Il Seme e le Spine

Oggi veniamo messi in guardia contro la preoccupazione.

Quando siamo preoccupati diamo il peggio di noi: sia come esseri umani che come cittadini.

Il nostro cuore è terra sterile nei confronti di tutto ciò che lo rende fecondo: sopprimiamo la fiducia in un futuro migliore, vediamo i fratelli come avversari e prendiamo persino le parti dei nostri nemici comuni nella speranza che l’oppressione si riversi sui nostri vicini di casa e, dopo di ciò, le belve si siano saziate.

Non accade mai. Le belve sono bulimiche. Più sangue succhiano, più ne desiderano. Ma la nostra disperazione ci fa fare sempre e solo fare e pensare cose sbagliate.

Per questo, i media non fanno altro che diffondere inquietudine, disperazione e violenza.

Dicendo che l’uomo è lupo degli uomini, lo rendono pecora pronta per il loro macello, e lo convincono pure che questa scelta sia dovuta ad una carente efficienza: una colpa che grava sulle nostre spalle.

Vorrei che venisse seminata una comunità di cittadini che si conoscano e siano amici.

Per questo motivo, costoro sapranno che non esiste colpa che giustifica violenza ed abbandono.

E per questo motivo, sapendo che c’è chi ci appoggia potremo abbandonarci nelle mani dei fratelli.

E le spine seccheranno per l’invidia nei confronti della linfa vitale che colma il seme divenuto germoglio.

 

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Mercoledì della XVI settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

 

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