CAPITOLO 3 – La Famiglia come cellula vitale della società

Questo scritto fa parte di un discorso più ampio composto dei seguenti capitoli


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19) La famiglia prima società naturale

FAMILY STABILO

100 – 211 

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Il terzo pensiero considera la famiglia come la prima società naturale, titolare di diritti propri e originari, e la pone al centro della vita sociale.

Relegare la famiglia ad un ruolo subalterno e secondario, escludendola dalla posizione che le spetta nella società, significa recare un grave danno all’autentica crescita dell’intero corpo sociale.

Infatti, la famiglia, che nasce dall’intima comunione di vita e d’amore coniugale fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, possiede una sua specifica e originaria dimensione sociale, in quanto luogo primario di relazioni interpersonali, prima e vitale cellula della società: essa è un’istituzione che sta a fondamento della vita delle persone, come prototipo di ogni ordinamento sociale.

 

a) L’importanza della famiglia per la persona

101- 212 

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La famiglia è importante e centrale in riferimento alla persona.

In questa culla della vita e dell’amore, l’uomo nasce e cresce.

Quando nasce un bambino, alla società viene fatto il dono di una nuova persona, che è  chiamata dall’intimo di sé alla comunione con gli altri e alla donazione agli altri.

Nella famiglia, pertanto, il dono reciproco di sé da parte dell’uomo e della donna uniti in matrimonio crea un ambiente di vita nel quale il bambino può sviluppare le sue potenzialità, diventare consapevole della sua dignità e prepararsi ad affrontare il suo unico ed irripetibile destino.

Nel clima di naturale affetto che lega i membri di una comunità familiare, le persone sono riconosciute e responsabilizzate nella loro integralità.

La prima e fondamentale struttura a favore dell’ “ecologia umana” è la famiglia, in seno alla quale l’uomo riceve le prime e determinanti nozioni intorno alla verità ed al bene, apprende che cosa vuol dire amare ed essere amati e, quindi, che cosa vuol dire in concreto essere una persona.

Gli obblighi dei suoi membri, infatti, non sono limitati dai termini di un contratto, ma derivano dall’essenza stessa della famiglia, fondata su un patto coniugale stabile e strutturata dai rapporti che ne derivano in seguito alla generazione o all’adozione dei figli.

 

b) L’importanza della famiglia per la società

102 – 213

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La famiglia, comunità naturale in cui si esperimenta la socialità umana, contribuisce in modo unico e insostituibile al bene della società.

La comunità familiare, infatti, nasce dalla comunione delle persone.

La “comunione” riguarda la relazione personale tra l’“io” e il “tu”.

La “comunità” invece supera questo schema nella direzione di una “società”, di un “noi”.

La famiglia, comunità di persone, è pertanto la prima “società” umana.

Una società a misura di famiglia è la migliore garanzia contro ogni deriva di tipo individualista o collettivista, perché in essa la persona è sempre al centro dell’attenzione in quanto fine e mai come mezzo.

È del tutto evidente che il bene delle persone e il buon funzionamento della società sono strettamente connessi con una felice collocazione della comunità coniugale e familiare.

Senza famiglie forti nella comunione e stabili nell’impegno, i popoli si indeboliscono.

Nella famiglia vengono inculcati fin dai primi anni di vita i valori morali, si trasmette il patrimonio spirituale della comunità religiosa e quello culturale della Nazione.

In essa si fa l’apprendistato delle responsabilità sociali e della solidarietà.

 

103 – 214

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Va affermata la priorità della famiglia rispetto alla società e allo Stato.

La famiglia, infatti, almeno nella sua funzione procreativa, è la condizione stessa della loro esistenza.

Nelle altre funzioni a vantaggio di ciascuno dei suoi membri essa precede, per importanza e valore, le funzioni che la società e lo Stato devono svolgere.

La famiglia, soggetto titolare di diritti inviolabili, trova la sua legittimazione nella natura umana e non nel riconoscimento dello Stato.

Essa non è, quindi, per la società e per lo Stato, bensì la società e lo Stato sono per la famiglia.

Ogni modello sociale che intenda servire il bene dell’uomo non può prescindere dalla centralità e dalla responsabilità sociale della famiglia. 

La società e lo Stato, nelle loro relazioni con la famiglia, hanno invece l’obbligo di attenersi al principio di sussidiarietà.

In forza di tale principio, le autorità pubbliche non devono sottrarre alla famiglia quei compiti che essa può svolgere bene da sola o liberamente associata con altre famiglie; d’altra parte, le stesse autorità hanno il dovere di sostenere la famiglia assicurandole tutti gli aiuti di cui essa ha bisogno per assumere in modo adeguato tutte le sue responsabilità.

 

20) Il matrimonio come fondamento della famiglia

Just Married

104 – 215

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La famiglia (che il terzo pensiero vede come cardine della società nonché come prima società naturale) si forma a seguito del matrimonio.

Infatti, la famiglia ha il suo fondamento nella libera volontà dei coniugi di unirsi in matrimonio, nel rispetto dei significati e dei valori legati a questo istituto.

