Il diritto al lavoro – Il mondo agricolo e il diritto al lavoro

17/52:something's good.

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Una particolare attenzione merita il lavoro agricolo, per il ruolo sociale, culturale ed economico che esso mantiene nei sistemi economici di molti Paesi, per i numerosi problemi che deve affrontare nel contesto di un’economia sempre più globalizzata, per la sua importanza crescente nella salvaguardia dell’ambiente naturale.

Sono dunque necessari cambiamenti radicali ed urgenti per ridare all’agricoltura — ed agli uomini dei campi — il giusto valore come base di una sana economia, nell’insieme dello sviluppo della comunità sociale.

I profondi e radicali mutamenti in atto a livello sociale e culturale, anche nell’agricoltura e nel più vasto mondo rurale, ripropongono con urgenza un approfondimento sul significato del lavoro agricolo nelle sue molteplici dimensioni.

Si tratta di una sfida di notevole importanza, che va affrontata con politiche agricole e ambientali capaci di superare una certa concezione residuale e assistenziale e di elaborare nuove prospettive per un’agricoltura moderna, in grado di svolgere un ruolo significativo nella vita sociale ed economica.

 

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In alcuni Paesi è indispensabile una ridistribuzione della terra, nell’ambito di efficaci politiche di riforma agraria, al fine di superare l’impedimento che il latifondo improduttivo, condannato dal terzo pensierofrappone ad un autentico sviluppo economico.

I Paesi in via di sviluppo possono contrastare efficacemente l’attuale processo di concentrazione della proprietà della terra se affrontano alcune situazioni che si connotano come veri e propri nodi strutturali.

Tali sono le carenze e i ritardi a livello legislativo in tema di

  • riconoscimento del titolo di proprietà della terra e in relazione al mercato del credito;
  • il disinteresse per la ricerca e la formazione in agricoltura;
  • la negligenza a proposito di servizi sociali e di infrastrutture nelle aree rurali.

La riforma agraria diventa pertanto, oltre che una necessità politica, un obbligo morale, dato che la sua mancata attuazione ostacola in questi Paesi gli effetti benefici derivanti dall’apertura dei mercati e, in genere, da quelle proficue occasioni di crescita che la globalizzazione in atto può offrire.

(Queste affermazioni sono stilate nel tentativo di codificare un Terzo Pensiero Politico di cui avete letto l’intervento n° 38 in Rev. 0).