Il mondo (ai tempi del PdF): Arcilebica sposa la transofobia di Adinolfi e danneggia anni di lotte per i diritti civili

È difficile non provare un senso di repulsione dinnanzi ad un inaccettabile post pubblicato da Arcilesbica nazionale sulla sua pagina Facebook. Accanto all’immagine di una donna con labbra cucite con del fil di ferro c’era un titolo agghiacciante: I am a woman. You are a Trans Woman.


Articolo apparso all’indirizzo: http://gayburg.blogspot.com/2017/08/arcilebica-sposa-la-transofobia-di.html

1 commento per “Il mondo (ai tempi del PdF): Arcilebica sposa la transofobia di Adinolfi e danneggia anni di lotte per i diritti civili

  1. Mario Adinolfi
    11/08/2017 at 8:31 pm

    UN “TRANS DONNA” E’ UN UOMO
    di Mario Adinolfi
    Questo surreale articolo (ho scritto “articolo”, ma è il solito rutto) di Gayburg affibbia ad Arcilesbica il peggiore marchio d’infamia possibile nel mondo lgbt: “la pensate come Adinolfi”. Ben lieto di essere diventato un benchmark. In realtà, semplicemente, persino ad Arcilesbica non riescono ad occultare la più evidente delle verità, chiara a chiunque voglia vedere: un “trans donna” non è una donna, è un uomo che si è follemente evirato, per gravi ragioni di disagio psicologico non correttamente aiutato. Un “trans donna” per quante applicazioni di suppellettili artificiali in silicone, per quanti criminali dosaggi ormonali e depilazioni con elettrocoagulazione deciderà di subire, mai sarà una donna: resterà sempre un uomo che si è tagliato il pene e lo ha sostituito con una finta vagina che procurerà sempre infiniti problemi e infezioni perché è solo una sacca di pelle, ovviamente senza poterla collegare ad alcun apparato riproduttivo femminile. Il suo essere maschio resterà marchiato a livello cromosomico ed ogni sua singola cellula avrà un dna che griderà al mondo la verità: “Sono nato maschio e maschio per sempre sarò, la mia ‘autodeterminazione’ è una carnevalata e una sostanziale menzogna, da cui deriva un disagio profondo”. In effetti Adinolfi la pensa così, pensa che le persone con questa difficoltà ad identificarsi nel genere in cui sono nate vadano aiutate e sinceramente amate in ogni maniera tranne che con la dolorosissima, costosissima e mai realmente efficace “transizione” al genere opposto, quindi non sorprende che anche ad Arcilesbica sia spuntato un singulto all’aroma di verità. Con buona pace dei rutti di Gayburg.

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