Economia e Vangelo

di Guido Mastrobuono

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«Perché, io ho avuto fame e voi non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato nella vostra casa; ero nudo e non mi avete dato i vestiti; ero malato e in prigione e voi non siete venuti a trovarmi.»

(Mt 25, 42-43)

Poco prima del referendum costituzionale, nella riunione del direttivo del Popolo della Famiglia di Roma, Mario Adinolfi parlò in maniera chiara e diretta. Siamo quindi venuti a sapere che il 2017 sarebbe stato un anno cruciale per la difesa dei valori non negoziabili e delle famiglie italiane. In quell’anno, l’unica incognita sarebbe stata la lunghezza della campagna elettorale ma, in ogni caso, avremmo dovuto sostenere un confronto elettorale contro potenze politiche, mediatiche ed economiche molto superiori alle nostre.

A nostro favore, però, c’era l’amicizia che ci unisce, la nostra fede e la coscienza di star difendendo le nostre famiglie.

Mi guardai attorno e vidi coloro che Mario si ostina a chiamare “Dirigenti” del PDF. Nessuno di noi si sente un “dirigente”. La maggioranza di noi è costituita da gente semplice con poca esperienza politica, un passato speso nel volontariato o nelle parrocchie romane, una giornata occupata dal lavoro, dalla preghiera, dalla famiglia e dal servizio al prossimo.

Con gente come loro, valeva la pena di fare la mia parte.

In passato, Mario mi aveva chiesto di contribuire alla TV del Popolo della Famiglia e, sorridendo, aveva detto che la mia voce, così simile a quella di Giulio Tremonti, aveva un grosso potenziale comunicativo. Io, però, avevo nicchiato.

Non è che il semplice fatto di avere una “voce” mi paresse una qualifica sufficiente per pretendere di riempire un’ora del vostro tempo con le poche idee che riuscivo a racimolare.

Ora però non è più tempo per essere cauti. Ora che ognuno deve gettare nella mischia i quattro talenti che si ritrova, è arrivato il tempo di dire “eccomi”.

Ok… eccomi… la mia voce andrà in diretta… ogni mercoledì… va bene… ma per dire cosa?

Beh…. non mi rimane che da guardare cosa posso offrire.

A volte mi sembra di avere una formazione molto diversa da quella degli altri amici impegnati nel PdF.

Ho iniziato a fare politica nel 2010 quando, subito a valle della decisioni di sposarmi, mi resi conto che un padre ha il dovere di proteggere la propria famiglia dagli assalti di un mondo esterno ingiusto e rapace.

Trovare un partito però non fu facile.

La destra era popolata da personaggi dubbia moralità e cioò mi rendeva impossibile qualsiasi impegno da quella parte.

Il Partito Democratico, nel quale avevo riposto grandi speranze, si era dimostrato da subito molto fragile come partito e tutto tranne che democratico. Erano ancora da venire i momenti in cui il PD si sarebbe dimostrato un grosso cavallo di troia usato dai radicali per devastare la nostra società ma, da subito, esso era apparso come una consorteria eterogenea, un partitone liberale privo di senso politico e sigillato a qualunque apporto esterno.

Mi buttai ancora più a sinistra e ciò mi fece prendere contatto con molte forze che ora ci sono avversarie. Sono stato iscritto a SEL.

La Conferenza Episcopale Italiana diceva che noi cattolici dovevamo essere “come il sale” in tutti i partiti e dare sapore cristiano a tutti i partiti.

Io ci provai.

Ai partiti l’idea del sale piacque moltissimo e così, ogni volta che faceva freddo ci gettavano sulle strade e ci facevano calpestare dagli autocarri. Nel resto del tempo ignoravano i nostri valori.

Non si trattava di vera e propria discriminazione.

Il fatto è che ignoravano qualunque valore… non solo quelli cristiani.

Per il resto ci si occupava di rabbrividire di fronte alla poca moralità di Berlusconi e si faceva scempio della lingua italiana creando parole femminili improbabili quali “Assessora”, “Sindaca” e “Senatora”.

Io pensavo che il mio tempo valesse di più.

Indignato sono entrato nelle file del Movimento 5 Stelle.

