L’Uguaglianza in dignità di tutte le persone.

Black and white....l'abbraccio

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 Tutti gli uomini hanno la stessa dignità di persone impegnate in un cammino di maturazione e realizzazione che, seppur differente da persona a persona, è comune a tutta l’umanità. 

E ciò deve essere riconosciuto davanti al mondo, davanti alla società, e davanti agli altri uomini.

E questo è il fondamento ultimo della radicale uguaglianza e fraternità fra gli uomini, indipendentemente dalla loro razza, Nazione, sesso, origine, cultura, classe.

 

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 Solo il riconoscimento della dignità umana può rendere possibile la crescita comune e personale di tutti.

Per favorire una simile crescita è necessario, in particolare, sostenere gli ultimi, assicurare effettivamente condizioni di pari opportunità tra uomo e donna, garantire un’obiettiva eguaglianza tra le diverse classi sociali davanti alla legge.

Anche nei rapporti tra popoli e Stati, condizioni di equità e di parità sono il presupposto per un autentico progresso della comunità internazionale.

Malgrado gli avanzamenti verso tale direzione, non bisogna dimenticare che esistono ancora molte disuguaglianze e forme di dipendenza.

A un’uguaglianza nel riconoscimento della dignità di ciascun uomo e di ciascun popolo, deve corrispondere la consapevolezza che la dignità umana potrà essere custodita e promossa soltanto in forma comunitaria, da parte dell’umanità intera.

Soltanto con l’azione concorde di uomini e di popoli sinceramente interessati al bene di tutti gli altri, si può raggiungere un’autentica fratellanza universale; viceversa, il permanere di condizioni di gravissima disparità e disuguaglianza impoverisce tutti.

 

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 Il « maschile » e il « femminile » differenziano due individui di uguale dignità, che non riflettono però un’uguaglianza statica, perché lo specifico femminile è diverso dallo specifico maschile e questa diversità nell’uguaglianza è arricchente e indispensabile per un’armoniosa convivenza umana.

La condizione per assicurare la giusta presenza della donna nella società è una considerazione più penetrante e accurata dei fondamenti antropologici della condizione maschile e femminile, destinata a precisare l’identità personale propria della donna nel suo rapporto di diversità e di reciproca complementarità con l’uomo, non solo per quanto riguarda i ruoli da tenere e le funzioni da svolgere, ma anche e più profondamente per quanto riguarda la sua struttura e il suo significato personale.

 

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 La donna è il complemento dell’uomo, come l’uomo è il complemento della donna:donna e uomo si completano a vicenda, non solo dal punto di vista fisico e psichico, ma anche ontologico.

È soltanto grazie alla dualità del « maschile » e del « femminile » che l’« umano » si realizza appieno.

È « l’unità dei due », ossia una « unidualità » relazionale, che consente a ciascuno di sentire il rapporto interpersonale e reciproco come un dono che è al tempo stesso una missione.

A questa “unità dei due” è affidata  non soltanto l’opera della procreazione e la vita della famiglia, ma la costruzione stessa della storia .

La donna è “aiuto” per l’uomo, come l’uomo è “aiuto” per la donna: nel loro incontro si realizza una concezione unitaria della persona umana, basata non sulla logica dell’egocentrismo e dell’autoaffermazione, ma su quella dell’amore e della solidarietà.

 

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 Le persone handicappate sono soggetti pienamente umani, titolari di diritti e doveri.

Pur con le limitazioni e le sofferenze inscritte nel loro corpo e nelle loro facoltà, pongono in maggior rilievo la dignità e la grandezza dell’uomo.

Poiché la persona portatrice di handicap è un soggetto con tutti i suoi diritti, essa deve essere aiutata a partecipare alla vita familiare e sociale in tutte le dimensioni e a tutti i livelli accessibili alle sue possibilità.

Bisogna promuovere con misure efficaci ed appropriate i diritti della persona handicappata.

Sarebbe radicalmente indegno dell’uomo, e negazione della comune umanità, ammettere alla vita della società, e dunque al lavoro, solo i membri pienamente funzionali perché, così facendo, si ricadrebbe in una grave forma di discriminazione, quella dei forti e dei sani contro i deboli ed i malati.

Una grande attenzione dovrà essere rivolta non solo alle condizioni di lavoro fisiche e psicologiche, alla giusta rimunerazione, alla possibilità di promozioni ed all’eliminazione dei diversi ostacoli, ma anche alle dimensioni affettive e sessuali della persona handicappata.

Anch’essa ha bisogno di amare e di essere amata, ha bisogno di tenerezza, di vicinanza, di intimità, secondo le proprie possibilità e nel rispetto dell’ordine morale, che è lo stesso per i sani e per coloro che portano un handicap.

(Queste affermazioni sono stilate nel tentativo di codificare un Terzo Pensiero Politico
di cui avete letto il Capitolo 8 in Rev. 0).
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2 pensieri su “L’Uguaglianza in dignità di tutte le persone.

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