Quel mercato che campa di pane e #Viagra

Nel 2010 il fatturato mondiale dell’industria pornografica è stato approssimato intorno ai 145 miliardi di dollari: più del doppio del fatturato dell’intera industria della comunicazione. Com’è possibile che guadagni tanto un settore che sembra offrire “servizî” gratuiti agli utenti?

di Guido Mastrobuono

Dopo aver letto il saggio “Una gioventù sessualmente liberata (o quasi)” di Thérèse Hargot, sono rimasto molto turbato dall’effetto della pornografia online sull’immaginario (e sulla vita) sessuale di tutti noi. Soprattutto, mi ha inquietato l’immagine di ragazzini che, ancora prima ancora prima di formarsi una identità sessuale (cioè intorno ai 10 anni), fruiscono di contenuti capaci di trasformare il sesso in un veicolo di infelicità e solitudine.

Dopo averlo letto, il Presidente del Popolo della Famiglia Mario Adinolfi ha iniziato una importante campagna contro la pornografia online.

Personalmente mi sono chiesto: ma perché questi siti regalano i loro filmati?

Cosa genera questa sorta di filantropia all’incontrario?

Mi sono ricordato che viviamo in un mondo di mercanti ed i mercanti regalano i loro prodotti per tre motivi.
1 – Stanno facendo pubblicità a qualcosa d’altro.
2 – Stanno pensando di creare una rendita.
3 – Nella realtà, anche se non ce ne siamo accorti, il prodotto in vendita siamo noi.

Ho fatto alcune ricerche e mi sono reso conto che, in questo caso, sono vere tutte e tre le ipotesi.

Iniziamo a dire che il prodotto che ci viene regalato è tutt’altro che a basso costo.

I compensi per un’attrice del porno variano dai 300 € ai 4000 € a scena a seconda della complessità, della dolorosità e dall’abiezione che caratterizzano la prestazione. Gli attori maschi sono più rari: presumo quindi anche più costosi. Considerando che in ogni scena gli attori devono essere almeno due, poi ci vuole un cameraman, una location, forse un regista ed un po’ di postproduzione, fatti due conti, possiamo dire che ognuno dei filmati che ci “regalano” devono essere costati intorno ai 10.000 €.

In aggiunta, i siti non si accontentano di dare gratuitamente i loro contenuti, forniscono i codici per inserirli nelle proprie pagine pagano qualunque altro sito che li diffonda.
In pratica, è come se una casa di produzione cinematografica pagasse i pirati che gli rubano i film!

Dimensionate le uscite, cercai di capire da dove arrivassero i soldi così generosamente distribuiti.

Non si tratta di pochi spiccioli. Nel 2010 il fatturato mondiale della pornografia online è stato pari a 145 miliardi di dollari e cioè più del doppio del fatturato pubblicitario dell’industria della comunicazione.

Da dove arrivano tutti questi soldi?

La pornografia ha una caratteristica in comune con la droga ed il gioco d’azzardo: crea dipendenza e modifica l’intera vita che chi ne fa uso.

Come mostrato nel libro della Hargot, la sessualità smette di essere relazione e diviene una forma di masturbazione arricchita per mezzo di un immaginario che, grazie alla pornografia, non ha nulla a che fare con ciò che è possibile nella realtà umana e sociale in cui viviamo.

Ci si masturba, in solitudine o in gruppo, illudendosi di stare facendo sesso e stupendosi del fatto che ogni esperienza genera solo insoddisfazione e solitudine.

Alcuni ragazzini provano ad usarsi a vicenda come oggetti sessuali ma, dopo pochissime esperienze, devono fare i conti con i loro limiti sociali, fisici ed economici. Facendo quelle cose non si prova alcun piacere. Ci si distrugge a vicenda. Si entra in un mondo che non prevede fedeltà. Diventa sempre più difficile continuare a sperimentare. Diventa necessario usare il corpo dei compagni e delle compagne più deboli, oppure vendersi, oppure comprare esperienze sessuali che diventano sempre più frustranti, complesse e pericolose.

Video, videogiochi, webcam ed hot line telefoniche servono a coloro che, dopo tante frustrazioni nel mondo reale, si immergono in un mondo virtuale dal quale non riescono più ad uscire.

Il mondo virtuale è il paradiso di coloro che cercano di creare rendite in quanto, in quel mondo, è possibile vendere qualcosa che non esiste facendosi pagare con soldi che esistono.
I siti porno non sono altro che portali ammiccanti per questo mondo virtuale a pagamento.
Abbiamo i siti di “incontri” e chat room dove, alla fine, non si incontra nessuno ma ci si trastulla con relazioni inesistenti. Molteplici esperienze simulate che immergono sempre più a fondo nell’immaginario inesistente della pornografia.

I primi assaggi richiedono pagamenti una tantum, magari per l’acquisto di singoli video giochi o filmati sempre più estremi. Esperienze più avanzate richiedono l’accesso a strumentazione progressivamente più costosa quali visori e consolle da centinaia di euro oppure l’accesso a servizi a consumo e pagamento quali, per esempio, webcam e hot line, con cui è possibile spillare alla gente cifre dell’ordine dei 5 euro al minuto.

Anche il tentativo di arricchire la faccia “reale” dell’esperienza, e cioè la masturbazione, diviene progressivamente più costosa in quanto richiede l’utilizzo di oggettistica, macchinari, prodotti chimici ed, alla fine, prostitute in carne ed ossa.

Tecnologie quali le videocassette VHS, i DVD ed i visori della realtà virtuale sono state diffuse facendo leva su questa forma degenere di sessualità. La diffusione della stessa Internet è molto legata a questo fenomeno. Industrie dedite alla costruzione di robot non stanno ignorando le potenzialità aperte da questa delirante necessità di superare la solitudine rimanendo soli.
Non dobbiamo infine sottovalutare i consumi accessori.

Intanto un consumo compulsivo di traffico telefonico, internet, PC, smartphone ed energia elettrica genera un costante flusso di denaro nelle tasche di aziende potenti.

Inoltre, la nuova sessualità richiede aiuti farmacologici (quali le pillole potenzianti per gli uomini e le pillole anticoncezionali per le donne) nonché servizi medici per gli aborti e la cura delle malattie indotte da questo comportamento.

Per farci un’idea, il fatturato annuo della Pfizer, la casa che produce una di queste pillole, è di due miliardi di dollari. Parliamo di sono uno dei medicinali che mitigano un problema non esistente senza pornografia.

Sono convinto che i 145 miliardi fatturati dai siti internet non sono altro che la punta di un iceberg molto più grosso e sono soldi che vengono portati via di tasca a padri di famiglia, madri e figli.

Prima di approfondire questo tema, pensavo che la campagna del Popolo della Famiglia contro la pornografia on line potesse essere limitata ai siti gratuiti e fosse giustificata unicamente dalla necessità di tutelare i più piccoli.

Alla fine, mi sono reso conto che stiamo parlando di un industria che, a tutti i livelli, manipola le persone per drenare ricchezza senza dare in cambio null’altro che problemi, infelicità, malattie e più dolorose dipendenze.

Quindi la guerra deve essere totale e senza quartiere.

Abbiamo di fronte nemici potenti e pericolosi. Però, il Popolo della Famiglia è un movimento nato per difendere politicamente la sua sua comunità di riferimento, e cioè le famiglie italiane, da minacce di questo genere. Gli altri non lo fanno. Ci siamo solo noi.

Quindi non possiamo e non vogliamo tirarci indietro.

Articolo di Guido Mastrobuono scritto per il quotidiano La Croce e lì pubblicato il 17/02/2017

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