: lo Stato muore.

Muore come i Templari dopo la caduta di Gerusalemme: semplicemente perde il suo senso di esistere (o, peggio, la parte di quel senso di esistere che bilanciava la tutela di interessi ingiusti ed inconfessabili).

Stati più solidi hanno un’agonia più lunga.

Stati più deboli hanno un’agonia più breve.

In ogni caso, la morte è certa ed è dovuta al fatto che, se l’anima vola via, il corpo, alla fine, inevitabilmente la segue.

I cittadini sopravvivono e riscoprono le delizie della “legge della giungla”.

Nel mondo moderno, questa legge dichiara che, non appena il cittadino sarà un po’ più debole, le entità finanziare trasnazionali gli salteranno alla gola e ne spolperanno le sostanze.

Quando non avrà più beni, il cittadino dovrà vendere sé stesso.

Quando non avrà più nulla di appetibile, il cittadino verrà abbandonato a morire su un selciato.

Questo è quanto dobbiamo considerare nel momento in cui ci chiediamo se valga la pena di attivarsi per la difesa dei principi della nostra Democrazia.

Questo è quanto dobbiamo considerare nel momento in cui ci chiedono di considerare l’”opportunità economica” di abrogare diritti perchè non ci sono i soldi.

Questo è quanto dobbiamo considerare nel momento in cui ci chiedono di considerare l’”opportunità economica” di modificare costituzioni perché ce lo chiede l’Europa.

Dobbiamo ricordare sempre che si sta parlando della stessa Europa che si è distinta in lunghe serie di richieste alla Grecia.

E per cosa?

Per quanto è descritto nell’articolo che segue.

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DI AGNES ROUSSEAUX
bastamag.net

E’ tempo di saldi. La più grande promozione del XXI secolo. Tutto deve sparire ! Per cercare di ridurre il suo debito, la Grecia liquida tutti i suoi beni pubblici : energia, trasporti, compagnie d’acqua, università, coste protette… il paese cade sempre più in una crisi economica senza fondo, nonostante i « piani di salvataggio » europei. Questi portano profitti in gran parte al settore finanziario, mentre per i greci l’austerità è diventata uno stile di vita. Reportage ad Atene, presso un popolo vittima del trattamento choc imposto dal «capitalismo del disastro»

« Più di un terzo della popolazione greca non ha più accesso alla sanità nazionale » stima Giorgos Vichas, cardiologo. Alla clinica autogestita di Hellinikon, in periferia d’Atene, un centinaio di medici curano gratuitamente un numero sempre crescente di pazienti.

Da un anno e mezzo, 10000 persone hanno varcato le soglie di questa clinica di fortuna, installata nel mezzo di una vecchia base militare americana. A causa dei drastici tagli ai salari abbassatisi del 40% in qualche anno- anche chi ha un lavoro non ha più i mezzi per pagare le spese mediche. E gli ospedali pubblici greci mancano di medicine, specialmente per la cura del cancro.

Il settore della sanità è uno dei simboli della delinquenza dei servizi pubblici greci. In una sala di consultazione dai muri bianchi, il cardiologo snocciola storie che la dicono lunga sullo stato del paese : quella di una donna che ha appena partorito e a cui l’ospedale non vuole dare il figlio finché non paga le spese mediche. Un’altra è stata trattenuta nella sua camera d’ospedale, con una guardia davanti alla porta, perché doveva pagare 2000 euro. « Riceviamo molte persone che non possono più pagare per l’acqua e l’elettricità da quando le tasse sugli immobili sono aumentate. La corrente è stata tagliata anche a persone che hanno bisogno di strumenti medici permanenti, come l’ossigeno. » Dice Giorgos Vichas. Lo scorso inverno, non potendo comprare l’olio, di cui il prezzo è raddoppiato, gli abitanti hanno rimesso in funzione i vecchi camini negli appartamenti. Si sono riscaldati con la legna… o la spazzatura. « La sera, ad Atene, l’aria era irrespirabile. » commenta Makis Zervas, professore all’Hellenic open University.

Nonostante i « piani di salvataggio », il debito greco esplode.

Tre anni dopo il primo « piano di salvataggio » europeo, la Grecia scivola in una recessione che sembra non dover finire mai. Il tasso di disoccupazione è arrivato al 27%, il triplo rispetto al 2009. Una cifra ufficiale ancora al di sotto della realtà. « I giovani che cercano un lavoro dopo la fine degli studi non sono inseriti nel calcolo, né tutti quelli che lavorano un’ora alla settimana. » precisa Makis Zervas. Nemmeno i lavoratori indipendenti che hanno appena terminato la loro attività a causa di mancanza di clienti. Nel centro di Atene, le saracinesche sono abbassate su una parte delle attività commerciali. Il 63% dei giovani con meno di 25 anni è senza lavoro. La crescita ? Con un tasso del 6% nel 2012, sembra molto lontana. Il Pil è caduto del 25% dal 2008. Come quello degli Stati Uniti al momento della crisi del 1929.

Quali prospettive dopo sei anni di recessione ? La Grecia è « sulla buona strada per raggiungere il suo ambizioso piano di pareggio del debito » osa dire la direttrice generale del FMI, Christine Lagarde. Il paese potrebbe ritornare a crescere nel 2016, profetizzano il FMI e l’Unione Europea. Ma per arrivare fin qua, bisognerà fare degli sforzi. Come se si esigesse ancora dalla Grecia già stremata, di correre ancora una maratona in più. Gli obiettivi di riduzione del debito, fissati dalla Troika (FMI, Commissione Europea, Banca Centrale Europea) sembrano irreali. Qualcuno in un ufficio, da qualche parte a Bruxelles o Francoforte, ha disegnato delle curve, smaneggiato la sua calcolatrice, disegnato delle proiezioni. Riprese pari pari dai capi di stato europei. Obiettivo : un debito al 124 % del Pil nel 2020. Era del 156 % nel 2012. Sarà del 175 % nel 2013. E’ cominciata male. Veloce, risponde la Troika, bisogna accelerare le privatizzazioni, smantellare i servizi pubblici, e in assenza di alternative, ricapitalizzare le banche. La vendita delle compagnie di gas è cominciata la settimana scorsa, e la televisione pubblica è stata colpita dal ritorno del boomerang. (2) 2600 disoccupati in più.

Miliardari, è l’ora dei saldi ! 

Compagnie d’elettricità, d’acqua, di gas naturale, porti e aeroporti, ferrovie e autostrade, lotteria nazionale… la Grecia svende i suoi beni pubblici. Questi dovrebbero portarle 9,5 miliardi di euro entro il 2016. « Stanno anche privatizzando la riscossione delle tasse » si indegna Makis Zervas. « E le università sono state ricomprate al 49 % da società private, il che è contrario alla Costituzione. » Il « piano di cessione delle attività pubbliche » preteso dal FMI e l’Unione Europea, è messo in opera dal Fondo di espropriazione del patrimonio pubblico (Taiped). Questa società anonima greca, fondata nel 2011, ha per obiettivo di « massimizzare il valore » dei beni pubblici venduti. Poiché queste privatizzazioni sono « l’elemento chiave per il ripristino della credibilità, precondizione fondamentale per il ritorno della Grecia sul mercato dei capitali mondiali », martella il sito dell’organismo. Che propone, come in un catalogo turistico, spiagge, foreste, isole deserte o siti archeologici. Tutto deve sparite. Signore e signori miliardari, promotori immobiliari e industrie del turismo, non esitate : è l’ora dei saldi.

In testa sul sito del Taiped : un terreno di 1,8 milioni di m2 (l’equivalente di 250 campi di calcio) con 7 km di costa sull’isola di Rodi. E le zone classificate Natura 2000 sulle quali Taiped suggerisce di costruire alberghi, campi da golf e centri commerciali. O il vecchio aeroporto di Atene, un terreno di 623 ettari (tre volte la superficie di Monaco) in riva al mare, dove qualche resto di infrastruttura costruita per le Olimpiadi del 2004 si eleva nel mezzo di erbacce. « Hanno cercato di venderlo al Qatar, che non l’ha voluto. » spiega Natassa Tsironi, una riparatrice che qui si occupa di un giardino autogestito. « Una legge ha votato che si autorizzino gli investitori a fare quello che vogliono di questo terreno, ivi compreso costruire delle torri. » « 69 ostacoli regolamentari, amministrativi e tecnici, che rallentavano le privatizzazioni, sono stati eliminati. » gioisce Taipedn, nella sua relazione del 2013.

