Edizione straordinaria IL MOVIMENTO 5 STELLE E’ UN PARTITO!!! Perché dobbiamo farcene una ragione ed aiutarlo a raggiungere i suoi obiettivi.

di Guido Mastrobuono

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A volte, alcune persone ci fanno tanto schifo che non vogliamo assomigliare a loro nemmeno nelle cose più innocenti.

Non vogliamo nemmeno portare la stessa maglietta, indossare gli stessi occhiali o avere lo stesso colore di capelli.

Per gli attivisti del Movimento 5 Stelle, i partiti politici sono la summa di questo schifo che il semplice termine “partito” genera loro una ripulsa viscerale.

Per questo, il Movimento 5 Stelle è presentato come un “movimento”.

Ma che è un movimento?

Si definisce movimento, da un punto di vista sociologico, qualunque formazione sociale collettiva relativamente strutturata che appare identificabile per il fine dei suoi partecipanti e membri di difendere o promuovere degli “oggetti” o delle situazioni che hanno una connotazione sociale, e quindi delle implicazioni di fatto o di valore per un gruppo più o meno circoscritto di soggetti.

(Wikipedia Santa Subito)

Oltre ad essere un movimento, il M5S si definisce politico.

Mi sono andato a vedere su Wikipedia (santa subito) la definizione di Polis.

La polis fu un modello di struttura tipicamente e solamente greca che prevedeva l’attiva partecipazione degli abitanti liberi alla vita politica. In contrapposizione alle altre città-stato antiche, la peculiarità della polis non era tanto la forma di governo democratica od oligarchica, ma l’isonomia: il fatto che tutti i cittadini liberi soggiacessero alle stesse norme di diritto, secondo una concezione che identificava l’ordine naturale dell’universo (kòsmos) con le leggi della città. Queste erano concepite come un riflesso della Legge universale preposta a governo del mondo.

L’armonia esistente fra la polis e gli individui che la componevano era assimilata così a quella esistente in natura fra il tutto e le sue singole parti. In virtù di una tale corrispondenza l’uomo greco era portato a sentirsi organicamente inserito nella sua comunità. Ognuno trovava la propria realizzazione nella partecipazione alla vita collettiva e nella costruzione del bene comune.

Sulla base di questa definizione di polis il M5S ha perfettamente ragione a definirsi politico.

Anzi, può persino osare di più.

Il M5S è l’unica entità politica presente attualmente in Italia.

Gli altri sedicenti “partiti politici” sono infatti entità create a tenere fuori i cittadini dalla politica e creare odio tra opposte fazioni di cittadini.

Ciò nonostante, oggi, il Movimento 5 Stelle sta vivendo una crisi.

Magari non si tratta di una crisi epocale.

Magari si tratta di una crisi momentanea ed inevitabile.

Forse era persino una crisi prevista.

Ma l’esistenza di una crisi è innegabile nel momento in cui cittadini eletti si prestano a degradanti ammissioni autocritiche in diretta TV.

Naturalmente mi riferisco ad Adele Gambaro la quale, con occhi spauriti, si è presentata davanti alle telecamere ed ha dichiarato convinzioni che mettono in discussione tutta la sua intera attività politica.

Nessuno, infatti, può essere tanto politicamente incompetente da poter affermare di non essersi accorto che gli eletti del M5S non sono stati eletti in ragione di qualità proprie (che in alcuni casi sono indubbie ma erano sconosciute ai più al momento delle elezioni).

Conseguentemente, sia i senatori che i deputati sono stati eletti grazie

  • alla fiducia nel metodo propugnato dal M5S;
  • al loro impegno di applicare detto metodo “senza se e senza ma”;
  • ed all’endorsement di Beppe Grillo che godeva della fiducia degli elettori.

Nonostante lo spietato scempio della consecutio temporum, personalmente, sono pienamente d’accordo con la passionaria grillina che ha scritto

Penso ad un Parlamentare che nel caso non fosse più in sintonia con il M5S, grazie al quale è stato eletto, la sua base, i suoi principi, semplicemente si debba dimettere.

(Adele Gambaro)

La Gambaro ha ammesso di essersi sbagliata e l’errore è lecito.

La coerenza, in questo caso, sarebbe molto gradita ma non credo che avremo il piacere di assistere alle dimissioni della signora senatrice.

Le modalità di esternazione parlano chiaro.

Ed il danno al M5S è deliberato ed evidente che non si può proprio credere in un “caso”.

Il mio silloggismo è semplice: solo un cretino potrebbe pensare che un senatore che si presenta in TV ed attacca il leader (ed icona rappresentativa) di un movimento politico non ingeneri un danno mortale all’attività del movimento stesso.

