Funzione sociale della famiglia – La famiglia è il santuario della vita

Mani

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L’amore coniugale è per sua natura aperto all’accoglienza della vita.

Nel compito procreativo si rivela in modo eminente la dignità dell’essere umano, chiamato a farsi interprete della bontà e della fecondità che lo contraddistinguono.

La paternità e la maternità umane, pur essendo biologicamente simili a quelle di altri esseri in natura, hanno in sé in modo essenziale ed esclusivo una essenza e funzione, sulla quale si fonda la famiglia, intesa come comunità di vita umana, come comunità di persone unite nell’amore.

La generazione di nuove persone e di nuovi cittadini è una delle funzioni sociali per le quali si fa affidamento alla famiglia ed alla conseguente generazione di un dinamismo di amore e di solidarietà tra le generazioni che sta alla base della società.

Occorre riscoprire il valore sociale di particella del bene comune insito in ogni nuovo essere umano: ogni bambino fa di sé un dono ai fratelli, alle sorelle, ai genitori, all’intera famiglia.

La sua vita diventa dono per gli stessi donatori della vita, i quali non potranno non sentire la presenza del figlio, la sua partecipazione alla loro esistenza, il suo apporto al bene comune loro e della comunità familiare.

 

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La famiglia fondata sul matrimonio costituisce la preziosissima struttura sociale posta a protezione della vita.

Essa è il luogo in cui la vita può essere adeguatamente accolta e protetta contro i molteplici attacchi a cui è esposta, e può svilupparsi secondo le esigenze di un’autentica crescita umana.

Determinante e insostituibile è il ruolo della famiglia per la promozione e la costruzione della cultura della vita contro il diffondersi di una “anti-civiltà” distruttiva, com’è confermato oggi da tante tendenze e situazioni di fatto.

Le famiglie hanno la peculiare missione di essere testimoni e annunciatrici della sacralità della vita.

È un impegno che assume nella società il valore di vera e coraggiosa profezia.

È per questo motivo che servire la vita comporta che le famiglie, specie partecipando ad apposite associazioni, si adoperino affinché le leggi e le istituzioni dello Stato non ledano in nessun modo il diritto alla vita, dal concepimento alla morte naturale, ma lo difendano e lo promuovano.

 

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La famiglia contribuisce in modo eminente al bene sociale mediante la paternità e la maternità responsabili, forme peculiari della speciale partecipazione dei coniugi all’opera creatrice a cui l’uomo è stato deputato.

L’onere di una simile responsabilità non può essere invocato per giustificare chiusure egoistiche, ma deve guidare le scelte dei coniugi verso una generosa accoglienza della vita.

In rapporto alle condizioni fisiche, economiche, psicologiche e sociali, la paternità responsabile si esercita,

  • sia con la deliberazione ponderata e generosa di far crescere una famiglia numerosa,
  • sia con la decisione, presa per gravi motivi e nel rispetto della legge morale, di evitare temporaneamente od anche a tempo indeterminato una nuova nascita.

Le motivazioni che devono guidare gli sposi nell’esercizio responsabile della paternità e della maternità derivano dal pieno riconoscimento dei propri doveri verso se stessi, verso la famiglia e verso la società, in una giusta gerarchia di valori.

 

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Il giudizio circa l’intervallo tra le nascite e il numero dei figli da procreare spetta soltanto agli sposi.

È questo un loro diritto inalienabile considerando i doveri verso se stessi, verso i figli già nati, la famiglia e la società.

L’intervento dei pubblici poteri, nell’ambito delle loro competenze, per la diffusione di un’appropriata informazione e l’adozione di opportune misure in campo demografico, deve essere compiuto nel rispetto delle persone e della libertà delle coppie: non può mai sostituirsi alle loro scelte; tanto meno lo possono fare le varie organizzazioni operanti in questo settore.

Sono moralmente condannabili come attentati alla dignità della persona e della famiglia tutti i programmi di aiuto economico destinati a finanziare campagne di sterilizzazione o aborto selettivo mirate a risolvere, in questo modo, problematiche di tipo economico, demografico o sanitario.

 

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Il desiderio di maternità e paternità non giustifica alcun «diritto al figlio», mentre invece sono evidenti i diritti del nascituro, al quale devono essere garantite condizioni ottimali di esistenza, mediante la stabilità della famiglia fondata sul matrimonio e la complementarità delle due figure, paterna e materna.

Il rapido sviluppo della ricerca e delle sue applicazioni tecniche nella sfera della riproduzione pone nuove e delicate questioni che chiamano in causa la società e le norme che regolano la convivenza umana.

Il terzo pensiero non tollera, in alcun modo, la riduzione del nascituro ad oggetto o prodotto né il danneggiamento o l’ingiustificata messa a rischio della salute fisica o psicologica della madre.

 

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I genitori, quali ministri della vita, non devono mai dimenticare che la dimensione culturale sociale e spirituale della procreazione merita una considerazione superiore a quella riservata a qualsiasi altro aspetto.

La paternità e la maternità rappresentano un compito di natura non semplicemente fisica, ma anche culturale, sociale e spirituale.

Accogliendo la vita umana nella unitarietà delle sue dimensioni, fisiche e spirituali, le famiglie contribuiscono alla « comunione delle generazioni » e danno in questo modo un essenziale e insostituibile contributo allo sviluppo della società.

Per questa ragione, la famiglia ha diritto all’assistenza da parte della società per quanto concerne i suoi compiti circa la procreazione e l’educazione dei figli.

Le coppie sposate, aventi una famiglia numerosa, hanno diritto a un adeguato aiuto e non devono essere sottoposte a discriminazione.

(Queste affermazioni sono stilate nel tentativo di codificare un Terzo Pensiero Politico
di cui avete letto il Capitolo 22 in Rev. 0).
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