«Il più grande programma di cessione al mondo »

La società di « denazionalizzazione » è guidata da un ufficio di cinque membri, tutti usciti dal settore privato e delle banche greche. Il suo presidente dirigeva fino al 2013 la più grande compagnia della acque in Grecia, e ha fondato un’impresa di costruzione di piscine – le entrate sembrano assicurate, visti tutti i complessi preposti allo svago che cresceranno sulla costa… Il direttore generale di Taiped, Yannia Emiris, era responsabile della banca d’investimenti Alpha Bank. Accompagnato da due « osservatori » nominati dall’UE e dall’Eurozona, questo gruppo è stato incaricato della liquidazione dei beni pubblici greci. E dispone di una « autorità assoluta circa le decisioni ». Tutte le entrate trasferite al Fondo devono essere vendute o liquidate : « il ritorno degli attivi allo Stato non è autorizzato» La grande svendita - « il più grande programma di cessione del mondo » è iniziato.

Alla guida: le imprese private e la Troika.

Il popolo greco fatica a veder partire il suo patrimonio sbriciolato ? « Non si può fare una frittata senza rompere le uova » dice retorico il Primo ministro, Antonis Samaras, in un forum (3) a proposito della privatizzazione della radio-televisione pubblica greca, ERT. « Dobbiamo mostrare al popolo (greco) che noi osiamo opporci ai pilastri più urlanti dell’opacità e dello spreco » scrive. ERT era dunque un eccesso. Che i cittadini trovino il modo di vedere una logica in queste decisioni arbitrarie. La frittata è riuscita, almeno ? Gli obiettivi sono lontani dall’essere raggiunti : in due anni, le privatizzazioni non hanno portato che 2 miliardi di euro. Neanche 1% del debito.

La priorità: ricapitalizzare le banche.

Questo d’altronde non diminuisce di una virgola. Era di 310 miliardi nel 2009. Nel 2013, qualche « piano di salvataggio » più tardi, il paese che si infossa nel marasma economico e che la democrazia greca è in agonia, il debito si eleva sempre a 309 miliardi di euro. Tutto questo per questo. Il Pil ha subito violenti colpi d’arresto e il debito rappresenta oggi il 180 % del pil (contro il 130 % del 2009) (4) La Grecia non è più un paese sviluppato, stima il fornitore di indici di borsa MSCI, che la pone ormai nella categoria dei paesi emergenti. Quanti anni ci vorranno per ritrovare il tasso d’occupazione del 2009 ? « Con il 4% di crescita, si può sperare di raggiungere quel livello nel 2020-2025, valuta Sotiris Koskoletos, economista all’Istituto di ricerca Nicos Poulantzas (5). Ma chi può sperare oggi in una crescita al 4% ? »

A cosa sono serviti i piani di salvataggio successivi ? A salvare la Grecia da una bancarotta immediata concedendole nuovi crediti. E cancellando un parte del debito, grazie a una sua « ristrutturazione » (6) aggiungendole dei nuovi prestiti. Ma anche – e soprattutto – salvando le banche greche e i creditori stranieri. « Una buona parte del piano d’aiuto è stato utilizzato per la ricapitalizzazione delle banche, è un dato di fatto . Erano infatti sotto-capitalizzate, versando in gravi difficoltà finanziarie e a rischio di fallimento » descrive la situazione Céline Antonin, economista presso il dipartimento analisi e previsione dell’OFCE (7).

77 % dell’aiuto europeo diretto verso il settore finanziario 

Chi ha ricevuto i 207 miliardi di euro sbloccati dall’Unione Europea e dal FMI dal 2010 ? Le banche greche (per 58 miliardi) e i creditori allo Stato greco (per 101 miliardi), in gran parte banche e fondi di investimento. Almeno il 77 % dell’aiuto europeo non è andato a beneficio dei cittadini ma, direttamente o indirettamente, al settore finanziario ! Uno studio di Attac Autriche mostra che solo 46 miliardi sono serviti à rigonfiare le casse pubbliche – sempre sotto forma di prestito, ovviamente. Da mettere in parallelo con i 34 miliardi pagati dallo Stato ai suoi debitori come interesse sul debito nello stesso periodo. (8)

Salvare le banche è quindi la priorità della Troika. « Si può avere l’impressione, in quanto cittadino, e giustamente, è un assegno in bianco alle banche »prosegue Céline Antonin, dell’OFCE : E’ soprattutto un mezzo di trasformare il debito privato detenuto dalle banche e dai creditori, in debito pubblico ! La parte del debito greco detenuto dai creditori privati è stata divisa in due. (9) Su chi peserà d’ora in poi il rischio di bancarotta della Grecia ? Sull’Unione europea e il FMI. Quindi sugli Stati e sui cittadini europei.

Capitalismo del disastro

Perché i greci hanno accettato queste misure di austerità in cambio di un piano di salvataggio che non ha risolto niente ? « Abbiamo perso un milione di posti di lavoro nel settore privato. E’ come se, in Francia, si sopprimessero d’un colpo 6 o 7 milioni di posti di lavoro. Si ricevono più volte al giorno delle cattive notizie. Come un cervello umano può sopportare questa cadenza ? » si interroga Panagiotis Grigoriou, storico e etnologo, autore del blog Greek Crisis. « Più di 8000 manifestazioni e scioperi hanno avuto luogo in tre anni, i greci si sono rassegnati. Cosa si può fare di più ? Ogni linea del memorandum (lista delle misure di austerità imposte dalla Troika, ndr) è stata votata. Si annullano delle leggi in vigore da decenni. La Costituzione è stata violata. A cosa serve il Parlamento ? » 

« Non siamo più nel capitalismo, ma nel suo prolungamento, una sorta di meta-capitalismo » prosegue. Il trauma collettivo. Una situazione che ricorda stranamente la strategia dello choc, definita da Milton Friedman, teorico del liberismo economico : « Aspettarsi una crisi su ampia scala, poi, mentre i cittadini sono ancora sotto choc, vendere lo Stato pezzo per pezzo, a degli interessi privati prima di trovare il modo di rendere eterne le « riforme » varate sotto il segno della fretta » (10)

Benvenuto in Grecia, laboratorio europeo del « capitalismo del disastro» ! Milton Friedman descrive come dei cambiamenti economici improvvisi e di grande ampiezza provochino delle reazioni psicologiche « facilitanti la risoluzione » . Una risoluzione che si traduce per degli attacchi sistematici contro la sfera pubblica. Un approccio simile alla dottrina militare degli Stati Uniti in Irak, Shock and Awe (Choc e spavento), descrive l’autrice canadese Naomi Klein, che aveva lo scopo di « controllare la volontà, le percezioni e la comprensione dell’avversario e di privarlo di ogni capacità di agire e reagire .» Per meglio riuscire, infine, la terapia dello choc economico.

« Pagheranno un giorno per i loro crimini »

« Far uscire la Grecia dalla crisi non era la più grande preoccupazione della Troika, analizza Haris Grolemis, responsabile dell’Istituto di ricerche Nicos Poulantzas. Se avessero voluto davvero aiutare il paese, avrebbero agito in maniera meno violenta e più solidale. Ma l’essenziale per loro era di proteggere l’euro. E di imporre una disciplina ai paesi che non seguivano alla lettera le regole di Maastricht. » Risultato : la Grecia è diventata una sorta di zona economica speciale, dalla mano d’opera a buon mercato.

Il 5 giugno 2013, il FMI ha fatto il suo mea culpa : Christine Lagarde ha ammesso che il primo piano di salvataggio in Grecia è terminato con dei « notevoli fallimenti » . E indica come responsabile l’Unione Europea : gli stati europei non avrebbero le « competenze » richieste per far bene avanzar questo tipo di programma di aiuti ! Ma la privatizzazione dei beni pubblici e il salvataggio degli interessi finanziari privati prosegue.