Per matrimonio, si intende

  • il vincolo affettivo e sociale di unione tra un uomo e di una donna
  • che costituisce una comunità corporale e spirituale permanente,
  • descritto come il distacco dalle famiglie di origine per formare realtà nuova descritta come “una sola carne”.

Il matrimonio trova il suo senso ultimo nella comunione duratura e nella donazione reciproca dell’uomo e della donna. Non soltanto la loro relazione si fonda sulla parità, ma anche sull’essere ordinati l’uno all’altro.

Su questa base naturale nasce una coniugalità che è opera della libertà, che è frutto di una stabile disposizione di amore che è accoglienza del dono dell’altro.

 

105 – 215

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Il matrimonio è un vincolo fondamentale in vista del bene sia dei coniugi e della prole che della società ed è dotato di molteplici valori e fini.

Si ritiene che l’istituto del matrimonio, inteso come  intima comunione coniugale di vita e d’amore, sia il risultato di una naturale tendenza umana.

Non è quindi ritenuto essere il risultato di convenzioni umane o di imposizioni legislative, ma deve la sua stabilità alla natura stessa dell’uomo.

È un istituto che nasce, anche per la società, dall’atto umano col quale i coniugi vicendevolmente si danno e si ricevono  e si fonda sulla stessa natura dell’amore coniugale che, in quanto dono totale ed esclusivo, da persona a persona, comporta un impegno tendenzialmente definitivo ed espresso con il consenso reciproco, irrevocabile e pubblico.

Tale impegno comporta che i rapporti tra i membri della famiglia siano improntati anche al senso della giustizia e, quindi, al rispetto dei reciproci diritti e doveri.

 

106 – 216

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Nessun potere può abolire il diritto naturale al matrimonio né modificarne i caratteri e la finalità.

Il matrimonio, infatti, è dotato di caratteristiche proprie, originarie e permanenti.

Nonostante i numerosi mutamenti verificatisi nel corso dei secoli nelle varie culture, strutture sociali e attitudini spirituali, in tutte le culture esiste un certo senso della dignità dell’unione matrimoniale, sebbene non traspaia ovunque con la stessa chiarezza.

Tale dignità va rispettata nelle sue caratteristiche specifiche, che esigono di essere salvaguardate di fronte ad ogni tentativo di stravolgimento.

La società non può disporre del legame matrimoniale, con il quale i due sposi si promettono fedeltà, assistenza e accoglienza dei figli, ma è abilitata a disciplinarne gli effetti civili.

 

107 – 217 

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Il matrimonio ha come suoi tratti caratteristici:

  • la totalità, per cui i coniugi si donano reciprocamente in tutte le componenti della persona, fisiche e spirituali;
  • l’unità che li rende una sola entità; 
  • l’indissolubilità tendenziale e la fedeltà che la donazione reciproca e definitiva comporta;
  • la fecondità a cui essa naturalmente si apre.

La natura del matrimonio  non deve essere sminuita, limitata o svalutata alla luce dei comportamenti di fatto e delle situazioni concrete nel quale i due coniugi ne falliscono le finalità e gli intenti.

Inoltre, il terzo pensiero non tollera la poligamia, perché è contraria alla pari dignità personale dell’uomo e della donna, che nel matrimonio si donano con un amore totale e perciò stesso unico ed esclusivo.

 

108 – 218 

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Il matrimonio, nella sua verità « oggettiva », è finalizzato alla mutua tutela dei coniugi, alla procreazione e all’educazione dei figli.

L’unione matrimoniale, infatti, fa vivere in pienezza quel dono sincero di sé, il cui frutto naturale sono i figli, a loro volta dono per i genitori, per l’intera famiglia e per tutta la società.

Il matrimonio, tuttavia, non è stato istituito unicamente in vista della procreazione.

Il suo carattere indissolubile e il suo valore di comunione permangono anche quando i figli, pur vivamente desiderati, non giungono a completare la vita coniugale.

Gli sposi, in questo caso, possono mostrare la loro generosità adottando bambini abbandonati oppure compiendo servizi significativi a favore del prossimo.

 

Funzione sociale della famiglia (21- 22 – 23 – 24)

a) L’amore e la formazione di una comunità di persone (21)

People 72

109 – 221

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La famiglia si propone come spazio di quella comunione, tanto necessaria in una società sempre più individualistica, nel quale far crescere un’autentica comunità di persone grazie all’incessante dinamismo dell’amore, che è la dimensione fondamentale dell’esperienza umana e che trova proprio nella famiglia un luogo privilegiato per manifestarsi.

L’amore fa sì che l’uomo si realizzi attraverso il dono sincero di sé: amare significa dare e ricevere quanto non si può né comperare né vendere, ma solo liberamente e reciprocamente elargire.

Grazie all’amore, realtà essenziale per definire il matrimonio e la famiglia, ogni persona, uomo e donna, è riconosciuta, accolta e rispettata nella sua dignità.

Dall’amore nascono rapporti vissuti all’insegna della gratuità, la quale rispettando e favorendo in tutti e in ciascuno la dignità personale come unico titolo di valore, diventa accoglienza cordiale, incontro e dialogo, disponibilità disinteressata, servizio generoso, solidarietà profonda.

