Qualcosa che noi dobbiamo ai bambini di Beslan

Minnested over terrorofrene i Beslan

Questa settimana, alcuni amici mi hanno invitato a partecipare ad una manifestazione mirata a “sbattere in faccia” ai governanti le condizioni di vita alle quali hanno condannato i loro elettori.

Mi sono sentito in imbarazzo.

In ogni caso, ho voluto dare un contributo e quindi ho detto.

– Si ok, bella idea, ma dopo? –

Mi è stato risposto che dopo, al seguito delle trasmissioni e degli articoli garantiti da alcuni amici giornalisti, i nostro governanti non potranno fare a meno di intervenire.

Mi sono cadute le braccia.

Specialmente qui a Roma, noi viviamo in una sorta di mondo virtuale.

Forse è dovuto al fatto che, nella città eterna, gli oligarchi non hanno mai agito con mano veramente pesante.

Qui gli piace organizzare kermesse ed imbandire le loro tavole.

In un modo o nell’altro, qualche briciola è sempre caduta dalla tavola dei padroni dispensando un po’ di gioia a giullari, odalische e bestiole affamate.

Forse è dovuto ai giornalisti che vivono qui, e a forza di cambiare le cose a comando, sono convinti che quello che scrivono diventi per magia un mondo vero.

Per questo mi è venuta voglia di parlarvi di Beslan.

Della scuola numero uno di Beslan.

Era il 2004, il 1° settembre, primo giorno di scuola.

Beslan è una cittadina dell’Ossezia del Nord.

Una cittadina qualsiasi di uno stato in cui stava passando la storia.

Quindici anni prima si era dissolto l’Impero Sovietico e ne era stata disposta una immediata balcanizzazione.

Non è stato un caso.

E’ successo in troppi posti per pensare ad un caso.

I giornali avevano improvvisamente scoperto misure di odio delle quali, fino a quel momento, i cittadini non erano informati.

Ed alle notizie aveva seguito una realtà condita di proiettili, morte, fame e tanta… tanta mafia.

Le dosi maggiori erano toccate alla Cecenia ed all’Ossezia del Sud.

Città e villaggi divennero tritacarne e piccole Somalie ante litteram.

La mafia fece affaroni e fu ingorda.

Non riuscì a creare quell’inferno infinito che è il suo habitat ideale.

D’altro canto, gli oligarchi ancora improvvisavano.

Stavano solamente facendo pratica.

Pensate persino che in Russia, in un momento di distrazione, avevano fatto l’errore di mettere al potere un certo Putin.

Doveva essere un affidabile burattino nelle loro mani.

Quello di prima si era rotto: sembra per pesanti problemi di alcolismo.

Può essere che alcune coscienze, in cambio del loro silenzio, richiedono eccessivi tributi di Vodka.

In ogni caso, il burattino ha strappato i fili e li ha stretti alla gola dei burattinai.

I russi hanno iniziato nuovamente a sperare.

E anche in Cecenia ed in Ossezia, un risorgente Stato russo era intervenuto con decisione.

Non è stato un intervento né facile né delicato ma la posta in gioco era dannatamente alta.

Si doveva affermare una cosa che si chiama “sovranità”.

Dopo 15 anni, anche noi incominciamo a comprendere di che si parla.

Ai tempi non ne avevamo veramente idea.

Forse, a quei tempi, da noi, gli oligarchi avevano ancora un piede leggero.

Forse erano tutti occupati in Russia.

Forse da noi c’era ancora molto da rubare e questi gentiluomini potevano ancora permettersi di agire in punta di forchetta.

Comunque in Russia, a quei tempi, le pance piene degli oligarchi si riflettevano ancora sugli operai e sugli anziani che morivano di fame sulle strade.

E lo Stato stava appunto iniziando a riaffermare sé stesso cercando di metterci una pezza.

Un primo giorno di scuola rappresenta una pezza importante.

I bambini del primo anno donano un fiore ai bambini dell’ultimo anno.

I bambini dell’ultimo anno, a loro volta, li accompagnano in classe.

I genitori guardano i figli mentre iniziano la loro piccola vita di cittadini.

La frequenza della scuola, infatti, è il primo dovere civico invadente la vita di coloro che hanno la fortuna di crescere in uno Stato civile.

Un commando di uomini armati scese dal camion.

Pantaloni mimetici, maglie nere, passa montagna, tanto esplosivo.

I primi genitori vennero abbattuti mentre correvano verso la scuola nel disperato tentativo di riprendersi i figli.

1200 ostaggi chiusi in una palestra 25 metri per 10.

Sarebbero dovuti passare tre giorni, come tra la morte e la resurrezione di Nostro Signore.

