Perché tanto accanirsi contro la famiglia? Forse ora ho trovato qualche risposta.

Marrakech, famiglia

 

Partiamo dalla domanda…

Perché tanto accanirsi contro la famiglia?

La risposta banale alla domanda era disponibile da parecchio tempo ed era:

Perché, evidentemente, la famiglia è percepita come una minaccia.

Si ma da chi?

E come può, la famiglia, minacciare qualcuno?

La famiglia cresce le persone.

La famiglia le accudisce.

Ed allora?

Ho trovato recentemente alcune risposte a questa domanda grazie alla lettura di un libro intitolato “Distributismo” di Juhn C. Médaille, un professore di economia dell’università di Dallas.

Con questo libro, egli mi ha permesso di connettere il tassello iniziale ed il tassello conclusivo del discorso che sto per farvi.

Per non farvi impazzire, comunque, penso proprio che inizierò dall’inizio.

L’inizio è il potere.

Ci sono due concezioni di “potere”.

C’è il potere di servire il prossimo ed, in questo modo, raggiungere quella soddisfazione che ci porta alla felicità.

E c’è il potere di imporre i propri capricci al prossimo, senza alcun limite e senza alcuno scopo.

Chiameremo questo potere ARBITRIO e ne riconosceremo la forza inebriante.

L’arbitrio è la possibilità di ottenere ciò che non si merita ed ottenere persino che le nostre vittime ci diano ragione.

L’inizio è lo scontro tra queste due visioni della vita che, in fondo, sono l’origine del combattimento che riempirà di senso la nostra vita.

Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?».

Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare,

ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete».

Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto!

Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male».

Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò.

Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l’uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino.

Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?».

Rispose: «Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto».

(Genesi 3)

L’Arbitrio però non si ottiene mangiando un po’ di frutta: servono soldi.

E per fare i soldi ci sono solo due modi:

  • o questi soldi si guadagnano
  • oppure, semplicemente, si rubano.

Inutile dire che un adepto dell’Arbitrio non può che aborrire l’eventualità di guadagnare le risorse che gli servono.

Il semplice atto di guadagnare è infatti una negazione della filosofia di vita e del tipo di potere di cui ci si vorrebbe appropriare.

Quindi l’opzione cleptomane è l’unica che possa essere percorsa ma, anche in questo caso, c’è un ostacolo da superare.

Rubare non basta: bisogna anche riuscire a cammuffare il furto in modo che le vittime non ci trattino per ciò che siamo (e cioè dei parassiti).

Per fare ciò, bisogna lavorare sulle parole.

“Furto” no.

“Furto” non va bene.

“Rendita” suona meglio.

Molto meglio.

Fa presupporre un merito passato che controbilancia l’atto di appropriarsi di ciò che non si merita.

Nel libro di Médaille ho trovato un’altro splendido eufemismo sintetizzato dal termine “esternalizzazione” che, in pratica, descrive la tendenza di alcune società (specialmente multinazionali) a incamerare i guadagni e far pagare i costi alla collettività.

Non è difficile.

Basta scegliere il luogo dove si opera sulla base della possibilità di utilizzare i servizi ed evitare il pagamento di tasse equivalenti.

Non voglio approfondire ora: voglio solamente farvi percepire il fatto che qui non si sta parlando del mondo delle favole, si parla dell’attuale occidente filo americano.

Si parla di noi.

Si parla di adesso.

Si parla dell’attuale classe dirigente che non è costituita politici che, insieme ai giornalisti, sono semplici burattini mono-uso.

E’ costituita da persone che basano la loro ricchezza su rendite che si perpetuano di anno in anno.

Non sono tante, sono circa l’1% della popolazione.

Nei miei precedenti articoli li ho chiamati “Aristocrazia Finanziaria” sottovalutando, in verità, le rendite fondiarie, i brevetti, e le rendite politiche.

E questi signori non sono difficili da identificare…

… ma sto divagando!

Vorrei che, in questo articolo, ci concentrassimo sull’essenza di questa gente.

Costoro sono parassiti la cui esistenza deriva dalla capacità di mantenere un sistema mediatico capace di farli apparire necessari.

O almeno utili.

O, se inutili, comunque inevitabili.

Per fare ciò è necessario istillare due convinzioni in quei concittadini che, inevitabilmente, sono anche le proprie vittime.

Queste convinzioni sono

  1. l’occasione fa l’uomo ladro e, di conseguenza, tutti gli uomini sono intrinsecamente avidi e malvagi (l’unica differenza sta nella capacità di concretizzare le proprie azioni, nella fortuna, e nella possibilità di rappresentare le proprie azioni in modo tale da renderle etiche),
  2. il possesso rende felici e, di conseguenza, la bulimia e l’egoismo sono inevitabili, non vanno contrastati né vanno giudicata negativamente.

Questi due concetti sono fondamentali per l’esistenza di questi signori.

Se si negano questi concetti, si denudano i re e si abbatte il castello di carte su cui basano il loro potere

Ed una esperienza comune a tutti gli esseri umani rischia di far crollare quelle due delicatissime convinzioni.

Si tratta dell’esperienza di essere accuditi da una madre che sacrifica sé stessa per il piacere di vederci crescere.

Si tratta dell’esperienza di essere condotti da un padre che ci accompagna nelle prime avventure mostrando che il mondo è un tesoro che si può esplorare senza nessun bisogno di fagocitarlo.

Di che stiamo parlando? Ah… sì… la famiglia.  

E’ molto… molto meglio che i futuri cittadini si compongano su un adeguato catalogo e si acquistino da uno stregone compiacente.

E cosa succede se i concetti di cui sopra vengono messi in discussione?

Potrebbe succedere che qualcuno riscopra i libri di economia messi da parte negli ultimi cento anni e incominci a considerare alcune cosucce.

Per esempio… la definizione di Economia.

Per economia – dal greco οἴκος (oikos), “casa” inteso anche come “beni di famiglia“, e νόμος (nomos), “norma” o “legge” – si intende sia l’utilizzo di risorse scarse (limitate o finite) per soddisfare al meglio bisogni individuali e collettivi organizzando la spesa, sia un sistema di organizzazione delle attività di tale natura poste in essere a tal fine da un insieme di persone, organizzazioni e istituzioni (sistema economico).

(wikipedia santa subito)

Normare la casa… regolare la famiglia… utilizzo razionale ed efficiente di risorse… ma, in questo libro, dove sono i signori che vivono di rendita?

Ah… si… vi si trova traccia alla voce “Parassiti” ed alla voce “Problemi da risolvere”.

Si potrebbe persino rischiare di ricordare che l’economia ha due doveri assoluti ed inevitabili.

  1. nutrire la popolazione di una comunità,  in modo da garantire il raggiungimento del raccolto successivo,
  2. garantire il surplus di risorse che permetta la riproduzione e la crescita della prole, in modo da garantire il raggiungimento della generazione successiva.

Senza queste due garanzie, le comunità si estinguono.

Dopo queste garanzie vengono tutte le altre.

E chi è il soggetto della “vera” economia?

Ah… sì… la famiglia.

Ancora la famiglia.

Ed i signori che vivono di rendita?

Solite voci  “Parassiti” e “Problemi da risolvere”. 

Capite adesso il motivo per cui l’Aristocrazia Finanziaria sta utilizzando i media sussidiati per dissolvere le famiglie?

Ne va della loro stessa sopravvivenza.

Mentre la nostra sopravvivenza dipende dal loro fallimento in questo intento.

Chi ha orecchie per intendere…

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