La libertà della persona, la legge naturale, e la realtà delle cose.

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Valore e limiti della libertà

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L’uomo può volgersi al bene soltanto nella libertà.

L’uomo è in balia del suo proprio volere e ciò gli permette di procedere, autonomamente ed, appunto, liberamente, alla ricerca della propria realizzazione.

Perciò la dignità dell’uomo richiede che egli agisca secondo una scelta consapevole e libera, cioè mosso e indotto personalmente dal di dentro, e non per un incontrollato impulso interno o per mera coazione esterna.

L’uomo giustamente apprezza la libertà e con passione la cerca: giustamente vuole, e deve, formare e guidare, di sua libera iniziativa, la sua vita personale e sociale, assumendosene personalmente la responsabilità.

La libertà, infatti, non solo permette all’uomo di mutare convenientemente lo stato di cose a lui esterno, ma determina la crescita del suo essere persona, mediante scelte conformi al vero bene:  in tal modo, l’uomo genera se stesso, è padre del proprio essere, e costruisce l’ordine sociale.

 

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La libertà dell’uomo non gli permette però di trascendere dalla realtà delle cose e, soprattutto, non ha il potere di determinare il bene ed il male.

L’uomo è, e deve rimanere quanto più possibile, libero.

Questa libertà non può e non deve essere confusa con la potestà di travisare (o persino modificare) la realtà delle cose.

Soprattutto, questa libertà non permette all’uomo di stabilire arbitrariamente cosa è bene e cosa è male in quanto questa conoscenza deve essere sviluppata e perfezionata per mezzo di un continuo processo di ricerca.

In realtà, è proprio nell’accettazione di questi limiti umani che la libertà dell’uomo trova la sua vera e piena realizzazione.

 

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 Il retto esercizio della libertà personale esige precise condizioni di ordine economico, sociale, giuridico, politico e culturale che troppo spesso sono misconosciute e violate.

…situazioni di accecamento e di ingiustizia gravano sulla vita morale ed inducono tanto i forti quanto i deboli nella tentazione di peccare contro la carità (e cioè di mancare di quell’amore che è dovuto nei confronti del proprio prossimo e del mondo intero).

Allontanandosi dalla legge morale, l’uomo attenta alla propria libertà, si fa schiavo di se stesso, e spezza la fraternità coi suoi simili.

La liberazione dalle ingiustizie promuove la libertà e la dignità umana: tuttavia essa non può essere semplicemente data dall’esterno o dall’alto.

E’ infatti necessario che si creino le condizioni per l’attivazione delle capacità spirituali e morali e dell’esigenza permanente della raffinazione interiore delle persone che compongono la popolazione, se si vogliono ottenere cambiamenti economici e sociali che siano veramente a servizio dell’uomo.

 

b) Il vincolo della libertà con la verità e la legge naturale

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Nell’ esercizio della libertà, l’uomo compie atti moralmente buoni, costruttivi della sua persona e della società, quando obbedisce alla verità, ossia quando non pretende di essere creatore e padrone assoluto di quest’ultima e delle norme etiche.

La libertà, infatti, non ha il suo punto di partenza assoluto e incondizionato in se stessa, ma nell’esistenza dentro cui si trova e che rappresenta per essa, nello stesso tempo, un limite e una possibilità.

È la libertà di una creatura, ossia una libertà donata, da accogliere come un germe e da far maturare con responsabilità.

In caso contrario, muore come libertà, distrugge l’uomo e la società.

 

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 La verità circa il bene e il male è riconosciuta praticamente e concretamente dal giudizio della coscienza, il quale porta ad assumere la responsabilità del bene compiuto e del male commesso.

Così nel giudizio pratico della coscienza, che impone alla persona l’obbligo di compiere un determinato atto, si rivela il vincolo della libertà con la verità.

Proprio per questo la coscienza si esprime con atti di “giudizio” che riflettono la verità sul bene, e non come “decisioni” arbitrarie.

