Genova: le facce pulite degli Angeli del fango e l’isterico tentativo di imbrattarle ancora.

You've Got Mud On Your Face

Genova, 11 ottobre 2014, a due anni dall’ultima alluvione, un muro d’acqua si abbatte sulla città.

Tutti i fiumi esondano.

Persino fiumi di cui non ci ricordavamo nemmeno l’esistenza.

Pensavamo fossero fogne coperte da strade e rigagnoli d’acqua che interrompono la spiaggia.

Loro, al contrario, ricordavano di essere fiumi.

Asfalto e muri esplosi, vittime della dell’acqua sottostante, costituiscono un doloroso promemoria di un’idrologia che è scienza spietata ed intollerante nei confronti di svariate insipienze comunali.

Un’ondata di fango puzzolente si spalma sul centro della città.

Negozi, magazzini e scantinati vengono invasi: la merce è distrutta, gli ambienti inagibili.

Automobili, furgoni e scooter vengono trascinati via dalla furia dell’acqua e rimangono accartocciati, centinaia di metri più a valle, in attesa di pietosa rimozione.

Nei giorni successivi, 5000 persone si armano di stivali di gomma, guanti e pale.

Si mettono al lavoro.

5000 persone, abbiamo detto, ma il dato importante è un altro.

L’80% sono volontari.

Li chiamano Angeli del fango.

Cittadini.

Cittadini veri.

Cittadini le cui mani sporche dimostrano una dignità ed un diritto che possono essere solamente conquistati.

Perché quello è l’unico modo.

L’unico modo di conquistare un diritto passa attraverso il fango, il sangue ed il sudore.

Senza l’umido di queste acque battesimali, i diritti sono solamente una gentile concessione.

Calati dall’alto, diventano una sorta di regalo: la grazia benevola di un qualche feudatario.

Gli Angeli non devono dire grazie a nessuno: loro sono Cittadini.

Ed in quei momenti tragici in cui tutto appare grigio, s’insinua la potenza colorata di un tenero messaggio.

Sono con te.

Soffro con te.

Lo vedi?

Spostiamo il fango.

Assieme.

Con la pala o a mani nude.

Ci sarà, comunque un domani

E pensare che magari, gli Angeli non non se ne sono nemmeno accorti.

Sono solo scesi in strada, hanno visto il fango, non hanno pensato a niente, e si sono messi, solamente, a far quello che potevano.

La bellezza, a volte, è semplice.

I feudatari, al contrario, hanno visto, non hanno gradito e si sono preoccupati.

Lo spessore morale degli Angeli, per chi crede solamente nel dominio, equivale solamente a una minaccia.

La solidarietà nel fango, nelle loro orecchie, suona sinistra come il fruscio di una ghigliottina.

Quel fango è una prova a carico: un tagliente atto d’accusa che viene amplificato dalle decine di migliaia di euro finite nelle tasche dei dirigenti comunali per misure di difesa realizzate solamente sulla carta.

La seconda ragione è  ancora più sostanziale.

Per comprenderla, dobbiamo seguire il denaro.

Chi guadagna dal fango?

Guardiamo un po’…

Due anni fa, i proprietari dei negozi avevano acceso mutui per risollevarsi dalla precedente inondazione.

Per farlo si erano sottoposti sia al pagamento di interessi: una creazione di mille rivoli di ricchezza inesorabilmente fluiti nelle tasche di banche, mafie ed usurai.

Soprattutto, avevano dovuto ipotecare gli immobili.

Non so lo avete notato ma, se si fa un mutuo di 10.000 €, l’ipoteca, magari è 20.000.

Se non si riesce a pagare il mutuo, bisogna vendere tutto e restituire molto più di quanto si era ricevuto.

Tutto grasso che cola per coloro che avevano prestato.

Aggiungiamo che, se la gente è abbastanza disperata, scambia ruderi infangati, con un piccolo pugno di euro.

A quel punto, sarà sufficiente aspettare: prima o poi lo scolmatore verrà realizzato e gli immobili verranno venduti a decine di volte il valore iniziale.

Basta solo aspettare che gli immobili si concentrino nelle mani dei potenti e i problemi burocratici, d’improvviso, si sciolgono come neve, in Sardegna, a ferragosto.

Per banchieri ed oligarchi, il fango vale oro.

Si chiama rendita.