L’esistenza di famiglie che vivono in tale spirito mette a nudo le carenze e le contraddizioni di una società orientata prevalentemente, se non esclusivamente, da criteri di efficienza e funzionalità.

La famiglia, che vive costruendo ogni giorno una rete di rapporti interpersonali, interni ed esterni, si pone invece come prima e insostituibile scuola di socialità, esempio e stimolo per i più ampi rapporti comunitari all’insegna del rispetto, della giustizia, del dialogo, dell’amore.

 

110 – 222

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L’amore si esprime anche mediante una premurosa attenzione verso gli anziani che vivono nella famigliala loro presenza può assumere un grande valore.

Essi sono un esempio di collegamento tra le generazioni, una risorsa per il benessere della famiglia e dell’intera società.

Non solo possono rendere testimonianza del fatto che vi sono aspetti della vita, come i valori umani e culturali, morali e sociali, che non si misurano in termini economici o di funzionalità, ma offrire anche un contributo efficace nell’ambito lavorativo e in quello della responsabilità.

Si tratta, infine, non solo di fare qualcosa per gli anziani, ma anche di accettare queste persone come collaboratori responsabili, con modalità che rendano ciò veramente possibile, come agenti di progetti condivisi, in fase sia di programmazione, sia di dialogo o di attuazione.

Gli anziani costituiscono un’importante scuola di vita, capace di trasmettere valori e tradizioni e di favorire la crescita dei più giovani, i quali imparano così a ricercare non soltanto il proprio bene, ma anche quello altrui. Se gli anziani si trovano in una situazione di sofferenza e dipendenza, non solo hanno bisogno di cure sanitarie e di un’assistenza appropriata, ma, soprattutto, di essere trattati con amore.

 

111 – 223

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L’essere umano è fatto per amare e senza amore non può vivere.

Quando si manifesta nel dono totale di due persone nella loro complementarità, l’amore non può essere ridotto alle emozioni e ai sentimenti, né, tanto meno, alla sua sola espressione sessuale.

Una società che tende sempre più a relativizzare e a banalizzare l’esperienza dell’amore e della sessualità esalta gli aspetti effimeri della vita e ne oscura i valori fondamentali: diventa quanto mai urgente annunciare e testimoniare che la verità dell’amore e della sessualità coniugale esiste là dove si realizza un dono pieno e totale delle persone con le caratteristiche dell’unità e della fedeltà.

Tale verità, fonte di gioia, di speranza e di vita, rimane impenetrabile e irraggiungibile fintanto che si rimane chiusi nel relativismo e nello scetticismo.

 

112 – 224

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Di fronte alle teorie che considerano l’identità di genere soltanto come prodotto culturale e sociale derivante dall’interazione tra la comunità e l’individuo, prescindendo dall’identità sessuale personale e senza alcun riferimento al vero significato della sessualità, il terzo pensiero rimane legato al principio di realtà che vede gli esseri umani nascere in forma di uomini e donne.

 Spetta a ciascuno, uomo o donna, riconoscere ed accettare la propria identità sessuale.

La differenza e la complementarità fisiche, morali e spirituali sono orientate al bene del matrimonio e allo sviluppo della vita familiare.

L’armonia della coppia e della società dipende in parte dal modo in cui si vivono tra i sessi la complementarità, il bisogno vicendevole e il reciproco aiuto.

È questa una prospettiva che fa considerare doverosa la conformazione del diritto positivo alla legge naturale, secondo la quale l’identità sessuale è indisponibile, perché è la condizione oggettiva per formare una coppia nel matrimonio.

 

113 – 225

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La natura dell’amore coniugale esige la stabilità del rapporto matrimoniale e la sua tendenziale indissolubilità.

La mancanza di questi requisiti pregiudica il rapporto di amore esclusivo e totale proprio del vincolo matrimoniale, con gravi sofferenze per i figli e con risvolti dannosi anche nel tessuto sociale.

La stabilità e l’indissolubilità dell’unione matrimoniale non devono essere affidate esclusivamente all’intenzione e all’impegno delle singole persone coinvolte: la responsabilità della tutela e della promozione della famiglia come fondamentale istituzione naturale, proprio in considerazione dei suoi vitali e irrinunciabili aspetti, compete piuttosto all’intera società.

La necessità di conferire un carattere istituzionale al matrimonio, fondandolo su un atto pubblico, socialmente e giuridicamente riconosciuto, deriva da basilari esigenze di natura sociale.

L’esaltazione del divorzio nelle legislazioni civili ha alimentato una visione relativistica del legame coniugale e si è ampiamente manifestata come una vera piaga sociale.

Le coppie che riescono a conservare e sviluppare i beni della stabilità e dell’indissolubilità assolvono in modo umile e coraggioso, una funzione fondamentale nella società che giustifica il primato del matrimonio su tutte le altre forme associative.

L’eventuale fallimento di questo intento deve essere considerato, appunto, un fallimento ed un problema sociale (oltre che personale).

 

114 – 226

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La comunità non deve però abbandonare a se stessi coloro che, dopo un divorzio, cercano di riavviare il proprio percorso.

Essi devono essere rispettati, incoraggiati e sostenuti nelle difficoltà di ordine pratico, psicologico e spirituale.

