Perché tanta foga contro l’art.18? Perché diminuiranno i posti di lavoro? Considerazioni che non vorrei fare. Considerazioni che non vorrete sentire.

Metafora

Molte discussioni sono presenti in rete su questo argomento.

Una discussione in particolare, presente su facebook (qui) mi haspinto a cercare di esporre, in maniera più semplice e chiara possibile, ciò che ritengo di aver capito su questo argomento.

Ma iniziamo con un po’ di premesse senza le quali non si capirebbe nulla.

 

Gli oligarchi

Esiste una classe sociale di persone che fanno della rendita la loro principale fonte si sostentamento.

La rendita è un drenaggio di ricchezza  reso possibile da condizioni di vantaggio (politico, economico, relazionale, etc.) che permettono un sostanziale monopolio.

Dal monopolio deriva un qualche tipo di ricatto.

Col ricatto si ottengono ricchezze ed altro potere.

(stralcio tratto dall’articolo “La droga, la guerra, gli oligarchi“)

Si tratta di un circolo vizioso.

Un circolo pericolosissimo.

Vi propongo un altro pezzo dello stesso articolo…

…la rendita può essere generata da svariati meccanismi.

Un grande classico è la rendita fondiaria ottenibile accaparrandosi terreni chiave per lo sviluppo cittadino e tenendoli in “ostaggio” finché gli utenti non ci pagano uno sproposito per servirsene.

Subito dopo segue l’usura che, differentemente da quanto crediamo, non dipende solo dal tasso di interesse.

E’ usura qualunque prestito che non crea la ricchezza per la sua restituzione e, di conseguenza, è usura qualunque forma di prestito al consumo.

L’usura crea rendite in quanto, nel momento in cui le vittime non possono più restituire il capitale, un costante flusso di denaro inizia a scorrere dai cittadini agli oligarchi.

Terzo grande classico è l’accaparramento.

L’oligarca di turno si appropria di tutte le scorte di un bene necessario ed, una volta ottenuto questo obiettivo, è un condizione di applicare un prezzo di vendita enormemente superiore a quello di produzione (da cui l’usura e da cui le rendite).

Gli oligarchi ci sono sempre stati.

In Italia come in tanti altre terre un esiguo numero di famiglie controlla da secoli la maggior parte della ricchezza utilizzando le rendite come strumento di reintegrazione del proprio patrimonio.

La rendita è l’unico strumento che permette di fare ciò.

Normalmente, queste famiglie fanno di tutto per non apparire.

Essendo parassiti, capiscono benissimo che, dalla loro invisibilità, dipende la loro sopravvivenza.

 

Lavoro e capitale

La ricchezza si crea per mezzo del lavoro dell’uomo.

E’ parte della nostra natura e della spinta innata ad assomigliare il nostro Creatore.

Il lavoro dell’uomo, però non basta.

Servono strumenti e materia prima.

Serve il Capitale.

Lavoro e Capitale non sono contrapposti.

In realtà, sono la stessa cosa: il Capitale, infatti, è il frutto del Lavoro di lavoratori che sono venuti prima di noi.

Il Capitale è Lavoro concretizzato.

Il Lavoro ed il Capitale, opportunamente investiti, portano alla creazione di nuova ricchezza.

Da ciò, il lavoratore riceve il suo salario mentre il capitalista riceve il suo giusto interesse che deve essere proporzionato al capitale investito ed al rischio corso nell’investimento.

Non esiste alcun conflitto di interessi tra Lavoro e Capitale.

Non è mai esistito.

Il conflitto è con le rendite.

Le rendite sono una deriva patologica che inceppa il meccanismo produttivo.

Se il capitalista, con opportuni artifici, riesce ad aumentare il suo interesse al di sopra del lecito, crea una rendita ed inizia ad assorbire ricchezza dai “suoi” lavoratori o dai “suoi” clienti.

Ma è vero anche il contrario.

Se il cliente riesce a sottopagare i fornitori, allora crea una rendita.

Se il lavoratore ottiene un salario irragionevolmente alto, o trova il modo di non lavorare, allo stesso modo, crea una rendita.

Quest’ultimo problema, però, è in genere molto meno grave.

Sono cifre più basse che in genere confluiscono subito in consumo locale.

La gravità è alta solo in un caso: quello dei super-manager.

E’ vero che un manager può produrre molta più ricchezza di quanto non facciano i semplici lavoratori.

Migliorando i metodi e le condizioni di lavoro, aumenta la produttività di tutto.

Quell’aumento di produttività giustifica lo stipendio del manager.

Però esiste un limite.

Si può produrre come 20 lavoratori.

Forse trenta.

Ma come 200 lavoratori… no… come 200 lavoratori non è possibile.

