Era settembre quando le voci di quartiere si misero a parlare dell’arrivo di un nuovo parroco.

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Quello che segue è l’intervento che ho fatto davanti al Cardinal Vallini che è venuto in visita alla nostra parrocchia di San Benedetto al Gazometro.

La visita pastorale del cardinale è stata bella ed intensa.

Ben lungi da comportarsi come “un capo di stato”, egli ha parlato con noi del nostro percorso umano e spirituale.

Ritengo che Vallini sia un uomo che ci è molto vicino e sono molto contento che egli sia il cardinale vicario della diocesi di Roma.

 

Era settembre quando le voci di quartiere si misero a parlare dell’arrivo di un nuovo parroco.

La curiosità fu immediata, e siamo andati subito a cercare di capire di chi si trattasse.

Dato che siamo nel terzo millennio, lo strumento utilizzato è stato internet.

Pagine su pagine.

Abbiamo scoperto che il nostro nuovo parroco era uno forte… uno che aveva un blog su internet in cui scriveva cose interessanti… profonde… molte cose…

Fummo incuriositi.

Lo andammo a conoscere.

Chiacchierammo un’oretta, lui ci promise che il suo ufficio sarebbe stato sempre aperto, ci comunicò l’intenzione di mettere in atto tante iniziative e della necessità di un sito per la parrocchia.

Noi gli comunicammo il nostro bisogno di trovare un Senso in un mondo che sembrava non averne alcuno.

Oltre a ciò, gli raccontammo della nostra vita vagabonda tra le parrocchie di Roma alla ricerca di fonti di Parola spezzata.

Quel giorno, Don Fabio ottenne la promessa di un sito.

Io ottenni un libro sull’Apocalisse che tanto ha impattato anche sul mio impegno civico.

E tutti ottenemmo l’inizio un percorso che stiamo vivendo.

Mi scuso per questa introduzione, mi era stato chiesto di descrivere le attività messe in pratica nell’anno che ne è seguito ed io, nel raccontare una storia, amo partire da come è iniziata.

E’ arrivato quindi il momento di parlare:

  • dell’apertura di due gruppi di lettura del vangelo (uno il pomeriggio ed uno la sera);
  • della preghiera carismatica del Lunedì con la comunità Maria;
  • del percorso per i giovani;
  • delle passeggiate romane nei siti cristiani significativi;
  • dell’idea di  affiancare, alle tradizionali attività natalizie, una vendita di libri di buona ed interessantissima letteratura cristiana;
  • delle conferenze tenute dal Prof. Monda (con cui molti di noi hanno stretto una bella amicizia) su Tolkien, Lewis e Chesterton;
  • dell’ospitalità data ai ragazzi di Taizè;
  • delle parole spese quando Papa Benedetto ha deciso di fare un passo indietro;
  • della gioia quando lo Spirito ha chiamato Papa Francesco;
  • della direzione spirituale per molti di noi;
  • delle prime comunioni partecipate ed allegre;
  • della lavanda dei piedi nel triduo pasquale;
  • dei corsi prematrimoniali per le coppie;
  • del catechismo;
  • del concerto dei  mattanza;
  • dell’oratorio estivo;
  • del “viaggio ragazzi”.

 

Eminenza, la lista è lunga.

Forse è meglio essere sintetici e dire solamente che la Carità, da sempre abbondante a San Benedetto, è stata affiancata alla Catechesi e la Catechesi alla Preghiera.

Questo inverno, fino a maggio, praticamente ogni sera, qualcuno si è incontrato in parrocchia per discutere, pregare, imparare e condividere.

Il sabato, praticamente ogni due settimane, ci siamo visti per un’escursione, una catechesi o un incontro culturale e tutto ciò fino a maggio.

All’inizio di maggio, stavo in pausa pranzo, quando ricevetti una telefonata.

“Ciao sono Fabio ho avuto un’idea”.

“Quale idea?” risposi io.

“Ti ricordi quando mi dicevi che dovremmo aprire la parrocchia alla cittadinanza? Mi è venuta l’idea di aprire il chiostro tutte le sere di giugno, da lunedì a venerdì, organizzando un evento ogni sera….”.

A quel punto io pensai tre cose, che era un’idea bellissima, che il nostro parroco era completamente pazzo e che non ce l’avremmo mai fatta.

Il primo pensiero era vero.

L’ultimo era falso.

Per quanto riguarda il pensiero centrale non voglio prendere posizione.

Ho però il sospetto che forse, tutto le volte che, nei quarantadue anni precedenti, non ho buttato il cuore oltre l’ostacolo, è possibile che il pazzo potrei essere stato io.

A giugno abbiamo organizzato concerti, incontri, catechesi, una gara di cucina, film, una caccia al tesoro, conferenze e chi più ne ha avuto più ne ha messo.

Non so come abbiamo fatto ad alzarci la mattina per andare a lavorare.

Non so come abbiamo fatto “a farcela”.

Però le serate sono state splendide.

Ne siamo usciti tutti vivi.

E la comunità di San Benedetto, ogni minuto che passa, diventa più unita.

Questo è il punto.

Il punto è la comunità.

Noi avevamo un quartiere e cerchiamo di trasformarlo in una comunità.

Stiamo lanciando ponti tra le diverse generazioni, parlare tra di noi, conoscerci.

Per quanto ci riusciamo, cerchiamo di dare testimonianza del Vangelo.

E’ vero.

Lo facciamo in maniera sgarrupata ed imperfetta.

Ma si tratta di un’esperienza che non cambierei per niente al mondo.

La vostra opinione mi interessa ed i vostri commenti mi danno al forza di scrivere: Lasciate un segno del vostro passaggio!