La maggioranza degli attivisti era composta da persone buone, generose ed oneste che mi sono rimaste amiche. D’altro canto, una minoranza di esagitati, con malcelato entusiasmo, esercitava una violenza verbale degna del peggiore squadrismo.

Nel Movimento 5 Stelle, nessuna traccia di pensiero attivo doveva rimanere impunita. Una ad una, le menti pensanti vengono identificate e divelte.

Io poi fui ancora più screanzato di altri ed arrivai ad espormi in piazza urlando contro il decreto Scalfarotto.

I grillini arcobaleno mi videro ed incominciò il linciaggio.

Ho provato sulla mia pelle i dolori della discriminazione religiosa ed il calore della solidarietà dei compagni di strada.

Abbandonai il Movimento.

All’uscita della legge Cirinnà, ero già fermamente convinto dell’impossibilità di difendere i nostri valori dall’interno di partiti non fondati su di essi.

La mia esperienza però non è stata inutile. Quei partiti erano pessimi ma la maggioranza delle persone che militano in essi sono persone per bene. Sono tutti potenziali amici nostri.

Le famiglie, che sono l’interlocutore principe del PdF hanno gli stessi interessi dei lavoratori e della classe media che, in questi ultimi anni, ha provato sulla sua pelle i piaceri sottili della globalizzazione: perdita del lavoro, perdita del potere di acquisto, perdita di diritti, abbandono da parte dello stato, tassazione selvaggia utile solo a “salvare” le banche.

Il problema è che il PdF, per ora, fatica a parlare ai lavoratori, ai non credenti ed ai non cristiani.

Però anche questi hanno famiglia ed, in molti casi, la amano quanto la amiamo noi.

Siamo tutti vittime degli stessi carnefici.

Sarebbe quindi molto bello riuscire a trovare un linguaggio comune per fare assieme un po’ di strada.

Forse questo è il motivo per cui il Signore mi ha fatto passare per tutte quelle vicissitudini. Forse dovevo incontrare queste persone per essere in grado di parlare sia con loro che con gli amici del PdF.

Ci voleva qualcuno che sapesse che, mentre tra di noi parliamo di valori, con loro dobbiamo parlare di equa distribuzione dei beni. Tra di noi parliamo di Vangelo, con loro dobbiamo parlare di economia.

“Economia e Vangelo”, una apparente contraddizione.

Però non è vero.

Basta guardare il significato delle parole.

La parola economia, è composta dai termini greci οἶκος (oikos) che vuol dire “casa” inteso anche come “beni di famiglia” e νόμος (nomos) “norma” o “legge”. L’economia, così come la intendeva già Aristotele, è l’organizzazione dell’utilizzo di risorse scarse (limitate o finite) al fine di soddisfare al meglio bisogni individuali e collettivi.

Notate il termine “famiglia” che fa capolino dalla parola “economia”?

Devo solo scavare in questi significati.

Devo mostrare come la Dottrina Sociale della Chiesa riconosce i bisogni di tutti, non solo dei cristiani.

Ce la posso fare.

Devo usare la mia passione per la filosofia ed il fascino di Aristotele, San Tommaso, Hegel e Marx.

Devo mostrare come la Dottrina Sociale della Chiesa può permetterci di costruire una società felice, giusta e florida. Una società dove non sia accettata una concorrenza che strazia i più deboli e dove ci sia posto per tutti. Una società in grado di proteggere i propri cittadini e di dare loro un sostentamento pieno.

Per dirla da grillino: una società dove nessuno deve rimanere indietro.

Insomma penso di poter mettere a disposizione la mia voce, la mia fede e le mie contraddizioni.

Alla fine, forse Mario ha ragione. Potrebbe venirne fuori una trasmissione interessante.

Parlare di “Economia e Vangelo” non ci farà alcun male.

Lo faremo in diretta interattiva su Facebook, tutti i mercoledì, dalle 21 alle 22, nell’ambito del palinsesto del Popolo della Famiglia TV.

Per favore, aiutatemi con le vostre preghiere, parecchi commenti, preziosi consigli e numerose condivisioni.

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P.S. La diretta sarà trasmessa sulla pagina Economia e Vangelo

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