Le possibilità, in quel caso,  sono due: o stanno venendo  sottratte ricchezze agli azionisti ed ai lavoratori o stanno venendo sottratte al sistema economico circostante.

In ogni caso si tratta di un furto.

Quando i super-manager si intascano cifre altissime in cambio di servigi tanto scadenti da essere “poco chiari” spesse volte si tratta di un “travestimento” di oligarchi intenti a distribuire parte delle loro rendite a spese di ignari azionisti ed impotenti lavoratori.

 

Produzione e tutela dei lavoratori

Se lo si vuole limitare a semplice servizio erogato allo scopo di ottenere un compenso, il lavoro è un fenomeno che sfugge ai modelli con i quali si pretende di imbrigliarlo.

(lavoro gratis?!?)

La gente matura lavora le ore necessarie a garantire un sostentamento per sé e per le persone care.

Fatto ciò… continua a lavorare…però lavora gratis.

La cura dei figli, l’impegno politico e sociale, gli hobby, e quasi tutte le attività extra-lavorative sono praticamente identiche a quelle lavorative.

Ed i lavoratori le fanno gratis.

Perché?

Mah…

Forse è colpa di Colui alla cui immagine e somiglianza siamo stati creati che, quando non è occupato ad amare, non sta mai fermo.

Di certo, noi uomini siamo felici solo quando siamo innamorati… oppure quando abbiamo le mai occupate.

Il dato di fatto è che un bene economico distribuito gratuitamente smette di essere un bene economico.

(il limite di sussistenza)

Aggiungiamo che, su un piano di domanda ed offerta, il lavoro a pagamento ha un comportamento decisamente bizzarro.

Fino ad un certo limite, aumentando il compenso orario, aumentano proporzionalmente le ore erogate dai lavoratori disposti ed espletare una data attività.

Questo limite è quello della sussistenza.

Se si propone un livello stipendiale per il quale, moltiplicando il compenso orario per 40 o 50 ore, non si ottiene abbastanza per vivere dignitosamente una settimana, si tengono i lavoratori sotto questo limite.

In questo caso, i lavoratori erogheranno tutte le ore richieste dal datore di lavoro, non fanno domande e tengono la testa bassa.

Ad un certo compenso, per ottenere un aumento delle ore erogate, bisogna aumentare il compenso in maniera più che proporzionale.

(altri limiti)

Subito al di sopra del limite di sussistenza esiste un conflitto tra il desiderio di guadagnare e quello di starsene con la propria famiglia.

In questo stadio, è ancora possibile chiedere ai lavoratori di lavorare di più ma il potere coercitivo del datore di lavoro è più basso di quando l’alternativo è tra il lavoro e la fame.

Ad un certo punto, un aumento del compenso porta persino ad una diminuzione delle ore lavorate.

Semplicemente, i lavoratori guadagnano abbastanza da desiderare di lavorare meno ore e dedicare il loro tempo “libero” ad altre attività.

Quindi, se li paghi di più, loro lavoreranno (a pagamento) per meno ore in quanto non hanno bisogno di soldi.

Inutile dire che, in questo caso, il potere contrattuale dei datori di lavoro nei confronti dei lavoratori esperti e bravi è molto basso.

(ma i lavoratori felici lavorano meglio)

D’altro canto, capita spesso che i lavoratori in queste condizioni siano in grado di fornire un servizio molto più qualificato e, di conseguenza, imprenditori dedicati a prodotti sofisticati preferiscono lavorare con dipendenti contenti, vitali e ben pagati.

Ogni volta che gli stati hanno bisogno di grande produttività, i lavoratori migliorano le loro condizioni e diventano la famosissima “classe media”.

La guerra fredda, per esempio, è stato un grande affare per tutti noi.

(se, invece della produzione si vuole il potere…)

D’altro canto, se un imprenditore vuole avere molto potere sui suoi dipendenti li deve tenere sotto il livello di sussistenza.

In quelle condizioni egli potrà imporre ai lavoratori le quantità di lavoro che desidera.

Lo sfiancamento avrà una serie di effetti collaterali.

I lavoratori non avranno tempo libero per “riordinare le idee”: si trascineranno avanti faticosamente come bestie da soma e, come tali, saranno mansueti.

Inoltre, saranno necessari pochi lavoratori per erogare tante ore di lavoro.

Questa è, in genere, la ragione per cui un abbassamento del compenso al di sotto dei livelli di sussistenza porta ad un aumento della disoccupazione:  gli imprenditori preferiscono far lavorare per tante ore un numero limitato di  dipendenti.

Tra gli altri vantaggi, in queste condizioni, il datore di lavoro acquisisce forza sufficiente a rifiutarsi di pagare parte del lavoro svolto.