Sulla base del suo curriculum, Adele Gambaro non è una cretina.

Quindi ella, proprio come Favia, ha danneggiato il M5S sapendo bene quello che stava facendo.

Non voglio indugiare sulle motivazioni di tale comportamento.

Prendo invece atto dell’esistenza di una carenza nella scelta dei parlamentari che non ci ha tutelato nei confronti dalla presenza dei voltafaccia.

Questa carenza, però, nei movimenti non è evitabile.

Continuiamo la lettura di wikipedia passando alla seconda frase…

Inserito nel contesto dei comportamenti collettivi, il movimento è rappresentato da un gruppo dove i ruoli non sono ancora definiti e nel quale le relazioni sociali sono per lo più a carattere cooperativo e dotate di forte carica emotiva. Solitamente il movimento focalizza l’attenzione su un determinato obiettivo e si mobilita per conseguirlo.

Il M5S si è dato alcune regole allo scopo di evitare di riempire con fotocopie di Adele Gambaro i ruoli dirigenziali nei quali erano inseritu i suoi esponenti.

Queste regole hanno inevitabilmente minato la sua essenza di “movimento” e lo hanno trasformato in un partito.

Non è avvenuto ora.

E’ avvenuto prima delle elezioni politiche.

Con la ricezione di 8 milioni di voti, questo fatto è divenuto semplicemente impossibile da nascondere.

Il Movimento 5 Stelle è un partito.

Ed è un partito imperfetto.

D’altro canto è l’unico partito che sta agendo attivamente per migliorare sé stesso e per evitare la sua trasformazione in lobby, consorteria, e comitato elettorale.

E poi… ma è così brutto essere un partito?

«Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale»

(Costituzione della Repubblica Italiana, art. 49)

Un partito politico è un’associazione tra persone accomunate da una medesima finalità politica ovvero da una comune visione su questioni fondamentali della gestione dello Stato e della società o anche solo su temi specifici e particolari. L’attività del partito politico è volta ad operare per l’interesse nazionale, si esplica nello spazio della vita pubblica e, nelle attuali democrazie rappresentative, ha per “ambito prevalente” quello elettorale.

(Hasta Wikipedia Siempre)

Tengo a precisare che il Partito Democratico non è inviso a tutti noi tanto perché è un partito quanto quanto per il fatto che esso NON è democratico.

Allo stesso tempo il PDL non è inviso a tutti noi per il fatto che è un partito anche perchè, oltre a non essere democratico, esso NON è tanto un partito quanto una lobby di persone assolutamente insensibili a qualsivoglia “questione fondamentale della gestione dello Stato e della società”.

Quindi, i militanti del M5S non ce l’hanno con i partiti quanto con quelle entità (più o meno criminali) che ne hanno trafugato il nome e la funzione.

Nella fase iniziale della parabola politica del M5S è stato più semplice generalizzare e raccogliere tutti gli avversari sotto l’etichetta “partiti”.

Ora questa etichetta si sta ritorcendo contro il movimento stesso che, non potendo ammettere di essere un partito, non ha la possibilità di perseguire i suoi obiettivi che corrispondono all’operare per l’interesse nazionale, si esplica nello spazio della vita pubblica e, nelle attuali democrazie rappresentative, ha per “ambito prevalente” quello elettorale.

Soprattutto, la reticenza nel darsi regole e strutture che ci evitino la pena di trattare con grandi quantità di signori Favia e signore Gambaro, ci costringe a passare continuamente attraverso queste penose situazioni.

Dato che, questa sera, ho deciso di vestire i panni del bambino che denuncia la nudità del re, farò quindi alcune affermazioni molto forti.

Cari amici, il Movimento 5 Stelle è nato come un movimento ma, per raggiungere i suoi obiettivi, è diventato un partito.

Il suo essere partito è una cosa bellissima e molto feconda in quanto gli da la possibilità di mostrare, con un comportamento serio e coerente, la miseria delle altre associazioni che si sono dotate impropriamente della stessa qualifica.

Il superamento del “complesso di essere un partito” sarà la chiave di volta della soluzione dell’attuale crisi in quanto ci permetterà di espletare quelle funzioni assegnate dalla Costituzione Italiana ad entità definite partiti (prima che questa diventasse parolaccia).

Ci permetterà di istituire le commissioni di controllo e garanzia che ci tuteleranno dalla Adele Gambaro di turno.

E ci permetterà inoltre di espletare tutte le altre funzioni proprie di un partito (e cioè il community building, l’informazione e la formazione politica) che sono dannatamente necessarie proprio perché i falsi partiti si rifiutano di espletarle.

…ed ora mettetemi pure in croce..

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