« In Francia siete i prossimi. Preparatevi »

« Miliardi di persone perdono la loro vita o subiscono dei danni irreparabili alla loro salute, a causa della vita politica condotta oggi in Grecia, insorge il dottor Giorgos Vichas. Non sono delle semplici morti. Sono degli omicidi. Quelli che hanno votato delle leggi che provocano l’esclusione di un numero di persone crescente dalla copertura sanitaria nazionale sono degli assassini. Non è solo una responsabilità politica, ma una responsabilità criminale. Speriamo che un giorno pagheranno per i loro crimini »

La morte subita dalla televisione pubblica ha sferzato la popolazione greca. Un risveglio della democrazia ? E’ quello che ci spiegano, gli occhi lucidi, quelli che incrociamo nel locali occupati della televisione pubblica ERT, là dove i tecnici e i giornalisti si affannano per continuare la diffusione de programmi, su dei canali clandestini. La Grecia non è che un laboratorio, altri paesi saranno presto coinvolti. « In Francia, voi sarete forse i prossimi. Preparatevi. » Le politiche d’austerità e la strategia dello chock della Troika saranno presto estese a tutto il continente ? Il solo mezzo di impedirlo è di lottare accanto a chi sarà la prossima cavia.

Agnès Rousseaux
Fonte: www.bastamag.net
Link: http://www.bastamag.net/auteur18.html
20.06.2013

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di BARBARA SIMONA LEVA

Note

(1) Un’analisi non condivisa dall’OCDE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico)
(2) La giustizia greca ha annullato il 17 giugno il decreto governativo sulla chiusura della radio-televisione pubblica ERT. Aspettando il giudizio definitivo, i programmi possono temporaneamente riprendere.
(3) Forum pubblicato il 16 iugno dal quotidiano Kathimerini (http://www.kathimerini.gr/4dcgi/_w_articles_kathremote_1_15/06/2013_504274).
(4) Confronti : il debito pubblico rappresenta il 197% del Pil in Giappone, 127% in Italia, 92% negli Stati Uniti e in Francia, 82% in Germania. Fonte : Attac.
(5) Istituto di ricerca fondato dal partito di opposizione Synaspismos, membro della coalizione di sinistra Syriza (http://www.poulantzas.gr).
(6) Nel 2012, 107 miliardi di debito sono stati cancellati. Il debito è passato a marzo da 337 miliardi a 251 miliardi di euro.
(7) Leggere l’intervista su Arte Journal, pubblicata il 17/06/13 (http://www.arte.tv/fr/attac-a-l-assaut-du-plan-de-sauvetage-de-la-grece/7558700.html)
(8) O con i 10 miliardi di spese militari per le quali la Grecia, indica Attac Aurtiche, ha ricevuto delle pressioni dalla Francia e dalla Germania : tagliare questi budget avrebbe avuto delle conseguenze sulle imprese di questi due paesi. Rappresenta pertanto il 4% del Pil in Grecia, contro il 2,4% in Francia.
(9)Nel 2012, solo il 27% del debito è restato nelle mani delle banche e degli altri stabilimenti finanziari. Fonte : Le figaro, 09/05/2012
(10) Citato da Naomi Klein, La stratégie du choc, 2008.

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La vera laicità come base di una società giusta. La finta laicità come veicolo di oppressione. La riscoperta dei valori fondanti della nostra democrazia.

Senza titolo

Sento il bisogno di spendere questo articolo a favore della laicità.

La laicità è uno dei valori fondamentali che ha permesso la creazione degli stati democratici moderni ed è una precondizione per qualsiasi attività politica realmente feconda.

Penso che sia proprio questo il motivo per cui essa è stata una delle vittime predilette dei profeti del bi-pensiero che hanno utilizzato ogni strumento disponibile per minarne le basi.

Ed, alla fine del malevolo trattamento, la laicità è stata mutata e, dopo aver smesso di essere uno strumento di progresso e convivenza, è divenuta un totem con il quale percuotere qualunque pensatore che si rifiutasse di accomodarsi sulle linee di non-pensiero tanto care all’Aristocrazia Finanziaria.

Per questo sento il bisogno di mettere un po’ d’ordine.

Correvano gli anni del diciassettesimo secolo e l’europa era percorsa da guerre sanguinose “ufficialmente” giustificate dalla necessità di imporre la “vera” fede.

Si parlava naturalmente di fede “cristiana” ignorando che detto comportamento contravveniva a quanto affermato da Gesù cristo sulla via di Gerusalemme.

Questa incoerenza, però, agitava i cuori di nobili e borghesi (ovvero di coloro i quali avevano abbastanza tempo, fondi, cultura da permettersi il lusso di affrontare domande esistenziali).

Questi personaggi iniziarono a riunirsi in circoli concepiti allo scopo di permettere una discussione inter religiosa.

Questi circoli, progressivamente, si appropriarono del mito fondante delle confraternite di liberi muratori dando origine alla moderna massoneria.

Perché vi sto tediando con la nascita delle prime logge a cavallo tra sei e settecento?

Semplicemente perché quello è stato il luogo in cui, per la prima volta, si è sentita la necessità di convivere tra persone di diverse idee politiche e religiose e dove, sempre per la prima volta, si è sentita la necessità di codificare regole che permettessero la convivenza civile garantendo, al tempo stesso, la fecondità intellettuale.

E ciò permise la nascita di quegli ideali che hanno esondato come un fiume in piena, in tutti i secoli successivi.

Questi ideali erano principalmente quattro.

Il primo era la tolleranza e cioè la necessità di riconoscere al prossimo uno spazio per la propria crescita umana, politica ed intellettuale.

Il secondo era la libertà e cioè la necessità, per ognuno di noi, di percorrere strade nuove, magari anche sbagliate, ma potenzialmente generatrici di nuove esperienza e conoscenza.

Il terzo era l’uguaglianza e cioè l’assenza di pregiudizi e di ostacoli che impediscono lo sviluppo di ciascuno.

Il quarto, infine, era la fraternità, e cioè la coscienza del legame che unisce tutti gli uomini, delle responsabilità degli uni nei confronti degli altri, e della illiceità di qualsivoglia discriminazione.

Questi quattro concetti furono sviluppati da uomini intelligenti e coraggiosi che, per mezzo di essi, hanno generato il pensiero laico il quale, ha sua volta, ha rivoluzionato il mondo introducendo, nel panorama politico mondiale, prima la democrazia e poi il socialismo.

E questi quattro concetti sono da sempre attaccati da coloro che vogliono un mondo basato sull’odio e sull’ingiustizia.

Le persone di questo genere sono tantissime: oltre ai corrotti, i quali sperano di mantenere quelle condizioni da cui traggono vantaggio, ci sono tutte quelle persone astiose che sperano di bilanciare l’ingiustizia con una ingiustizia uguale e contraria fatta di processi sommari, violenze e spoliazioni.

Queste persone, violente ed anti democratiche, sono il peggior ostacolo verso qualunque miglioramento della società in quanto si insinuano nelle forze pulite e resistenti e le minano dall’interno rendendole identiche ai mostri che stanno combattendo.

E queste persone odiano la laicità con tutte le loro forze in quanto essa propone una equidistanza (ed un amore) tra fratelli e nega tutti i loro desideri di rivalsa.

In aiuto a questi rancorosi finti rivoluzionari si è prontamente schierata l’Aristocrazia Finanziaria la quale ha messo a disposizione tutti i suoi media in un’operazione di bi-pensiero mirata a snaturare lo scomodo concetto di laicità.

Il cuore di questo attacco é basato sull’assunzione che essere laici voglia dire essere anti-cattolici.

Successivamente, sono stati creati una serie di argomenti tabù i quali non potevano in alcun modo essere discussi.

Per gli eretici, era previsto il reato di lesa laicità che poteva comportare, per chi lo commetteva, la perdita del riconoscimento della propria umanità.

A quel punto, si é proceduto allo schieramento di una serie di profeti atei (definiti impropriamente ma volutamente “laici”).

E’ stata assegnata loro la qualifica di “scienziati” o “razionalisti” al solo scopo di implicare l’assenza di quelle qualifiche nei confronti di coloro non condividessero le loro idee.

A quel punto il setting era pronto, ed é bastato far proclamare a questi «scienziati» le teorie più varie.

All’inizio di questo secolo si è pensato bene di introdurre teorie razziali (che hanno permesso gli orrori del colonialismo e svariati olocausti).