Da parte loro, queste persone possono, ed anzi devono, partecipare alla vita sociale e proseguire nell’opera di educazione dei figli.

 

115 – 227

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Le unioni di fatto, il cui numero è progressivamente aumentato, si basano su una falsa concezione della libertà di scelta degli individui e su un’impostazione del tutto privatistica del matrimonio e della famiglia.

Il matrimonio non è un semplice patto di convivenza, bensì un rapporto con una dimensione sociale unica rispetto a tutte le altre, in quanto la famiglia, provvedendo alla cura e all’educazione dei figli, si configura come strumento primario per la crescita integrale di ogni persona e per il suo positivo inserimento nella vita sociale.

L’eventuale equiparazione legislativa tra la famiglia e le « unioni di fatto » si tradurrebbe in un discredito del modello di famiglia, che non si può realizzare in una precaria relazione tra persone, ma solo in un’unione permanente originata da un matrimonio, ovvero dal patto tra un uomo e una donna, fondato su una reciproca e libera scelta che implica la piena comunione coniugale orientata verso la procreazione.

In altre parole, le unioni di fatto sono importanti associazioni di persone che, pur espletandone alcune, non espletano tutte le funzioni proprie della famiglia ed, a conseguenza di ciò, a differenza delle famiglie, non sono vitali per il corretto sviluppo della società tutta.

 

116 – 228

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Un problema particolare collegato alle unioni di fatto è quello riguardante la richiesta di riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali, sempre più oggetto di pubblico dibattito.

Le unioni omosessuali sono coppie di fatto che, seppur in alcuni particolari casi hanno la potenzialità di assolvere funzioni analoghe a quelle della famiglia, hanno molte maggiori probabilità di risultare dannose specialmente nel corretto sviluppo psicofisico dei figli.

Conseguentemente, pur trattandosi di un’associazione dotata di grande dignità e tendenzialmente impegnata nella perpetrazione del bene comune, essa non può essere equiparata alla famiglia in quanto non ne condivide la stessa utilità sociale e naturale.

Ciò naturalmente non toglie che la persona omosessuale deve essere pienamente rispettata nella sua dignità e incoraggiata a seguire il suo percorso verso la sua propria realizzazione.

 

117 – 229

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La solidità del nucleo familiare è una risorsa determinante per la qualità della convivenza sociale, perciò la comunità civile non può restare indifferente di fronte alle tendenze disgregatrici che minano alla base i suoi stessi pilastri portanti.

Se una legislazione può talvolta tollerare comportamenti moralmente inaccettabili, non deve mai indebolire il riconoscimento del matrimonio monogamico indissolubile quale unica forma autentica della famiglia.

È pertanto necessario che le pubbliche autorità, resistendo a queste tendenze disgregatrici della stessa società e dannose per la dignità, sicurezza e benessere dei singoli cittadini, si adoperino perché l’opinione pubblica non sia indotta a sottovalutare l’importanza istituzionale del matrimonio e della famiglia.

È compito di tutti coloro che hanno a cuore il bene della società riaffermare che la famiglia costituisce, più ancora di un mero nucleo giuridico, sociale ed economico, una comunità di amore e di solidarietà che è in modo unico adatta ad insegnare e a trasmettere valori culturali, etici, sociali, spirituali e religiosi, essenziali per lo sviluppo e il benessere dei propri membri e della società.

 

b) La famiglia è il santuario della vita (22)

Mani

118 – 230

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L’amore coniugale è per sua natura aperto all’accoglienza della vita.

Nel compito procreativo si rivela in modo eminente la dignità dell’essere umano, chiamato a farsi interprete della bontà e della fecondità che lo contraddistinguono.

La paternità e la maternità umane, pur essendo biologicamente simili a quelle di altri esseri in natura, hanno in sé in modo essenziale ed esclusivo una essenza e funzione, sulla quale si fonda la famiglia, intesa come comunità di vita umana, come comunità di persone unite nell’amore.

La generazione di nuove persone e di nuovi cittadini è una delle funzioni sociali per le quali si fa affidamento alla famiglia ed alla conseguente generazione di un dinamismo di amore e di solidarietà tra le generazioni che sta alla base della società.

Occorre riscoprire il valore sociale di particella del bene comune insito in ogni nuovo essere umano: ogni bambino fa di sé un dono ai fratelli, alle sorelle, ai genitori, all’intera famiglia.

La sua vita diventa dono per gli stessi donatori della vita, i quali non potranno non sentire la presenza del figlio, la sua partecipazione alla loro esistenza, il suo apporto al bene comune loro e della comunità familiare.

 

119 – 231

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La famiglia fondata sul matrimonio costituisce la preziosissima struttura sociale posta a protezione della vita.

Essa è il luogo in cui la vita può essere adeguatamente accolta e protetta contro i molteplici attacchi a cui è esposta, e può svilupparsi secondo le esigenze di un’autentica crescita umana.

Determinante e insostituibile è il ruolo della famiglia per la promozione e la costruzione della cultura della vita contro il diffondersi di una “anti-civiltà” distruttiva, com’è confermato oggi da tante tendenze e situazioni di fatto.

Le famiglie hanno la peculiare missione di essere testimoni e annunciatrici della sacralità della vita.

