Per capire cosa è la rendita e perché gli oligarchi temono le famiglie.

Che ne sai tu di un campo di grano - poesia di un amore profano - la paura d'esser preso per mano, che ne sai......

Adelmo il contadino ed il conte Franchi.

Una novella non troppo inventata da Guido Mastrobuono ambientata negli anni 2001, 2008 e 2014.

Ho deciso di utilizzare il termine “oligarchi” per indicare coloro che vivono di rendita.

Sono convinto che tutti gli oligarchi vivono di rendita in quanto la loro opulenza è tale da rendere umanamente impossibile produrre la ricchezza che quotidianamente dilapidano.

Allo stesso tempo, coloro che vivono di rendita fanno parte di una oligarchia in quanto, per mantenere ognuno di questi parassiti servono molti lavoratori e capitalisti a cui togliere i frutti del loro impegno.

Con questo racconto cercherò di far comprendere un po’ meglio cosa sia la rendita ed alcuni tra i motivi per cui gli oligarchi temono (e quindi odiano) le famiglie.

Adelmo era un contadino.

L’unica cosa che sapeva fare era coltivare la terra.

Lo faceva molto bene.

In un viaggio egli notò che nella valle di Turrizia c’era tantissima terra incolta e così decise di andare lì e coltivarla.

Adelmo è un lavoratore ed il suo desiderio è quello di trasformare il suo lavoro ricchezza da distribuire nella sua famiglia e nella comunità.

Adelmo andò in paese e vide che c’erano quattro fabbri.

Sapeva che, per coltivare, gli serviva una zappa ed egli non aveva i soldi per comprarla.

Per fortuna ottenne che uno di questi quattro fabbri di nome Fabio accettasse di affittargli una zappa in cambio di una quota parte del raccolto.

Fabio è un capitalista.

Il suo capitale è la zappa che il mese prima aveva costruito.

Il capitale, infatti, non è altro che lavoro “accumulato” in oggetti che permettono ulteriore produzione.

Fabio ed Adelmo sono alleati in quanto la fortuna dell’uno è legata alla fortuna dell’altro.

Adelmo coltivò la sua terra ed essa diede i suoi frutti.

Dopo qualche anno Fabio si innamorò, costruì una casa, si fece una famiglia e divenne membro stimato della comunità di Turrizia.

Passano altri anni ed, una mattina, si presentò a Turrizia un persona elegante e spocchiosa.

Nessuno l’aveva mai visto prima.

Scese dalla sua fuoriserie e raggiunse la casa di Adelmo.

  • Sono il conte Franchi • disse lo spocchioso • la mia famiglia è proprietaria da generazioni del terreno da lei coltivato.
    Come mostra questo certificato, la terra ci fu data da Re Ferdinando di Borbone dopo la battaglia di Wittengstain e, di conseguenza lei su sta servendo di una cosa di mia proprietà ed io pretendo un giusto compenso.

Lo spocchioso stava dicendo la verità, il certificato era autentico.

Adelmo accettò di pagare un affitto.

Il problema fu che, anno dopo anno, lo spocchioso aumentava l’affitto fino ad arrivare al punto di portare Adelmo al limite della sopravvivenza.

Nel frattempo, Angelo, il vicino di casa di Adelmo, contadino meno capace ugualmente scopertosi sulla terra del conte, incominciò ad impoverirsi e disperarsi fino al momento in cui lo trovarono impiccato nel suo tinello.

A Fabio, che aveva affittato una zappa anche ad Angelo, si trovò con la metà delle entrate, una zappa inutile e nessuno che pensasse più di trasferirsi a Turrizia per coltivare.

Lo spocchioso è un oligarca.

La sua arte è quella di vivere di rendita.

E la natura delle rendite è tale da fare sì che aumentino fino a erodere totalmente il salario dei lavoratori e l’interesse dei capitalisti.

E sa benissimo che gli oligarchi sono molto più ricchi delle loro vittime.

Se perdono una vittima, sanno di poter sopravvivere senza problemi e per questo motivo, accettano il rischio di scuoiare alcune delle pecore che tosano.

Solo che gli uomini non sono pecore…

Adelmo fu molto amareggiato dalla morte di Angelo.

Soprattutto, egli ne fu toccato perché Angelo non era visto come un concorrente: era visto come un compagno ed un amico.

A volte era venuto a trovare la famiglia di Adelmo anche perchè adorava una torta che era la specialità della padrona di casa.

Questo dolore permise ad Adelmo di comprendere alcune cose molto importanti.

Prima cosa: la fonte di sostentamento per i suoi figli era a rischio.

Gli uomini miti difficilmente combattono.

I padri, al contrario, combattono per proteggere i propri figli.

Ed anche il diavolo teme l’ira dei miti.

Seconda cosa: la scomparsa del conte Franchi non avrebbe fatto perdere a Turrizia nemmeno un soldino.

