Perché Roma è fragile? Perché è (troppo ed arrogantemente) ottimizzata!

rome-646207_640Roma, come l’intera Italia, è soggetta a costante spending review la quale, a sua volta, genera una forte spinta verso l’estrema ottimizzazione.

Le risorse dedicate a tutti i processi devono essere ridotte all’osso: ogni ridondanza deve essere rimossa, ogni magazzino deve essere svuotato e (s)venduto, ogni dipendente deve essere specializzato all’estremo e sovraccaricato di lavoro.

Per far digerire alla cittadinanza questa impostazione, sono state usate le parole “spreco”, per indicare le risorse fisiche ulteriori a quelle minimamente necessarie e “fannulloni” per indicare le risorse umane ulteriori rispetto a quelle minimante necessarie.

A parte l’inopportunità dare una connotazione morale a quella che è una scelta meramente organizzativa, la decisione di imporre un’estrema ottimizzazione è dannosa ed arrogante in quanto presuppone una capacità previsionale che gli esseri umani, semplicemente, non hanno.

L’ottimizzazione degli impianti implica un tentativo di raggiungere il massimo risultato con il minimo sforzo e, di conseguenza, ogni servizio ed ogni impianto viene privato di qualsiasi capacità di performare al di sopra del minimo livello di servizio richiesto.

Se si vuole ottimizzare al massimo, non si possono tenere né riserve o né ridondanze ma, affinché ciò sia possibile, è necessario disporre di un modello di città estremamente affidabile.

In altre parole, bisogna sapere perfettamente come la città è e come si comporta.

Al tempo stesso bisogna sapere come la città sarà e come si comporterà.

L’unico problema è che nulla di ciò è possibile.

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Prendiamo per esempio le piogge che trasformano sistematicamente le strade della capitale in corsi d’acqua: molti i eventi metereologici estremi sono cigni neri: altri, pur non essendolo, hanno un impatto equivalente[1].

Non si può prevedere (con una precisione compatibile con l’estrema ottimizzazione richiesta) la frequenza e la forma di detti eventi.

Soprattutto, non è possibile governare questi eventi in maniera efficiente.

Infatti, ogni tentativo di forzare il flusso di eventi di questo tipo ingigantisce il danno che si riceve al momento della perdita del controllo.

Quest’ultima è un’affermazione forte che, però, risulta evidente facendo un esempio.

Un governante, per risparmiare, concentra quattro torrenti in un solo canale con alti argini e sponde in cemento armato.

Finché va tutto bene, la cittadinanza si illude di aver risparmiato denaro.

Quando arriva l’evento inaspettato il collasso del canale genera un danno talmente superiore a quello che sarebbe stato fatto dai quattro torrenti.

A conti fatti, si è perso 10 volte quello che si era creduto di guadagnare.

E ciò è dovuto a due fattori concomitanti:

  1. amplificazione della potenza distruttiva dell’evento (specialmente in quanto l’urto con un singolo masso di 10 kg ci fa molto più male di 100 sassolini di un etto);
  2. arroganza epistemica che porta a non proteggersi più da eventi considerati sotto controllo (infatti, se ci arrivano addosso sassolini di un etto, dopo il secondo urto, troviamo il modo di scansarci).

In altre parole, il tentativo di ottimizzare l’esercizio normale dei grossi sistemi finisce con l’amplificare il danno degli incidenti e la durata del conseguente esercizio perturbato.

Nota

[1] Una volta che un sistema collassa, il fatto che l’evento scatenante fosse prevedibile o meno è tecnicamente meno importante della frequenza dei collassi.

 

Questo articolo è stato originariamente postato su Valore, Rischio e Sistemi che è un blog professionale da me gestito ed utilizzato per diffondere concetti di Value Engineering, Analisi del Rischio, e gestione dei sistemi. 

Link originale: https://valorerischioesistemi.wordpress.com/2015/08/04/perche-roma-e-fragile-perche-e-troppo-ed-arrogantemente-ottimizzata/

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