È un impegno che assume nella società il valore di vera e coraggiosa profezia.

È per questo motivo che servire la vita comporta che le famiglie, specie partecipando ad apposite associazioni, si adoperino affinché le leggi e le istituzioni dello Stato non ledano in nessun modo il diritto alla vita, dal concepimento alla morte naturale, ma lo difendano e lo promuovano.

 

120 – 232

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La famiglia contribuisce in modo eminente al bene sociale mediante la paternità e la maternità responsabili, forme peculiari della speciale partecipazione dei coniugi all’opera creatrice a cui l’uomo è stato deputato.

L’onere di una simile responsabilità non può essere invocato per giustificare chiusure egoistiche, ma deve guidare le scelte dei coniugi verso una generosa accoglienza della vita.

In rapporto alle condizioni fisiche, economiche, psicologiche e sociali, la paternità responsabile si esercita,

  • sia con la deliberazione ponderata e generosa di far crescere una famiglia numerosa,
  • sia con la decisione, presa per gravi motivi e nel rispetto della legge morale, di evitare temporaneamente od anche a tempo indeterminato una nuova nascita.

Le motivazioni che devono guidare gli sposi nell’esercizio responsabile della paternità e della maternità derivano dal pieno riconoscimento dei propri doveri verso se stessi, verso la famiglia e verso la società, in una giusta gerarchia di valori.

 

121 – 234

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Il giudizio circa l’intervallo tra le nascite e il numero dei figli da procreare spetta soltanto agli sposi.

È questo un loro diritto inalienabile considerando i doveri verso se stessi, verso i figli già nati, la famiglia e la società.

L’intervento dei pubblici poteri, nell’ambito delle loro competenze, per la diffusione di un’appropriata informazione e l’adozione di opportune misure in campo demografico, deve essere compiuto nel rispetto delle persone e della libertà delle coppie: non può mai sostituirsi alle loro scelte; tanto meno lo possono fare le varie organizzazioni operanti in questo settore.

Sono moralmente condannabili come attentati alla dignità della persona e della famiglia tutti i programmi di aiuto economico destinati a finanziare campagne di sterilizzazione o aborto selettivo mirate a risolvere, in questo modo, problematiche di tipo economico, demografico o sanitario.

 

122 – 235

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Il desiderio di maternità e paternità non giustifica alcun «diritto al figlio», mentre invece sono evidenti i diritti del nascituro, al quale devono essere garantite condizioni ottimali di esistenza, mediante la stabilità della famiglia fondata sul matrimonio e la complementarità delle due figure, paterna e materna.

Il rapido sviluppo della ricerca e delle sue applicazioni tecniche nella sfera della riproduzione pone nuove e delicate questioni che chiamano in causa la società e le norme che regolano la convivenza umana.

Il terzo pensiero non tollera, in alcun modo, la riduzione del nascituro ad oggetto o prodotto né il danneggiamento o l’ingiustificata messa a rischio della salute fisica o psicologica della madre.

 

123 – 237

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I genitori, quali ministri della vita, non devono mai dimenticare che la dimensione culturale sociale e spirituale della procreazione merita una considerazione superiore a quella riservata a qualsiasi altro aspetto.

La paternità e la maternità rappresentano un compito di natura non semplicemente fisica, ma anche culturale, sociale e spirituale.

Accogliendo la vita umana nella unitarietà delle sue dimensioni, fisiche e spirituali, le famiglie contribuiscono alla « comunione delle generazioni » e danno in questo modo un essenziale e insostituibile contributo allo sviluppo della società.

Per questa ragione, la famiglia ha diritto all’assistenza da parte della società per quanto concerne i suoi compiti circa la procreazione e l’educazione dei figli.

Le coppie sposate, aventi una famiglia numerosa, hanno diritto a un adeguato aiuto e non devono essere sottoposte a discriminazione.

 

c) Dignità e diritti dei bambini (23)

Little lemon child

124 – 244 

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Il terzo pensiero indica costantemente l’esigenza di rispettare la dignità dei bambini.

Nella famiglia, comunità di persone, deve essere riservata una specialissima attenzione al bambino, sviluppando una profonda stima per la sua dignità personale, come pure un grande rispetto e un generoso servizio per i suoi diritti.

Ciò vale di ogni bambino, ma acquista una singolare urgenza quanto più il bambino è piccolo e bisognoso di tutto, malato, sofferente o handicappato.

I diritti dei bambini devono essere protetti dagli ordinamenti giuridici.

È necessario, innanzi tutto, il riconoscimento pubblico in tutti i Paesi del valore sociale dell’infanzia.

Nessun paese del mondo, nessun sistema politico può pensare al proprio avvenire se non attraverso l’immagine di queste nuove generazioni che dai loro genitori assumeranno il molteplice patrimonio dei valori, dei doveri e delle aspirazioni della nazione alla quale appartengono e di tutta la famiglia umana.

Il primo diritto del bambino è quello di nascere in una vera famiglia, un diritto il cui rispetto è sempre stato problematico e che oggi conosce nuove forme di violazione dovute allo sviluppo delle tecniche genetiche.

