Perché il Verbo, per me, non è mai negoziabile…

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Fra qualche giorno, ci chiamano al voto.

Un voto per l’Europa.

Che fare?

Ho deciso di non andare perché, per me, il Verbo è un principio che non può più essere negoziato.

Il Vangelo, se te l’annunciano, ti libera.

Il piacere di essere libero, d’altro canto, ti lega.

Essere liberi è come essere incinta, non ci è data la possibilità di essere parzialmente fecondi, non ci è data la possibilità di essere parzialmente liberi.

O tutto o niente.

Forse anche grazie a ciò, la nostra religione ci dona la promessa di un’eterna giovinezza con tutta la sua solare radicalità.

Questo ci sta dicendo Papa Farancesco e questo ho capito del discorso di Mons. Galantino.

Non possiamo più pensare, nemmeno in politica, che sia praticabile una via del Vangelo a metà.

Persino in politica, seguire il Vangelo ci dona un’infinito ventaglio di scelte.

Ma l’Uomo non può che contare di più di quanto non contino lo spread e la ricchezza.

Il lavoro serve a realizzare l’uomo e non può essergli stappato.

E nemmeno la dignità.

La vita è una grazia che non si può commerciare.

La libertà è condizione per dire sì al sacrificio.

La realtà delle cose non dipende dalle tinte con cui la dipingono.

Nessuno può essere lasciato nella polvere a soffrire da solo.

E gli ultimi non possono che venire per primi.

L’amore vien prima di tutto.

Prima pensavo che fosse poesia.

Ora so che è politica.

E se si rinuncia a queste condizioni non c’è appello.

Quella dei faccioni appesi ai muri sotto slogan accattivanti quanto inutili è tutta un’altra politica.

Non mi ci riconosco e lo dico con convinzione.

Credo nella democrazia e, per questo motivo, credo che se non viene permessa l’esistenza di un partito che si giochi il tutto per tutto per l’applicazione della dottrina sociale della Chiesa, allora non è il caso di giocare la partita.

E’ il caso di lavorare alla formazione di un’altra squadra.

O addirittura, alla stesura di un altro regolamento.

Sia ben chiaro, la rinuncia alla rappresentanza (specialmente in un pastrocchio ipocrita come il Parlamento Europeo) è tutt’altro che una rinuncia all’attività politica.

Noi dobbiamo fare politica dove c’è veramente bisogno e dove, non a caso, il pensiero è tenuto a distanza.

Fori dai palazzi.

Fuori dalla rete.

Negli uffici.

Nelle strade.

Nella realtà.

In tutti quei luoghi e quei tempi in cui siamo chiamati a concretizzare la bellezza della nostra fede.

Ovunque c’è vita noi ci saremo.

I faccioni no.

La vita gli causa allergia.

Perché nella vita gli slogan non contano: conta l’Amore.

E l’Amore ha una puzza dannata: un puzza di chiodi di Croce.

Non dico che non ho paura.

Ne ho.

Però non rinuncerò ad associarmi a coloro che vogliono un futuro più giusto e possibile.

Ed intanto… con futuri grigiastri di fumo di Londra… col sangue in Ucraina… con bombe su Aleppo… con politici di un mondo virtuale… io non voglio averci più nulla a che fare.

Prendetelo per quello che è.

Si tratta di un punto di partenza.

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