Funzione sociale della famiglia – L’amore e la formazione di una comunità di persone

People 72

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La famiglia si propone come spazio di quella comunione, tanto necessaria in una società sempre più individualistica, nel quale far crescere un’autentica comunità di persone grazie all’incessante dinamismo dell’amore, che è la dimensione fondamentale dell’esperienza umana e che trova proprio nella famiglia un luogo privilegiato per manifestarsi.

L’amore fa sì che l’uomo si realizzi attraverso il dono sincero di sé: amare significa dare e ricevere quanto non si può né comperare né vendere, ma solo liberamente e reciprocamente elargire.

Grazie all’amore, realtà essenziale per definire il matrimonio e la famiglia, ogni persona, uomo e donna, è riconosciuta, accolta e rispettata nella sua dignità.

Dall’amore nascono rapporti vissuti all’insegna della gratuità, la quale rispettando e favorendo in tutti e in ciascuno la dignità personale come unico titolo di valore, diventa accoglienza cordiale, incontro e dialogo, disponibilità disinteressata, servizio generoso, solidarietà profonda.

L’esistenza di famiglie che vivono in tale spirito mette a nudo le carenze e le contraddizioni di una società orientata prevalentemente, se non esclusivamente, da criteri di efficienza e funzionalità.

La famiglia, che vive costruendo ogni giorno una rete di rapporti interpersonali, interni ed esterni, si pone invece come prima e insostituibile scuola di socialità, esempio e stimolo per i più ampi rapporti comunitari all’insegna del rispetto, della giustizia, del dialogo, dell’amore.

 

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L’amore si esprime anche mediante una premurosa attenzione verso gli anziani che vivono nella famigliala loro presenza può assumere un grande valore.

Essi sono un esempio di collegamento tra le generazioni, una risorsa per il benessere della famiglia e dell’intera società.

Non solo possono rendere testimonianza del fatto che vi sono aspetti della vita, come i valori umani e culturali, morali e sociali, che non si misurano in termini economici o di funzionalità, ma offrire anche un contributo efficace nell’ambito lavorativo e in quello della responsabilità.

Si tratta, infine, non solo di fare qualcosa per gli anziani, ma anche di accettare queste persone come collaboratori responsabili, con modalità che rendano ciò veramente possibile, come agenti di progetti condivisi, in fase sia di programmazione, sia di dialogo o di attuazione.

Gli anziani costituiscono un’importante scuola di vita, capace di trasmettere valori e tradizioni e di favorire la crescita dei più giovani, i quali imparano così a ricercare non soltanto il proprio bene, ma anche quello altrui. Se gli anziani si trovano in una situazione di sofferenza e dipendenza, non solo hanno bisogno di cure sanitarie e di un’assistenza appropriata, ma, soprattutto, di essere trattati con amore.

 

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L’essere umano è fatto per amare e senza amore non può vivere.

Quando si manifesta nel dono totale di due persone nella loro complementarità, l’amore non può essere ridotto alle emozioni e ai sentimenti, né, tanto meno, alla sua sola espressione sessuale.

Una società che tende sempre più a relativizzare e a banalizzare l’esperienza dell’amore e della sessualità esalta gli aspetti effimeri della vita e ne oscura i valori fondamentali: diventa quanto mai urgente annunciare e testimoniare che la verità dell’amore e della sessualità coniugale esiste là dove si realizza un dono pieno e totale delle persone con le caratteristiche dell’unità e della fedeltà.

Tale verità, fonte di gioia, di speranza e di vita, rimane impenetrabile e irraggiungibile fintanto che si rimane chiusi nel relativismo e nello scetticismo.

 

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Di fronte alle teorie che considerano l’identità di genere soltanto come prodotto culturale e sociale derivante dall’interazione tra la comunità e l’individuo, prescindendo dall’identità sessuale personale e senza alcun riferimento al vero significato della sessualità, il terzo pensiero rimane legato al principio di realtà che vede gli esseri umani nascere in forma di uomini e donne.

 Spetta a ciascuno, uomo o donna, riconoscere ed accettare la propria identità sessuale.

La differenza e la complementarità fisiche, morali e spirituali sono orientate al bene del matrimonio e allo sviluppo della vita familiare.

L’armonia della coppia e della società dipende in parte dal modo in cui si vivono tra i sessi la complementarità, il bisogno vicendevole e il reciproco aiuto.

È questa una prospettiva che fa considerare doverosa la conformazione del diritto positivo alla legge naturale, secondo la quale l’identità sessuale è indisponibile, perché è la condizione oggettiva per formare una coppia nel matrimonio.

 

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La natura dell’amore coniugale esige la stabilità del rapporto matrimoniale e la sua tendenziale indissolubilità.

La mancanza di questi requisiti pregiudica il rapporto di amore esclusivo e totale proprio del vincolo matrimoniale, con gravi sofferenze per i figli e con risvolti dannosi anche nel tessuto sociale.

