Democrazia Liquida a livello di pozzanghera. Che ci stanno a fare gli attivisti a 5 stelle sul territorio locale?

di Guido Mastrobuono

FRATELLI GEMELLI.

La democrazia liquida è un tema affascinante ma, sulla piccola scala di un municipio, piccoli problemi sembrano susseguirsi con frequenza pressante.

Ci chiedono cosa vogliamo fare con l’aiuola. Ci chiedono di coprire la presidenza di una commissione. Ci chiedono di partecipare alle altre.

Come fare?

Intendo dire… come fare se si è deciso di far parte del Movimento 5 Stelle?

Vi anticipo la mia conclusione: se si ha il 51% dei consiglieri bisogna fare tutto e far funzionare il quartiere, se si ha il 49% non bisogna fare niente, soprattutto non bisogna votare nulla che non sia pienamente in accordo con il programma approvato prima delle elezioni.

E poi bisogna preparare la rivoluzione a 5 stelle avendo il ruolo più importante di tutti.

Il municipio è “il basso” da cui tutto dovrà partire.

Ma questo concetto è meglio raggiungerlo per gradi.

Se sto incominciando ad intuire i meccanismi che stanno nella testa dei collaboratori più stretti di Grillo e Casaleggio, il M5S è un partito rivoluzionario “in modo strano”.

Vuole rivoluzionare il paese… però… in fondo… non necessariamente.

Il Movimento 5 Stelle sembra voler rivoluzionare il “modo di fare politica”.

Poi, in un secondo tempo, se e solo se i cittadini italiani vorranno rivoluzionare il paese ci sarà una rivoluzione.

Se no… semplicemente no.

Ma cosa vuol dire “rivoluzionare il modo di fare politica”?

Sembra che l’idea sia quella  di fornire un esempio di gestione “di partito” per mezzo di tecniche di democrazia liquida che permettano una immediata partecipazione a tutte le decisioni programmatiche ed amministrative nonché la scelta, per mezzo di primarie, dei portavoce che verranno candidati nelle istituzioni repubblicane (ove continui a vigere il sistema costituzionale vigente).

In altre parole,  i militanti scelgono cosa fare, chi deve farlo, e come deve farlo.

Al momento, l’implementazione ne M5S di questo meccanismo è ancora incompleta.

La piattaforma informatizzata verrà sperimentata fra breve nel “solo” Lazio e, nel frattempo, i programmi nazionali, regionali, comunali e municipali sono stati compilati con il metodo dei “tavoli tematici” che, seppur dall’apparenza mostruosamente inefficiente, ha generato programmi infinitamente migliori di quelli degli altri partiti.

La ragione, secondo me, è che i partiti tradizionali devono assolutamente bilanciare interessi inconfessabili, obiettivi simbolici di bandiera, ed ottenere dimostrazioni di forza (basate sul concetto che sono buoni tutti a prevalere quando si ha ragione, ma a prevalere quando si ha torto ci riescono solo quelli veramente forti).

I cittadini, invece, vogliono solo vivere meglio. Ed il resto non conta.

Ecco che, mirando dritti all’obiettivo, i programmi del M5S sono più semplici, chiari e leggibili: tant’è vero che, nelle ultime elezioni sono stati scopiazzati un po da tutti.

Con una piccola differenza…

… quelli del M5S vogliono mettere in pratica il programma, non ammettono deroghe, e  sono molto poco disponibili alla tolleranza nei confronti di comportamenti “allegri” dei loro portavoce.

Per quanto riguarda il movimento, il portavoce non ha una delega in bianco: ha un programma in nero su bianco, sta lì a fare quello, e solo quello.

Ecco la ragione della poca felicità di alcuni cittadini parlamentari che si trovano, in alcuni casi, a dover votare contro “coscienza”.

Però, come si diceva, il M5S esiste allo scopo di cambiare il “modo di fare politica” e non mi pare che nessuno dei portavoce è stato costretto a candidarsi contro la sua volontà.

Ma sto divagando.

Veniamo ora alla domanda che ha generato questo scritto: quando ci vediamo con attivisti del tavolo dell’VIII municipio, che cosa ci stiamo a fare?

(Naturalmente le mie considerazioni possono essere estese ogni municipio).

Partirei da cosa non dobbiamo fare: non dobbiamo riscrivere i programmi di livello superiore.

E’ inutile: l’anarchia richiede disciplina e la democrazia liquida ne richiede di più.

Le entità di livello più basso esistono per realizzare nel loro microcosmo i programmi generali approvati da quelle di livello più alto.

In caso contrario, il movimento scoppia e non ottiene proprio nulla.

Per questo motivo, gli amici (e soprattutto i compagni) che cercano di riscrivere i programmi con abili colpi di mano, non potranno che restare delusi.

Però, a pensarci bene, noi “territoriali” non siamo per nulla svalutati, non siamo per nulla inutili, e non siamo secondi a nessuno.

Ermete Trismegisto notava che “come in alto, così in basso” ed, in un tutto armonico, ogni singola parte ha una sua propria dignità.

Gli attivisti del tavolo municipale costituiscono il terminale finale dell’intero sistema.

Per prima cosa, possono essere gli occhi del movimento e costituire una centrale di raccolta e prima elaborazione delle informazioni.

Per seconda cosa, gli attivisti del municipio sono gli unici che si interfacciano con i cittadini per caso, in maniera disinteressata, andando a fare la spesa, prendendo un caffè o portando i figli a scuola.

Non cercano supporto per alte iniziative politiche e sociali, non cercano di “vendere” campagne politiche di più ampio respiro, vogliono solo che nel quartiere si viva meglio.

Per questo motivo la gente parla loro e, se sapranno meritarlo, la gente si fiderà persino di loro.

Ecco che quindi gli “attivisti municipali” sono gli unici che possono avere un rapporto umano tale da introdurre le tematiche della democrazia liquida a persone che, magari, non hanno dimestichezza né con internet ne con modelli politici complessi.

In altre parole, sono gli unici che hanno la possibilità di risolvere le debolezze della democrazia liquida e cioè la necessità di formazione e la sua inumanità.

La necessità di formazione nasce dal fatto che la democrazia liquida non è banale da comprendere né è facile parteciparvi.

Non stiamo parlando di un monte impossibile da scalare ma, comunque, è necessaria la messa in campo di aule permanenti che spieghino come, quando e cosa si vota, come si accede ad internet e, nel tempo libero, magari stimolino la discussione sulla società che si potrebbe decidere di costruire.

Serve insomma educazione civica.

Le decisioni prese direttamente non potranno essere migliori di coloro che le prendono.

Ed oltre a ciò c’è una funzione ancora più importante.

Gli “attivisti municipali” hanno il compito di prendere una enorme comunità virtuale e concretizzarla in un micro comunità reale e locale che ne concretizzi i valori.

Francamente non mi pare poca cosa né dal punto di vista politico né, e soprattutto, dal punto di vista umano.

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