Le Unioni Civili e i cittadini comprati con la fetta di una torta che non c’è.

Il senso della vita

Mi è capitato di mettere le mani sulla 96ª Proposta (di iniziativa consiliare) del comune di Roma intitolata “Riconoscimento delle Unioni Civili – Istituzione del Registro delle Unioni Civili. Approvazione Regolamento.”.
Invito tutti a leggere il documento che ho reso disponibile all’indirizzo www.delusidalbamboo.org/wp-content/uploa…li-RC.2013.18095.pdf.

Come ho scritto in un precedente articolo, le Unioni Civili sono una sorta di matrimonio precario che è una catastrofe per le parti deboli convinte ad accedere a questa istituzione.

In poche parole, si è notato come stesse venendo proposto il riconoscimento di una sorta di unione matrimoniale priva di impegni nella quale, in qualsiasi momento, uno dei membri può prendere le sue cose ed andare via.

Ecco che, in un’associazione di questo genere, il portatore del reddito principale dispone di una capacità di ricatto talmente spiccata da garantire una coercizione assoluta sulla parte più debole.

In altri articoli, approfondiremo meglio la questione.

Oggi volevo guardare un po’ più a fondo nelle gentili concessioni che, nello stesso tempo, sono state elargite alla popolazione allo scopo di indorare la pillola.

In effetti, qualcosa sembra essere previsto nei paragrafi 1.2, 1.3 ed 1.4 della proposta.

Ricordiamo che, nella legge, non conta quello che i politici raccontano ai giornali ma, al contrario, ciò che conta è

  • quanto ci hanno scritto dentro
  • se ci sarà la volontà di applicare la legge
  • ed, in caso contrario, quella che sarà l’interpretazione del giudice.

Al momento, posso solo leggere quello che ci hanno scritto nella proposta.

Iniziamo!

1.2. Ai fini del presente Regolamento l’Unione Civile ricade nella definizione della famiglia anagrafica fornita dall’art. 4 del D.P.R. n. 223/1989 come “un insieme di persone legate da vincoli affettivi coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso Comune” (art. 4 comma 1 D.P.R. n. 223/1989, Nuovo Regolamento anagrafico della popolazione residente).

Questo primo paragrafo fa supporre che le coppie che accedono all’Unione Civile acquisiscono lo status di “famiglia anagrafica”.

Non si spiega bene cosa voglia dire “famiglia anagrafica” ma verrebbe proprio da dire che, se l’Unione Civile è una “famiglia anagrafica” allora, per l’anagrafe, essa dovrebbe essere una famiglia.

Peccato che non sia vero.

Un amico avvocato mi ha fatto notare che la spiegazione di un pronunciamento fatto a livello statale può essere, a sua volta, fatta unicamente a livello statale.

Quindi, quello che dicono qui, è che l’Unione Civile  è “un insieme di persone legate da vincoli affettivi coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso Comune”.

In altre parola è formata da due persone che si vogliono bene ed abitano entrambe a Roma.

Per dimostrare l’amore basta attaccare un lucchetto a Ponte Milvio.

Se non si possiede una casa, con quello che costa un affitto regolare, dimostrare la coabitazione può essere un po’ più complesso.

Ma torniamo alla famiglia anagrafica: qualunque romano sembra poter formare una famiglia anagrafica con il suo compagno di appartamento (o con la colf)… almeno finché uno dei due non decide di sposarsi.

E passiamo ai punti successivi.

1.3. L’Amministrazione Comunale provvede, attraverso singoli atti e disposizioni degli Assessorati e degli Uffici competenti, a tutelare e sostenere le Unioni Civili, al fine di garantire pari condizioni nelle aree di competenza sotto indicate, superare situazioni di discriminazione e/o disagio e favorirne l’integrazione e lo sviluppo nel contesto sociale, culturale ed economico del territorio.

Le aree tematiche ve le dico dopo.

Voglio che guardiate il capolavoro sintattico sopra riportato.

Sembra che quest’atto impegni l’Amministrazione Comunale ad agire, dopo un’opportuna schedatura, ad evitare che le Unioni Civili siano discriminate.

Sento montare l’inquietudine.

AIUTO!

