Siamo in guerra.

Ceremonia de Graduación de la Escuela Superior de Guerra

Siamo in guerra.

C’è poco da fare.

Non ci siamo come Italia.

Ci siamo come Umanità.

Cosa è successo…

E’ successo che l’impero dominante si è rifiutato di passare la mano.

Ed è successo, come prima o poi accade sempre, che qualcuno ha deciso di metterci un punto.

Quel qualcuno, almeno ufficialmente, è stato Putin che, in Siria, non ha tollerato l’ennesima fandonia sulle “armi di distruzione di massa”.

Il mondo ha visto che l’impero era nudo.

La Cina, l’Iran, il Brasile, l’India, e tutto il Sud America han sorriso sotto i baffi.

E’ stato un sorriso timido.

Però è bastato.

E l’impero ha voluto dimostrato che sa ancora far male.

Nuove vittime bionde, vecchie vittime dai capelli neri.

Brandelli di carne e brandelli di anime.

Ora siamo in guerra.

Ma che possiamo fare?

Solo una cosa: cercare di capire la guerra.

Cercare di capire perché la guerra.

Solo così potremo decidere da che parte stare.

Perché in guerra ci sono solo tre gruppi: quelli che vogliono la pace, quelli che guadagnano dalla guerra e quelli che sperano di guadagnare qualcosa facendosi comprare.

Il terzo gruppo perde sempre ma se ne accorge quando la casa dove nascondeva le briciole mendicate ai potenti viene incenerita sotto un fiume di napalm.

L’unico bene che può sopravvivere alla guerra è la nostra umanità ma il prezzo è salato.

Sacrificio, la fatica e l’impegno. A volte la vita.

E le armi sono solo due: i battiti del nostro cuore e la trasparenza dei nostri occhi.

I portatori di Pace, però, possono vincere.

E’ già accaduto e si ripeterà.

Le guerre producono Resistenza e la Resistenza produce i Pertini, i De Gasperi ed i Mattei.

E producono anche i Wojtyła.

Bisogna però arrivare a capire.

Bisogna riuscire a smascherare e guardare il vero volto delle cloache in doppiopetto in attesa del loro tornaconto.

Bisogna riuscire a capire i meccanismi che permettono agli oligarchi di trasformare l’odio in una rendita e la paura dell’Altro in una garanzia di impunità.

Tutti abbiamo intuito che la guerra è una fonte di grandi guadagni.

Dobbiamo solo capire come.

Io ho qualche idea e cercherò di condividerla con voi.

Un passo per volta.

Con molta calma.

 

Nella storia che vi devo raccontare centrerà il conte Franchi perché, come sempre, la ragione di tutto è la creazione di rendite.

Il trisnonno del conte aveva barattato i servigi di un compagnia di soldati con diritti di proprietà su un territorio così grande da sembrare uno stato.

Quel territorio non era del re: era dei caduti della parte perdente.

Ed ai caduti della parte vincente?

Beh… a loro non è andata nemmeno una zolla di terra.

Non era per loro che si combatteva.

Loro, in quella storia, erano solo condannati a combattere.

Non a vincere.

Il vincitore era stato un conte previdente.

Ma come aveva fatto?

Come aveva fatto a prevedere la catastrofe e saperla sfruttare.

Forse qualche uccellino lo aveva avvertito dell’avvicinarsi della guerra?

Forse qualcun gli aveva indicato la miccia. Egli aveva osservato l’innesco, le scintille ed un filo di fumo.

Al momento del botto: tutti i pezzi erano disposti sulla giusta scacchiera.

Capita spesso che uccellini sadici cantino festosi rallegrando gli oligarchi.

Subito dopo questi canti, il rombo dei cannoni cancella ogni suono.

Jet neri acciaio volano radenti lasciando una scia grondante di ali spezzate.

 

Succedono le stesse cose.

Succederanno le stesse cose.

Succederanno se noi non saremo capace di mettere assieme almeno un minimo abbozzo di resistenza.

Servono le parole per farvi comprendere cosa accade.

Parole semplici… magari di uomini più grandi di me.

“Anche oggi dietro le quinte ci sono interessi, piani geopolitici, avidita’ di denaro e di potere, e c’e’ l’industria delle armi, che sembra essere tanto importante!”. E’ stata questa la denuncia piu’ forte di Papa Francesco nell’omelia pronunciata al sacrario militare di Redipuglia. “Questi pianificatori del terrore, questi organizzatori dello scontro, come pure gli imprenditori delle armi, hanno scritto nel cuore: ‘A me che importa?'”, ha affermato Bergoglio. “E’ proprio dei saggi – ha osservato Francesco – riconoscere gli errori, provarne dolore, pentirsi, chiedere perdono e piangere”. Ma i promotori delle guerre non si pentono. “Con quel ‘A me che importa?’ che hanno nel cuore gli affaristi della guerra, forse guadagnano tanto, ma il loro cuore corrotto ha perso la capacita’ di piangere. Quel ‘A me che importa?’ impedisce di piangere. Caino non ha pianto”, ha detto il Pontefice con amarezza. L’ombra di Caino ci ricopre oggi qui, in questo cimitero. Si vede qui. Si vede nella storia che va dal 1914 fino ai nostri giorni. E si vede anche nei nostri giorni”.

Non posso però accontentarmi.

Devo parlarvi di rendite.

E di modi per poterle interrompere.

Datemi solo un po’ di tempo e tutti gli spunti che potete.

E che il Signore ci dia la Pace.

La vostra opinione mi interessa ed i vostri commenti mi danno al forza di scrivere: Lasciate un segno del vostro passaggio!