Vangelo di Giovanni e rivoluzione: sembra che Che Guevara si sia ispirato a Gesù più di quanto noi tutti siamo mai riusciti ad ammettere (e neanche lui).

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Sergio Michilini, CHE GUEVARA E CRISTO CROCIFISSO, 2011, olio su tela, cm.65×80

Ve lo dico subito: non parlo del Che Guevara con la pistola in mano.

Parlo del Che Guevara che insegnava a leggere e scrivere ai suoi soldati perché nessuno può essere rivoluzionario senza la speranza di comprendere il mondo. 

Parlo del Che Guevara che liberava i nemici catturati perché non aveva senso uccidere i figli dei contadini che si guadagnavano il pane.

Ma fatemici arrivare per gradi.

Ecco cosa è successo…. 

Erano quasi quattro mesi che, a causa delle più varie attività, non si svolgeva più l’incontro dedicato alla lettura del Vangelo di Giovanni.

Non mi ricordavo più quanto questi incontri potessero essere pregni di significato.

Ciò che succede è molto semplice.

Un gruppo ristretto di amici, sotto la guida discreta di Don Fabio,  leggono alcune righe del Vangelo ed, a quel punto, si apre il proprio cuore condividendo il riflesso che quelle parole hanno avuto su di esso.

Ne viene fuori una chiacchierata su cose semplici ma terribilmente significative.

Nell’anno precedente avevamo letto i primi quattro capitoli.

Mercoledì sera, abbiamo iniziato il quinto.

Vi fu poi una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. V’è a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, una piscina, chiamata in ebraico Betzaetà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un gran numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. Un angelo infatti in certi momenti discendeva nella piscina e agitava l’acqua; il primo ad entrarvi dopo l’agitazione dell’acqua guariva da qualsiasi malattia fosse affetto. Si trovava là un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù vedendolo disteso e, sapendo che da molto tempo stava così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, io non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, qualche altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina». E sull’istante quell’uomo guarì e, preso il suo lettuccio, cominciò a camminare.

Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all’uomo guarito: «E’ sabato e non ti è lecito prender su il tuo lettuccio». Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: Prendi il tuo lettuccio e cammina». Gli chiesero allora: «Chi è stato a dirti: Prendi il tuo lettuccio e cammina?». Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato, essendoci folla in quel luogo. Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco che sei guarito; non peccare più, perché non ti abbia ad accadere qualcosa di peggio». Quell’uomo se ne andò e disse ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei cominciarono a perseguitare Gesù, perché faceva tali cose di sabato. Ma Gesù rispose loro: «Il Padre mio opera sempre e anch’io opero». Proprio per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo: perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.

Gv 5, 1-18

Negli incontri è evidente che il Vangelo si combina sempre con chi lo ascolta.

Le parole rimbalzano sulla nostra vita e vi si appiccicano sopra.

L’unguento del Vangelo dona alle nostre esperienze un profumo diverso.

Come al solito, ognuno ha preso il suo pezzetto di Vangelo combinato con i propri intenti, le proprie paure, i propri sogni e la propria identità.

Quindi lo ha presentato agli altri.

Fa bene parlare di ciò che il Vangelo ha detto a noi perché gli occhi degli amici completano la nostra visione con l’obiettività di chi non è parte in causa.

E fa bene ascoltare ciò che il Vangelo è stato in grado di dire ad altri perché permette di sperimentare l’ampiezza del messaggio incastonato in ogni singola riga.

Vi parlerò di quanto è stato detto a me.

Vi fu poi una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. V’è a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, una piscina, chiamata in ebraico Betzaetà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un gran numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. Un angelo infatti in certi momenti discendeva nella piscina e agitava l’acqua; il primo ad entrarvi dopo l’agitazione dell’acqua guariva da qualsiasi malattia fosse affetto.

Questa versione sadica della “Ruota della Fortuna” grazie alla quale persone malate erano costrette a giocare una versione di “ruba-bandiera” mi ha fatto immediatamente rabbrividire.

Ho pensato immediatamente che quella non poteva essere opera di Dio.

Solo l’uomo riesce a creare scenari tanto assurdi nel quale i poveri sono concorrenti in un reality umiliante.

Si trovava là un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù vedendolo disteso e, sapendo che da molto tempo stava così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, io non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, qualche altro scende prima di me».

Stava la’ un uomo malato da 38 anni.

38 anni….

Caspita!

Quanto vivevano gli ebrei a quel tempo?

40…. 45 anni…

38 anni era una vita!

Un uomo malato da sempre stava la’ e Gesù gli chiede “Vuoi guarire?”.

Vuoi guarire… non “cosa vuoi che io faccia per te?” come ha chiesto a tanti altri.

Vuoi guarire?

L’uomo non risponde. O forse risponde di no.

Sembra dirgli:

Non voglio guarire!

Mi hanno fatto entrare nella casa del Grande Fratello proprio perché ero malato!

Se mi guarisci non posso più partecipare allo show.

Io voglio il Grande Fratello.

