ISIS® Il marketing dell’apocalisse e la predizioni di attentati a sciame

Bruno Ballardini è un saggista, esperto di comunicazione strategica e analista. Pochi mesi fa ha pubblicato ISIS® Il marketing dell’apocalisse, in cui analizza le ragioni storiche e le tecniche di una guerra culturale che è figlia del modello di pensiero unico che abbiamo sviluppato, come la stessa Hillary Clinton ha ammesso: “L’ISIS è roba nostra, ma ci è sfuggita di mano“.

Claudio Messora su Byoblu gli ha dedicato una lunga, scorrevole e illuminante intervista, che vi consiglio di guardare per intero se volete comprendere davvero la natura della minaccia che stiamo subendo, bucando la cortina di disinformazione dei media. In questa intervista c’è un passaggio che fa venire i brividi.


L’attacco a sciame che sconvolgerà l’Europa… di byoblu

Premettendo il mio forte consiglio nel seguire le menti libere che Claudio Messora va a cercare in giro per il paese, voglio condividere con voi lo scambio di commenti da me tenuto con Bruno Ballardini.

Guido Mastrobuono – 27 novembre 2015 alle 23:45

Come diceva Claudio, questa è una delle interviste più interessanti degli ultimi tempi… però c’è un “però”.

Questo Bruno Ballarini è un pubblicitario e, quando parla di pubblicità, lo fa con gran competenza.

Quando parla di storia e/o di guerra appaiono però un po’ di lacune.

Per esempio, presenta la vittoria Viet Kong come esempio della capacità di guerriglieri di demolire uno stato.
In Vietnam le perdite dei Viet Kong sono state tali da fare sì che alla fine non ci fossero più combattenti provenienti dal Vietnam del Sud.
In altre parole la guerra fu vinta dall’esercito regolare del Vietnam del Nord e solamente grazie ad enormi sforzi ed enormi appoggi da parte di Russia e Cina.

L’attacco finale fu portato da reparti corazzati e non da guerriglieri in pigiama nero e sandali.

Se vogliamo pensare all’ISIS, come i Viet Kong, dobbiamo pensare all’Arabia Saudita come al Vietnam del Nord.

Siamo sicuri che i Sauditi e/o i Quatarioti sono disposti all’estremo sacrificio come i Vietnamiti? A me non pare.
I Sauditi e/o i Quatarioti spendono soldi. Quando si inizia a morire, tendenzialmente, cambiano aria.

Poi ci sono i russi che, secondo me, non vedono l’ora di “cancellare” la produzione di petrolio saudita per far risalire il prezzo del petrolio.

Poi ci sono gli europei che stanno a tanto così da sf***ulare gli USA e buttarsi tra le braccia della Russia.

E qui arriviamo all’attentato “sciame”.

E’ fattibile… OK. Però chi favorirebbe?

Secondo me il più favorito sarebbe… Putin.

Quindi… questo esperto pubblicitario, tra tante altre cose probabilmente giuste, ha detto che ISIS, Quatar, Arabia ed USA hanno intenzione di suicidarsi geopoliticamente.

Può essere vero… per carità… ma forse bisognerebbe approfondire le motivazioni per cui un attacco di questo genere debba venire lanciato.

 

Bruno Ballardini – 28 novembre 2015 alle 01:42

“Per esempio, presenta la vittoria Viet Kong come esempio della capacità di guerriglieri di demolire uno stato.”

Perdoni, ma io non ho affatto detto questo. Provi a riascoltare quel passaggio. Ho parlato di quanto può essere lungo e difficile affrontare la guerriglia. Per dire che non sarà una passeggiata. Ho citato il Vietnam ma avrei potuto citare un esempio più recente, l’Afghanistan. Questo perché i bombardamenti, come sanno tutti coloro che si occupano di strategia, non sono la soluzione. Prima o poi occorrerà andare “boots on the ground” e lì gli eserciti occidentali si troveranno ad affrontare ancora una volta la guerriglia. Non ho minimamente citato i sauditi e i qatarioti in termini militari ma solo come i finanziatori dell’ISIS, pur fingendo di essere nostri alleati. Se poi voleva farmi passare per un pubblicitario, la tranquillizzo: è da molto tempo che ho cambiato mestiere, oggi scrivo, e uso gli strumenti analitici appresi sia dai miei studi accademici che dalla professione per vivisezionare la comunicazione, in questo caso dello Stato Islamico.

 

Guido Mastrobuono – 28 novembre 2015 alle 10:46

Inizierei con due premesse:

1) Riascolterò l’intervista in quanto è una delle più dense ed interessanti degli ultimi tempi.

2) Il fatto che Lei sia un esperto di comunicazioni è un valore aggiunto: l’ISIS infatti sembra essere uno strumento mediatico che convince le popolazioni di stati “vittima” (Iraq, Tunisia, Egitto, Libia, Siria) a trasformarsi in “ascari eversivi” di potenze straniere che fanno interessi evidentemente diversi da quelli delle popolazioni residenti.

Quindi la sua esperienza è preziosa per capire come queste guerre vengano condotte e, per questo motivo, è probabile che il suo libro sia una fonte preziosa di informazioni.

(… e penso di leggerlo per togliere i condizionali…)

Il mio precedente commento è dovuto al fatto che il messaggio forte dell’intervista (e cioè l’attentato a sciame), oltre a coprire con un velo di paura la parte realmente interessante del suo lavoro, rischia di esser letto da persone (a cui tengo e) che rischiano di non uscire più di casa tranquille.