La stabilità e l’indissolubilità dell’unione matrimoniale non devono essere affidate esclusivamente all’intenzione e all’impegno delle singole persone coinvolte: la responsabilità della tutela e della promozione della famiglia come fondamentale istituzione naturale, proprio in considerazione dei suoi vitali e irrinunciabili aspetti, compete piuttosto all’intera società.

La necessità di conferire un carattere istituzionale al matrimonio, fondandolo su un atto pubblico, socialmente e giuridicamente riconosciuto, deriva da basilari esigenze di natura sociale.

L’esaltazione del divorzio nelle legislazioni civili ha alimentato una visione relativistica del legame coniugale e si è ampiamente manifestata come una vera piaga sociale.

Le coppie che riescono a conservare e sviluppare i beni della stabilità e dell’indissolubilità assolvono in modo umile e coraggioso, una funzione fondamentale nella società che giustifica il primato del matrimonio su tutte le altre forme associative.

L’eventuale fallimento di questo intento deve essere considerato, appunto, un fallimento ed un problema sociale (oltre che personale).

 

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La comunità non deve però abbandonare a se stessi coloro che, dopo un divorzio, cercano di riavviare il proprio percorso.

Essi devono essere rispettati, incoraggiati e sostenuti nelle difficoltà di ordine pratico, psicologico e spirituale.

Da parte loro, queste persone possono, ed anzi devono, partecipare alla vita sociale e proseguire nell’opera di educazione dei figli.

 

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Le unioni di fatto, il cui numero è progressivamente aumentato, si basano su una falsa concezione della libertà di scelta degli individui e su un’impostazione del tutto privatistica del matrimonio e della famiglia.

Il matrimonio non è un semplice patto di convivenza, bensì un rapporto con una dimensione sociale unica rispetto a tutte le altre, in quanto la famiglia, provvedendo alla cura e all’educazione dei figli, si configura come strumento primario per la crescita integrale di ogni persona e per il suo positivo inserimento nella vita sociale.

L’eventuale equiparazione legislativa tra la famiglia e le « unioni di fatto » si tradurrebbe in un discredito del modello di famiglia, che non si può realizzare in una precaria relazione tra persone, ma solo in un’unione permanente originata da un matrimonio, ovvero dal patto tra un uomo e una donna, fondato su una reciproca e libera scelta che implica la piena comunione coniugale orientata verso la procreazione.

In altre parole, le unioni di fatto sono importanti associazioni di persone che, pur espletandone alcune, non espletano tutte le funzioni proprie della famiglia ed, a conseguenza di ciò, a differenza delle famiglie, non sono vitali per il corretto sviluppo della società tutta.

 

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Un problema particolare collegato alle unioni di fatto è quello riguardante la richiesta di riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali, sempre più oggetto di pubblico dibattito.

Le unioni omosessuali sono coppie di fatto che, seppur in alcuni particolari casi hanno la potenzialità di assolvere funzioni analoghe a quelle della famiglia, hanno molte maggiori probabilità di risultare dannose specialmente nel corretto sviluppo psicofisico dei figli.

Conseguentemente, pur trattandosi di un’associazione dotata di grande dignità e tendenzialmente impegnata nella perpetrazione del bene comune, essa non può essere equiparata alla famiglia in quanto non ne condivide la stessa utilità sociale e naturale.

Ciò naturalmente non toglie che la persona omosessuale deve essere pienamente rispettata nella sua dignità e incoraggiata a seguire il suo percorso verso la sua propria realizzazione.

 

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La solidità del nucleo familiare è una risorsa determinante per la qualità della convivenza sociale, perciò la comunità civile non può restare indifferente di fronte alle tendenze disgregatrici che minano alla base i suoi stessi pilastri portanti.

Se una legislazione può talvolta tollerare comportamenti moralmente inaccettabili, non deve mai indebolire il riconoscimento del matrimonio monogamico indissolubile quale unica forma autentica della famiglia.

È pertanto necessario che le pubbliche autorità, resistendo a queste tendenze disgregatrici della stessa società e dannose per la dignità, sicurezza e benessere dei singoli cittadini, si adoperino perché l’opinione pubblica non sia indotta a sottovalutare l’importanza istituzionale del matrimonio e della famiglia.

È compito di tutti coloro che hanno a cuore il bene della società riaffermare che la famiglia costituisce, più ancora di un mero nucleo giuridico, sociale ed economico, una comunità di amore e di solidarietà che è in modo unico adatta ad insegnare e a trasmettere valori culturali, etici, sociali, spirituali e religiosi, essenziali per lo sviluppo e il benessere dei propri membri e della società.

 

(Queste affermazioni sono stilate nel tentativo di codificare un Terzo Pensiero Politico
di cui avete letto il Capitolo 21 in Rev. 0).
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Un pensiero su “Funzione sociale della famiglia – L’amore e la formazione di una comunità di persone

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