Oggi, vanno molto di moda le teorie che prevedono la dissoluzione del tessuto connettivo della società (cioè le famiglie naturali), la dissoluzione delle identità personale (partendo dall’identità culturale e di genere), la negazione della fratellanza come principio fondante dell’etica (sostituendola con una teologia della deregolamentazione e della concorrenza (intesa come vittoria del più forte)).

Contro questo assalto abbiamo solo due armi: la resistenza e la memoria.

La resistenza non è altro che il coraggio di dire NO!

Il coraggio di continuare a denunciare ciò che é male, ciò che é male, ciò che è sbagliato e ciò che è ingiusto.

La memoria é legata alla coscienza del fatto che i concetti possono essere superati ma non possono evolvere.

In altre parole, se la laicità era una cosa, non può diventarne un’altra solo perché qualche sepolcro doveva essere imbiancato per sembrare una reggia.

Questo articolo è stato scritto per stimolare la memoria e per affermare la mia convinzione che, senza laicità, intesa nel suo significato iniziale, non potremo mai costruire nulla di buono.

Soprattutto, non potremo mai costruire nulla di nostro.

Saremo infatti sempre schiavi sia delle nostre debolezze morali che, e soprattutto, di coloro che se ne vogliono servire per fare i propri comodi.

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I matrimoni Gay, la sinistra, ed i finanziamenti da parte di Goldman, JP Morgan e spiccioli.Perché l’aristocrazia finanziaria è tanto sensibile alla necessità dei gay di formare nuclei familiari.

it's wonderful

Alcuni giorni fa, la Corte Suprema USA ha cancellato la legge, approvata tramite referendum popolare in California, che dichiarava il matrimonio “un unione tra uomo e donna”.

Molto progressista e liberal.

Insomma: molto di sinistra!

Non trovate?

Qualcosa però stride.

Per esempio, trovo molto stridente quanto riportato in un articolo intitolato “GOLDMAN, JP MORGAN E I MILIARDARI FINANZIANO IL MATRIMONIO GAY” che riporto integralmente al piede di questo articolo e che si domanda come mai le più importanti lobby finanziarie abbiano speso milioni di dollari per comprare (letteralmente) politici titubanti sul tema.

L’urlo di dolore della conferenza episcopale statunitense (http://costanzamiriano.com/2013/06/27/un-giorno-tragico/) era, in fondo, prevedibile.

Al contrario, altri interventi, provenienti da fonti diametralmente opposte, lo erano di meno.

Altre Notizie,  una rivista on-line dal sapore sinistroso ed alternativo, ha pubblicato un articolo intitolato “USA, i diritti vanno a Corte” dove si nota che la stessa Corte Suprema si era appena distinta a causa di un comportamento un tantinello più conservatore.

Il giorno precedente, era stata infatti discussa la costituzionalità delle sezioni 4 e 5 della legge approvata nel 1965 dal Congresso USA nell’ambito delle lotte del movimento per i diritti civili.

Questo provvedimento era stato concepito per mettere fine alle discriminazioni nell’accesso al voto negli stati dove la segregazione razziale era la norma.

Gli stati più problematici, secondo la legge, avrebbero così dovuto ottenere un permesso preventivo dal governo federale prima di modificare le proprie procedure di voto, usate appunto in molti casi per escludere le “minoranze razziali” dagli appuntamenti elettorali.

Inutile dire che le minoranze razziali vengono escluse principalmente frapponendo tra loro ed il voto pratiche che prevedano l’esborso di denaro. Ecco che la segregazione politica, nella sostanza, agisce su base economica piuttosto che su base razziale.

Interessante non trovate?

Gente super conservatrice, che ama i ricchi ed sfrutta i poveri, improvvisamente si riscopre paladina dei diritti delle “minoranze sessuali”, desiderosa del loro raggiungimento della loro felicità per mezzo di una rivoluzione dei costumi che rivoluzioni il concetto di famiglia.

A me, francamente, sembra incredibile.

E quindi, semplicemente, penso che sia falso.

L’aristocrazia finanziaria, in genere, è conservatrice in quanto, dato che fa tantissimi soldi nella società così com’è, preferisce che essa non cambi.

Se cambia qualcosa, lo fa nella assoluta sicurezza di trarne beneficio.

Ed, oltre a ciò, bisogna considerare che la finanza, per sua natura, si arricchisce sfruttando condizioni di bisogno ed estreme infelicità.

E’ conseguentemente improbabile che essa si spenda per la felicità di qualcuno diverso da sé stessa.

Ma come è possibile che esaudire un desiderio dello 0,3% della popolazione (cioè la quota minoritaria dei gay che si vogliono sposare) possa generare un così grande vantaggio per la finanza internazionale?

Secondo me, la finanza non si è spesa tanto a favore dei gay quanto contro il concetto “classico” di famiglia.

Ma perché?

Che cosa può fare una famiglia classica, composta da uomo e donna, da essere così dannosa per gli affari dei Paperon De Paperoni americani?

La famiglia è l’unione di due persone “diverse” che formano un nucleo unico, stabile, protettivo e fecondo.

Per rispondere a questa domanda, mi servirò Chesterton…

L’avventura suprema è nascere. È allora che cadiamo improvvisamente in una splendida e sorprendente trappola. È allora che vediamo davvero qualcosa che non abbiamo mai sognato prima. Nostro padre e nostra madre stanno in agguato attendendo il nostro arrivo per poi avventarsi su di noi come briganti sbucati dalla macchia. Nostro zio è una sorpresa. Nostra zia è, per usare una bella espressione comune, un fulmine a ciel sereno. Quando nascendo, entriamo in famiglia, entriamo in un mondo imprevedibile, un mondo dotato delle sue strane leggi, un mondo che non potrebbe fare a meno di noi, un mondo che esisteva prima di noi. In altre parole, quando entriamo in famiglia, entriamo in una fiaba.

(da “Eretici”)

Vorrei dire per via di metafora che i sessi sono due ostinati pezzi di ferro, che se mai si potranno fondere, si fonderanno allo stato incandescente. Ogni donna finirà per scoprire che suo marito è un animale egoista, se paragonato all’ideale femminile. Ma è bene che ella compia la scoperta della bestia mentre entrambi si trovano ancora a vivere la storia de “La Bella e il Mostro”. Ogni uomo deve scoprire che sua moglie è irritabile, vale a dire tanto sensibile da fare impazzire: perché di fronte all’ideale maschile ogni donna è folle… Tutto il valore dei normali rapporti fra uomo e donna sta nel fatto che essi incominciano veramente a criticarsi quando incominciano ad ammirarsi davvero. Ed è bello che sia così. Io sostengo, e non rifiuto alcuna parte di responsabilità in tale affermazione, che è meglio che i due sessi non si comprendano, fino al momento in cui si uniranno in matrimonio. E’ bene che non abbiano la conoscenza prima di avere il rispetto e la carità… Coloro che da Dio vennero separati, nessun uomo osi unire.

(da “L’uomo comune”)

ed infine

La famiglia è il test della libertà, perché è l’unica cosa che l’uomo libero fa da sé e per sé.

(da Fancies versus fads)

Dove voglio arrivare?

Nel creare una famiglia, due persone talmente diverse da essere quasi aliene si uniscono e rinunciano a parte della loro individualità allo scopo di creare un qualcosa di nuovo.

Quel qualcosa è una comunità.

La forza di questa comunità sta proprio in quella rinuncia iniziale in quanto, come il seme deve essere disposto a morire per poter dare frutto, un coniuge deve essere disposto a rinunciare al suo modo di ragionare, a parte della sua libertà, a parte dei suoi consumi ed a parte dei suoi sogni, per potersi dapprima fondere con l’altro coniuge e poi, se Dio vuole, essere fecondo.

Un uomo ed una donna sono come un coltello ed una forchetta: insieme hanno una funzione completamente diversa rispetto a quella che hanno se sono separati.

Per quanto riguarda il coltello, questo salto di qualità è drammatico: da solo serve a sezionare ed uccidere, in coppia, serve a portare il cibo alla bocca e, conseguentemente, serve a nutrire.

La chiave di tutto è la parziale rinuncia a sé stessi che ci rende, al tempo stesso, consumatori molto meno compulsivi ed esseri molto più fecondi.

