Genesi ed evoluzione del terrorismo contemporaneo

Come funziona uno degli strumenti volti a trasformare gli Stati-Nazione in Stati-Mercato.

di Guido Mastrobuono

Il terrorismo con cui abbiamo a che fare non è sempre esistito.

La violenza è sempre esistita, il terrore è sempre esistito e la guerra è sempre esistita: però, quando si esercitava la violenza per “colpire uno ed educarne cento”, si è quasi sempre voluto firmare i propri atti. Negli altri casi, come per esempio le razzie, lo scopo della violenza era diretto.

Si esercitava violenza per distruggere una comunità, per derubarla, oppure per assoggettarla con quello specifico atto. C’era, comunque, un nesso diretto tra causa e conseguenza.

Nell’articolo precedente in cui presentavo il terrorismo come attacco alle comunità, ho parlato della strage di Piazza Fontana, compiuta il 12 dicembre 1969, presentandola come il primo evento del terrorismo stragista moderno che si è verificato nel nostro paese.

Ma cosa stava succedendo in quegli anni?

E’ molto interessante la tesi che afferma che nel 1968 è avvenuto il “divorzio” tra le grandi élite capitaliste ed una borghesia composta da imprenditori, professionisti, commercianti ed artigiani. In altre parole, un gruppo di poche persone che detenevano una gran parte della ricchezza mondiale ha deciso di smettere di “dividere il malloppo” persino con coloro che, quantomeno, ne gestivano la produzione.

Probabilmente questa tesi è basata sui dati che mostrano come, adesso, l’1% della popolazione possiede il 50% della ricchezza mondiale e che meno di 80 individui possiedono quanto è concesso al 50% della popolazione più povera.

In ogni caso, è inevitabile che questi “paperoni” abbiano dovuto fare i conti con il rischio generato da una così grande ingiustizia: se una parte significativa della popolazione riuscisse ad unirsi e formare una comunità cosciente e ben diretta, è inevitabile che questa comunità inizierebbe a considerare che, a valle della semplice espropriazione dell’1% della popolazione mondiale, le ricchezze a disposizione di tutti gli altri raddoppierebbero.

Conseguentemente, era necessario generare ostacoli alla formazione di grosse comunità ed, al tempo stesso, demolire quelle istituzioni borghesi che ne permettono la gestione (nazioni, stati, apparati pubblici, partiti, associazioni) e ne definiscono l’identità (cultura, scuola, luoghi pubblici di aggregazione sociale e religiosa). Particolare attenzione distruttiva fu dedicata alle famiglie che si riconoscevano come il seme e l’origine di ogni comunità più ampia.

In quest’ottica, le campagne per l’aborto, il divorzio, la liberazione sessuale, il rifiuto della figura paterna come portatrice di limiti, identità e cultura, possono essere inquadrate nella stessa operazione che prevedeva l’uso del terrorismo per mettere le comunità le une contro le altre, per incrinare la fiducia nelle istituzioni ed erodere lo stato nel caso in cui esso era eccessivamente finalizzato al servizio della comunità che lo popolavano.

Passarono gli anni, arrivò il 1989 e cadde il muro di Berlino. Si proclamò la “fine della storia” e, quando ci si rese conto che per lungo tempo non ci sarebbe stata istituzione capace di opporsi al loro strapotere, le élite finanziarie apolidi presero la decisione di togliere gli ultimi scampoli di potere dalle mani della borghesia, di abbattere le frontiere e di riproporre, su scala globale, una “legge della giungla” nella quale le stesse élite avrebbero potuto recitare la parte del leone.

La rimozione delle barriere ha portato a una sovrapposizione delle aree di influenza degli stati che tendono a perseguire ovunque i propri interessi a scapito degli interessi altrui.

Gli stati in conflitto sono di tre tipi: Stati-Nazione, Stati-Mercato e Stati-Virtuali.

