Il fatto che “nessuno deve rimanere indietro” e le sue fastidiose conseguenze.

Pezzenti

L’affermazione che “nessuno deve rimanere indietro” ci piace.

Ci piace un sacco.

In una società che abbandona i suoi componenti più deboli nel tritacarne del debito, noi tutti viviamo nel terrore che un imprevisto ci proietti tra le schiere dei sacrificati.

Basta una distrazione, una malattia, un incidente, oppure il semplice fatto di stare nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Quindi, se “nessuno deve rimanere indietro”, vuol dire noi per primi non potremo essere lasciati indietro da coloro che ci circondano.

Abbiamo ragione ma non tutti hanno considerato tutte le implicazioni di questa scelta.

Cosa succede se decidiamo che “nessuno deve rimanere indietro”?

Semplice!

Vuol dire che accettiamo il fatto di essere tutti legati da un vincolo di mutua responsabilità.

E la responsabilità è un vincolo molto stringente.

Specialmente se si considera che, quando si dice tutti, si intende proprio tutti.

Significa entrare in una rete di responsabilità che non comprende solo quelli che ci stanno simpatici: comprende quelli che scavano nella spazzatura e poi salgono sull’autobus, i pazzi che ci spaventano la sera coi loro occhi spiritati, i criminali, gli zingari puzzolenti ed arroganti, il vicino maleducato, l’adolescente viziato, la zia cattiva ed impicciona.

Nel momento in cui “nessuno” diventa “nessuno eccetto qualcuno” la struttura vacilla e, poco dopo, miseramente crolla.

Ci vuole pochissimo a fare il passaggio che, partendo da “nessuno meno la zia impicciona”, passa a “nessuno meno i fannulloni ed i disonesti”, arriva a “nessuno meno tutti i poveri ed i deboli”, e raggiunge la sua apoteosi con “nessuno tranne i cittadini dei PIIGS (ovvero degli stati maiali) o degli stati canaglia”.

E’ inutile, se vogliamo evitare di essere lasciati indietro dobbiamo avere cura di coloro che stanno dietro di noi.

Ed ecco che, insieme all’espressione “dobbiamo avere cura”, fa capolino nella nostra vita il fastidioso concetto di “responsabilità”.

E la responsabilità ci da fastidio in quanto è un limite alla nostra libertà.

Ed è qui che entrano in gioco i canti delle sirene “radicali” che ci dicono che la nostra libertà viene prima di tutto e che ogni vincolo deve essere rimosso.

Ci raccontano che la responsabilità è un “invenzione” di coloro che non vogliono farci fare quello che ci pare.

Ed omettono il fatto che la realtà è impietosa.

Anche in assenza di questi impiccioni, le conseguenze delle nostre scelte ci rimangono attaccate come un odore sgradevole.

Il discorso è molto semplice: la nostra società può essere composta da un arcipelago di individui indipendenti o da una comunità coesa.

Se siamo individui indipendenti, i più deboli finiscono per essere in balia dei più forti.

Se siamo una comunità coesa, quello che accade al nostro vicino si riflette sulle nostre vite.

E questo riflesso può essere imposto da pochi oppure accettato liberamente da una maggioranza illuminata.

Se si decide per l’imposizione autoritaria, non c’è nessuna possibilità di successo in quanto l’aristocrazia finanziaria dapprima corrompe (o elimina) i centri di questa autorità e poi muta la società trasformandola nell’arcipelago individualista di cui parlavamo prima.

Per questo motivo non rimane che l’opzione della comunità in cui una importante rete di individui maturi e sani si prende liberamente la responsabilità di avere cura di tutti gli altri e si impegna ad integrarne quanti più possibile nella rete stessa.

Ecco quindi che torniamo fatalmente ai discorsi fatti per lo slogan “Uno vale Uno”.

Torniamo alle necessità di formazione.

Torniamo alle considerazioni sul fatto che il diritto alla felicità ed alla realizzazione è di tutti i cittadini ma esso deve essere garantito da una quota parte di cittadini che accettano di prendere sulle loro spalle la responsabilità della vita di tutti.

In questo caso, i cittadini saranno tutti uguali ma quelli che si impegnano avranno un valore maggiore in quanto, con il loro impegno, garantiscono la sopravvivenza di tutti.

Gli altri, invece stanno al traino. Oppure remano contro.

D’altro canto, questo è l’unico modo che garantisce che nessuno possa rimanere indietro.

E questo è l’unico modo di evitare l’immediato schiacciamento nel tritacarne finanziario al primo scherzo che ci gioca il destino.

La vostra opinione mi interessa ed i vostri commenti mi danno al forza di scrivere: Lasciate un segno del vostro passaggio!