Nei numeri dell’aborto il segreto di molte tragedie

di Guido Mastrobuono

Lo sapevo.

Lo sapevo anche prima di preparare la stesura di questo articolo.

Ogni volta che entro nelle statistiche degli aborti in Italia ne esco con un senso di rabbia, indignazione e tristezza. Però lo dovevo fare perché la menzogna si combatte solo con la verità e la verità parte sempre dalla lettura dei numeri.

Alcuni giorni or sono, il presidente della regione Lazio, Nicola Zingaretti del Partito Democratico, ha rilasciato una intervista a Repubblica per difendere la decisione di bandire un concorso riservato ai soli ginecologi obiettori affermando che, data la presenza di un fantomatico 78% di medici obiettori, viene messo a rischio il “diritto all’interruzione volontaria della gravidanza”.

Personalmente, fui molto colpito dalla quantità messaggi fuorvianti che è stato possibile mettere in una singola frase.

Partiamo dalla dichiarazione di un “diritto all’interruzione volontaria della gravidanza”.

L’Interruzione Volontaria della Gravidanza, detta anche IVG, è un aborto indotto per mezzo di un intervento medico reso legale dalla legge 194 del 1978.

Esiste un diritto alla salute che, tra le altre cose, è messo fortemente a rischio dalle conseguenze fisiche e psicologiche dell’aborto. Ignorando colpevolmente i diritti del nascituro, l’interruzione della gravidanza è ammessa dalla legge solamente qualora si prenda atto della possibilità di più gravi conseguenze sulla madre.

Quindi la volontà della madre è solo una delle condizioni per una IVG (abbreviazione di Interruzione Volontaria della Gravidanza) e non è assolutamente sufficiente alla soppressione del feto. Il diritto dichiarato è quindi un diritto inesistente (oltre che ingiusto) il quale, negli ultimi anni, è stato ripetuto come un mantra in parecchie occasioni.

La seconda inesattezza e terza inesattezza coesistono nella sola affermazione del legame tra la presunta inefficienza degli istituti pubblici nell’erogare IVG e la presenza di un 78% di medici obiettori.

Per prima cosa, viene data per scontata l’esistenza di una inefficienza nell’erogazione delle IVG mentre basta guardare i dati ISTAT per notare che la percentuale di interventi effettuati nel pubblico è sempre stata crescente arrivando nel 2013 a raggiungere il 93,5 % del totale. Le Case di Cura private perdono continuamente clienti e gli ambulatori non hanno praticamente più pazienti dal 2000.

I dati, quindi, mostrano chiaramente che, da un lato, l’inefficienza degli istituti pubblici non esiste mentre, dall’altro, le stime degli aborti illegali non possono che essere considerate “fuffa” statistica almeno finché qualcuno non riuscirà a spiegare il motivo per cui migliaia di donne debbano andare dalle mammane snobbando discretissime case di cura ed ambulatori attrezzati.

Oltre a ciò, se proprio si vuole andare a cercare un ipotetico rischio di inefficienza negli istituti pubblici, bisognerebbe guardare il carico di lavoro dei medici non obiettori.

In Italia, ogni ginecologo non obiettore esegue 1,6 aborti ogni settimana.

Nella Regione Lazio il carico di lavoro medio settimanale per ginecologo non obiettore, rilevato per Asl, è 3,2. Si nota che in una sola Asl del Lazio si raggiunge un valore massimo di 7 aborti per ginecologo ogni settimana.

Considerando che l’operazione dura circa mezz’ora, non si tratta certo di un carico di lavoro devastante.

La terza, ultima, e più grave menzogna è quella di presupporre che gli aborti sono pochi.

Su questo argomento le statistiche ISTAT sono impietose: in Italia le IVG sono circa 20 ogni 100 bambini nati vivi.

Cerchiamo di capire un attimo questi numeri.

Se voi guardate cinque bambini che giocano in un parco, affianco a loro c’è un piccolo fantasma trasparente. È assolutamente identico a loro. L’unica differenza è stata la sfortuna di incontrare un medico non obiettore.

Facciamo un altro esempio, una classe di prima elementare. Si tratta di una classe un po’ affollata: trenta bambini. Viene messo nella loro piccola mano un dado a sei facce. Il dado rotola sul pavimento. I bambini che ottengono un “uno” non sono fortunati: arriva un medico non obiettore e li elimina con una dose di veleno salino. I bambini vivi diventano 24. Sei piccoli cadaveri vengono portati via rendendo l’aula un po’ più spaziosa.

Nella realtà non succede nelle aule di prima elementare, succede nella pancia delle loro madri nei primi tre mesi di esistenza.

Un bimbo ogni sei.

Eliminiamo un bimbo ogni sei.

Qualcuno riesce ad affermare che sono pochi? Magari solo perché siamo scesi sotto la soglia psicologica dei 100.000 bambini l’anno?

Io affermo che sono tantissimi ed affermo che è evidente la colpevole inefficienza con cui, in Italia, non si applica la prima parte della legge 194 che prevede l’obbligo di salvare più bambini possibile.

Quindi, se l’intera operazione politica e mediatica non può essere collegata alla insufficienza degli aborti, la notizia è che si sta cercando di rimuovere dagli ospedali i medici a cui la coscienza rende impossibile la soppressione di un bambino.

Non è una novità, ci avevano già provato nel 2013 con una proposta di legge firmata da alcuni senatori grillini che mirava ad imporre un tetto massimo del 30% di medici obiettori.

La domanda che dobbiamo farci tutti è: che genere di luogo diverranno gli ospedali dopo che saranno popolati unicamente da persone totalmente indifferenti alla vita?

Chiediamocelo tutti quanti e chiediamolo ai nostri amici.

Articolo di Guido Mastrobuono scritto per il quotidiano La Croce e lì pubblicato il 02/03/2017

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