Come ottenere il rispetto di un’idea Politica?… ovvero… Il rispetto dei valori e la necessaria organizzazione.

Marilyn all'infinito

In questi giorni sto pubblicando i passi del terzo pensiero che parlano del lavoro.

Trovo che i contenuti siano molto affascinanti per la loro semplicità e concretezza.

Nonché per il fatto che, al giorno d’oggi, ciò che è semplice e concreto ci appare così tanto rivoluzionario.

Ma come fare a concretizzare questo pensiero?

Introduciamo la prima risposta rivoluzionaria… 

Per concretizzare il terzo pensiero bisogna impegnarsi per metterlo in pratica.

E cioè, in altre parole, bisogna fare sì che i cittadini inizino ad associarsi tra di loro allo scopo di fare il Bene Comune.

E, perché ciò accada, sono necessarie due condizioni:

  • che siano d’accordo su cosa è il Bene Comune;
  • e che si associno in modo tale non negare, con la loro stessa associazione, tutti i valori che vorrebbero proteggere.

Quest’ultima condizione, in genere, è la più dolente.

Il terzo pensiero, infatti, è un costrutto organico ed è quindi molto probabile che, negandone anche solo una parte, si finisca per negarne il cuore.

Personalmente, io credo che l’attività politica sia essenzialmente testimonianza di valori per mezzo di un’attività concreta e, di conseguenza…

non puoi diffondere un’idea utilizzando un’organizzazione che non la rispetti.

Non fraintendetemi!

I singoli individui possono fallire nel concretizzare le idee che professano e, comunque, riuscire a diffonderle.

La mia convinzione è che le associazioni, che dispongono di una struttura organizzativa basata su concetti diversi da quelli professati, non possono però generare una testimonianza efficace dei concetti stessi a meno che essi non siano palesemente falsi o sbagliati.

Ecco quindi che se si vuole applicare e testimoniare un’idea giusta, bisogna farlo applicandola.

Ma dove voglio arrivare?

Beh, voglio dire che le associazioni che vogliono diffondere il terzo pensiero o la Dottrina Sociale della Chiesa devono essere regolate da una struttura organizzativa che lo rispetti?

E’ un problema?

No.

Anzi.

Se tanto mi da tanto, associazioni basate su giusti principi dovrebbero funzionare anche meglio delle associazioni basate su idee barocche.

Solo  che nessuna delle parrocchie, associazioni, partiti, e movimenti che conosco rispettano questa condizione (e questa, secondo me, è la ragione del fatto che stiamo come stiamo).

Il terzo pensiero ha però una forza insita in sé stesso: è un pensiero naturale.

E’ quindi più facile da strutturare: basta partire dai suoi valori.

I valori di cui parlo sono:

  • la Libertà, e cioè il diritto di veder realizzati gli obiettivi ed, allo stesso tempo, di influire sulla scelta degli obiettivi e sulla modalità di raggiungimento,
  • la Verità, e cioè il diritto di essere informati su quanto accade e di essere formati a sufficienza per comprendere le informazioni ricevute,
  • la Giustizia, e cioè il diritto di disporre di principi e valori inviolabili nonché di qualcuno che ne garantisca l’applicazione,
  • e la Solidarietà,  e cioè il riconoscimento, per tutti gli aderenti del loro essere persona, della loro importanza, e del loro diritto di realizzarsi per mezzo della loro attività a favore del Bene Comune.

Questi sono quattro pilastri necessari e sufficienti purchè ci si renda conto che essi possono essere rispettati solamente

  • in associazioni con uno scopo molto delimitato e definito;
  • in associazioni con una struttura organizzativa tale da garantire ognuno di questi valori con una figura dirigenziale dotata della necessaria autorità ed, allo stesso tempo, controbilanciata da adeguati meccanismi.

Per definire queste figure, basta pensare all’associazione più naturale e semplice e cioè alla famiglia.

La famiglia ha due figure:

  • una figura paterna che rappresenta la famiglia all’esterno, insegna garantisce i valori, e pone dei limiti per salvaguardarne il rispetto (quindi si parla di Giustizia e Verità);
  • una figura materna che fa funzionare la famiglia e la casa ed ha cura della realizzazione di tutti i suoi membri (e quindi Libertà e Solidarietà).

Nelle associazioni più grandi, queste due figure potrebbero essere più efficacemente rappresentate da quattro dirigenti:

  • un Presidente, garante la Giustizia, che controlli il segretario, dirima i dissidi e rappresenti l’associazione all’esterno (e che venga scelto democraticamente tra associati caratterizzati da grande conoscenza e rettitudine);
  • un Segretario Generale,  garante della Libertà, il quale, da un lato, gestisca i fondi e prenda tutte le decisioni pratiche ed organizzative e, dall’altro, si possa muovere solo in un ambito definito ed sia eletto democraticamente ad intervalli prefissati,
  • un Responsabile dell’Informazione, responsabile della Verità, subordinato al Presidente, che sovrintenda alla formazione ed all’informazione,
  • un Responsabile dell’Accoglienza,  subordinato al Segretario, che garantisca la Solidarietà e quindi abbia cura degli iscritti all’associazione e di coloro che ne devono ricevere i servizi.

Quella che sta venendo presentata può apparire una struttura complessa ma, se ci pensate, cosa sta venendo richiesto?

  • Che le cose fatte siano coerenti alle idee su cui si basino.
  • Che l’associazione funzioni.
  • Che tutti gli associati siano informati di quanto accade.
  • E che l’associazione abbia cura dei suoi aderenti e delle persone che ne ricevono i servizi.

Possiamo forse rinunciare a qualcuno di questi requisiti?

La vostra opinione mi interessa ed i vostri commenti mi danno al forza di scrivere: Lasciate un segno del vostro passaggio!