 

125 – 245

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La situazione di una larga parte dei bambini nel mondo è lungi dall’essere soddisfacente, per la mancanza di condizioni che favoriscano il loro sviluppo integralemalgrado l’esistenza di uno specifico strumento giuridico internazionale a tutela dei diritti del fanciullo, che impegna quasi tutti i membri della comunità internazionale.

Si tratta di condizioni connesse alla mancanza di servizi sanitari, di un’alimentazione adeguata, di possibilità a ricevere un minimo di formazione scolastica e di una casa.

Permangono insoluti, inoltre, alcuni gravissimi problemi: il traffico dei bambini, il lavoro minorile, il fenomeno dei «bambini di strada», l’impiego di bambini in conflitti armati, il matrimonio delle bambine, l’utilizzo dei bambini per il commercio di materiale pornografico, anche tramite i più moderni e sofisticati strumenti di comunicazione sociale.

È indispensabile combattere, a livello nazionale ed internazionale, le violazioni della dignità dei bambini e delle bambine causate dallo sfruttamento sessuale, dalle persone dedite alla pedofilia e dalle violenze di ogni genere subite da queste persone umane più indifese.

Si tratta di atti delittuosi che devono essere efficacemente combattuti, con adeguate misure preventive e penali, da una decisa azione delle diverse autorità.

d) Il compito educativo (24)

People 06

126-238

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Con l’opera educativa, la famiglia forma l’uomo alla pienezza della sua dignità secondo tutte le sue dimensioni, compresa quella sociale.

La famiglia, infatti, costituisce una comunità di amore e di solidarietà che è in modo unico adatta ad insegnare e a trasmettere valori culturali, etici, sociali, spirituali e religiosi, essenziali per lo sviluppo e il benessere dei propri membri e della società.

Esercitando la sua missione educativa, la famiglia contribuisce al bene comune e costituisce la prima scuola di virtù sociali, di cui tutte le società hanno bisogno.

Le persone sono aiutate in famiglia a crescere nella libertà e nella responsabilità, premesse indispensabili per l’assunzione di qualsiasi compito nella società.

Con l’educazione, inoltre, vengono comunicati, per essere assimilati e fatti propri da ciascuno, alcuni valori fondamentali, necessari per essere cittadini liberi, onesti e responsabili.

 

127-239

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La famiglia ha un ruolo del tutto originale e insostituibile nell’educazione dei figli.

L’amore dei genitori, mettendosi al servizio dei figli per aiutarli a trarre da loro (« e-ducere») il meglio di sé, trova la sua piena realizzazione proprio nel compito educativo: l’amore dei genitori da sorgente diventa anima e pertanto norma, che ispira e guida tutta l’azione educativa concreta, arricchendola di quei valori di dolcezza, costanza, bontà, servizio, disinteresse, spirito di sacrificio, che sono il più prezioso frutto dell’amore.

Il diritto-dovere dei genitori di educare la prole si qualifica come 

  • essenziale, connesso com’è con la trasmissione della vita umana;
  • come originale e primario, rispetto al compito educativo di altri, per l’unicità del rapporto d’amore che sussiste tra genitori e figli;
  • come insostituibile ed inalienabile  che, pertanto, non può essere totalmente delegato ad altri, né da altri usurpato.

I genitori hanno il diritto-dovere di impartire un’educazione  etico-religiosa e una formazione morale ai loro figli:  diritto che non può essere cancellato dallo Stato, ma rispettato e promosso; dovere primario, che la famiglia non può trascurare o delegare.

 

128-240

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I genitori sono i primi, ma non gli unici, educatori dei lori figli.

Spetta a loro, dunque, esercitare con senso di responsabilità l’opera educativa in stretta e vigile collaborazione con gli organismi civili e sociali: la stessa dimensione comunitaria e civile dell’uomo esige e conduce ad un’opera più ampia ed articolata, che sia il frutto della collaborazione ordinata delle diverse forze educative.

Queste forze sono tutte necessarie, anche se ciascuna può e deve intervenire con una sua competenza e con un suo contributo propri.

I genitori hanno il diritto di scegliere gli strumenti formativi rispondenti alle proprie convinzioni e di cercare i mezzi che possano aiutarli nel loro compito di educatori, anche nell’ambito spirituale e religioso.

Le autorità pubbliche hanno il dovere di garantire tale diritto e di assicurare le condizioni concrete che ne consentono l’esercizio.

In tale contesto si pone anzitutto il tema della collaborazione tra famiglia e istituzione scolastica.

 

129-241

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I genitori hanno il diritto di fondare e sostenere istituzioni educative.

Le autorità pubbliche devono far sì che i pubblici sussidi siano stanziati in maniera che i genitori siano veramente liberi nell’esercitare questo diritto, senza andare incontro ad oneri ingiusti. Non si devono costringere i genitori a sostenere, direttamente o indirettamente, spese supplementari, che impediscano o limitino ingiustamente l’esercizio di questa libertà.

Il terzo pensiero ritiene inopportuno ed ingiusto che lo stato rifiuti il sostegno economico pubblico alle scuole non statali che ne abbiano necessità e rendano un servizio alla società civile.

Quando lo Stato rivendica a sé il monopolio scolastico, oltrepassa i suoi diritti, offende la giustizia e viola gli obblighi propri legati al principio di sussidiarietà.