Mica guarire!

Non è che per caso anche noi siamo più interessati a vincere nei giochini orchestrati per divertire i nostri oppressori piuttosto che a smettere di soffrire?

… domanda fastidiosa… non trovate?

A me da fastidio.

A Gesù no.

Lui sa quando fare le domande per avere una risposta e quando fare le domande per generare la conversione tanto di un uomo solo quanto di un’intera società.

In questo caso Gesù salva senza chiedere il permesso.

Ed il salvato… prontamente… lo denuncia.

Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all’uomo guarito: «E’ sabato e non ti è lecito prender su il tuo lettuccio». Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: Prendi il tuo lettuccio e cammina». Gli chiesero allora: «Chi è stato a dirti: Prendi il tuo lettuccio e cammina?». Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato, essendoci folla in quel luogo. Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco che sei guarito; non peccare più, perché non ti abbia ad accadere qualcosa di peggio». Quell’uomo se ne andò e disse ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo.

Gesù non fa una piega ed, al contrario, indifferente al rischio che corre, certamente consapevole  della prima denuncia, accorre a dargli una seconda possibilità di salvezza ed ottiene che il “salvato” ottiene i dati che gli servivano per perfezionare la sua delazione.

A quel punto Gesù rilancia e rivolta la società di Israele come fosse un calzino.

Per questo i Giudei cominciarono a perseguitare Gesù, perché faceva tali cose di sabato. Ma Gesù rispose loro: «Il Padre mio opera sempre e anch’io opero». Proprio per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo: perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.

Il sabato è uno degli elementi più belli della cultura ebraica.

E’ l’elemento che la rende più avanzata della cultura mainstream attuale (perlomeno dal punto di vista sociale).

Per gli ebrei, Dio stesso creò l’universo in sei giorni mentre, il settimo, completò la sua opera contemplando ciò che aveva fatto e compiacendosene.

Così deve fare ogni uomo.

Deve lavorare sei giorni e, nel settimo giorno, trovare il senso di tutte le sue fatiche.

Non si lavora per produrre: si lavora per poter contemplare il frutto ed il senso della propria esistenza.

Questi ebrei, prima di Cristo, in fatto di

  • senso della vita,
  • senso del lavoro
  • e senso delle politiche ambientali,

erano già parecchio più avanti di come noi stiamo noi adesso.

E Cristo arriva e rivoluziona tutto.

E li spinge ancora avanti.

«Il Padre mio opera sempre e anch’io opero».

La creazione non è finita.

Guardate avanti!

Il Figlio dell’Uomo viene proiettato nel ruolo di continuo artefice della Creazione.

E noi con lui.

WWJD

WWJD è un acronimo.

Ma è anche più di un acronimo.

E’ un sistema decisionale per i cattolici americani (e per tutti noi con loro).

WWJD = “What Would Jesus Do?”

Cosa avrebbe fatto Gesù nella nostra situazione?

Quello dobbiamo provarlo a fare anche noi.

Non cosa avrebbe fatto… cosa HA fatto: ha rivoluzionato la società che non andava più bene.

E lo ha fatto nel modo più complesso: salvando tutti.

Ostinatamente.

Dritto all’obiettivo.

Senza remore.

Senza paure.

Lui è Dio.

Noi no.

E qui sta l’inghippo.

Dobbiamo cercare di fare quello che avrebbe fatto Gesù.

Noi dobbiamo cambiare la nostra società: dobbiamo ottenere il “Sabato degli ebrei” ed andare oltre (perché noi abbiamo il Vangelo).

Dobbiamo fare meglio di quelli che ci hanno preceduto in quanto siamo chiamati a cercare di fare una rivoluzione senza morti.

Una rivoluzione senza scarti.

Una rivoluzione senza odio.

Ma comunque una rivoluzione.

Una rivoluzione vera, che entra nella vita della gente e, che la gente lo voglia o non lo voglia, che cambia le follie che ne ritmano la trama.

– Ma io voglio vincere il Grande Fratello.

– Mi spiace!
Palinsesto cambiato.
Trasmettiamo la vita!

Però senza violenza.

L’unico strumento che ci viene dato è l’Amore e, se fede e preghiera ci assisteranno, la capacità di discernere e guarire.

Rivoluzione tramite innesco di successive conversioni.

Scrivendo queste parole mi viene un po’ da deglutire.

Però mi rendo conto che è possibile.

SI PUO’ FARE.

Sì… lo so… come slogan lo hanno già usato.

Ma noi possiamo fare di meglio.

Molto di meglio.

 

Giovedì sera sono state dette tante altre cose. 

Alcune erano più interessanti di questa che vi dico ora.

Però questa è scivolata ora tra i tasti della mia tastiera.

Per conoscere le altre, avreste dovuto esserci.

In ogni caso, Giovedì prossimo, alla parrocchia di San Benedetto al Gazometro, alle 21, si riprende dal versetto 19.

La vostra opinione mi interessa ed i vostri commenti mi danno al forza di scrivere: Lasciate un segno del vostro passaggio!