Chiunque cresce un figlio può dire a quante cose ha dovuto rinunciare.

E’ il prezzo dell’Amore.

E’ l’essenza dell’Amore.

E l’amore non permette agli Uomini solo di formare famiglie: permette loro di fondare anche associazioni, partiti ed interi stati.

L’amore permette agli uomini di combattere per il Bene Comune.

L’esperienza dell’amore, fatta dal bambino in una famiglia basata sulla diversità, sono la scuola di formazione che insegna il dono di sè stessi allo scopo di formare qualcosa di più grande.

E questa scuola, come tutte le scuole a cui i poveri possono accedere, è un qualcosa che l’Aristocrazia Finanziaria vuole abbattere.

Sia perché la conoscenza è veicolo di libertà.

Sia perché sanno che senza Amore, e senza sacrificio gratuito di sè stessi, non c’è comunità: ci saranno solo contratti.

Ed i contratti, alla fine, favoriscono sempre il più forte.

Ed i contratti, spesse volte fraudolentemente stipulati, sono lo strumento per mezzo dei quali l’Aristocrazia Finanziaria si arricchisce.

I derivati sono contratti.

I mutui sono contratti.

Le cambiali sono contratti.

Ecco l’importanza, per l’Aristocrazia Finanziaria, confondere la “famiglia” con una diversa forma di associazione permetterà alla fine di dire che la “famiglia” è il semplice risultato di un contratto.

Si tratta di uno splendido esempio di applicazione del bi-pensiero: si erodono i confini di un concetto (in questo caso la “famiglia” ed il “matrimonio”) fino a quando non lo si è snaturato a sufficienza da asserire la sua equivalenza con un concetto diametralmente opposto (la “solitudine” ed “un contratto”).

Ricorda nulla?

La guerra è pace.
La libertà è schiavitù.
L’ignoranza è forza.

Alla fine si riesce a dire che “la famiglia è la somma di due solitudini” ed “il matrimonio è un contratto”.

Ciò permetterà loro di dire che, per un contratto, non avrà alcun senso “sacrificarsi”.

Arrivando alla fine a ridurre la famiglia ad un unione provvisoria tra individui soli.

Niente amore.

Nessuna appartenenza.

Nessun nucleo che educhi la prole alla solidarietà.

Capite? Qui la sessualità non c’entra.

C’entra la solidarietà.

La capacità di essere solidali.

Cioè uniti.

Si desiderano intere città popolate da individui soli e divisi tra di loro dove le corporations possano procurarsi una facilissima predazione.

Ecco quindi il filo conduttore tra le due sentenze della corte suprema americana: sono entrambe due manovre essenzialmente divisive mirate a rendere più sole le persone più fragili.

Sottolineo inoltre che, come il solito, la gran cassa generata dalla manovra a “favore” dei gay ha coperto meravigliosamente la manovra (ben più subdola ed impresentabile) effettuata il giorno precedentemente a sfavore delle maggioranze oppresse in quanto meno abbienti (e meno abbienti in quanto oppresse).

Quindi suggerisco gli amici di sinistra a meditare profondamente quando considerano “di sinistra” il riconoscimento dell’equivalenza tra la famiglia intesa come unione di un uomo con una donna attraverso la pratica del matrimonio e qualsivoglia altra associazione.

E vi lascio alla lettura dell’articolo da cui sono partite queste considerazioni.

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GOLDMAN, JP MORGAN E I MILIARDARI FINANZIANO IL MATRIMONIO GAY

DI GZ
cobraf.com

Goldman Sachs e JP Morgan oggi lodano la decisione della Corte Suprema USA (1), che ha cancellato la legge, approvata tramite referendum popolare in California, che dichiarava il matrimonio un unione tra uomo e donna. Queste banche emettono comunicati su tutte le questioni politiche importanti ? No, affatto, in genere anzi stanno attente a non schierarsi…

I fondi hedge più importanti di New York hanno finanziato direttamente le campagne per far cancellare questa legge sul matrimonio e hanno finanziato con milioni i politici che si dichiarassero pro-gay. A New York in pratica il matrimonio e adozioni gay sono passati grazie ai milioni di dollari pompati da tre trader di mega hedge funds (Paul Singer, Dan Loeb e Cliff Asness) (2), i quali hanno letteralmente comprato i politici che ancora avevano dubbi.

Inoltre diversi miliardari da Jeff Bezos di Amazon a Bill Gates hanno donato milioni di dollari ai comitati pro-matrimonio gay. Nel partito repubblicano l’elettorato è al 90% contro il matrimonio gay, ma i finanziatori più importanti hanno invece donato milioni di dollari ai politici repubblicani perchè si schierassero a favore (3) e ovviamente sta funzionando.

In parole povere i miliardari e in particolare le grandi banche e fondi hedge hanno fatto vincere con i loro milioni la campagna per adozioni e matrimoni gay che invece la maggioranza della popolazione respinge, nonostante la martellante campagna mediatica a favore (come si è visto quando si va al voto tramite referendum popolare come in California dove appunto era passata la legge sul matrimonio che i giudici “illuminati” oggi hanno cancellato).

Questa elite non si schiera e non finanzia delle cause su ogni questione sociale o politica. Ad esempio sulle guerre in Afganistan, Iraq che durano da 12 anni e sono costate migliaia di morti e decine di migliaia di mutilati questi miliardari da Soros a Bezos a Gates a Goldman Sachs non fanno dichiarazioni, non prendono posizioni e non donano soldi per fermarle, diciamo che se ne infischiano.

Ma sulle adozioni e matrimonio gay invece l’elite dei super ricchi e della finanza si scatena, schiera i mass media (che controlla) a favore e finanzia con milioni di dollari la campagna per farli passare

E’ perchè nessuno di loro ha figli o parenti che fanno il soldato e vanno a crepare in Afganistan e invece hanno tutti parenti o amici o conoscenti nel loro ambiente di New York, Miami e Los Angeles che sono lesbiche e gay ? O ci sono spiegazioni più profonde…

Il diritto ad adottare e sposarsi dei gay riguarda probabilmente meno di 1/10 della popolazione gay (la stragrande maggioranza dei gay non si sogna di sposarsi e di adottare..) la quale a sua volta è circa il 3% della popolazione, quindi questo problema riguarda alla fine circa ( 1/10 X 3% =) al massimo lo 0.3% della popolazione americana. E non è che se non ti sposi hai in municipio hai problemi particolari nell’ambiente dei gay di New York e delle grandi città che sono largamente benestanti…

Qui hai un problema che NON INTERESSA AL 99.7% DELLA POPOLAZIONE americana e anche a quello 0.3% della popolazione costituito da gay che vogliono sposarsi non gli cambia quasi niente. E’ difficile immaginare una questione meno rilevante per la popolazione americana, è difficile pensare a qualcosa di più futile come problema sociale. E siamo in America, un paese che da 12 anni è in guerra con i suoi soldati che muoiono, che sta fomentando un altra guerra in Siria (con decine di migliaia di morti) in questi giorni, che parla di attacare l’Iran. Senza contare la disoccupazione e sottoccupazione cronica, il calo del tenore di vita della maggioranza dei lavoratori (il 75% dichiara nei sondaggi di non riuscire a risparmiare niente ogni mese) e la grottesca disuguaglianza sociale per la quale l’80% della ricchezza è in mano ora al 2% della popolazione.

Ma guerre, disuguaglianze sociali, disoccupazione (o immigrazione illegale di massa) non hanno spazio sui mass media o alla Corte Suprema. Il diritto di sposarsi di una frazione della popolazione gay invece da due anni è il tema più dibattuto e per il quale l’elite si impegna…

GZ
Fonte: www.cobraf.com
Link: http://www.cobraf.com/forum/coolpost.php?topic_id=3246&reply_id=123528147&topicGroupID=1
27.06.2013

1) “Dimon Joins Goldman Sachs Praising Court on Gay Marriage” http://www.bloomberg.com/news/2013-06-26/dimon-joins-goldman-sachs-praising-supreme-court-on-gay-marriage.html
2) “Hedge Fund Heroes That Helped Make Gay Marriage Legal In New York
3) http://www.policymic.com/articles/12045/hedge-fund-gop-billionaires-and-the-people-you-did-not-expect-to-champion-gay-marriage

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La democrazia va rifondataIntervista a Gianroberto Casaleggio

di Guido Mastrobuono

ELEZIONI: GRILLO E CASALEGGIO GIUNTI A ROMA

Non si può investigare gli obiettivi ed il significato del Movimento 5 Stelle senza osservare la figura e le idee di Gianroberto Casaleggio che hanno generato quella mutazione che ha preso un gruppo di cittadini in rivolta e lo ha trasformato in una realtà decisamente rivoluzionaria.

