La dignità del lavoro – La dimensione soggettiva e oggettiva del lavoro

_D7A6886_bis_Tempu_ri_Capuna

141 – 270

 ____________________________

Il lavoro umano ha una duplice dimensione: oggettiva e soggettiva.

In senso oggettivo è l’insieme di attività, risorse, strumenti e tecniche di cui l’uomo si serve per produrre, per manutenere e per gestire il territorio da lui occupato.

Il lavoro in senso soggettivo è l’agire dell’uomo in quanto essere dinamico, capace di compiere varie azioni che appartengono al processo del lavoro e che corrispondono alla sua vocazione personale.

L’uomo, per sua natura, si realizza quando lascia un segno sulla “sua” terra e quando, in un certo senso, la domina e controlla, perché, proprio in quanto persona, egli è un essere soggettivo capace di agire in modo programmato e razionale, capace di decidere di sé e tendente a realizzare se stesso.

Come persona, l’uomo è quindi soggetto del lavoro.

Il lavoro in senso oggettivo costituisce l’aspetto contingente dell’attività dell’uomo, che varia incessantemente nelle sue modalità con il mutare delle condizioni tecniche, culturali, sociali e politiche. 

In senso soggettivo si configura, invece, come la sua dimensione stabile, perché non dipende da quel che l’uomo realizza concretamente né dal genere di attività che esercita, ma solo ed esclusivamente dalla sua dignità di essere personale.

La distinzione è decisiva sia per comprendere qual è il fondamento ultimo del valore e della dignità del lavoro, sia in ordine al problema di un’organizzazione dei sistemi economici e sociali rispettosa dei diritti dell’uomo.

 

142 – 271

____________________________

 La soggettività conferisce al lavoro la sua peculiare dignità, che impedisce di considerarlo come una semplice merce o un elemento impersonale dell’organizzazione produttiva.

Il lavoro, indipendentemente dal suo minore o maggiore valore oggettivo, è espressione essenziale della persona, è « actus personae ».

Qualsiasi forma di materialismo e di economicismo che tentasse di ridurre il lavoratore a mero strumento di produzione, a semplice forza-lavoro, a valore esclusivamente materiale, finirebbe per snaturare irrimediabilmente l’essenza del lavoro, privandolo della sua finalità più nobile e profondamente umana.

La persona è il metro della dignità del lavoro.

Non c’è, infatti, alcun dubbio che il lavoro umano abbia un suo valore etico, il quale senza mezzi termini e direttamente rimane legato al fatto che colui che lo compie è una persona.

La dimensione soggettiva del lavoro deve avere la preminenza su quella oggettiva, perché è quella dell’uomo stesso che compie il lavoro, determinandone la qualità e il valore più alto.

Se manca questa consapevolezza oppure non si vuole riconoscere questa verità, il lavoro perde il suo significato più vero e profondo: in questo caso, purtroppo frequente e diffuso, l’attività lavorativa e le stesse tecniche utilizzate diventano più importanti dell’uomo stesso e, da alleate, si trasformano in nemiche della sua dignità.

 

143 – 272

 ____________________________

Il lavoro umano non soltanto procede dalla persona, ma è anche essenzialmente ordinato e finalizzato ad essa.

Indipendentemente dal suo contenuto oggettivo, il lavoro deve essere orientato verso il soggetto che lo compie, perché lo scopo del lavoro, di qualunque lavoro, rimane sempre l’uomo.

Anche se non può essere ignorata l’importanza della componente oggettiva del lavoro sotto il profilo della sua qualità, tale componente, tuttavia, va subordinata alla realizzazione dell’uomo, e quindi alla dimensione soggettiva, grazie alla quale è possibile affermare che il lavoro è per l’uomo e non l’uomo per il lavoro e che lo scopo del lavoro, di qualunque lavoro eseguito dall’uomo — fosse pure il lavoro più “di servizio”, più monotono, nella scala del comune modo di valutazione, addirittura più emarginante — rimane sempre l’uomo stesso.

 

144 – 273

 ____________________________

Il lavoro umano possiede anche un’intrinseca dimensione sociale.

Il lavoro di un uomo, infatti, si intreccia naturalmente con quello di altri uomini.

Oggi più che mai lavorare è un lavorare con gli altri e un lavorare per gli altri: è un fare qualcosa per qualcuno.

Anche i frutti del lavoro offrono occasione di scambi, di relazioni e d’incontro.

Il lavoro, pertanto, non si può valutare giustamente se non si tiene conto della sua natura sociale giacché se non sussiste un corpo veramente sociale e organico, se un ordine sociale e giuridico non tutela l’esercizio del lavoro, se le varie parti, le une dipendenti dalle altre, non si collegano fra di loro e mutuamente non si compiono, se, quel che è di più, non si associano, quasi a formare una cosa sola, l’intelligenza, il capitale, il lavoro, l’umana attività non può produrre i suoi frutti, e quindi non si potrà valutare giustamente né retribuire adeguatamente, dove non si tenga conto della sua natura sociale e individuale.

 

145 – 274

 ____________________________

Il lavoro è anche un obbligo cioè un dovere dell’uomo.

L’uomo deve lavorare sia per evitare lo status di parassita, sia per rispondere alle esigenze di mantenimento e sviluppo della sua stessa umanità.

Il lavoro si profila come obbligo morale in relazione al prossimo, che è in primo luogo la propria famiglia, ma anche la società, alla quale si appartiene, la Nazione, della quale si è figli o figlie, l’intera famiglia umana, di cui si è membri: siamo eredi del lavoro di generazioni e insieme artefici del futuro di tutti gli uomini che vivranno dopo di noi.

 

146 – 275

____________________________

 Il lavoro conferma la profonda identità dell’uomo.

 Diventando — mediante il suo lavoro — sempre di più padrone della terra, e confermando — ancora mediante il lavoro — il suo dominio sul mondo visibile, l’uomo, in ogni caso ed in ogni fase di questo processo, persegue la sua naturale propensione, la quale resta necessariamente e indissolubilmente legata al fatto che l’uomo è stato dotato di innata capacità creativa e generativa.

Ciò qualifica l’attività dell’uomo nell’universo di cui egli non è il padrone, ma bensì il fiduciario e, per quanto possibile, il custode ed il gestore.

(Queste affermazioni sono stilate nel tentativo di codificare un Terzo Pensiero Politico
di cui avete letto il Capitolo 27 in Rev. 0).
Post Precedente Post successivo
26) La società al servizio della famiglia. 28) La dignità del lavoro – I rapporti tra lavoro e capitale.

 

Un pensiero su “La dignità del lavoro – La dimensione soggettiva e oggettiva del lavoro

  1. Pingback: Delusi dal bamboo, – La dignità del lavoro – I rapporti tra lavoro e capitale

La vostra opinione mi interessa ed i vostri commenti mi danno al forza di scrivere: Lasciate un segno del vostro passaggio!