Gli Stati-Nazione sono generati da comunità che, nel tempo, si sono allargate e dotate delle istituzioni necessarie a rendere possibile una più ampia convivenza.

Gli Stati-Mercato sono società di persone che convivono allo scopo di massimizzare le opportunità di individui in continua competizione. Questi stati sono soggetti a minori limiti etici ed, essendo composti di individui disgiunti, non fanno riferimento a nessun corpus tradizionale, ideale e culturale unitario.

Originariamente, quasi tutti gli stati erano Stati-Nazione: successivamente alcuni di essi sono mutati, si sono svincolati dalla comunità di riferimento e sono diventati stati mercato. Questo è successo all’Impero Romano, alla Gran Bretagna ed agli USA.

Gli Stati-Virtuali sono organizzazioni quali le mafie, le lobby multinazionali, e le reti eversive e terroristiche oppure i deboli governi di stati in via di disfacimento come la Libia o la Somalia. Dopo la caduta del Muro di Berlino si era cercato di trasformare la Russia in uno stato virtuale: con Putin, però, è tornata ad essere uno stato nazionale.

Gli Stati-Mercato e gli Stati-Virtuali tendono ad invadere l’ambito degli altri stati per mezzo di reti segrete, lobby ed ONG infiltrate e, per questo, gli scontri non avvengono più tra eserciti facilmente riconoscibili (in termini di identità e di mandanti).

Ogni attore è indipendente e viene indirettamente controllato solo da coloro che gli forniscono le risorse necessarie alla sopravvivenza (in termini di uomini, denaro ed approvvigionamenti). Questo controllo è labile in quanto le reti combattenti si auto-sostengono razziando le comunità assoggettate. Il confronto avviene utilizzando molteplici strumenti (di natura militare, politica, economica, culturale, finanziaria e religiosa) che vengono utilizzati per appropriarsi dello spazio e delle risorse altrui.

Questa, in sostanza, è la guerra mondiale segreta a pezzi di cui parla Papa Francesco.

In questa guerra, il terrorismo stragista è solamente uno degli strumenti utilizzati e serve ad innescare la progressiva mutazione degli Stati-Nazione ed avviare la loro trasformazione in Stati-Mercato o, qualora ciò non fosse possibile, in stati falliti quali la Libia o la Somalia.

Se osserviamo la sequenza di attentati subiti dalla popolazione irachena dopo la seconda guerra del golfo, notiamo chiaramente l’intento di impedire la formazione di una comunità nazionale agendo sulla amplificazione delle diffidenze tra le comunità minori da sempre conviventi ma caratterizzate da differenti usanze religiose, affiliazioni tribali o, come nel caso dei curdi (che sono sunniti non arabi) dall’appartenenza ad un diverso popolo.

Se invece osserviamo gli attentati in USA, Francia e Germania, notiamo che essi hanno favorito gli apparati di Stati-Mercato intenti a limitare le libertà civili e politiche per mezzo delle quali le comunità residenti si sarebbero potute opporre alla giungla-mercatista in via di costituzione.

Non è per nulla facile comprendere un mondo così complesso e tenere traccia di un conflitto tra entità che vogliono assoggettare al proprio potere quante più comunità possibile e generare rendite, cioè flussi di risorse infiniti e privi di contropartita.

D’altro canto, la presa di coscienza di quanto scritto in questo articolo è già un grosso passo avanti nella difesa delle nostre comunità in quanto, ora, conosciamo la grande ingiustizia che genera il conflitto. Possiamo renderci conto che l’ingiustizia, in quanto tale, è un elemento di fragilità di questo meccanismo.

Soprattutto, la conoscenza del terrorismo, inteso come strumento utilizzato in questo conflitto, può renderci ancora più efficaci nella difesa da questa minaccia.

Per contribuire a questa conoscenza, però, è opportuno preparare almeno un articolo specifico.

 

Articolo di Guido Mastrobuono scritto per il quotidiano La Croce e lì pubblicato il 12/01/2017

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