Nuovi Lavori – Terzo pensiero e «mondo del lavoro 2.0»

Last step

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Di fronte alle imponenti e sostanziali modifiche del mondo del lavoro, il terzo pensiero rifiuta la falsa convinzione che i mutamenti in atto avvengano in modo deterministico.

Il fattore decisivo e « l’arbitro » di questa complessa fase di cambiamento è ancora una volta l’uomo, che deve restare il vero protagonista del suo lavoro.

Egli può e deve farsi carico in modo creativo e responsabile delle attuali innovazioni e riorganizzazioni, così che esse giovino alla crescita della persona, della famiglia, delle società e dell’intera famiglia umana.

Illuminante è per tutti il richiamo alla dimensione soggettiva del lavoro, a cui bisogna dare la dovuta priorità, perché il lavoro umano proviene immediatamente da persone  chiamate a portare avanti, le une con e per le altre, un’opera di creazione cura e tutela dell’ambiente a loro affidato.

 

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Le interpretazioni di tipo meccanicistico ed economicistico dell’attività produttiva, sebbene prevalenti e comunque influenti, risultano superate dalla stessa analisi scientifica dei problemi connessi con il lavoro.

Tali concezioni si rivelano oggi più di ieri del tutto inadeguate a interpretare i fatti, che dimostrano ogni giorno di più la valenza del lavoro in quanto attività libera e creativa dell’uomo.

Anche dai riscontri concreti deve derivare la spinta a superare senza indugio orizzonti teorici e criteri operativi ristretti e insufficienti rispetto alle dinamiche in atto, intrinsecamente incapaci di individuare i concreti e pressanti bisogni umani nella loro vasta gamma, che si estende ben oltre le categorie soltanto economiche.

L’uomo, a differenza di ogni altro essere vivente, ha bisogni certo non limitati soltanto all’«avere», perché la sua natura e la sua vocazione sono in relazione inscindibile col Trascendente.

La persona umana affronta l’avventura della trasformazione delle cose mediante il suo lavoro per soddisfare necessità e bisogni innanzi tutto materiali, ma lo fa seguendo un impulso che la spinge sempre oltre i risultati conseguiti, alla ricerca di ciò che può corrispondere più profondamente alle sue ineliminabili esigenze interiori.

 

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Cambiano le forme storiche in cui si esprime il lavoro umano, ma non devono cambiare le sue esigenze permanenti, che si riassumono nel rispetto dei diritti inalienabili dell’uomo che lavora.

Di fronte al rischio di vedere negati questi diritti, devono essere immaginate e costruite nuove forme di solidarietà, tenendo conto dell’interdipendenza che lega tra loro gli uomini del lavoro.

Quanto più profondi sono i cambiamenti, tanto più deciso deve essere l’impegno dell’intelligenza e della volontà per tutelare la dignità del lavoro, rafforzando, ai diversi livelli, le istituzioni interessate.

Questa prospettiva consente di orientare al meglio le attuali trasformazioni nella direzione, tanto necessaria, della complementarità

  • tra la dimensione economica locale e quella globale;
  • tra economia « vecchia » e « nuova »;
  • tra l’innovazione tecnologica e l’esigenza di salvaguardare il lavoro umano;
  • tra la crescita economica e la compatibilità ambientale dello sviluppo.

 

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Alla soluzione delle problematiche vaste e complesse del lavoro, che in alcune aree assumono dimensioni drammatiche, gli scienziati e gli uomini di cultura sono chiamati ad offrire il loro contributo specifico, tanto importante per la scelta di soluzioni giuste.

È una responsabilità che richiede loro di evidenziare le occasioni e i rischi che nei cambiamenti si profilano e soprattutto di suggerire linee di azione per guidare il cambiamento nel senso più favorevole allo sviluppo dell’intera famiglia umana.

A loro spetta il grave compito di leggere e di interpretare i fenomeni sociali con intelligenza ed amore della verità, senza preoccupazioni dettate da interessi di gruppo o personali.

Il loro contributo, infatti, proprio perché di natura teorica, diventa un riferimento essenziale per l’agire concreto delle politiche economiche.

 

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Gli scenari attuali di profonda trasformazione del lavoro umano rendono ancor più urgente uno sviluppo autenticamente globale e solidale, in grado di coinvolgere tutte le zone del mondo, comprese quelle meno favorite.

Per queste ultime, l’avvio di un processo di sviluppo solidale di vasta portata non solo rappresenta una concreta possibilità per creare nuovi posti di lavoro, ma si configura anche come una vera e propria condizione di sopravvivenza per interi popoli: Occorre globalizzare la solidarietà.

Gli squilibri economici e sociali esistenti nel mondo del lavoro vanno affrontati ristabilendo la giusta gerarchia dei valori e ponendo al primo posto la dignità della persona che lavora.

Mai le nuove realtà, che investono con forza il processo produttivo, quali la globalizzazione della finanza, dell’economia, dei commerci e del lavoro, devono violare la dignità e la centralità della persona umana né la libertà e la democrazia dei popoli.

La solidarietà, la partecipazione e la possibilità di governare questi radicali cambiamenti costituiscono, se non la soluzione, certamente la necessaria garanzia etica perché le persone ed i popoli diventino non strumenti, ma protagonisti del loro futuro.

Tutto ciò può essere realizzato e, poiché è possibile, diventa doveroso.

 

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Risulta sempre più necessaria un’attenta considerazione della nuova situazione del lavoro nell’attuale contesto della globalizzazione, in una prospettiva che valorizzi la naturale propensione degli uomini a stabilire relazioni.

A questo proposito si deve affermare che l’universalità è una dimensione dell’uomo, non delle cose.

La tecnica potrà essere la causa strumentale della globalizzazione, ma è l’universalità della famiglia umana la sua causa ultima.

Anche il lavoro, pertanto, ha una sua dimensione universale, in quanto fondato sulla relazionalità umana.

Le tecniche, specialmente elettroniche, hanno permesso di dilatare tale aspetto relazionale del lavoro a tutto il pianeta, imprimendo alla globalizzazione un ritmo particolarmente accelerato.

Il fondamento ultimo di questo dinamismo è l’uomo che lavora, è sempre l’elemento soggettivo e non quello oggettivo.

Anche il lavoro globalizzato trae origine, pertanto, dal fondamento antropologico dell’intrinseca dimensione relazionale del lavoro.

Gli aspetti negativi della globalizzazione del lavoro non devono mortificare le possibilità che si sono aperte per tutti di dare espressione ad un umanesimo del lavoro a livello planetario, ad una solidarietà del mondo del lavoro a questo livello, affinché lavorando in un simile contesto, dilatato ed interconnesso, l’uomo capisca sempre di più la sua vocazione unitaria e solidale.

 

(Queste affermazioni sono stilate nel tentativo di codificare un Terzo Pensiero Politico
di cui avete letto il Capitolo 40 in Rev. 0).
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Un pensiero su “Nuovi Lavori – Terzo pensiero e «mondo del lavoro 2.0»

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