 

130-242

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La famiglia ha la responsabilità di offrire un’educazione integrale.

Ogni vera educazione, infatti, deve promuovere la formazione della persona umana in vista del suo fine ultimo, e contemporaneamente per il bene della società di cui l’uomo è membro e alle cui responsabilità, divenuto adulto, avrà parte.

L’integralità è assicurata quando i figli — con la testimonianza di vita e con la parola — vengono educati al dialogo, all’incontro, alla socialità, alla legalità, alla solidarietà e alla pace, mediante la coltivazione delle virtù fondamentali della giustizia e della carità.

Nell’educazione dei figli, il ruolo materno e quello paterno sono ugualmente necessari.

I genitori devono, quindi, operare congiuntamente.

L’autorità sarà da loro esercitata con rispetto e delicatezza, ma anche con fermezza e vigore: essa deve essere credibile, coerente, saggia e sempre orientata verso il bene integrale dei figli.

 

131-243

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I genitori hanno poi una particolare responsabilità nella sfera dell’educazione sessuale.

È di fondamentale importanza, per una crescita equilibrata, che i figli apprendano in modo ordinato e progressivo il significato della sessualità e imparino ad apprezzare i valori umani e morali ad essa correlati.

Per gli stretti legami che intercorrono tra la dimensione sessuale della persona e i suoi valori etici, il compito educativo deve condurre i figli a conoscere e a stimare le norme morali come necessaria e preziosa garanzia per una responsabile crescita personale nella sessualità umana.

I genitori sono tenuti a verificare le modalità con cui viene attuata l’educazione sessuale nelle istituzioni educative, al fine di controllare che un tema così importante e delicato sia affrontato in modo appropriato.

 

25) La famiglia come protagonista della vita sociale

IndovinaChi.VieneACena

a) Solidarietà familiare

132 – 246

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La soggettività sociale delle famiglie, sia singole che associate, si esprime anche con manifestazioni di solidarietà e di condivisione, non solo tra le famiglie stesse, ma pure mediante varie forme di partecipazione alla vita sociale e politica.

Si tratta della conseguenza della realtà familiare fondata sull’amore: nascendo dall’amore e crescendo nell’amore, la solidarietà appartiene alla famiglia come dato costitutivo e strutturale.

È una solidarietà che può assumere il volto del servizio e dell’attenzione a quanti vivono nella povertà e nell’indigenza, agli orfani, agli handicappati, ai malati, agli anziani, a chi è nel lutto, a quanti sono nel dubbio, nella solitudine o nell’abbandono; una solidarietà che si apre all’accoglienza, all’affidamento o all’adozione; che sa farsi voce di ogni situazione di disagio presso le istituzioni, affinché intervengano secondo le loro specifiche finalità.

 

133-247

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Le famiglie, lungi dall’essere solo oggetto dell’azione politica, possono e devono diventare soggetto di tale attività.

Esse, cioè, si devono adoperare affinché le leggi e le istituzioni dello Stato non solo non offendano, ma sostengano e difendano positivamente i diritti e i doveri della famiglia.

In tal senso le famiglie devono crescere nella coscienza di essere “protagoniste” della cosiddetta “politica familiare” e assumersi la responsabilità di trasformare la società.

A tale scopo va rafforzato l’associazionismo familiare.

Le famiglie hanno il diritto di formare associazioni con altre famiglie e istituzioni per svolgere il ruolo della famiglia in modo conveniente ed effettivo, come pure per proteggere i diritti, promuovere il bene e rappresentare gli interessi della famiglia.

Sul piano economico, sociale, giuridico e culturale, deve essere riconosciuto il legittimo ruolo delle famiglie e delle associazioni familiari nella elaborazione e nell’attuazione dei programmi che interessano la vita della famiglia.

 

b) Famiglia, vita economica e lavoro

134- 248

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Il rapporto che intercorre tra la famiglia e la vita economica è particolarmente significativo.

Da una parte, infatti, l’«eco-nomia» è nata dal lavoro domestico: la casa è stata per lungo tempo, e ancora — in molti luoghi — continua ad essere, unità di produzione e centro di vita.

Il dinamismo della vita economica, d’altra parte, si sviluppa con l’iniziativa delle persone e si realizza, secondo cerchi concentrici, in reti sempre più vaste di produzione e di scambio di beni e di servizi, che coinvolgono in misura crescente le famiglie.

La famiglia, dunque, va considerata, a buon diritto, come una protagonista essenziale della vita economica, orientata non dalla logica del mercato, ma da quella della condivisione e della solidarietà tra le generazioni.

 

135-249

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Un rapporto del tutto particolare lega la famiglia e il lavoro.

La famiglia costituisce uno dei più importanti termini di riferimento, secondo i quali deve essere formato l’ordine socio-etico del lavoro umano.

Tale rapporto affonda le sue radici nella relazione che intercorre tra la persona e il suo diritto a possedere il frutto del proprio lavoro e riguarda non solo il singolo come individuo, ma anche come membro di una famiglia, intesa quale «società domestica».

Il lavoro è essenziale in quanto rappresenta la condizione che rende possibile la fondazione di una famiglia, i cui mezzi di sussistenza si acquistano mediante il lavoro.

