Come intendere “Uno vale Uno” per fare sì che questo concetto sia un veicolo di libertà.

Thelma e Louise

L’affermazione che “Uno vale Uno” può essere utile per negare il darwinismo sociale utilizzato all’aristocrazia finanziaria nel tentativo di rendere “etico” lo sfruttamento delle classi più deboli.

Infatti, senza ammettere una differenza qualitativa tra il valore degli individui, non è possibile giustificare in alcun modo il fatto che una ristretta classe sociale attivi meccanismi in grado di drenare risorse da tutti gli altri.

Se questo drenaggio di risorse dai più poveri verso i più ricchi non viene associato ad una qualche “superiorità” morale, genetica, o magari mistico-divina, esso non può che essere considerato per ciò che è (cioè un furto bello e buono).

Come spesso accade in quest’epoca dominata dal bi-pensiero, un concetto così pericoloso è stato contrastato travisandone il significato.

Sono stati portati avanti due attacchi silenziosi, combinati e dannatamente subdoli:

  • è stato confuso un obiettivo da raggiungere con un traguardo raggiunto (o raggiungibile facendo finta che sia vero);
  • è stato esteso il significato di uguaglianza (politica, sociale e di opportunità) confondendolo con un’irrealistica uguaglianza fisica, culturale, professionale, etica e morale.

L’uguaglianza è un valore nel momento in cui aumenta la libertà dei componenti di una comunità.

Ecco quindi che diviene fondamentale l’uguaglianza politica che permette a tutti i cittadini di avere lo stesso peso nelle decisioni comuni.

Allo stesso modo, la costruzione di un sistema di pari opportunità permette ai cittadini più abili e meritevoli di dare il maggior contributo al bene comune ed un sistema di social care permette a tutti i cittadini di trovare il loro posto nella società.

Nel momento in cui si pretende che l’uguaglianza debba diventare un dogma da riconoscere aprioristicamente, essa diventa un veicolo per la generazione di paradossi che, di fatto, annullano la libertà degli individui e li candidano al doppio ruolo di vittime/oppressori.

Basta dire che le persone gentili sono uguali alle persone arroganti ed ecco che i paladini della violenza verbale possono aggredire ed eliminare dal confronto politico tutti coloro che rifiutano di accettare confronti basati sulla mutua aggressione.

Basta dire che chi conosce è uguale a chi ignora (affermazione che ricorda l’affermazione “L’ignoranza è forza” del romanzo 1984 di Orwell) ed ecco che la comunità diventa incapace di qualsiasi azione autonoma.

La verità è che l’ignoranza trasforma le persone in fragili ed inetti burattini manovrati da forze, spesse volte eterodirette, e sempre coese grazie al perseguimento di interessi egoistici.

Infine, basta dire che il fatto che “Uno è uguale ad Uno” senza riconoscere il lavoro che deve essere svolto dalla comunità per perseguire questo obiettivo (negli ambiti della formazione, informazione, organizzazione, assegnazione degli incarichi alle risorse più qualificate e cura sociale) ed ecco che si riesce immediatamente a mutare la comunità in una giungla dove i cittadini non possono aiutarsi tra di loro (perché unendosi diventano più d’uno) ed i più forti riescono ad essere “Uno” più degli altri.

L’attenzione di tutti noi deve quindi essere grandissima perché l’affermazione che Uno vale Uno può essere una grande risorsa per tutti i cittadini italiani oppure un grande strumento di oppressione.

Tutto dipenderà dal modo in cui essa sarà interpretata.

E detta interpretazione dipenderà dallo svolgimento (oppure dall’assenza) di un confronto politico sull’argomento.

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