Manuale Isis: “La donna è schiava” – Manuale Mercatista: ….

£2 Coin - Bicentenary of the Abolition of the Slave Trade in the British Empire

Questo articolo proveniente dal Giornale e propostomi dall’Intellettuale Dissidente è interessante in quanto, facendoci guardare ciò che è diverso da noi, ci permette di trarre interessanti conclusioni sulla nostra società.

 


 

Se pensate di non aver capito rileggete pure. É proprio così. L’aberrante prescrizione è uno dei tanti «consigli per l’uso» contenuti in «Domande e risposte sulla presa di prigioniere e schiave» (« Su’al wa-Jawab fi al-Sabi wa-Riqab »), un raccapricciante manualetto prodotto dal «Dipartimento Ricerca e Fatwa dello Stato Islamico (Isis)». Realizzato per rispondere alle perplessità di molti musulmani dopo la riduzione in schiavitù di migliaia di donne yazidi il manualetto sgombra il terreno da ogni dubbio spiegando che si tratta di un atto perfettamente in linea con i dettami del Profeta. «Le donne infedeli catturare e trasformate in beni dell’Islam – spiega il testo – ci sono concesse dopo che l’imam le ha distribuite tra di noi». Detto questo il manualetto diventa una sorta di «tutto quel che avreste voluto sapere, ma non avete mai osato chiedere sul sesso con le schiave». Anche perché la sola autentica maniacale fissazione degli epigoni del Califfato sembra la legittimazione delle proprie perversioni. Perversioni scrupolosamente certificate grazie alle citazione di versetti del Profeta che le trasformano in perversioni doc, in linea con le raccomandazioni del Corano. Il dubbio principale, ovvero se sia lecito o meno far sesso con una schiava, viene spazzato via grazie al versetto 23:5-6 del Corano. Un versetto che definisce assolutamente lecito e onorevole far sesso non solo con le mogli, ma anche con le donne catturate. Da lì in poi il manualetto diventa un autentico viaggio nelle «Mille e una notte» dell’orrore. Un orrore tanto meticolosamente codificato quanto disgustosamente ripugnante perché rivolto a giustificare le aberrazioni dei musulmani del Califfato. Chi ad esempio si domanda se sia possibile far sesso con una schiava immediatamente dopo averla catturata o comprata può metter da parte dubbi e incertezze. «Se è una vergine il padrone può avere un rapporto con lei subito dopo averne preso possesso. Se non lo è il suo utero dovrà prima venir purificato».

Chi invece pensa di risparmiare comprandosi una schiava in comproprietà rischia di restare deluso perché «non potrà avere rapporti sessuali con lei fino a quando l’altro o gli altri gli venderanno la loro parte». Anche l’acquisto di due schiave sorelle rischia di generare qualche scontento visto che «non potranno essere assieme durante il rapporto e chiunque abbia rapporti con una non potrà avere rapporti con l’altra». Le punizioni anche violente non rappresentano invece un problema. «Picchiare una schiava per ragioni disciplinari è assolutamente permesso» recita il manualetto citando come uniche eccezioni la frattura delle ossa, i colpi al viso o le bastonate inflitte dal padrone come forma di gratificazione personale o di tortura. Insomma la donna schiava è una sorta di animale a cui può venir fatto quasi tutto se si comporta bene, e a cui può esser inflitta una punizione durissima ed esemplare, morte e torture comprese, nel caso tenti di tentata fuga. «La fuga di una schiava o di uno schiavo è tra il più grave dei peccati… e deve venir represso in modo tale da fungere da deterrente per gli altri». Al pari di un animale o di una proprietà materiale una donna schiava è anche scambiabile, vendibile o trasferibile. Dal punto di vista dei servizi sessuali, evidentemente i più ricercati, una schiava ereditata comporta però qualche spiacevole limitazione. «Le donne schiave – spiegano gli imperturbabili esperti dell’Isis – vanno distribuite alla stregua di una proprietà personale. Ma possono fornire solo servizi, e non rapporti sessuali, se il padre o uno dei figli ha già usufruito di loro. O se vengono ereditate in comproprietà».


 

C’è del metodo nella follia dei combattenti dell’ISIS.

E si tratta di un metodo derivante molto di più dal pensiero capitalista assoluto che dal pensiero islamico.

Per i giornali occidentali, l’ISIS è un prodotto.

Per l’esattezza, l’ISIS è uno strumento.

Ed è uno strumento che crea le condizioni per una mercificazione degli esseri umani.

Cosa ci dice questo articolo …

…  ci dice che, a determinate condizioni, è possibile disporre di esseri umani come fossero merce e farne uso per il proprio soddisfacimento personale.

Le condizioni, in fondo, non sono importanti.

Se si regola un atto, alla fine, lo si legalizza.

E si dice che, in questo mondo, si è creato un luogo dove una determinata merce diventa disponibile.

Se c’è un’offerta, e c’è una domanda. Allora c’è anche un mercato.

Se c’è un mercato, ciò che vi si vende è merce.

Non importa che ci siano anche alcune blande deprecazioni atte a ripulire la coscienza.

Si crea un precedente.

Siamo più che certi che la nostra elegante società occidentale troverà il modo di trovare metodologie meno rozze per ottenere gli stessi risultati.

La vostra opinione mi interessa ed i vostri commenti mi danno al forza di scrivere: Lasciate un segno del vostro passaggio!