Ma noi ci limiteremo ad asserire che meno lavoratori implicano una riduzione delle spese fisse.

Il problema è che, da queste condizioni, le menti migliori tendono a sottrarsi mentre quelle che non ci riescono, progressivamente, sono logorate fino allo sfinimento.

Ciò genera una grande crescita della conflittualità interna ed un crollo sia della produttività dell’ora lavorata che della qualità del prodotto.

Quindi, se sei un imprenditore, riempirti l’azienda di zombies non è un buon affare.

 

E qui entrano in gioco gli oligarchi

Ma ciò è vero per gli imprenditori.

Per gli oligarchi, al contrario, si tratta di un ottimo affare!

 

Ricordate? Gli oligarchi guadagnano dal ricatto.

Questo ricatto può, per esempio, basarsi sul monopolio di un bene prodotto.

Non c’è nessun interesse a produrre tanto o produrre prodotti di qualità.

La cosa importante è che il monopolio non ti sfugga di mano.

Per fare ciò, gli zombies sono perfetti.

Sono ricattabili, sono sfiniti, sono sottomessi.

Non cercano lavoro altrove: non ne hanno l’energia.

Non ne hanno il tempo.

 

Alcune volte, inoltre, gli oligarchi prendono il controllo di una società che non possiedono ed iniziano a dilapidarne il patrimonio.

In questo caso, c’è il rischio che i lavoratori si ribellino e mettano i bastoni tra le ruote dei lestofanti.

Gli zombies vedono poche cose in quanto tengono sempre la testa bassa.

E non si ribellano mai.

 

Soprattutto, gli oligarchi guadagnano ricattando i cittadini nei loro momenti di maggiore debolezza per mezzo dell’usura.

E’ usura qualunque prestito che non crea la ricchezza per la sua restituzione e, di conseguenza, è usura qualunque forma di prestito al consumo.

L’usura crea rendite in quanto, nel momento in cui le vittime non possono più restituire il capitale, un costante flusso di denaro inizia a scorrere dai cittadini agli oligarchi.

 

Se i lavoratori stanno al di sotto del livello di sussistenza hanno bisogno di denaro.

All’inizio dilapidano il patrimonio familiare sottovalutandolo in ragione della necessità di vendere.

Alla fine ricorrono al credito al consumo e per sprofondare nell’abisso del debito privato.

 

Quindi questo attacco all’Articolo 18…

L’attacco all’articolo 18 è iniziato con le sapienti cure della professoressa Fornero.

Il risultato è stato un crollo del PIL come non se ne era mai visti dalla seconda guerra mondiale.

La produzione è scesa e le rendite sono salite.

Però molti italiani hanno resistito.

Sarà che gli italiani non hanno fatto i debiti che i padroni di Monti volevano.

Anche in caso di disoccupazione o malattia, condizioni nelle quali molti cittadini esteri sono senza speranza, sono state superate da molti italiani grazie all’apporto della famiglia.

Per questo, al signorino Renzi, è stata ordinato un nuovo giro di vite su lavoro e famiglia.

 

Non buttiamoci giù

Voglio concludere con una nota positiva.

Gli oligarchi, per loro natura, sono fragili.

Ricordate? Sono dei parassiti.

I parassiti… se li vedi… li puoi curare.

Hanno altre debolezze di cui parleremo in seguito.

In ogni caso, contro questi attacchi dobbiamo fare tutta la resistenza possibile per mezzo delle nostre armi migliori che sono la curiosità e la solidarietà.

La curiosità ci porterà a domandare, domandare e domandare.

Domande scomode… faccio qualche esempio…

“Sulla base di quali dati dici che la diminuzione delle tutele porta ad un aumento dei posti di lavoro?”

“Per chi lavori?”

“Quali interessi rappresenti?”

“Chi sono i padroni del giornale su cui scrivi?”

Molti dei vostri interlocutori non saranno dipendenti diretti dagli oligarchi: saranno stati semplicemente fuorviati dai media sussidiati degli oligarchi.

Quando ripetono i loro slogan, specie se si fingono amici, sono pericolosi uguale.

Bisogna sempre chiedere loro di mettere sul tavolo le loro carte.

Poi si trarranno adeguate conclusioni.

Infine… e soprattutto… la solidarietà.

Se non credete nella sacralità della Carità, siate solidali in ragione dell’intento di affamare la bestia.

Ricordate che gli oligarchi si nutrono di disperazione.

Se daremo da mangiare agli affamati… e da bere agli assetati… e cure agli infermi… e perdono ai carcerati… gli oligarchi rimarranno a corto di vittime da smembrare.

Loro diverranno più deboli.

Noi diverremo più forti.

 

 

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