Diritti dei lavoratori – Il diritto di sciopero

resistono

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Il terzo pensiero riconosce la legittimità dello sciopero quando appare lo strumento inevitabile, o quanto meno necessario, in vista di un vantaggio proporzionato, dopo che si sono rivelate inefficaci tutte le altre modalità di superamento dei conflitti.

Lo sciopero, una delle conquiste più travagliate dell’associazionismo sindacale, può essere definito come il rifiuto collettivo e concertato, da parte dei lavoratori, di svolgere le loro prestazioni, allo scopo di ottenere, per mezzo della pressione così esercitata sui datori di lavoro, sullo Stato e sull’opinione pubblica, migliori condizioni di lavoro e della loro situazione sociale.

Anche lo sciopero, per quanto si profili come una specie di ultimatum, deve essere sempre un metodo pacifico di rivendicazione e di lotta per i propri diritti.

Esso diventa moralmente inaccettabile allorché è accompagnato da violenze oppure gli si assegnano obiettivi non direttamente connessi con le condizioni di lavoro o in contrasto con il bene comune.

 

(Queste affermazioni sono stilate nel tentativo di codificare un Terzo Pensiero Politico
di cui avete letto il Capitolo 36 in Rev. 0).
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