Riconoscimento delle Unioni Civili – Apprendisti stregoni sociali al Comune di Roma che, senza volerlo, reintroducono la schiavitù domestica.

Long Pond

Mi è capitato di mettere le mani sulla 96ª Proposta (di iniziativa consiliare) del comune di Roma intitolata “Riconoscimento delle Unioni Civili – Istituzione del Registro delle Unioni Civili. Approvazione Regolamento.”.
Invito tutti a leggere il documento che ho reso disponibile all’indirizzo http://www.delusidalbamboo.org/wp-content/uploads/2014/01/PropostaUnioni-civili-RC.2013.18095.pdf.

Quando si parla di “unioni di fatto” si è subito portati a giudicare.

Indipendentemente dal fatto che il giudizio sia entusiastico o schifato, ci viene istintivo pensare che la risposta è dentro di noi.

E forse è vero.

La risposta è effettivamente dentro di noi.

Però la risposta dentro di noi, se non è sufficientemente meditata, è quasi sempre sbagliata.

Ma è bene tornare in tema.

Vorrei discutere degli esperimenti di ingegneria sociale nei quali ci vogliono coinvolgere.

Il registro delle unioni civili è uno di questi esperimenti.

Ok… lo so… a prima vista sembra che io lo sto sopravvalutando.

Il registro delle unioni civili è soprattutto “un registro”: un foglio di carta su cui si annotano nomi e date.

Dato però che l’esistenza di quel registro modifica la vita dei cittadini su di esso elencati (e forse anche quella degli altri) sarà bene investire un po’ più di tempo per capire di che si tratta.

Oggi vorrei chiedermi cosa sono le “unioni civili” o, meglio, cosa potrebbero diventare in caso questo registro venisse instaurato.

Le “coppie di fatto” sono associazioni formate da due cittadini che si aiutano a vicenda nel percorso che porta alla loro realizzazione e nelle vicissitudini che segnano la vita di tutti noi.

In questa ottica sono una cosa bellissima: sono un esempio realizzato di solidarietà e sussidiarietà.

Ecco quindi che, per questo motivo, queste associazioni dovrebbero essere considerate le più importanti tra tutte le associazioni e sembrerebbe logico che questa preminenza venisse concretizzata per mezzo di un registro ed uno status ad-hoc.

Non si può però ignorare il fatto che questo status finirebbe per farle assomigliare alle  famiglie basate sul matrimonio.

E questa somiglianza è bellissima quando è vera ma è pericolosissima quando è finta.

Oggi sorvolerò sui primi capitoli della proposta presentata in comune e vi dirò solo che, sulla base di quanto scritto, una coppia di fatto diventa “unione civile” non appena si iscrive nel registro ed  accede ad una serie di servizi che la fanno assomigliare ad una famiglia con un’unica piccola eccezione.

A differenza di una famiglia, l’unione civile può essere sciolta in un microsecondo.

Vi invito a leggere il contenuto dell’Articolo 3 dedicato alla “Cancellazione dal Registro e cessazione dell’Unione Civile”.

Basta che uno dei membri dell’unione si presenta in comune, fa una richiesta e l’ufficio procede con la cancellazione.

Con calma, se l’altro membro dell’unione non è stato avvertito, ci penserà l’Ufficio competente.

Ha giusto un mese di tempo.

Forte no?

Uno può essere “divorziato” e scoprirlo un mese dopo.

E se ci sono dei figli di mezzo?

Problematica non pervenuta.

E la casa?

Beh… rimane al proprietario.

E se la persona abbandonata è anziana, malata, sola, incapace di badare a sé stessa?

Che facciamo?

Beh.. lasciamo fare alla selezione naturale.

Siamo alle solite: anche in questo caso, invece che una piena libertà abbiamo una piena assenza di garanzie per i più deboli.

Non si tratta di una tendenza originale: capita spesso che le eleganti proposte radicali, tolta la patina che le fa sembrare fulgidi esempi di civiltà moderna, vengano realizzati in modo da trasformarle in misure mirate a mallevare la responsabilità dei potenti nei confronti dei più deboli.

Ma torniamo alle nostre “Unioni Civili” e facciamoci una domanda?

Perché questi non si vogliono sposare?

