TRUMP-CANADA: come si costruisce un nesso

Per una via di accostamenti da ipotetici e remoti a immediati e sicuri, i media confezionano le verità quotidiane monouso

di Guido Mastrobuono

Domenica sera, poco prima delle ore 7:50, a Quebec City, sangue innocente è scorso in un luogo di culto. Il fatto è accaduto al Centre Culturel Islamique de Québec, un centro di cultura islamica. Uomini, donne e bambini erano andati a pregare il loro Dio e, dopo 20 secondi di fuoco, alcuni bambini non hanno più trovato più i loro padri e mogli hanno perso i loro mariti.

Sei uomini sono stati uccisi ed altri 19 sono stati feriti. Alcuni sono gravi.

Guardando il sito internet del centro culturale aggredito (http://www.cciq.org/) possiamo leggere articoli intitolati “Educazione dei figli nell’Islam” e ”Conferenze e seminari: Costruire una famiglia musulmana felice”.

E’ impossibile non sentire una grande vicinanza con queste famiglie e queste persone che, come noi, si stringono nel tentativo di dare un futuro felice ai loro figli.

Allo stesso tempo, però, dobbiamo tenere i nervi calmi ed evitare di farci manipolare da chi, come sempre accade, cercherà di usare l’evento per lucrare vantaggi economici e politici.

Non fidiamoci di facili allusioni sparse in articoli in cui privi di notizie concrete.

Sappiamo che alle 07:50, la polizia ha ricevuto diverse chiamate dal Centre Culturel Islamique de Quebec che segnalavano uno scontro a fuoco.

Testimoni, in seguito, parleranno di almeno due uomini che sparavano sulla folla.

Intervengono le forze di sicurezza ed arrestano un uomo che verrà poi scagionato.

Gli attentatori si erano già allontanati.

20 minuti dopo, alle 20:10, un uomo chiama il 911 chiedendo di parlare con gli investigatori, da loro appuntamento in una strada di accesso nei pressi del ponte Ile-d’Orleans e lì viene arrestato.

Alle 9 del mattino, entrambi i sospetti vengono dati in pasto alla stampa.

Alle 11:45 il presidente degli USA Donald Trump fa le condoglianze al Canada.

Poco dopo le 12, la polizia del Quebec scagiona via Twitter (sottolineiamo “via Twitter”) uno dei sospettati.

Alle 13:15, il primo ministro canadese Trudeau parla alla Camera dei Comuni per chiedere “pace ed unità” in risposta all’attentato. Dopo due ore, il ministro della Pubblica Sicurezza Ralph Goodale ha detto che il livello di minaccia del terrorismo del Canada sarebbe rimasto a livello “medium”.

Rainews, in Italia, lancia titoli tipo «Canada, irrompono nella moschea e sparano sui fedeli: è strage. Premier del Quebec: “E’ terrorismo”» eriporta incisi tipo “Via via che passano le ore emergono nuovi dettagli sul gravissimo episodio che avviene mentre l’America è scossa dall’ordine esecutivo di Donald Trump che mette al bando i cittadini provenienti da 7 paesi musulmani”.

Che cosa centra Trump?

In un precedente articolo avevo scritto che il terrorismo è visto da alcuni come un enorme evento pubblicitario. L’uccisione di una grande quantità di persone genera un’enorme impatto emozionale ed esistono pubblicitari che, a partire da eventi di questo genere, sono specializzati nella manipolazione delle comunità. Questi personaggi si chiamano “spin doctor” e lavorano al servizio di tutte le lobby ed i centri di potere.

La frase è un’esca che serve a far associare la sparatoria a Trump.

Rainews, probabilmente, ha abboccato.

Noi non dobbiamo farlo.

Secondo il quotidiano la Repubblica, entra quindi in gioco l’analista Rita Katz, direttrice di SITE, sito di intelligence specializzato sulle attività dei jihadisti, che rivela che l’unico sospettato rimasto, inneggiava su Facebook a “Trump, Marine Le Pen e le forze di difesa israeliane”.

Ma chi è Rita Kats? E’ una signora ebrea che vive a Washington ed ha un’agenzia privata che “scandaglia 24 ore su 24” i siti del fondamentalismo islamico.

Ma perché un’investigatrice privata si mette a regalare su Twitter i risultati del suo lavoro?

Le risposte possibili sono tre: o butta via il suo denaro, o sta facendo pubblicità alla sua agenzia, oppure sta completando un lavoro che le era stato commissionato.

Di certo, sta collegando l’attentato alla politica americana, con grande gioia dei democratici anti-Trump, ed alla Le Pen, con grande gioia di coloro che le si opporranno alle elezioni.

Per usare un termine in voga, questo collegamento è una “bufala”.

Cosa sappiamo quindi su questo attentato?

La risposta è niente.

Sappiamo però che molti vogliono alimentare la nostra paura ed infangare i loro avversari usando il sangue dei morti a questo scopo.

Resistiamo allo spot!

Distinguiamo ciò che sappiamo da ciò che non sappiamo!

Diffidiamo di chiunque tenti di manovrarci con infondate allusioni!

Questa è l’unica difesa che possiamo avere contro il terrorismo

Articolo di Guido Mastrobuono scritto per il quotidiano La Croce e lì pubblicato il 01/02/2017

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