Diritto alla vita o diritto ad uccidere?

di Guido Mastrobuono

Grazie al podcast presente sul sito della RFR, Ieri ho scaricato ed ascoltato la trasmissione che Giuseppe Brienza ha condotto su Radio Maria e l’ho messa sul mio lettore Mp3.

In questo modo, ho avuto la possibilità di ascoltare qualcosa di interessante durante il lungo viaggio in metropolitana tra casa ed ufficio che, ogni giorno, mi tocca affrontare.

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E’ stato molto stimolante ascoltare Giuseppe ed i suoi ospiti che affrontavano il tema dei diritti umani in generale (e del diritto alla vita che viene trasformato in “diritto all’eutanasia” in particolare) da un punto di vista filosofico e bioetico.

Soprattutto, dopo l’ascolto, ho iniziato a pensare.

Accade sempre così quando qualcuno ti parla di qualcosa per informati ed interessarti!

I temi sono stati approfonditi ad un livello persino superiore a quello che io ero capace di assimilare ma, al tempo stesso, c’è un tema che mi piacerebbe fosse analizzato più a fondo.

Ma perché “il mondo” dedica tanto impegno a sponsorizzare “il diritto alla morte”?

Personalmente non credo che chi dedica tempo e denaro a convincere gli altri a farsi ammazzare lo faccia per il loro bene.

Questi gentiluomini devono avere un loro tornaconto.

I miei pensieri a valle della trasmissione mi hanno suggerito che il diritto di morire sia, in realtà, un diritto di uccidere.

D’altronde, se ci pensate, dopo l’eutanasia, al paziente poco interessa della intenzione dei vivi di riconoscere il suo diritto.

Dopo l’eutanasia rimangono vivi il medico, gli eredi ed “il mondo”.

Parecchia gente con forti interessi legati al fatto che non tutte le risorse del morituro vengano disperse nell’allungamento della sua vita.

Secondo me dovremmo approfondire questo concetto: dovremmo inseguire gli interessi ed i rapporti di forza economici che stanno lavorando alla modifica della nostra società.

Potremmo anche scoprire che questa gente non ha una filosofia: dispone solamente di opinionisti prezzolati, manovratori dell’opinione ed abili pubblicitari.

In ogni caso, per fortuna ci sono strumenti come Radio Maria, Il Timone, La Croce quotidiano e tanti altri che cercano di fare formazione e contro-informazione al servizio della Buona Battaglia.

Spero che presto ci saranno tanti cittadini impegnati, insieme a loro, a capire cosa sta venendo fatto alla comunità di cui fanno parte.

La vostra opinione mi interessa ed i vostri commenti mi danno al forza di scrivere: Lasciate un segno del vostro passaggio!