Senza i partiti… nessun controllo sulla politica.
Ci servono i partiti.
Ce ne servono tanti.
Ci serve che funzionino.

di Guido Mastrobuono

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Stavo pensando ad un particolare che diverrà molto importante nei prossimi mesi quando, di nuovo, ci chiederanno di votare.

Stavo pensando al 1992, precisamente al 17 febbraio 1992, quando iniziò un’operazione mediatico giudiziaria chiamata “Tangentopoli”.

L’evento innescante è stata la consegna di una tangente di 7 milioni di lire ad un ingegnere socialista che si chiamava Mario Chiesa.

A quel punto, a più precisamente tra il ’92 ed il ’94, la DC ed il PSI hanno perso una serie di battaglie politiche arrivando alla loro sostanziale dissoluzione e, con essi, si dissolse il concetto stesso di partito politico.

Si sostenne infatti che, dato che parte delle tangenti andava ai partiti, si sarebbero potute eliminare le tangenti eliminando i partiti.

Peccato che le tangenti non venivano date ai partiti: venivano date agli amministratori locali ed ai politici eletti che li controllavano.

E’ vero. Parte delle tangenti andavano ai partiti.

E questi dovevano ridistribuirle alla popolazione sotto forma di servizi.

Perché il loro ruolo era quello dei “controllori” della politica.

Controllori corruttibili, è vero, ma pur sempre controllori.

Oltre tutto dovevano tenere sotto controllo il fenomeno (quantomeno per salvare le apparenze).

Non bisogna sottovalutare la necessità di salvare le apparenze in quanto, alla fine, si tratta di un’ultima linea di difesa contro lo sbrago dominante.

La soluzione adottata è stata quella di demolire quell’ultima linea.

Scomparsi i partiti, sono rimasti gli amministratori, sono rimaste le tangenti, è scomparso il controllo ed è scomparsa la redistribuzione.

Le tangenti sono “evolute” e sono state sostanzialmente depenalizzate.

In fondo, non c’erano più militanti da tenere buoni e non c’era più alcuna apparenza da salvare.

Bel risultato non trovate?

I PCI, da poco ribattezzato PDS e graziato dalla foga distruttiva che aveva spazzato via i suoi avversari, si è immediatamente allineato procedendo alla dissoluzione di tutte le sue attività politiche a livello di sezione e procedette al progressivo allontanamento dell’elettorato dal corpus dirigente.

E così, abbiamo buttato via l’ultimo bambino e ci siamo tenuti un laghetto di acqua sporca.

Il 18 gennaio 1994 è nata Forza Italia, il primo partito privo di militanti e dotato solo di tifosi.

E’ interessante notare che una buona parte dei dirigenti di Forza Italia provenivano dal vecchio PCI.

Berlusconi, ai tempi, omise di dircelo.

Il PCI, preso dalle sue metamorfosi (che lasciavano però invariate le persone al comando) fu colpevole della stessa omissione.

Fu l’inizio di un gioco di squadra di durata ventennale.

Da allora i “vecchi” partiti si sono estinti uno ad uno.

Ed i risultati di  questo processo sono stati tre:

  1. abbiamo perso ogni controllo sulla condotta degli eletti;
  2. il popolo italiano è stato privato di strumenti per la comprensione della realtà (conoscenza dei fatti e formazione politica per interpretarli);
  3. la classe politica italiana, priva di controllo, ha semplicemente smesso di fare gli interessi del popolo italiano ed ha proceduto alla progressiva rimozione dei diritti fondamentali ed alla demolizione dell’apparato produttivo nazionale.

La perdita del controllo sulla condotta degli eletti è dovuta sia all’assenza di organi dedicati al controllo di detti comportamenti sia, e soprattutto, al fatto che non esisteva più alcun corpus ideale sulla base del quale gli eletti potevano essere giudicati.

In altre parole, un democristiano rischiava di essere giudicato in funzione della sua aderenza alla dottrina sociale della Chiesa mentre un socialista rischiava di essere giudicato sulla base del pensiero socialista (e così via).

C’erano riferimenti chiari e conosciuti (in maniera più o meno approfondita) dalla maggior parte degli elettori.

I politici erano tenuti, per questo motivo, ad avere un’etica ed un’estetica consona con il loro partito di appartenenza che, sulla base di questi fattori, si garantiva militanti e voti.

Oltre a ciò, il loro operato poteva essere giudicato in ragione del suo impatto sulla classe sociale di riferimento.

Paradossalmente, come dicevo più sopra, le tangenti, in presenza dei partiti (e sopratutto dei loro militanti), implicavano una necessità di ridistribuire la ricchezza sottratta, l’impossibilità di fare sfacciatamente interessi esterni al partito, e l’impossibilità di tenere comportamenti sfacciatamente mafiosi o nepotistici.

Quando questo impedimento è stato rimosso, la casta ha potuto prendere la forma di una corte imperiale finanziata da contributi elettorali talmente superiori a quanto venisse effettivamente redistribuito da rendere possibile la copertura dei debiti pregressi e la raccolta di quantità di denaro da distribuire “ad personam” in maniera molto più diretta.

Al momento attuale, sulla base di che cosa è possibile giudicare un deputato del PD o del PDL?

E chi può giudicarlo?

L’assenza di partiti e la conseguente assenza di ideologie di riferimento ha, di fatto, privato i militanti, e quindi il popolo, di ogni strumento per influire sugli eletti.

Ed il voto?

Il voto, senza partiti, senza cultura politica, senza conoscenza delle persone, senza conoscenza dei fatti… beh… il voto è la più spuntata delle armi.

Specialmente se la scelta è tra un PD ed un PDL che, nei fatti, proteggono gli stessi interessi (esteri).

Ecco quindi che, con la scusa di rimuovere la corruzione, hanno rimosso la democrazia.

E, prontamente, come in tutti i regimi non democratici, la corruzione è aumentata per la semplice ragione che, in assenza di idee, rimane solamente una enorme pancia vuota ed una famiglia da proteggere in una giungla dove il più forte mangia il più debole.

Queste parole hanno lo scopo di suggerire un’idea semplice.

Perché hanno distrutto PRIMA i vecchi partiti e POI hanno iniziato a distruggere noi cittadini?

La risposta, secondo me è semplice: perché con una democrazia parlamentare che popolava il parlamento con più partiti erano convinti di non riuscire a distruggere noi cittadini.

Quindi, secondo me, ci servono i partiti, ci serve che siano tanti, e ci serve che funzionino.

Ci serve che siano partiti democratici e cioè ci serve che

  • garantiscano la sovranità dei loro militanti ed, in questo modo, dell’intera popolazione,
  • garantiscano una dialettica interna (nel rispetto però di un’ideologia ben definita),
  • garantiscano una dialettica tra di loro.

Voglio comunque chiudere con una nota di speranza: secondo me, i partiti tendono per loro natura a vincere le elezioni.

Quindi basterà creare il primo partito e gli altri seguiranno a ruota.

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