Nasce il Popolo della Famiglia: cosa è stato fatto? Cosa c’è da fare?

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di Guido Mastrobuono

Ho dato la mia disponibilità a collaborare alla fondazione del nascente “Popolo della Famiglia” che è una formazione politica lanciata da Mario Adinolfi e Gianfranco Amato allo scopo di coordinare un moto di resistenza politica all’ingegneria sociale con cui si sta modificando la nostra società.

L’ho fatto in quanto è abbastanza evidente che la società che ci propongono è un inferno senza vita e senza amore.

Quindi mi voglio opporre.

Il PdF è una possibilità.

Mi pare evidente che

  • manifestazioni di piazza,
  • girotondi
  • attività culturali,
  • caroselli
  • ed incontri letterari

non servono a nulla finché non esiste un partito capace di intercettare i voti di coloro che li fanno.

Possiamo raccogliere 5 milioni di persone in una piazza ma, se non possiamo trasformarli in 5 milioni di voti contrari ai politici presenti in parlamento, costoro non sentiranno la necessità di modificare di una virgola i programmi che gli sono stati sottoposti dall’alto.

La politica è così: la politica è prassi.

Io vorrei contribuire alla sostituzione di questa politica-prassi con una Politica fatta di idee e Carità.

Però sono cosciente che anche questa Politica deve essere sanamente pragmatica.

Insomma: deve funzionare!

Comunque, prima su Facebook e poi con una  email mi è stato fatto sapere che Venerdì 11 marzo 2016 dalle ore 15:00 si sarebbe tenuta una Assemblea Costituente (aperta a tutti) del PDF, presso il Palazzetto delle Carte Geografiche di via Napoli 36 in Roma, nel corso della quale verranno discusse tutte le modalità di partecipazione e impegno in vista delle prossime elezioni amministrative.

Ci sono andato.

Sono arrivato con un po’ di ritardo ed ho perso l’intervento iniziale di Adinolfi.

La sala era piena zeppa di persone, l’aria era densa, calda ed umida ma siamo rimasti ad ascoltare.

Ho ascoltato alcuni oratori dotati di buone capacità politiche: gente che sapeva parlare in pubblico e, se necessario, “infiammare” una piazza.

Mi ha fatto piacere.

La battaglia che abbiamo di fronte non è un gioco per principianti: la presenza di gente con esperienza politica è una condizione necessaria per il raggiungimento di qualche obiettivo.

Oltre ai comizi, gli elementi fondativi dell’incontro a cui ho assistito sono stati:

  • l’intervento di un giovane docente di filosofia che ha mostrato l’enorme background culturale della tradizione filosofica e sociale cristiana (che, da solo, potrebbe fare del PdF un soggetto politico unico nel panorama italiano),
  • l’intervento di Gianfranco Amato,
  • l’intervento di Nicola Di Matteo che ha proposto Adinolfi ed Amato come presidente e segretario del PdF ottenendo una approvazione per acclamazione.

Ora bisogna capire cosa è successo.

 

La situazione politica cambia completamente

Prima della nascita del Popolo della Famiglia, i soggetti politici “cattolici” più influenti basavano il loro potere sulla capacità di “tenere buoni” i cattolici.

In altre parole, scambiavano alcune insignificanti e temporanee concessioni con la promessa che, grazie a loro, i cattolici non avrebbero disturbato il manovratore.

Ora che i cattolici hanno un partito da votare, tutti questi signori, contano come il due di picche quando si gioca a pallavolo e, di conseguenza, stanno urlando di dolore in molti modi.

Soprattutto, stanno facendo il possibile per affossare il partito.

Insieme a questi politici, perdono potere molte associazioni di cattolici, anche meritevoli, che non sono più l’unico sbocco per i cattolici impegnati nel sociale.

 

Il PdF ha una dottrina politica ma deve assolutamente lavorare al programma

Il PdF dispone di una dottrina politica completa che si chiama Dottrina Sociale della Chiesa.

Si tratta di una dottrina politica completa (per farvi un idea cliccate qui).

Ciò lo rende il partito più sensato del panorama politico italiano.

Però non basta.

Da un lato, bisogna far comprendere questa dottrina a gente che è stata talmente diseducata da non sapere nemmeno cosa è una dottrina politica.

Poi, bisogna domandarsi cosa fare.

Queste sono elezioni locali.

La risposta deve essere personalizzata città per città.

E poi deve essere comunicata città per città.

 

Il PdF non è ancora organizzato

Sono stati acclamati un presidente ed un segretario.

All’assemblea, non è stato però detto quali poteri avessero e quale è la struttura associativa del PdF.

Per ora poco male.

Se ci pensate, prima dell’assemblea, gli unici membri attivi del PdF erano Amato ed Adinolfi e, se non loro, non so chi avrebbe potuto ricoprire quelle cariche.

Però questa situazione non deve durare in quanto, dove non c’è ordine e chiarezza, si incista il malaffare.

E’ necessario

  • strutturare il movimento e fare in modo che funzioni,
  • un partito efficace nel fare da tramite tra cittadini ed istituzioni,
  • un apparato che permetta agli eletti di governare senza venire neutralizzati dal potere oligarchico-economico-mafioso dominante.

 

In bocca al lupo.

Che Dio vi protegga.

Che Dio ci protegga.

 

Personalmente, se non mi verrà chiesto di fare di più, penso che continuerò a pregare, a guardare quello che succede, e produrre questi piccoli articoli che, almeno, faranno girare il simbolo.

 

 

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