Per 334 ostaggi quella palestra sarebbe divenuta una tomba.

Di questi, 186 erano bambini.

Altri, almeno formalmente, sono sopravvissuti.

I russi sono un popolo forte, ma alcune ferite sono difficili da rimarginare.

Almeno una madre si è suicidata nelle ore immediatamente successive alla tragedia.

Questi i numeri.

Ora la domanda giusta è: “quali sono i fatti?”.

Il fatto è che un commando è andato ad uccidere bambini.

E chi uccide bambini ha una sola finalità: seminare odio.

Alcuni hanno parlato di vendetta ma è una bugia: non ci si vendica sui bambini: ci si vendica sugli adulti.

L’unica ragione è seminare odio.

E… chi lo fa… lo fa perché l’odio è fecondo.

E l’odio è fecondo per una sola categoria di persone.

Indovinate un po’?

Già…

gli oligarchi.

L’odio è fecondo solo per coloro che hanno necessità di vittime talmente accecate da rabbia e paura da non distinguere i volti dei loro veri nemici.

Prontamente sparano sulla gente sbagliata.

Vittime scannano vittime.

Mercanti di morte dividono profitti.

Le guerre sono combattute sempre da due sole fazioni: quelli che vogliono la pace contro quelli che vogliono la guerra.

All’inizio la fazione della guerra è più forte.

In genere, sono di grande aiuto le fanfare giornalistiche finanziate (guarda un po’) dagli oligarchi.

Dopo fiumi di sangue, quando va bene, le persone tornano dal fronte dicendo di aver sparato su gente identica ai loro fratelli.

Prima, tra i cittadini sorge un dubbio fecondo.

Poi nasce la Resistenza.

Quindi si ferma la la guerra.

Quando va male, a, contrario, abbiamo la Somalia, l’Iraq, e la Libia.

Nel novero ci volevano mettere la Russia.

I russi non sono stati d’accordo.

Hanno resistito.

Ce l’hanno fatta.

Io non credo più nei ceceni, nell’Isis, in Al-Quaeda e nelle armi di distruzione di massa.

Troppi schemi finiscono inevitabilmente per ripetersi.

Troppo uguale e sempre troppo a favore delle stesse identiche persone.

Le stesse che hanno lucrato sul dolore dei bambini di Beslan, come sul fuoco che ha bruciato gli operai della Tyssen, come sulle corde al collo degli imprenditori baciate da Equitalia.

Gli stessi che parlano di austerity e piangono lacrime di coccodrillo firmando carte che condannano a morte innocenti famiglie.

Si tratta di una classe di persone “of corse”.

Persone accomunate da un metodo di sostentamento che si chiama “rendita”.

Sinonimi: accaparramento, ricatto, pizzo, signoraggio, usura, credito al consumo.

Il dato di fatto è che queste persone fanno rete.

Ed a Beslan trovi gli stessi oligarchi attivi in Grecia, in Libia, oppure a Lambrate.

Magari facce diverse ma intento intercambiabile.

Ma ai bambini di Beslan… noi… cosa dobbiamo.

Dobbiamo il dovere di tenere gli occhi ben aperti allo scopo che il primo giorno di scuola degli altri bambini rimanga una porta verso un futuro di cittadini e non, al contrario, uno scivolo verso la tana degli orchi.

Veniamo agli amici manifestanti.

Ogni volta che voi vi aspettate che gli oligarchi al potere si inteneriscano di fronte al futuro dei vostri bambini… beh… pensate a Beslan.

Poi, magari, vi verrà voglia di smettere di aspettare miracoli ed incominciare ad organizzare un partito politico non asservito che,

  • occupando spazio politico,
  • convogliando le energie dei cittadini
  • e, quando necessario, combattendo le giuste battaglie

segni una forte differenza da quelle torme di servi che, ora, siamo costretti a votare.

Solo la messa in campo di una forza politica

  • vera,
  • intransigentemente ostile ad oligarchi, mafiosi e lobbisti,
  • e seriamente dedicata alla tutela della sovranità dei suoi militanti

potrà difendere i diritti dei loro bambini.

Solo una forza politica potrà sbilanciare gli oligarchi rifiutando di opporgli una “lotta di classe” (da loro saggiamente utilizzata per farci scagliare gli uni contro gli altri) e realizzando una rete di gente libera intenta a fare il Bene Comune.

Solo quella forza, alla fine, potrà difendere la vita dei nostri e degli altri bambini.

Basta!

Creiamola!

Anche questo dobbiamo ai bambini di Beslan.

La vostra opinione mi interessa ed i vostri commenti mi danno al forza di scrivere: Lasciate un segno del vostro passaggio!