La differenza tra rivolta e rivoluzione è data dalla presenza di un’idea di società futura e di persone dotate della capacità di realizzarla.

Si può condividere o non condividere il sogno di Casaleggio.

Grillo, probabilmente lo condivide o, forse, semplicemente gode della possibilità di contrapporre il sogno di una società diversa al vuoto ideale del partito unico al potere.

E’ difficile infatti non pensare che la sua mente di comico non abbia colto l’enorme potenzialità comica della situazione in cui figure tragiche come quelle di Berlusconi, Bersani, D’Alema vengano messe a confronto con un meccanismo che restituisce effettivamente la sovranità al Popolo.

In ogni caso, gli eventi di ieri mi hanno convinto che il M5S va compreso bene ed a fondo.

Mi sono stati suggeriti i seguenti post

www.beppegrillo.it/iniziative/movimentoc…vimento-5-Stelle.pdf

www.beppegrillo.it/2012/11/grillo_for_dummies.html

www.beppegrillo.it/2012/06/comunicato_po…ero_cinquantuno.html

www.beppegrillo.it/2012/10/passaparola_-…_-_beppe_grillo.html

www.beppegrillo.it/2013/02/lettera_agli_italiani.html

ed anche i seguenti libri

www.beppegrillo.it/2011/11/siamo_in_guerra.html

www.beppegrillo.it/2013/02/il_grillo_canta.html

Mi sono messo a leggere il libro “Il Grillo canta sempre al tramonto” ed, intanto, vi invito a leggere l’intervista che segue.

L’intervista di Serena Danna a Gianroberto Casaleggio per l’inserto letterario del Corriere della Sera: “La democrazia va rifondata

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Casaleggio, l’enciclopedia online Wikipedia definisce democrazia digitale «la forma di democrazia diretta in cui vengono utilizzate le moderne tecnologie dell’informazione e della comunicazione nelle consultazioni popolari». Si ritrova in questa definizione?

«No, la democrazia diretta, resa possibile dalla Rete, non è relativa soltanto alle consultazioni popolari, ma a una nuova centralità del cittadino nella società. Le organizzazioni politiche e sociali attuali saranno destrutturate, alcune scompariranno. La democrazia rappresentativa, per delega, perderà significato. È una rivoluzione prima culturale che tecnologica, per questo, spesso, non viene capita o viene banalizzata».

La democrazia diretta sostituisce il Parlamento?
«È più corretto dire che ne muta la natura, gli eletti devono comportarsi da portavoce, il loro compito è sviluppare il programma elettorale e mantenere gli impegni presi con chi li ha votati. Ogni collegio elettorale dovrebbe essere in grado di sfiduciare e quindi di far dimettere il parlamentare che si sottrae ai suoi obblighi in ognimomento attraverso referendum locali».

Lei ha sostenuto che la politica del futuro sarà fatta dai cittadini senza intermediazione dei partiti. Un sistema di democrazia diretta implica modifiche sostanziali della Costituzione, quali?
«Le più immediate sono il referendum propositivo senza quorum, l’obbligatorietà della discussione parlamentare delle leggi di iniziativa popolare, l’elezione diretta del candidato che deve essere residente nel collegio dove si presenta, l’abolizione del voto segreto, l’introduzione del vincolo di mandato. È necessario rivedere l’architettura costituzionale nel suo complesso in funzione della democrazia diretta».

In Italia un terzo della popolazione non è connesso a Internet. Tra i 40milioni che si connettono almeno una volta al giorno, tanti ne fanno un utilizzo non funzionale alla partecipazione politica e al dibattito costruttivo. Come si coniuga il divario digitale con una politicamediata attraverso il web?
«Il digital divide in Italia è evidentemente voluto, se gran parte dei cittadini non può ancora connettersi alla Rete o non dispone della banda larga. Il MoVimento 5 Stelle ha ovviato a questo con incontri nelle piazze, attraverso banchetti presenti sul territorio e con il volantinaggio porta a porta. Si tratta in ogni caso di un periodo transitorio, nel tempo la maggioranza assoluta degli italiani sarà collegata in Rete. Internet diventerà come l’aria, come profetizzò Nicholas Negroponte».

In un sistema di democrazia digitale come avviene la selezione della leadership e della classe dirigente?
«La selezione deve essere fatta “dal basso”, dai cittadini, che propongono le persone più adatte e di cui conoscono la storia e le competenze. Va considerato che il concetto di leadership è estraneo alla democrazia diretta. I movimenti di democrazia diretta rifiutano il concetto di leader. Occupy Wall Street, per esempio, ha coniato per sé stesso il neologismo leaderless, senza leader».

Una politica fondata sul non-luogo del web che rapporto ha con il territorio fisico?
«Il web non sostituisce il luogo fisico, ma lo integra e lo completa. Da anni si sta diffondendo la cosiddetta “realtà aumentata” che attraverso gli smartphone, i tablet e ora Google glass, consente di avere in tempo reale, mentre ci si sposta, informazioni su tutto ciò che ci circonda. In futuro sarà normale interagire con gli oggetti che ci circondano collegati in Rete. Lo stesso MoVimento 5 Stelle è nato dai cosidetti Meetup, attraverso un’applicazione di Rete di una società di New York che permette di incontrarsi in luoghi fisici sul territorio in ogni luogo del mondo e, allo stesso tempo, di condividere pensieri, documenti, filmati nel mondo digitale. Web e realtà sono destinati a fondersi».

Uno dei più grandi progetti di politica partecipativa di Obama, il portale aperto ai cittadini di petizioni online «We the People», ha raccolto in 3 anni solo 36 petizioni e la più votata può contare su 101 mila voti. Probabilmente la maggior parte degli elettori non ha e non vuole avere un’opinione su tutto: i cittadini non hanno né il tempo né le risorse cognitive per occuparsi delle politiche pubbliche e per questo delegano a esperti. Cosa ne pensa?
«In Rete, come nella realtà, è impossibile essere competenti su tutto. Però la Rete consente a gruppi con conoscenze e interessi simili dislocati nel mondo di mettersi in contatto e di formare una conoscenza superiore su qualunque aspetto in tempi molto brevi, condividendo esperienze e fatti».

Si dice che il conflitto — il confronto tra posizioni divergenti — sia il sale della democrazia. Vale anche per la democrazia digitale?
«Le discussioni e i confronti in Rete sono continui attraverso i forum, le chat, i social media in una dimensione inimmaginabile prima nel mondo reale, e ciò avviene tra persone che vivono in ogni parte del pianeta. La domanda andrebbe rovesciata: “Il livello di confronto presente su Internet esiste nel mondo reale?”».

Segretezza (nelle trattative) e leaderismo sono due caratteristiche della politica. Crede che il web possa eliminarle? Perché è giusto farlo?
«La trasparenza è uno dei princìpi di Internet e credo diventerà in futuro obbligatoria per qualunque governo o organizzazione. Non è corretto che qualcuno decida per i cittadini in base a logiche imperscrutabili e senza renderne conto. Il parlamentare oil presidente del Consiglio è un dipendente dei cittadini, non può sottrarsi al loro controllo, in caso contrario non si può parlare di democrazia diretta e forse neppure di democrazia».

Nel video del 2009 «Gaia» viene annunciata la nascita di un nuovo ordine mondiale, dove vige un sistema di democrazia diretta basata sulla Rete. Il nuovo governo mondiale nasce il 14 agosto 2054. Lei è nato il 14 agosto 1954. C’è una relazione tra le date?
«Un gioco, come è stato un gioco la creazione del video, come è avvenuto per il video Prometeus che ipotizza il futuro dei media. Comunque che in futuro sia possibile una guerra mondiale — che non auspico — per le risorse come il gas, l’acqua e il petrolio, non sono certo l’unico a dirlo, e un governo mondiale con forti autonomie nazionali può essere nell’ordine delle cose».

