Nazisti eccome

di Mario Adinolfi

La principale argomentazione di chi sostiene la differenza tra Aktion T4, l’applicazione della prima legge sull’eutanasia dei disabili che soppresse 70mila handicappati in Germania tra il 1939 e il 1941, e le attuali forme di applicazione delle varie leggi sull’eutanasia in Europa, che tra Belgio e Olanda e Svizzera (territori che sommati hanno la metà della popolazione della Germania) hanno fatto molte più vittime, è che sotto Hitler i disabili non sceglievano di essere uccisi e invece nelle moderne democrazie il “diritto di morire” è una libera scelta dell’individuo. Perfetto.

Sarà il caso di portare a conoscenza di lorsignori il caso su cui di discute in queste ore in Gran Bretagna. Connie Yates e Chris Gard sono due giovani genitori poco più che trentenni, il 4 agosto 2016 è nato il loro primo figlio, Charlie. Un bambino in buona salute che però dopo otto settimane di vita ha cominciato a perdere peso e si è scoperto affetto da una rara sindrome mitocondriale, che lo condanna alla disabilità. L’ospedale che lo ha in cura si è rivolto alla magistratura britannica per chiedere l’uccisione del bambino, ovviamente i genitori si sono ribellati e hanno avuto la forza di parlare davanti alle telecamere della BBC, di spiegare che Charlie interagisce con loro e apre gli occhi e la bocca e “non sembra affatto soffrire”. Si ribellano alla decisione dell’ospedale e pretendono che i giudici non emettano una condanna a morte per Charlie. La BBC ha esposto la vicenda in modo chiaro ed è stata inondata di messaggi di solidarietà per i genitori, contro le posizioni dei medici che hanno però ribadito l’intenzione di andare davanti ai giudici per chiedere la soppressione di Charlie.

Sempre lorsignori che ritengono che i nazisti sopprimessero disabili a loro insaputa e le nostre moderne democrazie sopprimano solo chi implora la morte, sarà il caso che sappiano che contemporaneamente i genitori di Marwa Bouchenafa combattono la stessa battaglia dei genitori di Charlie. Il 25 settembre 2016 a causa di un raro enterovirus Marwa viene ricoverata in ospedale in condizioni gravissime. I medici del nosocomio di Marsiglia riscontrano danni neurologici irreparabili, la piccola è in coma, vogliono staccarle la spina. Ma dopo dieci giorni Marwa ritorna miracolosamente a rispondere agli stimoli di mamma Anissa e papà Mohammed, segue con lo sguardo i loro movimenti, reagisce alla loro voce, muove le manine e i piedini e il tronco. Certo, con difficoltà. Certo, è una disabile e lo resterà per il resto della vita. Ma i genitori credono nei progressi possibili della scienza, gli scienziati no. I medici dell’ospedale di Marsiglia chiedono di sopprimere la bambina, i genitori si oppongono in maniera fiera e mobilitata, ne nasce un contenzioso che arriva fino al Consiglio di Stato, il 2 marzo 2017 si è riunito e siamo in attesa della sentenza.

Charlie, Marwa e innumerevoli altre persone perderanno la vita se rispetto ai sistemi eutanasici noi non ripeteremo tutto il nostro orrore. Ogni giorno si affastellano nuove storie di anziani disabili immobilizzati dai loro stessi figli mentre si ribellano all’iniezione di Pentobarbital che porrà fine alla loro vita di dementi, di malati di Alzheimer, di disabili, con i medici che brandiscono spesso “disposizioni di fine vita” firmate trenta o quarant’anni prima, da sani. Bambini e anziani, le prime vittime, massacrati esattamente come fecero i nazisti con Aktion T4. Perché le leggi sull’eutanasia nascono negli Stati totalitari: in Unione Sovietica nel 1922 dove la depenalizzazione dell’eutanasia consentì la soppressione di innumerevoli oppositori allo stalinismo e nel 1939 nella Germania nazista. Ora, nel simulacro della democrazia in cui crediamo di vivere, la televisione e i giornali provano a spacciarci per diritto quella che è un’oscena resa alla cultura della morte. Basta che le telecamere decidano di inquadrare un diverso versante del problema, come è accaduto con la BBC nel caso di Charlie, e la popolazione si risveglia attaccando i medici che vogliono massacrare i più d
eboli semplicemente per una ragione: curare chi sta male costa carissimo, eliminare i sofferenti genera colossali risparmi per i dissestati sistemi di welfare europei e nel caso svizzero lo si può anche trasformare in un rigoglioso business. I nazisti calcolavano in 3.50 Reichsmark di risparmio al giorno ogni singola soppressione di un disabile. Li uccidevano perché la loro cura era considerata un costo improduttivo. La logica delle attuali leggi sull’eutanasia è esattamente la stessa, solo l’impacchettamento mediatico dei provvedimenti di legge prova a costruire una narrazione diversa.

Carmen, la mamma di Dj Fabo, era assolutamente contraria all’eutanasia per il figlio, ha provato ad opporsi a quel suicidio in ogni modo. Oggi può solo chiedere una cerimonia in chiesa per piangere. L’ultimo baluardo contro questa oscena ordalia di morte è la famiglia: sono la mamma e il papà di Charlie, la mamma e il papà di Marwa, la mamma di Fabiano. Per questo è scatenato, contemporaneamente all’assalto ideologico sui temi della nascita e della morte, l’attacco alla famiglia anche qui mascherato. Si approvano leggi improntate allo slogan “tutto è famiglia”, per approdare al vero scopo di dissolvere i legami naturali, per arrivare al “niente è famiglia”. Il disvelamento di questa strategia complessiva porta alla lettura dell’azione di una logica di potere pericolosissima e manipolatrice dei destini delle persone. Questa logica vuole che i bambini con disabilità non vengano al mondo, che se proprio riescono a salvarsi dalla forca caudine dell’aborto di Stato vengano poi soppressi da magistrati impietosi, che in qualsiasi momento di sofferenza improduttiva sia esso causato da depressione o da malattia o da disabilità ci sia una modalità rapida di soppressione del sofferente e restino al mondo solo individui efficienti e produttivi, il più possibile slegati da relazioni di natura familiare, che devono essere artificiali e basati su transazioni commerciali, con uteri affittati e bambini venduti e comprati, tanto i magistrati l’hanno già stabilito con sentenza anche in Italia che il figlio è di chi se lo compra, non di chi lo genera.

Questo assurdo ballo in maschera in cui viene occultato ogni brandello di verità, davvero non somiglia al Male Assoluto, davvero non è nazismo? Lorsignori ci riflettano e ci facciano sapere. Noi, intanto, organizziamo la resistenza e la organizziamo a partire dalla famiglia. Perché lì con le vostre indicazioni di morte spacciate per libertà, davvero non si passa.

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