Il lavoro condiziona anche il processo di sviluppo delle persone, poiché una famiglia colpita dalla disoccupazione rischia di non realizzare pienamente le sue finalità.

L’apporto che la famiglia può offrire alla realtà del lavoro è prezioso e, per molti versi, insostituibile.

Si tratta di un contributo che si esprime sia in termini economici sia mediante le grandi risorse di solidarietà che la famiglia possiede e che costituiscono un importante appoggio per chi, al suo interno, si trova senza lavoro o è alla ricerca di un’occupazione.

Soprattutto e più radicalmente, è un contributo che si realizza con l’educazione al senso del lavoro e tramite l’offerta di orientamenti e sostegni di fronte alle stesse scelte professionali.

 

136-250

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Per tutelare questo rapporto tra famiglia e lavoro, un elemento da apprezzare e salvaguardare è il salario familiare, ossia un salario sufficiente a mantenere e a far vivere dignitosamente la famiglia.

Tale salario deve permettere la realizzazione di un risparmio che favorisca l’acquisizione di qualche forma di proprietà, come garanzia di libertà: il diritto alla proprietà è strettamente legato all’esistenza delle famiglie, che si mettono al riparo dal bisogno anche grazie al risparmio e alla costituzione di una proprietà familiare.

Vari possono essere i modi per dare concretezza al salario familiare.

Concorrono a determinarlo alcuni importanti provvedimenti sociali, quali gli assegni familiari e altri contributi per le persone a carico, nonché la remunerazione del lavoro casalingo di uno dei due genitori.

 

137-251

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Nel rapporto tra famiglia e lavoro, una speciale attenzione va riservata al lavoro della donna in famiglia, il cosiddetto lavoro di cura, che chiama in causa anche le responsabilità dell’uomo come marito e come padre.

Il lavoro di cura, a cominciare da quello della madre, proprio perché finalizzato e dedicato al servizio della qualità della vita, costituisce un tipo di attività lavorativa eminentemente personale e personalizzante, che deve essere socialmente riconosciuta e valorizzata, anche mediante un corrispettivo economico almeno pari a quello di altri lavori.

Nello stesso tempo, occorre eliminare tutti gli ostacoli che impediscono agli sposi di esercitare liberamente la loro responsabilità procreativa e, in particolare, quelli che costringono la donna a non svolgere pienamente le sue funzioni materne.

26) La società al servizio della famiglia

Indignati (Roma, 15.10.2011)

 

138-252

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Il punto di partenza per un corretto e costruttivo rapporto tra la famiglia e la società è il riconoscimento della soggettività e della priorità sociale della famiglia.

Il loro intimo rapporto impone che la società non venga mai meno al suo fondamentale compito di rispettare e di promuovere la famiglia stessa.

La società e, in particolare, le istituzioni statali — nel rispetto della priorità e antecedenza della famiglia — sono chiamate a garantire e favorire la genuina identità della vita familiare e a evitare e combattere tutto ciò che la altera e ferisce.

Ciò richiede che l’azione politica e legislativa salvaguardi i valori della famiglia, dalla promozione dell’intimità e della convivenza familiare, al rispetto della vita nascente, alla effettiva libertà di scelta nell’educazione dei figli.

La società e lo Stato non possono, pertanto, né assorbire, né sostituire, né ridurre la dimensione sociale della famiglia stessa; piuttosto devono onorarla, riconoscerla, rispettarla e promuoverla secondo il principio di sussidiarietà.

 

139-253

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Il servizio della società alla famiglia si concretizza nel riconoscimento, nel rispetto e nella promozione dei diritti della famiglia.

Tutto ciò richiede la realizzazione di autentiche ed efficaci politiche familiari con interventi precisi in grado di affrontare i bisogni che derivano dai diritti della famiglia come tale.

In tal senso, è necessario il prerequisito, essenziale e irrinunciabile, del riconoscimento — che comporta la tutela, la valorizzazione e la promozione — dell’identità della famiglia, società naturale fondata sul matrimonio.

Tale riconoscimento traccia una linea di demarcazione netta tra la famiglia propriamente intesa e le altre convivenze, che della famiglia — per loro natura — non possono meritare né il nome né lo statuto.

 

140-254

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Il riconoscimento, da parte delle istituzioni civili e dello Stato, della priorità della famiglia su ogni altra comunità e sulla stessa realtà statuale, comporta il superamento delle concezioni meramente individualistiche e l’assunzione della dimensione familiare come prospettiva, culturale e politica, irrinunciabile nella considerazione delle persone.

Ciò non si pone in alternativa, ma piuttosto a sostegno e tutela degli stessi diritti che le persone hanno singolarmente.

Tale prospettiva rende possibile elaborare criteri normativi per una soluzione corretta dei diversi problemi sociali, poiché le persone non devono essere considerate solo singolarmente, ma anche in relazione ai nuclei familiari in cui sono inserite, dei cui valori specifici ed esigenze si deve tenere debito conto.

(Queste affermazioni sono stilate nel tentativo di codificare un Terzo Pensiero Politico insieme a quelle contenute nei post sotto riportati).


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