Crede ancora — come si vede in «Gaia» — che nel 2020 ci sarà una terza guerra mondiale tra il blocco occidentale delle democrazie dirette (via web) e il blocco composto dalle «dittature orwelliane» di Cina, Russia e Medio Oriente?
«La Rete rende possibili due estremi: la democrazia diretta con la partecipazione collettiva e l’accesso a un’informazione non mediata, oppure una neo-dittatura orwelliana in cui si crede di conoscere la verità e di essere liberi, mentre si ubbidisce inconsapevolmente a regole dettate da un’organizzazione superiore. Può essere che si affermino entrambi. Certo, è molto più probabile che il controllo totale dell’informazione e l’utilizzo dei profili personali dei cittadini relativi a qualunque aspetto della loro vita avvenga nei Paesi dittatoriali o semi dittatoriali e che la democrazia diretta si sviluppi nelle democrazie occidentali e che queste aree in futuro confliggano».

L’idea di «intelligenza collettiva» descritta in «Gaia» implica un futuro (ipotizzato nel 2050) in cui i cittadini possano risolvere problemi complessi attraverso la condivisione di informazioni e dati online. Si ritrova ancora in quella visione?
«L’idea non è nuova e risale almeno all’inizio degli anni Ottanta, prima di internet. Nel 1983 partecipai a Stoccolma a una conferenza sui “sistemi esperti”, applicazioni che condividevano i dati a livello mondiale per migliorare l’analisi su aspetti specifici, ad esempio sulle patologie del corpo umano. Con la Rete l’aggregazione di intelligenze a livello planetariopotrà aiutarci a risolvere problemi considerati senza soluzione».

Lei è convinto che Internet e, in generale, le nuove tecnologie possano solo migliorare il rapporto dei cittadini con politica, economia, finanza. Gli ultimi anni hanno, in parte, smentito il tecno-ottimismo: attraverso il web si rafforzano anche gli estremismi; l’utilizzo massiccio del trading ad alta frequenza è stato tra le cause della crisi finanziaria del 2007-2008. Si sente ancora un «evangelista di Internet»?
«Non sono un evangelista di Internet, ma qualcuno che cerca di prevederne gli effetti sulla società, che possono essere positivi, ma anche negativi. In complesso, comunque, credo che internet apra all’umanità per la prima volta l’era della partecipazione e della conoscenza. Se questa porta verrà aperta o meno e come non posso dirlo, ma sono fiducioso».

Che idea ha di Julian Assange e dell’operazione Wikileaks?
«Ho un’ottima opinione di Assange. Ha rischiato e si è posto contro poteri enormi. La trasparenza in Rete è un’armaassoluta e lui l’ha usata. Spero di incontrarlo a Londra nei prossimi mesi».

Potrebbe indicarci dei punti di riferimento teorici per capire la rivoluzione digitale?
«La letteratura è molto ampia e multidisciplinare. Per avere un’idea della Rete e del suo impatto, è necessario rivolgersi ad autori provenienti da discipline differenti tra loro, come la matematica, la fisica, l’informatica, la sociologia, la statistica, le scienze politiche e della comunicazione, la linguistica. È necessario un approccio trasversale. Tra i testi che considero di riferimento vi sono Emergence di Steven Johnson, Six Degrees di Duncan Watts, Smart Mobs di Howard Rheingold, The Tipping Point di Malcom Gladwell, Free Culture di Lawrence Lessig e Linked di Albert-Laszlo Barabasi».

Nei lavori della Casaleggio Associati viene spesso messo in risalto il ruolo dei colossi del web (da Google ad Amazon) come intermediari della nuova produzione informativa e culturale. Non teme che la concentrazione di tecnica e sapere nelle mani di un oligopolio economico — come quello rappresentato dalle aziende in questione — sia una minaccia per il libero mercato e per una equa distribuzione di risorse?
«Il rischio è reale. Facebook e Google e altri colossi del web conoscono di noi più dei nostri amici e in futuro sapranno ancora di più. Queste informazioni possono essere utilizzate per vari scopi, non solo per proporci dei prodotti o dei servizi, come è stato evidenziato dal cosiddetto “Datagate”. È opportuno un controllo più stretto sulla gestione dei dati personali da parte dei governi, un nuovo sistema di regole. I dati personali, a mio avviso, appartengono alla persona, non alla piattaforma che li usa o ai motori che li catturano attraverso le nostre ricerche, e dovrebbero essere sempre esterni alle applicazioni di Rete».

Lei scrive che la Rete è «anti-capitalista e francescana», eppure i colossi che la dominano sembrano essere i prodotti più avanzati del capitalismo neoliberista. Cosa ne pensa?
«Il capitalismo non è morto con internet ed è ovvio che lo sfrutti per ottenere il massimo di profitto, ma non credo che questa sia la tendenza nel lungo termine. In Rete le idee hanno un valore superiore al denaro. Il MoVimento 5 Stelle ne è una prova. Ha ottenuto un grande risultato politico senza soldi, grazie alla partecipazione diretta dei cittadini e alla condivisione delle proposte. Altri esempi sono il software libero, che permette a chiunque di scaricare dalla Rete gratuitamente decine di migliaia di applicazioni, o il copyleft (il contrario del copyright) su opere letterarie, video, immagini, brani musicali che ne consente l’uso senza alcun costo».

Il progetto Narvalo del team tecnologico della campagna presidenziale per la rielezione di Barack Obama ha fatto un massiccio uso delle tecniche di «data-mining » (estrazione e raccolta di dati) per convincere gli elettori prima a finanziare la campagna e poi a votare per il presidente. Tanti hanno descritto l’operazione come un esempio di innovazione politica, altri come una minaccia per la privacy dei cittadini. Lei cosa ne pensa?
«Con la Rete il vecchio concetto di privacy non è più realistico e lo sperimentiamo ogni giorno su noi stessi. Se i dati sono pubblici non ci sono violazioni, bisogna considerare che esistono decine di dati pubblici accessibili su di noi e che la loro aggregazione consente di ottenere un profilo molto dettagliato. Aggregatori come il sito americano Spokeo consultano in tempo reale decine di social network e di fonti pubbliche fornendo informazioni accurate in tempo reale sul profilo delle persone».

Il Partito Pirata tedesco, il primo in Europa a utilizzare la Rete come simbolo e strumento della propria battaglia politica, sta registrando nei sondaggi un fortissimo calo dei consensi. Molti attribuiscono il calo di popolarità del partito al focus su temi specifici. Ciò che è stato decisamente un punto di forza all’inizio, si sarebbe rivelato una debolezza: l’incapacità di dare risposte al cittadino su diversi temi cruciali della sua quotidianità avrebbe creato disaffezione. Qual è il suo punto di vista?
«Io credo che siano necessari, oltre al cambiamento legato a obiettivi specifici come il copyright, una forte capacità organizzativa, delle persone di riferimento e un progetto complessivo. Un progetto politico di Rete deve avere un respiro più ampio che non la sola soluzione di problemi contingenti, vanno ripensate le istituzioni e la società nel medio termine. Tutto cambierà. Il cittadino deve diventare istituzione. Le regole del gioco stanno cambiando».

La comunicazione via web del Movimento 5 Stelle sembra replicare un modello «broadcasting»: un blog-testata che comunica il messaggio dall’alto al basso, da uno a molti, per arrivare — effetto cassa di risonanza — su altri media: tv, radio, giornali. La presenza sui social media del M5S appare poco «social»: Beppe Grillo segue e ritwitta solo affiliati del movimento e non risponde mai su Twitter…
«La presenza di Beppe Grillo e del M5S è ovunque in Rete, non solo nel blog, ma in tutti i principali social media, nella piattaforma Meetup. La comunicazione, più che da uno amolti, avviene tra coloro che li frequentano. I post di Grillo sono l’avvio di una conversazione collettiva. Le domande più frequenti poste a Grillo in Rete spesso diventano materia di nuovi post che sono una forma di risposta altrimenti impossibile per i milioni di contatti».