E la maturità e la responsabilità di questi giudizi — e, in definitiva, dell’uomo, che ne è il soggetto — si misurano non con la liberazione della coscienza dalla verità oggettiva, in favore di una presunta autonomia delle proprie decisioni, ma, al contrario, con una pressante ricerca della verità e con il farsi guidare da essa nell’agire.

 

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L’esercizio della libertà implica il riferimento ad una legge morale naturale, di carattere universale, che precede e accomuna tutti i diritti e i doveri.

La legge naturale è presente dentro ognuno di noi.

Grazie ad essa conosciamo ciò che si deve compiere e ciò che si deve evitare.

Questa legge è chiamata naturale perché la ragione che la promulga è propria della natura umana.

Essa è universale, si estende a tutti gli uomini in quanto stabilita dalla ragione.

Nei suoi precetti principali, la legge naturale indica le norme prime ed essenziali che regolano la vita morale.

Essa ha come perno l’aspirazione e la sottomissione alla realtà delle cose, e altresì il senso dell’altro come uguale a noi stessi.

La legge naturale esprime la dignità della persona e pone la base dei suoi diritti e dei suoi doveri fondamentali.

 

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 Nella diversità delle culture, la legge naturale lega gli uomini tra loro, imponendo dei principi comuni.

Per quanto la sua applicazione richieda adattamenti alla molteplicità delle condizioni di vita, secondo i luoghi, le epoche e le circostanze, essa è immutabile, rimane sotto l’evolversi delle idee e dei costumi e ne sostiene il progresso…

Anche se si arriva a negare i suoi principi, non la si può però distruggere, né strappare dal cuore dell’uomo. Sempre risorge nella vita degli individui e delle società.

I suoi precetti, tuttavia, non sono percepiti da tutti con chiarezza ed immediatezza.

Le verità morali possono essere conosciute da tutti e senza difficoltà, con ferma certezza e senza alcuna mescolanza di errore, ma ciò avviene solo a valle di un percorso di crescita e maturazione.

 

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 La legge naturale non può essere cancellata dalla malvagità umana.

Essa pone il fondamento morale indispensabile per edificare la comunità degli uomini e per elaborare la legge civile, che trae le conseguenze di natura concreta e contingente dai principi della legge naturale.

Se si oscura la percezione dell’universalità della legge morale naturale, non si può edificare una reale e duratura comunione con l’altro, perché, quando manca una convergenza verso la verità e il bene, in maniera imputabile o no, i nostri atti feriscono la comunione delle persone, con pregiudizio di ciascuno.

Solo una libertà radicata nella comune natura, infatti, può rendere tutti gli uomini responsabili ed è in grado di giustificare la morale pubblica.

Chi si autoproclama misura unica delle cose e della verità non può convivere pacificamente e collaborare con i propri simili.

 

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 La libertà può generare una debolezza o cioè l’inclinazione a tradire l’apertura alla verità e al bene umano e troppo spesso preferisce il male e la chiusura egoistica, facendo sì che alcuni si illudano di avere la possibilità di far passare (o addirittura trasformare) il male compiuto in qualcosa di assimilabile al bene.

L’uomo fin dall’inizio della storia abusò della sua libertà nella speranza di potersi sottrarre alle conseguenze delle sue azioni.

Ciò ha anche sconvolto il giusto ordine riguardante il suo ultimo fine, e al tempo stesso tutto il suo orientamento sia verso se stesso, sia verso gli altri uomini e tutte le cose create.

La libertà dell’uomo ha bisogno, pertanto, di essere liberata.

L’uomo può e deve essere liberato dall’amore disordinato di se stesso, che è fonte del disprezzo del prossimo e dei rapporti improntati al dominio sull’altro.

Al contrario, la storia ha mostrato che la piena libertà si realizza nel dono di sé.

(Queste affermazioni sono stilate nel tentativo di codificare un Terzo Pensiero Politico
di cui avete letto il Capitolo 7 in Rev. 0).
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6) L’uomo come essere potenzialmente infinito, unico ed irripetibile (e la dignità che necessariamente ne deriva). 8) L’Uguaglianza in dignità di tutte le persone.

3 pensieri su “La libertà della persona, la legge naturale, e la realtà delle cose.

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