Conseguentemente, secondo me,

– data per assodata la presenza di cellule armate ed addestrate in Europa,

– riconosciuto il vantaggio di immagine che questi attacchi potrebbero generare,

sarebbe necessaria un’analisi (geopolitica, strategica e tattica) degli obiettivi e degli interessi che verrebbero favoriti da detti attacchi.

Il vantaggio di immagine, infatti, potrebbe essere inutile se gli attentati implicano un danno per lo stato islamico e per le potenze finanziatrici ad ogni livello.

Senza questa analisi, la conoscenza generata sarebbe limitata e l’allarme procurato potrebbe danneggiare la vita di tanta brava gente.

 

Bruno Ballardini – 28 novembre 2015 alle 12:04

La ringrazio e concordo. Ma qui non c’è da aver paura, c’è da coltivare la lucidità. Io fra la censura di RAI News 24 e sapere le cose preferisco sapere. Così almeno ho la libertà di scegliere. Queste cose vanno dette, non possiamo vivere protetti da una coltre di disinformazione solo perché i nostri politici continuano a credere che siamo tutti dei bambini. All’estero sono usciti degli articoli molto interessanti su “come comunicare ai figli che c’è un pericolo e che dobbiamo tenerlo sempre presente senza aver paura”. Io avevo a cuore che questa informazione arrivasse ai servizi, perché non è affatto detto che abbiano seguito tutto quello che scrivono i reporter internazionali indipendenti che spesso riescono a fare scoperte importanti anche a costo della vita, come Serena Shim. Se viceversa i nostri servizi ne erano al corrente tanto meglio. Ma, sul serio, bisogna smetterla di farsi prendere dal panico. Sarebbe come non aver capito che siamo in guerra. Perché, che vi piaccia o meno, lo siamo. Non è mio compito fare analisi geopolitiche, sono un professionista del mio campo non un tuttologo, e mi limito a indagare solo all’interno del mio campo. Però, mentre gli analisti di estrazione economico-politica seguono le tracce del denaro, io seguo le tracce delle parole, e questo mi permette di scoprire molto di più e non solo riguardo all’ISIS. Uso in sostanza gli stessi metodi dell’intelligence per smascherare l’intelligence che, in questo caso, è protagonista di una proxy war, una guerra per procura i cui veri attori non sono certo l’ISIS e gli altri gruppi terroristici in campo ma i governi che li finanziano. Parlo di “attori” e non di registi perché non amo il complottismo e perché ormai la partita, grazie all’intervento di Putin, adesso si comincia a giocare a carte scoperte. Se qualcuno si spaventa, significa solo che fino a ieri viveva beato nel mondo delle favole. Il nostro mondo, invece, è diventato peggiore, molto più di quanto la gente non creda. Quanto possiamo continuare a dormire ancora? Ripeto, la geopolitica non è il mio campo ma si decide a livelli che a noi sono inaccessibili. Tutto quello che possiamo fare è stare all’erta e mantenere la lucidità, smetterla di bere tutte le sciocchezze che dicono i giornalisti (che ne sanno quanto o meno di voi) e cominciare a leggere la stampa estera, i reporter indipendenti, seguire direttamente i canali dell’ISIS su Twitter e le agenzie di intelligence, collegare i fatti fra di loro, ragionare. Se non facciamo questo l’alternativa è quella di dover credere a tutte le menzogne che ci propina perfino il nostro Governo che è filo americano e ubbidisce ai loro ordini. Io ho perso un amico in Iraq, si chiamava Enzo Baldoni. Ho fatto questo lavoro in sua memoria. Perché Enzo si è trovato in mezzo ad una guerra gestita dai servizi, mentre lui romanticamente credeva che fosse ancora la vecchia buona guerra fatta di soldati e di persone che combattono da una parte e dall’altra per un obiettivo dichiarato. Purtroppo né Enzo né tutti noi potevamo immaginare che fosse già anche quella, una proxy war, una guerra per procura, gestita a livello di servizi segreti. Anzi, una guerra in cui i servizi avevano il ruolo principale. C’erano tutti, perfino quelli cinesi, che in almeno un’occasione si divertirono a preannunciare un attacco degli americani contro la popolazione inerme, inibendoglielo. Ho fatto quest’intervista per raccontare un poco i frutti del mio modesto lavoro, mesi e mesi a contatto con i canali dell’ISIS, come hanno fatto diversi analisti in tutto il mondo, sperando che l’input arrivi ai nostri servizi. Se poi ne erano già al corrente, tanto meglio. Sento comunque di aver fatto il mio dovere.

Leggendo il libro, ritengo che il Dott. Ballardini abbia tutti i titoli per sostenere la sua convinzione circa il fatto di aver fatto il suo dovere e di stare onorando la memoria dell’amico Enzo Baldoni.

sto leggendo le prime pagine del libro e, già da subito, esso snuda la pochezza sia dell’informazione mainstream che di quella basata su internet.

Per quanto riguarda la logica abduttiva usata dai servizi segreti, mi piacerebbe mostrare al Dott. Ballardini il (relativamente nuovo) concetto di fragilità all’imprevisto.

Penso che si divertirebbe a scoprire la motivazione per cui i servizi segreti finiscono inevitabilmente per fare la figura degli stupidi per colpa della loro voglia di predire l’impredittibile e controllare l’incontrollabile.

La vostra opinione mi interessa ed i vostri commenti mi danno al forza di scrivere: Lasciate un segno del vostro passaggio!