È caduto il «divieto» per gli esponenti del Movimento di andare in televisione. Perché?
«Il divieto non è mai esistito nei confronti della televisione, ma verso i talk show, contesti nei quali non è possibile esporre le proprie idee in modo puntuale e che vivono di contrapposizioni suscitate ad arte per motivi di share. Il M5S ora è in Parlamento e la sua visibilità sarà necessariamente maggiore anche nelle televisioni che vanno considerate, comunque, un media in via di estinzione, anche per motivi economici legati alla diminuzione del gettito pubblicitario. Nel 2012 le sette principali emittenti nazionali hanno perso mezzo miliardo di euro e il 2013 è tutt’altro che incoraggiante».

Può dirci in che fase è la piattaforma di partecipazione politica del Movimento 5 Stelle e in cosa somiglierà e divergerà dal software LiquidFeedback utilizzato dal Partito Pirata tedesco?
«Il termine esatto è applicazione, più che piattaforma. Il software utilizzato consentirà ai parlamentari di presentare in anteprima le loro proposte di legge agli iscritti che potranno integrarle, commentarle, “complementarle” entro un periodo determinato; inoltre in futuro gli iscritti avranno anche la possibilità di suggerire nuove proposte di legge ai parlamentari. Già ora i parlamentari possono porre delle domande agli iscritti al MoVimento 5 Stelle in Rete e ottenere delle risposte. L’elezione dei candidati al Parlamento è stata fatta in Rete, così come i nomi proposti alla presidenza della Repubblica e l’elezione dei capigruppo e lo stesso è avvenuto per alcune votazioni comunali e regionali».

Distinguere il vero dal falso è una delle sfide più importanti per vincere la partita del web. Lei come si orienta e che bussola di orientamento propone?
«Per ogni informazione è necessario risalire alla fonte primaria e per le pubblicazioni in Rete purtroppo questo non sempre è vero. Anche per Wikipedia, che considera fonti attendibili i giornali e le riviste. Nel mio caso è stato pubblicato prima su una rivista e poi su Wikipedia che mio padre era un autista, ma, pur non avendo assolutamente nulla contro gli autisti, mio padre era un interprete di lingua russa».

L’esperienza maturata in questi primi mesi in Parlamento ha modificato la sua idea di Rete? Che cosa è cambiato da quando il Movimento è entrato nel «Palazzo»?
«Tutto quello che è successo, compresa la chiusura a riccio del Sistema per mantenere lo status quo e l’inesperienza dei neoparlamentari, era prevedibile, tranne l’attacco mediatico senza precedenti per l’Italia repubblicana, spaventoso, verso un nuovo movimento politico da parte dei giornali e delle televisioni. Nel medio-lungo termine sono comunque convinto che imovimenti prevarranno sui partiti, questo vale per il M5S ma anche per nuove formazioni che oggi non sono ancora visibili in Italia».

Qual è il più grande errore che ha commesso?
«La mia vita è piena di errori, scegliere è molto difficile».

E qual è il progetto di cui è più orgoglioso?
«In generale tutte le volte che attraverso il blog o il M5S siamo riusciti ad aiutare a dare voce agli emarginati o a chi era in difficoltà, come nel caso di Federico Aldrovandi (il diciottenne ucciso a Ferrara da poliziotti nel 2009, ndr). L’ultimo libro con Fo e Grillo, Il Grillo canta sempre al tramonto in cui si discute del senso del M5S, ne è un piccolo esempio attraverso la cessione dei diritti dei tre autori a un’associazione di bambini ciechi e a una di bambini sordomuti che versavano in gravi difficoltà».

Che cosa l’ha spinta a interessarsi di politica e del bene comune dei cittadini?
«L’indignazione per lo stato del Paese e la convinzione che un cambiamento era possibile grazie alla Rete».”
Serena Danna per il”Corriere della Sera

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Di nessuno si può dire che non vale nulla.Ecco perchè, in questi giorni, il Movimento 5 Stelle si gioca il senso storico ed il diritto ad esistere.

Anime perse

In questi giorni si è messo in scena lo psicodramma generato dalla Senatrice Gambaro.

E va beh. Così è andata.

Ora vorrei far correre la mia mente in direzione totalmente diversa.

Non cambierò la mia posizione.

Cambierò semplicemente prospettiva.

Ho già scritto che, secondo me, la definizione di partito, almeno in Italia, discende direttamente dalla Costituzione che recita

«Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale»

(Costituzione della Repubblica Italiana, art. 49)

I partiti, di conseguenza sono lo strumento per la tutela di un diritto importantissimo di tutti i cittadini che è quello di concorrere con metodo democratici a concorrere alla politica nazionale.

In altre parole, i partiti, definiti nella nostra costituzione sono lo strumento per la concretizzazione dei ben più importanti articoli 1 e 3.

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

(Costituzione della Repubblica Italiana, art. 1)

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

(Costituzione della Repubblica Italiana, art. 3)

Ora… io mi ritengo una persona abbastanza tollerante nei riguardi delle idee diverse dalle mie… però mi rifiuto di prendere alla leggera il mancato rispetto di questa carta che, come disse Calamndrei, è stata scritta con il sangue versato dai giovani italiani immolatisi nell’arco di un secolo (1848-1047) nel tentativo di dare un futuro migliore ai loro figli.

Sarà patetico ma io questo credo.

E credo quindi che i partiti non si possano esimere dal garantire a tutti i cittadini la dignità di esercitare la sovranità popolare nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Ed ora le domande scomode.

E se i cittadini sono disonesti?

E se i cittadini sono ignoranti?

E se, più semplicemente, i cittadini sono stupidi?

La nostra Costituzione non prevede cittadini di serie B e la cosa, a me, fa un sacco piacere.

In tutti questi casi, i partiti, se vogliono essere tali, devono garantire almeno uno spiraglio ed una possibilità di emancipazione o di redenzione.

Un vero Partito non deve espellere.

Un vero Partito non deve poter espellere.

Chiunque deve sapere che, a determinate condizioni, gli verrà fornita una seconda possibilità.

Allo stesso tempo, devono essere tutelati anche i cittadini onesti, preparati ed intelligenti nella coscienza del fatto che quel buon funzionamento della cosa pubblica può essere garantito unicamente con il concorso di questi ultimi.

E’ quindi necessaria la realizzazione di un equilibrio complesso.

Ed ora veniamo al Movimento 5 Stelle.

Parlo di questo potenziale Partito perché gli altri protagonisti della vita politica italiana non possono essere definiti Partiti in quanto hanno totalmente fallito (o non hanno mai voluto raggiungere) gli obiettivi dati loro dalla Costituzione.

Sia il PD±L, sia la Lega, sia SEL, sia Monti sembrano concepiti apposta per impedire ai cittadini l’accesso alle istituzioni e, di conseguenza, dovrebbero essere più giustamente definte semplici associazioni e non Partiti.

Il M5S è l’unica entità politica che ha ancora la possibilità… beh… quantomeno di provarci… ad essere un Partito.

Però ne deve essere cosciente e deve rendersi conto del fatto che, se vuole ricoprire questa funzione, allora non può esimersi da darsi alcuni limiti e da prendere determinate iniziative.

Al contrario, se non la vuole ricoprire, allora è uguale agli altri non-partiti e ne condivide l’inevitabile destino.

E quali sono questi limiti?

Presto detto, non può permettersi di escludere nessuno.

Deve accogliere e non può escludere.

Se Silvio Berlusconi chiedesse di registrarsi al sito… beh… dovrebbero permettergli la registrazione.

Ed a quel punto, e qui arrivano le iniziative, deve mettere in campo opportuni strumenti che impediscano a Berlusconi di usare i suoi soldi, le sue reti, e le sue connivenze per “valere più di uno”.

Non dico che sia facile.

Dico che è necessario.

E sono anche cosciente di star chiedendo agli attivisti del M5S una elaborazione complessa e, per certi versi, dolorosa.

Sto chiedendo loro di evolvere e rinunciare a quel diritto all’odio che, da elemento propulsore nel momento in cui urlavano VAFFANCULO in giro per le piazze, sta diventando un limite che ci incatena e riduce il Movimento 5 Stelle ad un semplice fenomeno di costume.

L’alternativa, però, è molto allettante.

Potremmo diventare qualcosa di completamente nuovo.

Potremmo diventare il compimento di quella Costituzione che ha tracciato una linea nel cielo.

E, seguendo quella linea, la civiltà umana potrebbe entrare in un nuovo capitolo dei libri di storia.

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