Taxi in sciopero selvaggio – Che cosa è accaduto

La compravendita delle licenze di tassista non sarà una pratica socialmente sana, però non sono i tassisti a esserne responsabili: il sistema è stato loro imposto con tutti i difetti che vediamo. Esistono modi per tutelare gli interessi di chi ha comprato una licenza confidando di poterla rivendere al momento del pensionamento.
Anche il Noleggio Con Conducente è sulla stessa barca

di Guido Mastrobuono

Il 15 febbraio 2017, i tassisti hanno incrociato le braccia, fermato le macchine e si sono messi a protestare.

Cosa è successo?

Come ogni anno è stato approvato il Decreto Milleproroghe. Come ogni anno, nel silenzio della notte precedente al voto di fiducia, è stato inserito un emendamento a firma della senatrice Linda Lanzillotta (PD). Grazie a ciò, verrà ritardata almeno di un altro anno l’emanazione delle norme contro l’esercizio abusivo del servizio taxi e del servizio noleggio con conducente.

I tassisti si sono molto arrabbiati.

Immediatamente, è partito sui giornali il piagnisteo di coloro che hanno urlato allo “sciopero selvaggio”, alla “interruzione di pubblico servizio”, alla “difesa dei privilegi” ed alla “guerra contro NCC ed UBER”.

Noi, però, vogliamo andare più a fondo.

I tassisti non sono dipendenti: sono liberi professionisti e proprietari della loro auto.

Per esercitare la professione di tassista, non basta avere la patente B. Bisogna avere un particolare tipo di patente, più specifico, siglato come KC e KD. Bisogna avere un Certificato di Abilitazione Professionale, altrimenti detto Carta di Qualificazione del Conducente per mantenere il quale è necessario sottoporsi a periodici corsi di qualificazione e, soprattutto, bisogna avere la licenza.

L’ottenimento della licenza per mezzo di una richiesta al comune è teoricamente possibile. Basta aspettare l’emanazione di un bando di concorso, l’accesso in una graduatoria e la decisione del comune di aumentare le licenze. In pratica, i tempi di attesa sono infiniti.

L’unico modo è farsi cedere (e cioè vendere) la licenza da un altro tassista. Il costo varia molto, dipendentemente dalle dimensioni della città: dai 20-25 mila euro sino ai 230 mila e più.

NCC vuol dire “Noleggio Con Conducente”. Gli autisti NCC devono avere una qualifica analoga a quella dei tassisti ma la licenza ha un costo molto più basso (dai 20 mila ai 30 mila euro di media, arrivando fino ai 70 mila euro per Roma) in quanto essa non permette loro di caricare i clienti per strada.

In teoria, le auto con conducente vanno noleggiate presso la loro autorimessa; in pratica, basta fare una passeggiata alla stazione Termini per essere avvicinati da conducenti intenti in scorrette attività di marketing.

Uber risolve il problema. Uber è un applicazione che si installa sui cellulari. Come dice il sito “Basta un tocco e un’auto viene a prenderti dove preferisci. Sali in auto: l’autista sa esattamente dove andare. E all’arrivo, devi solo scendere dalla macchina. Il pagamento è integrato nell’app.”

Fantastico vero? Non proprio.

Uber è una multinazionale che, servendosi di autisti con licenza NCC, ha aggirato completamente il problema del contatto con i clienti che chiamano Uber, pagano Uber, e ricevono un servizio assolutamente analogo al radiotaxi.

Come molte multinazionali, Uber si prende i guadagni mentre scarica i costi sulla collettività e sugli autisti. Quest’ultimi sono infatti padroni delle macchine, si prendono tutti i rischi civili e penali correlati all’attività, mentre sono obbligati a cedere una parte dei loro profitti.

Questo, però, è il meno: Uber ha implementato l’algoritmo del “mercato perfetto” per cui le tariffe salgono nel momento in cui c’è carenza di autisti disponibili e scendono quando invece ce ne sono tanti. Il problema è che un algoritmo di questo genere, per sua natura, tende ad azzerare il margine dell’autista medio.

Un parole povere, ciò vuol dire che metà degli autisti guadagnano mentre gli altri ci perdono. E come fanno quelli che ci perdono a mettere la minestra sulla tavola? Semplice: fanno qualche tagliando di meno alla macchina, non cambiano le gomme, e lavorano fino allo sfinimento.

