Alcune ulteriori considerazioni sui giovani e sul nuovo capitalismo assoluto

Il “capitalismo assoluto” del quale siamo attualmente vittime/sudditi, ha necessità di prolungare al massimo una condizione di indeterminatezza simile alla gioventù.
Il suddito consumatore deve rimanere “giovane” e cioè indifferenziato e privo di identità individuale affinché la presunzione di infinita potenzialità non venga mai limitata né dall’identità effettiva dell’individuo né da una sua scelta di percorso (che escluda tutti gli altri percorsi alternativi e ad esso inconciliabili).

Questa condizione è comune sia alle vittime/sudditi che agli oligarchi/capitalisti.

Le vittime/sudditi hanno infinite potenzialità, ma nessuna possibilità di metterle in atto in quanto non dispongono del denaro.
Da qui la trappola dell’eterna pubertà: una trappola fatta di

  • sogni irrealizzati ed irrealizzabili,
  • il desiderio di crearsi almeno un’identità adulta,
  • la paura che detta identità sia quella sbagliata,
  • una bulimia di consumo in realtà impossibile.

Questa condizione va a braccetto con il senso di colpa (generato ad arte e) proveniente dalla coscienza di essere “in ritardo” con la propria realizzazione.

I secondi, a differenza dei primi, dispongono del denaro e cioè della sostanza magica che permette la realizzazione di ciascuna delle infinite potenzialità.

Dato che però, la realizzazione di una di queste potenzialità implica la rinuncia alle altre, l’unica soluzione è limitarsi ad annusare le diverse opzioni per poi abbandonarle ed accumulare ulteriori potenzialità sotto forma di denaro.
Dato che la creazione di ricchezza tramite il lavoro implica la presa di decisioni e quindi una limitazione di identità, l’oligarca/capitalista non può lavorare: deve sottrarre il denaro prodotto con il lavoro dalle vittime/sudditi.

A questo scopo i lavoratori, debbono rimanere “giovani”, cioè privi di identità, in modo da evitare che paura e bulimia possano essere utilizzate per imbrigliare le masse lavoratrici indifferenziate.

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