Prima risposta che ci viene in mente: “perchè sono gay”.

Ok, ma allora mettiamoci a discutere di matrimoni gay e non perdiamo tempo con le “unioni civili”.

Questi signori ci stanno proponendo una cosa diversa dal matrimonio da qualunque parte la si guardi.

Se la si guarda dalla parte di chi si è sposato, essa è diversa dal matrimonio perchè non è giusto che chi si prende meno impegni abbia lo stesso supporto da parte dello Stato.

Se la si guarda dalla parte di coloro che vogliono accedere alle “Unioni Civili”, esse devono essere per forza una cosa diversa dal matrimonio perchè, se fossero uguali, non gli  piacerebbero e non vorrebbero accedervi.

Se la si guarda dal lato degli omosessuali che si vogliono sposare, questa “Unione Civile” finisce per essere una fregatura in quanto non fornisce le stesse garanzie di un matrimonio e finisce per essere solamente un pericoloso succedaneo esistenziale.

E allora a chi serve?

Secondo me, serve unicamente a chi deve millantare di essere sposato.

E chi è che deve millantare l’esistenza di un matrimonio che non è un matrimonio?

Tralasciamo i politici che devono convincere i loro elettori del fatto che hanno combinato qualcosa.

Tralasciamo alcune coppie di ricchi viziati che non hanno bisogno di nulla tranne la possibilità di “farlo strano” ma, per natura ed educazione, sono allergici a qualsivoglia impegno.

La terza classe che si avvantaggerà di questa “istituzione” è composta da gente potente e ricca che desidera aggirare persone più deboli senza sobbarcarsi nessuna responsabilità.

Parlo del ricco signore (o la ricca signora) che ha voglia di tenersi la ragazzina (o il ragazzino) finché è carina, gentile o utile ed, al tempo stesso, desidera tenere sempre il coltello dalla parte del manico.

In giro per il mondo c’è pieno di ragazzi e ragazze disposte fare qualunque cosa pur di uscire dalla situazione di miseria in cui si trovano.

Basta aggirarli con ambigue (ma elegantissime) elucubrazioni circa una presunta abiezione dell’istituto del matrimonio e proporre loro un’istituzione più moderna.

“Unione Civile” suona bene.

– Cosa è l’unione civile?

– Non ti preoccupare, è come un matrimonio. Solo più snello dal punto di vista burocratico.

Fantastico non trovate?

Se la vittima non parla bene l’italiano o dispone di un basso livello culturale non è nemmeno difficile operare il raggiro.

Ed alla fine che si ottiene?

Una versione moderna (e quindi usa e getta) della “donna-schiava-scopa-lava” che tanto piaceva alle femministe.

Ladies and gentleman, dopo la reintroduzione della schiavitù operaia ottenuta grazie al lavoro precario, ecco la reintroduzione della schiavitù domestica riservata agli scapoli impenitenti!!!

 Ma noi vogliamo veramente vivere in uno società impostata su questi valori?

Io non credo che lo Stato debba proteggere i potenti.

Loro si proteggono benissimo da soli.

Ritengo che lo stato debba proteggere i deboli intervenendo quando le loro risorse non sono sufficienti a garantire un minimo livello di dignità.

Quindi…

Si vuole l’unione civile?

Ok. Facciamolo!

Però la si realizzi dando la giusta tutela ai più deboli, poveri, malati e piccoli.

Il concetto “Unione Civile” deve essere definito molto meglio prima di definire un “registro” che, costituendone una presa d’atto ufficiale, di fatto, la riconosce e la legalizza.

E non si provi a “santificare” la precarietà nel mondo delle relazioni coniugali come già è stato fatto nel mondo delle relazioni lavorative.

2 pensieri su “Riconoscimento delle Unioni Civili – Apprendisti stregoni sociali al Comune di Roma che, senza volerlo, reintroducono la schiavitù domestica.

  1. Pingback: Delusi dal bamboo, – Le Unioni Civili e i cittadini comprati con la fetta di una torta che non c’è.

  2. Pingback: Delusi dal bamboo, – Dottò… ha mai pensato di comprarsi una moglie?

La vostra opinione mi interessa ed i vostri commenti mi danno al forza di scrivere: Lasciate un segno del vostro passaggio!