Discorso di fine anno di un cittadino

di Marco Zonetti

Friends Forever.

I discorsi di fine anno pronunciati dai rappresentanti istituzionali sono sempre ricchi di buoni propositi, gravidi di colpe scaricate su altri, pervasi di retorica ottimista che lascia intendere chissà quali imminenti riprese economiche e ricadute positive sul benessere dei cittadini.

I discorsi di fine anno pronunciati dai rappresentanti istituzionali, insomma, sono intrisi di “politica” nel senso meno elevato del termine, ovvero sono strumentali a mantenere il consenso del regime in carica e a veicolare un messaggio di propaganda.

Io non voglio fare propaganda, né appoggiare o stigmatizzare più o meno apertamente questo o quel partito.

Voglio invece insistere sul concetto di “politica” nel senso più elevato del termine, che per me è – principalmente – quello di solidarietà reciproca fra cittadini.
In questo paese sempre più povero, sempre più allo sbando, sempre più costellato da suicidi di padri e madri di famiglia (spesso assieme ai loro figli) che non riescono più ad andare avanti perché si sentono abbandonati, “fare politica” significa per quanto mi riguarda essere tutti quanti più solidali reciprocamente.

“Fare politica” a mio modesto parere non è (soltanto) andare a raccoglier firme o scendere in piazza a manifestare, bensì in primis AIUTARE IL PROSSIMO.

La gente è sempre più SOLA, SOLA, SOLA, SOLA, SOLA… vorrei tanto poterlo ripetere all’infinito. La povertà genera solitudine, non solo perché, spesso, chi è povero tende a isolarsi per vergogna, ma anche perché viene allontanato da chi gli sta attorno.

Il mio invito è dunque il seguente: facciamo in modo che il 2015 sia all’insegna della solidarietà reciproca e dell’aiuto al prossimo. Assistiamoci l’un l’altro, anche solo con la vicinanza o con una parola di conforto, diciamo NO alla solitudine e all’isolamento.

Facciamo COMUNITÀ, quella vera, quella senza velleità di poltrone, d’incarichi, di prestigio, di fama, quella senza secondi fini se non il benessere comune.

Facciamo POLITICA nel più nobile senso del termine, senza curarci se i nostri rappresentanti nelle istituzioni – di qualunque partito – non ci degnano di nota, o se perseguono soltanto i loro interessi.

Per cambiare questo paese ci vuole una rivoluzione culturale, diceva qualcuno tempo fa. E allora facciamo sì che la nostra rivoluzione culturale personale (prima che collettiva) parta dall’aiuto al prossimo, e dalla solidarietà fra cittadini comuni senza necessariamente appellarci a politici di professione.

Sosteniamoci.

Appoggiamoci a vicenda.

AIUTIAMOCI. AIUTIAMOCI. AIUTIAMOCI.

Chi aiuta il prossimo, aiuta anche se stesso.

E aiuta di conseguenza il paese, cambiandolo in meglio.

Buon 2015 a tutti quanti!

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