È proprio quello il motivo per cui esistono le licenze: per evitare queste guerre tra poveri. Ed è questo il motivo per cui esiste lo Stato che dovrebbe legiferare e regolare il mercato (a meno di interventi notturni da parte di senatori del PD).

E quale dovrebbe essere la posizione del Popolo della Famiglia su questo argomento?

I Taxi sono un “pubblico servizio” e cioè un servizio fondamentale per il funzionamento di qualsiasi città e questa è un’ottima ragione per non mettere detto servizio in mano alle multinazionali.

Queste società, infatti, sono apolidi, non riconoscono alcun dovere sociale e non aspettano altro che l’occasione per spremere la collettività non appena essa è priva di possibilità alternative.

Basti pensare che, durante lo sciopero dei tassisti, le tariffe Uber sono triplicate arrivando a richiedere, per la tratta Roma-Fiumicino Aeroporto, 138 euro, a fronte del prezzo fisso di 48 euro imposto ai tassisti romani.

Ci siamo così resi conto che il meraviglioso algoritmo di Uber finirà per sfavorire ulteriormente i quartieri più poveri della città dove meno autisti vorranno andare e, di conseguenza, dove i prezzi tenderanno a salire.

Prezzi bassi per i ricchi e prezzi alti per i poveri: è la mela avvelenata del liberismo che noi non vogliamo!

Inoltre i tassisti non sono oggetti: sono una parte della nostra comunità di cui noi tutti dobbiamo avere cura. Questi nostri concittadini per accedere al lavoro (e cioè ad un loro diritto) hanno accettato di investire una grossa cifra per acquistare una licenza.

Personalmente non ritengo che la compravendita delle licenze sia una pratica sana. Però i tassisti non ne sono responsabili: quando hanno iniziato a lavorare hanno scoperto che bisognava comprare la licenza. Hanno fatto debiti e raccolto i soldi nella certezza che si trattava di una sorta di accantonamento. Al momento di andare in pensione, sarebbe infatti stato possibile vendere la licenza, recuperare i soldi, ed avere un po’ di soldi per la vecchiaia.

Arriva una multinazionale e si porta via due terzi di questi soldi. Infatti, una licenza da tassista finisce per valere come una licenza da NCC e presto, quando verrà sdoganata l’applicazione UBERpop che apre il mercato ai non professionisti, anche le licenze NCC perderanno tutto il loro valore.

I tassisti hanno ragione di essere molto arrabbiati. Anche noi, come loro concittadini, dovremmo essere molto arrabbiati. Tutti i cittadini italiani dovrebbero essere molto arrabbiati perché si tratta di altri soldi italiani che finiscono in tasche estere.

Il Popolo della Famiglia non può che stare dalla parte dei tassisti in quanto, in loro, vede padri e madri intenti a generare un reddito e tutelare il patrimonio delle loro famiglie.

Ci sono modi per tutelare l’investimento dei tassisti che hanno dovuto comprare le licenze e, progressivamente, togliere l’obbligo di pagare quelle cifre scandalose per iniziare a lavorare. Basta volerlo fare. È solo una questione di priorità e del coraggio di non fare gli interessi delle banche e delle multinazionali.

Inoltre notiamo che, anche se sembra paradossale, i conducenti NCC stanno dalla stessa parte dei tassisti in quanto, tra poco, anche le licenze NCC sono destinate a diventare carta straccia.

Capita spesso che i pescecani si alleino con parte delle loro future vittime che combattono per loro nella speranza di ottenere il diritto di essere divorati un giorno dopo. Noi non ci alleiamo con i pescecani, al contrario ci stringiamo attorno al nostro popolo e cerchiamo di proteggerlo dalla crudeltà dei mercati.

La forza con cui lo faremo dipende da quanti deputati e senatori riusciremo a mandare in parlamento e, di conseguenza, dipende anche da quanto i tassisti ed i conducenti NCC si renderanno conto di essere stati traditi. Come è già accaduto per tante altre categorie professionali, le loro forze politiche di riferimento hanno infatti votato a favore dell’emendamento che ha fatto evaporare due terzi dei risparmi dei tassisti ed ora stanno solamente cercando il coraggio per portare via il resto.

Articolo di Guido Mastrobuono scritto per il quotidiano La Croce e lì pubblicato il 22/02/2017

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