Pari dignità e diritti sociali alle unioni civili o famiglie di fatto: peccato che non sia possibile.

Sensi...

Grazie ad un suggerimento del consigliere capitolino pentastellato Virginia Raggi, mi è capitato di scoprire che, oltre al programma da me effettivamente letto, il M5S di Roma ha redatto un “piano delle azioni“.

L’idea di un programma bis è stata sciagurata per una ampia serie di ragioni tra le quali il fatto che “il piano delle azioni” contiene interi argomenti non coperti dal programma.

Mi spiego meglio.

A mio avviso, se il programma non parla di Politiche Sociali, il piano delle azioni non può e non deve contenere un capitolo dedicato alle Politiche Sociali.

Soprattutto, in detto capitolo non devono essere inserite proposte che tendano a modificare la struttura generale della società italiana senza che ciò sia stato adeguatamente discusso e senza che la proposta fosse vagliata con l’intento di intercettare eventuali errori logici e politici.

In questo caso ciò non è accaduto e, tra le altre cose, a pagina 21, si trova un capitoletto intitolato “unioni civili” nelle quali un punto recita :

“sviluppo delle azioni volte a riconoscere pari dignità e diritti sociali alle unioni civili o famiglie di fatto”.

Ad una prima occhiata non pare un’idea malvagia.

Che ci può essere di male a conferire dignità e diritti alle persone per bene?

Il problema sta tutto nella comparazione.

Cosa vuol dire “pari”?

Paria a cosa?

Ne deduco “pari alla famiglia basata sul matrimonio”.

E qui casca l’asino.

Il problema è che non è possibile conferire pari dignità e diritti alle famiglie di fatto ed alle famiglie basate sul matrimonio.

O si favoriscono le prime, o si favoriscono le seconde.

Perchè….

Il nodo da sciogliere sta nel concetto “laico” di matrimonio che, per lo Stato, è un impegno preso pubblicamente, davanti a decine di persone di dedicare il resto della vita a fare determinate cose.

Art. 143.
Diritti e doveri reciproci dei coniugi.

Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri.

Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione.

Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia.

Art. 147.
Doveri verso i figli.

Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli.

Art. 148.
Concorso negli oneri.

I coniugi devono adempiere l’obbligazione prevista nell’articolo precedente in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo. Quando i genitori non hanno mezzi sufficienti, gli altri ascendenti legittimi o naturali, in ordine di prossimità, sono tenuti a fornire ai genitori stessi i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli.

(… omissis…)

Gli articoli 143, 147 e 148 del Codice Civile costituiscono un importante impegno sia per i coniugi che per i loro parenti più stretti.

In altre parole, con il matrimonio, cittadini privati si impegnano a fornire alle parti partecipanti più deboli (e cioè i bambini o al coniuge più povero e malato) un sostentamento che, altrimenti, dovrebbe essere fornito dallo stato.

Le coppie di fatto, dal punto di vista legale e sociale, si rifiutano di prendere questo impegno.

E quindi?

Se ci si impegna a  “riconoscere pari dignità e diritti sociali alle unioni civili o famiglie di fatto”, si finisce per dare meno dignità alle famiglie basate sul matrimonio in quanto quest’ultime si vedrebbero riconoscere gli stessi benefici a fronte di un impegno pubblico molto più gravoso.

Il risultato?

In teoria, chi si sposa sarebbe più scemo di chi non lo fa.

Un pratica, ne deriva che i già limitati sussidi alle famiglie verranno diluiti su una più ampia base di cittadini fino a diventare talmente insignificanti da divenire inutili per tutti.

E questo è ciò che si sta puntualmente verificando a Roma.

Effettuate queste considerazioni mi verrebbero alcuni suggerimenti per gli amici del 5 stelle.

La prima è basata sull’esperienza del fatto che, da quando è nato il PD, che io sappia, tutte le sue proposte sono state favorevoli alla finanza internazionale e sfavorevoli la Popolo Italiano.

Di conseguenza, quando un punto del programma risulta uguale a quello del PD, sarebbe opportuno sottoporlo ad una approfondita serie di controlli.

In questo caso, vi sareste accorti che la famiglia basata sul matrimonio costituisce una sorta di “assicurazione gratuita” nei confronti della malattia, della disoccupazione, della solitudine e di tanti altri accidenti.

E’ evidente che le finanziarie intente a “vendere assicurazioni” o sfruttare i momenti di debolezza per espropriare i cittadini italiano di tutti i loro averi vedano il matrimonio come fumo negli occhi.

La seconda riguarda il modo di stilare i programmi (specialmente quelli locali).

Dato che non è vero che tre persone di cultura media ne fanno una di cultura elevata, è opportuno che la stilatura dei programmi venga fatta da persone competenti e, solo dopo, approvata o rigettata dalla base a valle di una spiegazione e discussione approfondita.

L’idea di scrivere i programmi per somma di idee genera un collage dannoso per il Paese.

Vi prego.

Non fatelo più.

 

 

Un pensiero su “Pari dignità e diritti sociali alle unioni civili o famiglie di fatto: peccato che non sia possibile.

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