La più classica: la rendita immobiliare.

Però, prima di tutto, sono necessarie quintalate di disperazione.

Disperazione che convince la gente a spararsi un colpo in testa, che li spinge a indebitarsi, e li fa gettare via  quanto avevan costruito con vent’anni di fatica.

Ed ecco che arrivano gli Angeli.

Ogni porzione di fango rimossa dalle pale di quei 4000 volontari toglieva qualche euro dalle tasche di oligarchi e di banchieri.

Singole gocce insignificanti potrebbero cambiare tutto quanto: un solo commerciante che resiste, un solo residente non più obbligato ad affossarsi nei debiti, un solo disperato che decide, nonostante tutto di proseguire con la vita.

Cosa volete che siano? Si tratta di singole prede sfuggite alla rete.

Ed invece no.

Una singola crepa può demolire una diga.

Quattromila crepe potrebbero sfracellarla.

Specialmente se la diga costa.

Credete forse che il blocco, per due anni, dei lavori per gli scolmatori fosse privo di costi economici, legali e politici?

Gli oligarchi, per arraffare la ricchezza dei cittadini genovesi, si sono esposti.

Hanno sostenuto politici, pagato giornalisti, inviato avvocati e blandito giudici.

La seconda inondazione è avvenuta un po’ troppo presto.

Pazienza.

Ora le cose devono andare come vogliono loro.

Sanno bene che il castello di disperazione su cui basano la loro ricchezza ha pareti molto fragili.

Se il gioco venisse alla luce, sarebbe la fine di tanti vizietti costosi.

Loro lo sanno: temono che lo scopriamo pure noi.

I 4000 volontari quindi sono una minaccia.

E per questo motivo sono partite subito due campagne giornalistiche.

La prima era quella degli “sciacalli”.

Arrestati con le mani nel sacco sotto i flash dei giornalisti.

Nessuno a chiedersi da quale polizia dato che gli agenti, quelli veri, erano tutti impegnati a spalare il loro fango insieme a tutti gli altri Angeli.

Gli sciacalli, probabilmente, stavano sulla carta insieme alle opere realizzate dai dirigenti premiati dal Comune di Genova.

Oppure erano ladri veri: nelle città i ladri ci stanno.

Però non devono essere trasformati in eroi.

Nemmeno in eroi negativi.

Dobbiamo sapere che esistono.

Come i topi.

Come gli scarafaggi.

Come i banchieri e come gli oligarchi.

Prima o poi… senza odio alcuno… faremo una bella pulizia.

Ora è il tempo della cura delle vittime.

Ora è il tempo del lavoro degli Angeli del fango.

Secondo attacco: una polemica razzista volta a focalizzare odio sugli immigrati.

E’ stato detto che i soldi per gli scolmatori sono stati dati per pagare le ricariche telefoniche degli immigrati.

Se non fosse drammatico, sarebbe ridicolo.

Però questi giochi funzionano sempre: più è stupida l’affermazione più la gente ci casca.

Ed inizia una bella guerra tra poveri.

Le guerre fanno morti e feriti.

I morti e feriti generano immobili vuoti da vendere e gente disperata disposta a richiedere altri prestiti ad usura.

Soprattutto, rendono più difficile rendersi conto di quanto sia importante per noi l’operato dei 4000 angeli e quanto abbia danneggiato il banchetto di avvoltoi, topi, scarafaggi e di tutti i loro simili.

Spero che, coll’impegno di tanti, si riuscirà a spiegare a più gente possibile i meccanismi con cui ci stanno depredando e, soprattutto, di permettere il riconoscimento dei meccanismi virtuosi che ci potranno salvare.

Nel frattempo invito tutti ad ignorare i colpevoli e focalizzarsi sulle vittime.

Tutto ciò che potrà essere dato affinché i cittadini escano dal fango senza indebitarsi dovrà essere fatto in quanto questo comportamento affamerà la bestia e la costringerà a rivolgersi altrove.

Se “la bestia” non azzannerà loro, non potrà volgersi su di noi.

Siamo tutti sulla stessa barca.

Anzi… siamo tutti parte della stessa barca.

Gli Angeli del fango, forse, non sanno nulla di questa cosa.

Sono ragazzi con stivali di gomma e vesciche sulle mani.

Però, per tutti noi, rimangono comunque un esempio da seguire.

 

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