Sta per iniziare una lotta contro l’unionecivilofobia!

A rigor di tigna, vi invito a notare che la dicitura “pari condizioni” richiederebbe un termine di paragone.

Pari condizioni con cosa?

Pari condizioni con chi?

Con le famiglie?

Come ho scritto in un’altro precedente articolo, non è praticamente possibile dare pari condizioni ad istituti i cui membri prendono impegni di così differente entità.

O si favorisce coloro che prendono tanti impegni, compensandoli con altrettanto supporto.

O si favorisce spudoratamente chi ne prende di meno.

In effetti, l’articolo non parla di famiglie.

Quindi, l’unica interpretazione logicamente accettabile è che si voglia evitare di discriminare un’unione civile rispetto ad un’altra.

Ed in Italia, come sappiamo, la discriminazione più feroce è la discriminazione economica.

Ma passiamo alle aree tematiche…

1.4. Le aree tematiche entro le quali gli interventi sono da considerarsi prioritari sono:
a) casa;
b) sanità e servizi sociali;
c) giovani, genitori e anziani;
d) cultura, sport e tempo libero;
e) infanzia, genitorialità, formazione, scuola e servizi educativi;
f) diritti, partecipazione e pari opportunità;
g) trasporti;
h) occupazione e produttività.

1.5. Gli atti dell’Amministrazione devono prevedere per le Unioni Civili pari condizioni di accesso ai servizi ed alle attività promosse in ciascuna delle aree tematiche sopra indicate, con particolare attenzione alle condizioni di svantaggio e di disagio economico e sociale.

Vedete? Avevo ragione.

“Disagio economico e sociale”.

Quindi abbiamo due possibilità:

  • o il comune di Roma si prepara a tirare fuori un mucchio di soldi (che non ha) per combattere le disparità economiche e culturali fra tutte le singole diverse coppie di cittadini
  • oppure si stanno preparando a “stampare qualche manifestino.”

Affitta la casa al concittadino più povero! Sarai un Romano più bello!

Insomma: un po’ di moralismo, qualche campagna mediatica e la storia, quantomeno nel mondo reale, sembra voler finire qui.

Ma ecco intervenire il punto 2.4!

2.4. I soggetti iscritti nel Registro delle Unioni Civili potranno beneficiare delle agevolazioni, dei benefici e, in generale, saranno soggetti alle medesime disposizioni previste dagli atti e dalle disposizioni di Roma Capitale, degli Assessorati e degli Uffici competenti per i soggetti coniugati.

Finalmente abbiamo la comparazione che tanto ci mancava.

Vogliono dare alle unioni civili le stesse sovvenzioni che vengono date alle famiglie.

Avrei solo una domanda.

Una domanda piccola piccola.

CON QUALI FONDI?????

Il comune di Roma è sommerso da una valanga di debiti.

Non ha soldi.

E’ un fatto.

Allora è arrivato il momento di raccontare la parabola del giaccone.

Il signor Sposato aveva freddo.

Il comune trovò i soldi per comprargli in giaccone.

A quel punto qualcuno, in comune, trovò comodo dire che anche il signor Unito aveva freddo.

Ma il comune non aveva più soldi.

Quindi quel qualcuno del comune propose il “valore delle pari opportunità”.

Tolsero il giaccone a Sposato e lo diedero ad Unito.

Ed allora Sposato disse: “E le pari opportunità?”.

Tolsero il giaccone ad Unito, lo divisero in due e ne consegnarono metà a Sposato e metà ad Unito.

Così entrambi si trovarono senza giaccone. 

Cari amici a cui viene promessa una fetta della “torta” delle unioni civili, ho per voi una brutta notizia.

La torta non esiste.

Vi stanno invitando ad accettare l’introduzione della precarietà anche nel mondo matrimoniale in cambio di una bella fetta di…

NULLA!

Non so voi… ma a me ricorda tanto quando ci hanno proposto di introdurre la precarietà nel mondo del lavoro.

Le possibilità di guadagno, benessere e felicità… per noi comuni mortali… sembrano proprio essere le stesse.

Un pensiero su “Le Unioni Civili e i cittadini comprati con la fetta di una torta che non c’è.

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