Al contrario, la sua presenza aveva privato Fabio dell’affitto di una zappa, il mercato non vedeva più i prodotti dell’orto Angelo e Turrizia era stata privata del sorriso del poveretto che si era ucciso.

L’unica cosa che proteggeva il conte Franchi era un pezzo di carta, firmato da un re morto da secoli, che assegnava un terra ad un altro conte Franchi per presunti meriti di una delle tante guerre che non hanno cambiato la storia.

A pensarci bene, il conte Franchi era protetto solamente dal fatto che Adelmo ha riconosciuto a quel pezzo di carta un valore.

Adelmo, come dicevamo, era un padre ed, in quanto tale, trovava che fosse una cosa normale ospitare gratuitamente in casa sua i suoi figli godendo del piacere di vedere come, giorno dopo giorno, questi ragazzi sbocciavano, maturavano e diventavano uomini.

Aveva scoperto in quel modo donare gratuitamente ed aveva visto anche il piacere che da ciò derivava.

Questo fatto è fondamentale per comprendere questa storia.

Infatti, il conte Franchi era uso giustificare il suo operato con una delirante visione del mondo nel quale uomini malvagi tendevano a sfruttarsi a vicenda.

Questa visione, in effetti, gli era molto utile in quanto gli permetteva di dire: “Io faccio perché posso fare. La vita è una giungla. Io sono un leone. Voi siete gazzelle”.

Adelmo, invece, sapeva che un uomo è un essere in grado di essere fecondo, di donare, e di garantire la crescita di altri esseri umani.

Era cosciente del fatto che, col suo impegno, aveva aumentato la prosperità e la popolazione dell’intera Turrizia.

Adelmo serviva alla comunità.

Poi uno dei suoi figli era diventato il medico condotto del paese.

Un’altro si era sposato che era poco.

Ed inoltre dava sostentamento ed alloggio a due lavoranti che, dal suo campo, traevano una quota parte di ricchezza.

Non voglio dirvi come andò a finire. Ci possono essere parecchi finali.

Il finale più banale è che Adelmo si mise d’accordo con Fabio, trovarono il conte in un vicolo buio e gli diedero un colpo di zappa sulla testa.

L’effetto più probabile di questo sterile momento di rabbia è la visita di un altro oligarca pronto a prendere il suo posto.

Infatti il problema però non stava nell’oligarca: stava tutto in quel pezzo di carta.

Esiste quindi un finale intelligente in cui Adelmo, Fabio, i lavoranti, e gli altri cittadini di Turrizia si rendono conto che il valore di quel foglio è una convenzione valida solo perché lo Stato la considera valida.

Ma lo stato Sono loro. E loro sono molti di più degli oligarchi.

Ecco che interviene la “coscienza”… la vecchia cara coscienza di classe… solo che in questo caso la classe è composta da lavoratori e capitalisti: praticamente il 99 % della popolazione.

Il conte è un parassita: non serve nessuno.

Non serve a nessuno.

Non serve a nulla.

Non c’è nulla che lo protegga.

E loro, essendo contadini, sanno cosa si fa con i parassiti!

La legge legge cambia se si vuole cambiare la legge.

La carta è fatta di carta.

Le spade sono fatte d’acciaio.

Lo stesso acciaio che forgia Fabio.

La differenza tra Angelo ed Adelmo?

Angelo era solo.

Adelmo aveva una famiglia che è diventata una comunità e la comunità è l’arma che protegge gli uomini dagli oligarchi.

Questo è un fatto ben conosciuto dagli oligarchi.

Sarà bene che le famiglie se ne rendano conto prima che gli oligarchi le dissolvano definitivamente.

Aggiungiamo a questa storia un piccolo commento un po’ più sistematizzato.

Cosa temono gli oligarchi?

Semplice… temono le comunità!

La famiglia è una comunità che, allargandosi, si intreccia con altre-famiglie comunità formando una comunità civile tossica per gli oligarchi.

Gli oligarchi prosperano in una comunità di individui in continua competizione l’uno contro l’altro.

Uomini intenti ad utilizzarsi a vicenda.

In queste comunità, l’oligarca è il primo della classe.

Nella comunità di Adelmo, al contrario, le persone si aiutano a vicenda.

Hanno imparato in famiglia dove hanno visto che, in questo modo la comunità cresce e prospera.

Questa convinzione ha portato ad un tale sviluppo del concetto di solidarietà da fare sì che i più adulti desiderano solo fare il bene comune.

Non è fantascienza: succede in ogni famiglia.

Per questo gli oligarchi spendono fortune pur di farcelo dimenticare.

Solidarietà“, “Sussidiarietà“, “Bene comune“: tutti veleni contro gli oligarchi.

“Se solo l’avessimo scoperto prima” pensò Adelmo.

Angelo oggi sarebbe ancora vivo.

 

Questo racconto si basa sui principi del terzo pensiero tra cui
– “Funzione sociale della famiglia – L’amore e la formazione di una comunità di persone

 

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