Il principio di sussidiarietà

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a) Origine e significato

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 La sussidiarietà è tra le più costanti e caratteristiche direttive del terzo pensiero.

È impossibile promuovere la dignità della persona se non prendendosi cura della famiglia, dei gruppi, delle associazioni, delle realtà territoriali locali, in breve, di quelle espressioni aggregative di tipo economico, sociale, culturale, sportivo, ricreativo, professionale, politico, alle quali le persone danno spontaneamente vita e che rendono loro possibile una effettiva crescita sociale.

È questo l’ambito della società civile, intesa come l’insieme dei rapporti tra individui e tra società intermedie, che si realizzano in forma originaria e grazie alla soggettività creativa del cittadino.

La rete di questi rapporti innerva il tessuto sociale e costituisce la base di una vera comunità di persone, rendendo possibile il riconoscimento di forme più elevate di socialità.

 

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Il principio di sussidiarietà, e cioè l’esigenza di tutelare e di promuovere le espressioni originarie della socialità deve essere considerato come principio importantissimo della  filosofia sociale.

Siccome è illecito togliere agli individui ciò che essi possono compiere con le forze e l’industria propria per affidarlo alla comunità, così è ingiusto rimettere a una maggiore e più alta società quello che dalle minori e inferiori comunità si può fare.

Ed è questo insieme un grave danno e uno sconvolgimento del retto ordine della società; perché l’oggetto naturale di qualsiasi intervento della società stessa è quello di aiutare in maniera suppletiva le membra del corpo sociale, non già distruggerle e assorbirle.

In base a tale principio, tutte le società di ordine superiore devono porsi in atteggiamento di aiuto (subsidium— quindi di sostegno, promozione, sviluppo — rispetto alle minori.

In tal modo, i corpi sociali intermedi possono adeguatamente svolgere le funzioni che loro competono, senza doverle cedere ingiustamente ad altre aggregazioni sociali di livello superiore, dalle quali finirebbero per essere assorbiti e sostituiti e per vedersi negata, alla fine, dignità propria e spazio vitale.

Alla sussidiarietà intesa in senso positivo, come aiuto economico, istituzionale, legislativo offerto alle entità sociali più piccole, corrisponde una serie di implicazioni in negativo, che impongono allo Stato di astenersi da quanto restringerebbe, di fatto, lo spazio vitale delle cellule minori ed essenziali della società.

La loro iniziativa, libertà e responsabilità non devono essere soppiantate.

 

b) Indicazioni concrete

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 Il principio di sussidiarietà protegge le persone dagli abusi delle istanze sociali superiori e sollecita queste ultime ad aiutare i singoli individui e i corpi intermedi a sviluppare i loro compiti.

Questo principio si impone perché ogni persona, famiglia e corpo intermedio ha qualcosa di originale da offrire alla comunità.

L’esperienza attesta che la negazione della sussidiarietà, o la sua limitazione in nome di una pretesa democratizzazione o uguaglianza di tutti nella società, limita e talvolta anche annulla lo spirito di libertà e di iniziativa.

Con il principio della sussidiarietà contrastano forme di accentramento, di burocratizzazione, di assistenzialismo, di presenza ingiustificata ed eccessiva dello Stato e dell’apparato pubblico.

Intervenendo direttamente e deresponsabilizzando la società, lo Stato assistenziale provoca la perdita di energie umane e l’aumento esagerato degli apparati pubblici, dominati da logiche burocratiche più che dalla preoccupazione di servire gli utenti, con enorme crescita delle spese.

Il mancato o inadeguato riconoscimento dell’iniziativa privata, anche economica, e della sua funzione pubblica, nonché i monopoli, concorrono a mortificare il principio della sussidiarietà.

All’attuazione del principio di sussidiarietà corrispondono:

  • il rispetto e la promozione effettiva del primato della persona e della famiglia;
  • la valorizzazione delle associazioni e delle organizzazioni intermedie, nelle proprie scelte fondamentali e in tutte quelle che non possono essere delegate o assunte da altri;
  • l’incoraggiamento offerto all’iniziativa privata, in modo tale che ogni organismo sociale rimanga a servizio, con le proprie peculiarità, del bene comune;
  • l’articolazione pluralistica della società e la rappresentanza delle sue forze vitali;
  • la salvaguardia dei diritti umani e delle minoranze;
  • il decentramento burocratico e amministrativo;
  • l’equilibrio tra la sfera pubblica e quella privata, con il conseguente riconoscimento della funzione sociale del privato;
  • un’adeguata responsabilizzazione del cittadino nel suo essere parte attiva della realtà politica e sociale del Paese.

 

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 Diverse circostanze possono consigliare che lo Stato eserciti una funzione di supplenza.

Si pensi, ad esempio, alle situazioni in cui è necessario che lo Stato stesso promuova l’economia, a causa dell’impossibilità per la società civile di assumere autonomamente l’iniziativa; si pensi anche alle realtà di grave squilibrio e ingiustizia sociale, in cui solo l’intervento pubblico può creare condizioni di maggiore eguaglianza, di giustizia e di pace.

Alla luce del principio di sussidiarietà, tuttavia, questa supplenza istituzionale non deve prolungarsi ed estendersi oltre lo stretto necessario, dal momento che trova giustificazione soltanto nell’eccezionalità della situazione.

In ogni caso, il bene comune correttamente inteso, le cui esigenze non dovranno in alcun modo essere in contrasto con la tutela e la promozione del primato della persona e delle sue principali espressioni sociali, dovrà rimanere il criterio di discernimento circa l’applicazione del principio di sussidiarietà.

(Queste affermazioni sono stilate nel tentativo di codificare un Terzo Pensiero Politico
di cui avete letto il Capitolo 14 in Rev. 0).
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6 pensieri su “Il principio di sussidiarietà

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