L’insostenibile leggerezza delle differenze tra Marino ed Alemanno. Tra Marino e Letta. Tra Marino e Berlusconi. Ed Alfio è il più bello di tutti e ci ha proprio rubato il cuore.

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Ieri, una mia amica mi ha detto che, seppur schifata dal governo Letta, avrebbe votato Ignazio Marino perché “Marino era differente” e “Marino era uno di sinistra”.

Subito dopo mi ha detto che l’elezione dei sindaci è cosa diversa rispetto alle elezioni nazionali in quanto i sindaci governano su scala molto più locale e le loro decisioni sono molto più operative.

Voglio tralasciare il fatto che in Italia essere “di sinistra” sembra ridursi unicamente a posizioni disinvolte circa matrimonio gay, interruzione della gravidanza e comportamento a fine vita (e cioè alle uniche posizioni su cui Marino ha preso posizioni che, in qualche modo, lo abbiano collocato all’interno del PD).

Voglio tralasciare il fatto che, come ho dimostrato nell’articolo sull’IMU, il PD è un partito di destra e quindi, chiunque lo appoggi può dirsi di sinistra solo per ragioni prettamente estetiche o sentimentali.

Voglio invece concentrarmi sull’attuale sistema politico italiano e mostrarvi come i governi cittadini sono cellule operative che finalizzano le politiche decise dal governo centrale allo scopo di fare gli interessi della Aristocrazia Finanziaria.

Il governo centrale è una sorta di mente di cui i governi comunali e regionali sono una sorta di braccia.

O, forse, è più preciso dire che stiamo parlando di una squadra ben affiatata nel quale ogni giocatore fa la sua parte dedicando una piccola parte delle sue energie allo spettacolo ed una gran parte a concrete strategie di gioco e di classifica.

La maschera, secondo me, è definitivamente caduta ai tempi del governo Monti, quando con l’entusiastico appoggio congiunto dell’asse PDL-UDC-PD, il governo ha iniziato a dedicarsi sfacciatamente

  • al drenaggio delle risorse finanziarie di cittadini ed imprese,
  • alla riduzione/cancellazione dei contributi statali a qualunque soggetto o ente dedicato alla fornitura di servizi ai cittadini,
  • alla rimozione di ogni forma di tutela/assicurazione statale (contro la perdita del lavoro, la malattia, la povertà ed ogni possibile stato di bisogno),
  • ed alla corazzatura di quelle scelte politico economiche che massimizzano gli utili dell’Aristocrazia Finanziaria nel momento in cui amministrazioni, imprese e cittadini hanno bisogno di denaro.

Il governo centrale ha quindi svolto una unica e semplicissima funzione: garantire che il Paese continui ad avere un disperato bisogno di denaro e che se lo possa procurare unicamente accedendo ai servizi dell’Aristocrazia Finanziaria.

Però, perché qualcuno stia in bolletta, non è sufficiente limitare le entrate, è anche necessario fare in modo che abbia sufficienti uscite da dilapidare il patrimonio che ha in tasca.

Per fare ciò, il sistema si serve delle regioni e dei grossi comuni metropolitani che agiscono sostanzialmente in tre modi.

Da un lato, sperperano grandi quantità di risorse attraverso una apparente “cattiva gestione” che nella realtà favorisce scientificamente un ristretto gruppo di imprese in mano all’Aristocrazia Finanziaria.

Dall’altro, accedono a finanziamenti spericolati, come per esempio l’accesso ai derivati, che si risolvono sempre in un lago di sangue per lo stato ed un affarone per la banca emittente.

Infine, per mezzo di piani regolatori compiacenti, creano occasioni per speculazione immobiliare fattibile solamente da coloro che dispongono di grandi quantità di denaro.

A cosa voglio arrivare?

Allora: il sig. Letta (nipote) sta al governo ed è sostenuto da una maggioranza composta da PDL, PD, UDC.

A Roma, comune che è la più grande stazione appaltante d’Italia nonché pozzo senza fondo  per enormi quantità di denaro, si presentano due sindaci: uno del PDL ed uno del PD.

Uno si chiama Alemanno e l’altro si chiama Marino.

Quale dei due non si presterà a fare i giochi del governo?

Secondo me nessuno!

Per quanto riguarda noi cittadini, i due sindaci sono assolutamente intercambiabili.

Varierà l’estetica: maglione e bicicletta per Marino, camicia e scooter per Alemanno.

Entrambi faranno il minimo sindacale per evitare una rivolta della cittadinanza.

Entrambi faranno tutto quanto è necessario per drenare dai cittadini italiani la maggiore quantità possibile di risorse e porle in mano all’Aristocrazia Finanziaria.

Ma voi credete veramente agli errori nel piano regolatore della giunta Veltroni (padrino di Marino)?

E nella sbadatezza dello stesso nella sottoscrizione di quei derivati che, comunque, sono stati gelosamente nascosti dal successore Alemanno?

E nella incapacità di Alemanno di gestire i rifiuti, praticamente con la stessa efficienza dimostrata a Napoli dalla splendida coppia piddina Bassolino-Iervolino?

Io non ci credo.

Non posso crederci.

Si tratta di errori troppo noti, troppo ripetuti, troppo facili da evitare  e troppo favorevoli a sempre le stesse persone per poter garantire anche il più basilare beneficio del dubbio.

E’ inutile, amici miei, anche se fa male alle nostre belle anime di sinistra, votare Marino è esattamente uguale a votare Alemanno, che è assolutamente uguale a votare Letta, che è assolutamente uguale a votare Berlusconi.

Noi dovremo farcene una ragione, capire che con le belve non si viene a patti, e decidere di appoggiare chi si oppone al sistema che ci sta stritolando.

Oppure, come sta facendo Alfio Marchini, prepararsi per mettere sè stessi in vendita al migliore offerente.

Alfio Marchini: un uomo meraviglioso che sembra un Berlusconi giovane con i capelli lunghi ed il sorriso di plastica confezionato da strapagati maghi della comunicazione.

Attivo e proattivo, col cuore sul simbolo, e nella promessa di un nuovo miracolo romano condito da un milione di posti di lavoro tutti ottenuti sposando il figlio di un imprenditore.

Alfio Marchini che non pensa di vincere ma è sicuro che, chiunque finisca al ballottaggio, dovrà pagare profumatamente i voti da lui saggiamente acquistati.

Alfio Marchini vince in quattro casi.

Se Marino va al ballottaggio contro De Vito,  il PD pagherà a peso d’oro il suo appoggio.

Se Alemanno va al ballottaggio contro De Vito, il PDL pagherà a peso d’oro il suo appoggio.

Se Alemanno va al ballottaggio contro Marino, l’appoggio di Marchini sarà messo all’asta ed in quel caso il guadagno sarà ancora migliore.

Nel quarto caso, Marchini diventa sindaco ed, allora, a coprire d’oro le imprese di famiglia ci penserà da solo.

Se siete Aristocratici, la via del bel Alfio è anche la vostra.

Se siete plebei come me, invece, avete solo due scelte: o emigrate su Marte, o vi rimboccate le maniche ed iniziate ad appoggiare il Movimento 5 Stelle.

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