Il mistero grande – L’amore ai tempi della crisi e della ideologia gender.

La camera turca

Mi commuove molto la profezia che è stata scelta per questo incontro…

“Non hanno più vino”

Mi commuove molto perchè, nella Bibbia, il vino, è il simbolo della gioia.

Io non faccio la mia vita.

La mia vita la fa un altro.

Sempre.

E’ la legge della vita: “Nessuno si fa da solo”.

Nessuno può essere felice da solo.

Nessuno si può realizzare da solo.

Non sarà che abbiamo finito la gioia perchè non crediamo più in questa parola?.

Datemi qualche definizione di “Amare”… provo io a darvene una: “non posso essere felice senza di te”.

Queste parole sono state dette da Don Fabio Bartoli alle giovani coppie della Comunità Maria.

Di questi tempi è fondamentale che noi ci si chieda cosa è l’unione tra uomo e donna.

Sono troppe, infatti, le proposte alternative perché noi si continui a vivacchiare senza entrare in profondità nel concetto, nella magnificenza e nella profondità del percorso esperienziale proprio della famiglia tradizionale.

E’ vero – lo riconosco – la più importante testimonianza sarà sempre la nostra vita.

Però è anche vero che, intravedendo la brillantezza del sole che sorge oltre la collina, è più bello mettere un piede di fronte all’altro e portare avanti la propria strada insieme all’altra metà della nostra anima.

Ed è anche vero che, di fronte a persone grigie che ci propongono percorsi relazionali grigi (spesso ridotti ad semplice contratto di fornitura di servizi procreatori, ricreatori e di condivisione degli affitti), è importante poter contrapporre un riferimento luminoso, chiaro e brillante.

E’ importante per noi, che ne guadagnano in solidità dei nostri intenti.

E’ importante per loro che riceveranno così il dono prezioso costituito da un dubbio.

Una crepa nella gabbia rugosa che si sono costruiti  attorno.

Se coglieranno quel dubbio, la scelta starà a loro.

Vista la crepa, potranno infrangere la gabbia… oppure ripararla con un po’ di nastro isolante grigio ed impolverato.

A tutti voi suggerisco di prendervi i minuti che servono ed ascoltare questa catechesi.

Il mio matrimonio ne ha molto beneficiato e sono convinto che, qualunque sia il vostro percorso o la vostra fede, servirà anche a voi.

Se avete tempo e voglia, vale la pena dare ache un’occhiata ad alcune letture.

Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino».

Dal vangelo secondo Giovanni  (Gv 2,1-11)

In quel tempo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù.  Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.

Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino».  E Gesù rispose: «Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora».  La madre dice ai servi: «Fate quello che vi dirà».

Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili.  E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le giare»; e le riempirono fino all’orlo.

Disse loro di nuovo: «Ora attingete e portatene al maestro di tavola». Ed essi gliene portarono.

E come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l’acqua), chiamò lo sposo  e gli disse: «Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po’ brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono».

Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

… siate sottomessi gli uni agli altri.

Lettera di San Paolo agli Efesini 5,21-32

 Nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri: le mogli lo siano ai loro mariti, come al Signore;  il marito infatti è capo della moglie, così come Cristo è capo della Chiesa, lui che è salvatore del corpo.  E come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli lo siano ai loro mariti in tutto.

E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell’acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata.  Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie, ama se stesso.  Nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la cura, come anche Cristo fa con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo.  Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne.  Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!

Bisogna essere molto liberi e padroni di sé per donarsi, bisogna anche essere eccezionalmente forti, perché solo chi si possiede può darsi, solo chi non ha paura lo fa, chi si sente così sicuro di sé da non dover dimostrare nulla.

dall’articolo “Elogio alla sottomissione” presente sul blog di Don Fabio…

Già, perché questo è la sottomissione: il dono spontaneo di sé, fatto per amore, mentre la sopraffazione è la pretesa di avere potere su una persona suo malgrado.

Bisogna essere molto liberi e padroni di sé per donarsi, bisogna anche essere eccezionalmente forti, perché solo chi si possiede può darsi, solo chi non ha paura lo fa, chi si sente così sicuro di sé da non dover dimostrare nulla. Non per niente il sottotitolo di entrambi i suoi libri fa riferimento alle “donne senza paura”, mostrando che l’ideale di donna di Costanza è appunto una donna libera dalla paura.

Eppure il dono di sé è l’espressione più alta dell’amore, non c’è forma dell’amore che non passi di qui e non si esprima quindi nel sacrificio e non richieda perciò in qualche modo una sottomissione. Perfino la collaborazione tra buoni colleghi in ufficio a volte lo richiede, figuriamoci un rapporto che impegna per la vita.

Amare significa dire a una persona “non posso vivere senza di te”, significa riconoscere la propria insufficienza, la propria radicale dipendenza da un altro… quale sottomissione maggiore di questa?

Sembra che i Don Fabio di Roma siano 4, e siano tutti predicatori di valore.Il più famoso di tutti è Don Fabio Rosini che è praticamente “l’archistar dei preti”.

Don Fabio Rosini è colui che concepito e lanciato il ciclo di catechesi sui Dieci Comandamenti.

Questo discorso NON è proposto dal Rosini ma, bensì, da Don Fabio Bartoli, parroco di San Benedetto al Gazometro, blogger, predicatore molto appassionato sull’Amore, sull’Impegno Sociale, sulla Politica, e sull’Apocalisse.

Gli altri due don Fabio… ancora… non li conosco.

Comunque… tempo al tempo.

Un pensiero su “Il mistero grande – L’amore ai tempi della crisi e della ideologia gender.

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